La prostituzione in Italia - La Leggenda Metropolitana di Don Benzi

La prostituzione e l'AIDS.


Che in una attivita' come la prostituzione l'AIDS costituisca un rischio ed una fonte di preoccupazione e' ovvio.
Ed e' certamente un bene che tale preoccupazione ci sia.
Tuttavia, per quanto ne so, certe "sparate" terroristiche che tendono a far credere che la maggior parte delle prostitute sia sieropositiva fanno il paio, in quanto a correttezza e credibilita', con le affermazioni che vogliono far credere che i profilattici non siano una barriera efficace contro l'AIDS.
Sono stato molto incerto se esprimere queste mie perplessita': non vorrei in alcun modo che cio' sembrasse una sottovalutazione del problema o un invito a non prendere precauzioni (per quel che mi riguarda, uso SEMPRE il preservativo nei rapporti con partner non conosciute ...).
Pero' credo che la consapevolezza non possa basarsi sull'ignoranza (in effetti, sarebbe una contraddizione in termini!).
Ribadito quindi l'invito ad usare SEMPRE il profilattico nei rapporti con prostitute, mi sembra doveroso fare alcune considerazioni, peraltro basate sui dati ufficiali dell'Organizzazione Mondiale della Sanita'.
Se qualcuno ha dati contrari a quelli che indico o, in generale, se ha buoni motivi per ritenere che io stia dicendo qualche sciocchezza (o un cumulo di sciocchezze ...), mi scriva (jonathanx@bluebottle.com) o intervenga nel Forum, mi indichi gli errori ed io correggero' immediatamente le informazioni riportate.



Cominciamo con la questione dell'AIDS tra le prostitute dei paesi dell'Estremo Oriente, poi arriveremo ai paesi europei.

Qualche tempo fa mi e' capitato di seguire una discussione su Usenet.
Un partecipante affermava che in Thailandia c'e' una percentuale generalizzata ed altissima di prostitute sieropositive: 70%, 80% o addirittura oltre.
Una tale percentuale mi pareva enorme, percio' ho deciso di fare qualche ricerca in merito.
Quello che ho trovato e' che quella affermazione e' errata ed e' smentita dagli stessi dati pubblicati dall'OMS.
La situazione in quei paesi e' molto seria ma non c'e' bisogno di percentuali del 90% (dalle quali si e' fortunatamente ben lontani) per definirla tale.

Mi dilunghero' un po', ma visto che i dati ci sono tanto vale usarli ...

I dati piu' recenti dell'OMS (o WHO, World Health Organization) sono disponibili (suddivisi per nazioni) in formato pdf a http://www.who.int/emc-hiv/fact_sheets/
Il sito in generale e' attualmente aggiornato al 2002, ma nei casi che ho controllato i valori pubblicati si fermano a qualche anno fa.

I dati sono ricavati dagli studi di gruppi di ricerca e istituzioni nazionali e internazionali, raccolti da UNAIDS/WHO allo scopo di compilare i dati piu' attendibili ("to compile the best information available").

Per quanto riguarda la Thailandia (http://www.who.int/emc-hiv/fact_sheets/pdfs/Thailand_En.pdf) i dati piu' recenti (2000) parlano di un 6,7% di prostitute (sex workers) sieropositive a Bangkok e 10,5% di media nelle altre aree, con punte fino al 42% in certe zone rurali.
La punta peggiore a Bangkok si e' toccata nel 1992, con quasi il 18%, poi le campagne governative (tra le quali la sensibilizzazione all'uso dei condom) hanno ridotto il fenomeno, che per un certo periodo e' cresciuto nelle aree rurali ed è poi tornato a calare negli ultimi anni.
Comunque, come riporta il Bangkok Post del 12 luglio 2001 (http://www.aegis.com/news/bp/2001/BP010708.html), le prostitute non sembrano essere il "motore" dell'epidemia dell'AIDS o almeno non cosi' tanto come spesso si afferma:
"Sex workers, though highly vulnerable to HIV/Aids, are not fuelling the spread of the disease as commonly believed, the national Aids conference was told."

Insomma, la Thailandia sembra sia riuscita a bloccare la crescita dei casi di HIV, i paesi asiatici e africani piu' poveri sono sicuramente messi peggio, sia in generale sia per quello che riguarda la specifica categoria delle prostitute (oltre il 60% in Cambogia nel 1998, 4% per la popolazione adulta).

Abbiamo visto la Thailandia; vediamo un altro paese asiatico spesso citato a questo proposito, l'India.

Per quanto riguarda l'India (http://www.who.int/emc-hiv/fact_sheets/pdfs/India_En.pdf) i dati generali arrivano fino al 1998 per le aree urbane: 5.3% in media in queste aree; nello stesso anno le aree rurali arriverebbero al 4.76%.
Esistono poi dati per le aree rurali anche per il 1999 e qui c'e' un salto al 20% di media con punte fino al 58.3%.
Per Bombay (Mumbai) i dati si fermano al 1996 con un terribile 51% (da una base di partenza di 0.9% nel 1987).
Altre citta' hanno valori molto meno elevati (Calcutta: 12% nel 1997, 5.3% nel 1998).

Inoltre ulteriori dati per il 2000 fanno scendere la media stimata per le aree rurali ad un limitato 3,4%.
Mi chiedo quanto di questi salti da un anno all'altro e di queste grandi differenze sia reale e quanto sia effetto di errori negli studi statistici.
Ma mi chiedo anche da dove saltino fuori certe percentuali "terroristiche" ("il 70%, l'80%, il NOVANTA per cento delle prostitute di quei paesi ha l'AIDS!") visto che i dati ufficiali piu' recenti dell'OMS danno ben altre percentuali, abbastanza alte ma veramente da incubo solo in certe zone e in certi paesi.
A meno che chi cita quelle percentuali non le abbia chieste a Don Benzi ...

A questo punto mi e' venuta la curiosita' di andare a vedere i dati italiani.
Il valore citato solitamente per la percentuale di prostitute sieropositive in Italia e' quello del 12%, percentuale che a prima vista mi e' sempre parsa altissima, dato che nei paesi occidentali in generale le prostitute non sono veramente considerate una categoria ad alto rischio (tranne quando siano anche tossicodipendenti).
Le prostitute non tossicodipendenti in questi paesi hanno solitamente percentuali di sieropositivita' superiori a quella della popolazione adulta (che sta attorno allo 0.5%, in molti casi ancor meno) ma non tale da avvicinarle neppure lontanamente a quella delle vere categorie a rischio.
Per l'Olanda, per esempio, erano riportati fino all'anno scorso dati OMS per il 1991 (stranamente omessi nel rapporto 2002) ed erano attorno al 2% per le prostitute non tossicodipendenti (mentre la percentuale per i tossicodipendenti nello stesso anno era oltre il 23%).
Anche per la Francia l'unico dato riportato dall'OMS era sempre del 1991 ed era del 2.3% (non sono riportati dati nell'aggiornamento 2002).
Per la Spagna esistono invece dati recenti, dal 1998 al 2000, e qui siamo attorno al 0,4% come stima media (minima 0,2%, massima 1,4%) per le prostitute non tossicodipendenti (a fronte di un 31% medio per i tossicodipendenti!).

Percio', da dove viene fuori il presunto 12% italiano?
L'unica ipotesi che posso fare, dato che per l'Italia (come per altri paesi) l'OMS non fornisce alcun dato relativo alle "sex workers", e' che siano le prostitute africane a spostare la percentuale.
Se e' vero che le prostitute africane in Italia sono il 25% delle straniere e sono quasi tutte nigeriane (ormai mi fido poco a prendere acriticamente per buoni questi dati riportati dai giornali senza citare alcuna fonte ma tant'e' ...), prendendo come percentuale di sieropositive il 33% (il piu' recente valore medio citato dall'OMS per la Nigeria, 1996) avremmo che su 100 prostitute straniere ci sarebbero 25 africane, delle quali 8 sieropositive.
Aggiungendo a questo un paio di prostitute dell'Est sieropositive (su 100), magari qualche italiana tossicodipendente e forse arrotondando un po', ecco che si arriva al 12%.
Sara' stato questo il calcolo che ha portato a quel valore, sara' derivato da altre valutazioni oppure qualcuno ha "sparato" un dato e tutti gli altri (giornalisti in primis) lo hanno ricopiato e lo ripetono a pappagallo?
Mah ...




Quanto si rischia?


Affrontiamo ora la questione: quanto rischia, per l'AIDS, un cliente di prostitute?

La risposta, come si puo' capire da quanto detto sopra, dipende anche da quali prostitute si frequentano.
Perche' non c'e' dubbio che un conto e' andare con prostitute non tossicodipendenti che vivono nei paesi "occidentali", altro e' andare con prostitute africane o asiatiche che vivono in paesi dove l'AIDS e' purtroppo molto diffuso tra la popolazione.
Questo non vuol dire che avere rapporti con prostitute africane o asiatiche comporti necessariamente un grosso rischio di contrarre la sieropositivita' al virus HIV: il fattore realmente discriminante e' l'uso del preservativo.

Ma esiste la possibilita' di calcolare statisticamente il rischio che si corre ad avere rapporti con prostitute, magari tenendo conto anche dell'opportuno uso del preservativo?
Si, esiste. Perche' esistono studi che ci permettono di stimare sia l'infettivita' del virus HIV, sia l'efficacia dei preservativi, sia la percentuale di prostitute sieropositive.

Ed ecco il CALCOLO DEL RISCHIO.

Premesse (ricavabili da diverse fonti in rete, per esempio il sito www.hivedintorni.it):

A) La probabilita' di essere contagiati in un rapporto VAGINALE non protetto, cioe' la probabilita' che la carica minima infettante di HIV passi dal corpo della prostituta a quello del cliente e' 0,1% (= 0,001)

B) La probabilita' di fallimento del preservativo (se applicato correttamente) e' 3% (= 0,03)


Calcolo:

Applicando i teoremi della probabilita' classica risulta che:

1) Per essere contagiati in un rapporto protetto deve deve rompersi (o scivolare) il preservativo E, NELLO STESSO MOMENTO, passare la carica minima infettante di virus, quindi le due probabilita' di prima si moltiplicano:
probabilita' di essere contagiati in un rapporto protetto = p = 0,001 * 0,03 = 0,00003

2) indicando con n il numero di rapporti protetti con prostitute sieropositive, la formula che da la probabilita' di essere contagiati e':

1 - (1 - p)^n

(dove ^ indica l'elevamento a potenza e p = 0,00003 e' la probabilita' calcolata sopra)


Considerazioni:

Andando 1 volta, la probabilita' di essere contagiati, in un rapporto protetto da profilattico con una persona sieropositiva, vale 0,00003; 2 volte: 0,00006; 3 volte: 0,00009; 4 volte: 0,00011999 ecc. ecc.

Ovviamente, piu' tale probabilta' si avvicina a 1, piu' si rischia, piu' e' vicina a 0, meno si rischia. Si vede chiaramente che e' quasi zero.
Ovvero: per essere contagiati, soprattutto se si usa il condom, ci vuole proprio una "sfiga" terribile!

La formula e i dati probabilistici sono reperibili anche da questo documento:

http://www.salud.gob.mx/conasida/preven/condon/pinker01.htm

e da altri riferimenti (vedi per esempio: http://www.healthboards.com/ubb/Archives/Archive-000002/HTML/20030412-66-000365.html)


Come si puo' facilmente vedere, quindi, SE SI USA IL PRESERVATIVO la probabilita' di contagio e' bassissima anche con un partner sieropositivo.

Facciamo l'ipotesi di avere rapporti protetti con prostitute che siano tutte sicuramente sieropositive e di averne ben TRE A SETTIMANA per 50 ANNI (per un totale addirittura di 7800 rapporti a rischio)!
La formula da allora una probabilita' dello 0,2 , ovvero UNA PROBABILITA' SU CINQUE di diventare sieropositivo.
Alta? Ovviamente si.
Ma, ripeto: QUESTO FACENDO SESSO (PROTETTO) UN GIORNO SI ED UNO NO, PER TUTTA LA VITA, CON PERSONE TUTTE SIEROPOSITIVE!

Se invece andiamo con prostitute "a caso", la probabilita' di trovarne una sieropositiva si aggira (per prostitute "occidentali") attorno al 2%: in questo caso i rapporti a rischio scendono al 2% di 7500, ovvero 150, e la probabilita' scende allo 0,00449, cioe' UNA SU 222 di diventare sieropositivo nel corso di quei cinquant'anni di frenetica e longeva vita sessuale con prostitute.

Considerando valori di sesso mercenario piu' "umani" (ma ancora alti), ovvero in media un rapporto a settimana con una prostituta non sicuramente sieropositiva, per trent'anni, abbiamo un totale di 52*30*0,02 = 32 rapporti a rischio con prostitute, per un rischio dello 0,00096, ovvero UNA PROBABILITA' SU 1042 di infettarsi.

Chi invece va con una prostituta occidentale mediamente una volta al mese, per vent'anni, avra' un numero totale di 240 rapporti con prostitute, dei quali circa 5 a rischio, con una probabilita' di contrarre l'AIDS dello 0,00015, ovvero UNA SU 6667!

I rapporti anali sono piu' a rischio, ma anche con quelli il rischio effettivo rimane ridicolmente basso se si usa sempre il preservativo.

Io mi preoccuperei di piu' del rischio di morire in un incidente stradale, di infarto o di tumore.
O anche dell'"avventura" sessuale estiva, NON PROTETTA, con una sconosciuta ...

Ovviamente, il discorso cambia se parliamo di prostitute tossicodipendenti e anche di prostitute africane e asiatiche, la cui percentuale di sieropositivita' e' molto piu' alta che non tra le prostitute "bianche".
Anche qui, comunque, se prendiamo l'ultimo esempio fatto ma lo consideriamo come venti anni di frequentazione mensile (protetta da condom) con prostitute tutte a rischio, prendendo per loro una percentuale di sieropositivita' del 30% (!), per un totale di 72 rapporti a rischio, vediamo che la probabilita' di infettarsi passa da 1 su 6667 ad 1 su 463.
Insomma, perfino con prostitute realmente a rischio ci vuole davvero molta sfortuna per diventare sieropositivi, a patto che si usi il profilattico ...


Piuttosto, ricordiamoci che ci sono anche altre malattie a trasmissione sessuale (anche estremamente gravi, come l'epatite) che hanno un grado di infettivita' molto piu' alto dell'AIDS.
Anche se la maggior parte e' curabile, cio' non toglie che siano sempre cose serie (oltre che sgradevoli).
Percio', anche al di la del problema AIDS:
USARE SEMPRE IL PRESERVATIVO NEI RAPPORTI CON PROSTITUTE E, IN GENERALE, CON PARTNERS NON SICURAMENTE AFFIDABILI.


[Nota: devo la formula per il calcolo sopra riportato, e la sua spiegazione statistica, a Diablo, uno dei partecipanti del mio Forum, che ringrazio.]