La dignità di Ruby.

Attenzione alla “morale”, prima che finisca male …

di Jonathan.

(21 gennaio 2011)

 

 

Voi cosa pensereste del direttore, donna, di un importante quotidiano italiano, voce storica della Sinistra, che invitato a parlare del “caso Ruby” nel più importante talk show politico italiano risponde eludendo la precisa domanda del conduttore, ovvero se si tratti di persecuzione giudiziaria oppure di una legittima contestazione di reato, rispondendo sostanzialmente “Non ci interessa ormai Berlusconi, ci interessano i modelli di comportamento offerti agli italiani”?
E prosegue col parlare, invece dei potenziali reati (rilevante novità di questo scandalo berlusconiano rispetto ai precedenti), quasi esclusivamente di morale e “difesa della dignità femminile”?

Cosa pensereste nel sentire lo stesso direttore arrivare a ripetere un refrain che da un po’ non ci toccava sentire, certamente non parlando di escort che prendono 2000 o 5000 euro a prestazione: quello delle “povere, deboli ragazze costrette a vendere il proprio corpo”? Cosa che ha suscitato le ovvie ed immediate reazioni di altri commentatori presenti.

 

Cosa pensereste nel sapere che lo stesso direttore da qualche mese promuove sul suo quotidiano una campagna contro la "pubblicità sessista" (ricevendo un imbarazzante sostegno pure da ambienti di estrema destra), prendendo di mira non solo i casi di maggior “volgarità” ma anche ogni cartellone dove compaiano un paio di gambe di donna o pose anche solo vagamente allusive, tanto da solleticare perfino casi di incredibile puritanesimo in alcuni lettori e lettrici, al punto da far loro chiedere il “divieto” per una pubblicità come la seguente

 

 

la cui “indecenza” una lettrice ha giudicato “particolarmente irritante”?

 

E che dire di immagini come questa

 

 

o addirittura come questa

 

 

entrambe “denunciate” come “sessiste” nell’apposita rubrica fissa del quotidiano dagli scandalizzati lettori e lettrici?

 

 

E cosa pensereste se sapeste che quel direttore persiste in quella campagna ipocritamente incurante del fatto che già alcuni suoi stessi lettori hanno fatto notare come il quotidiano abbia usato un "lato B" femminile, in primo piano, per pubblicizzare la propria campagna abbonamenti?

 

 

 

Cosa pensereste se vi toccasse constatare che questo è solo uno degli esempi, ormai dilaganti da almeno un anno e mezzo a Sinistra, di propaganda neo-femminista “di genere” che salda una certa morale bacchettona (spesso ipocrita) alla pretesa di interpretare la “dignità” di soggetti terzi, adulti e responsabili, e di dettare regole di comportamento privato che nelle loro intenzioni dovrebbero essere imposte, per via di legge o di riprovazione sociale, per tutti i cittadini?

Tanto che perfino una vicenda come il caso Ruby, con le sue chiare ipotesi di reato e non certo solo di discutibile moralità, viene spesso affrontata primariamente sulla base delle categorie alleate del “peccato” (concetto di matrice cattolica) e della “dignità della donna” (concetto di matrice femminista-autoritaria), pretendendo di definire con queste una morale pubblica, da Stato etico.

 

Io non so cosa voi pensereste, ma so cosa ne penso io.

 

Io penso che da parte della Sinistra questi non siano che l’ennesimo esempio della perdita dei propri veri valori, quelli legati al concetto di libertà individuale.

Quel concetto per il quale tanto ha fatto il vituperato Sessantotto, quel concetto che ha portato, in Italia ed altrove, all’allargamento dei diritti civili, al divorzio, alla regolamentazione dell’aborto, al nuovo Diritto di Famiglia, all’educazione sessuale, al riconoscimento delle unioni di fatto, alla difesa di Internet come luogo libero e a tante altre conquiste della seconda metà del secolo scorso.

 

Che nell’ultimo decennio la Sinistra italiana abbia lasciato alla Destra la bandiera della “libertà” (agitata strumentalmente da quella parte politica, praticata con disinvoltura da uomini e donne di Destra ammanicati col Potere e in realtà sempre più conculcata per i comuni cittadini) è una realtà e costituisce uno dei più grossi errori del campo progressista.

 

Adesso vedo con preoccupazione che nel momento in cui si spera finalmente di liberarsi di Berlusconi, e ci si prova concretamente, questi atteggiamenti da parte della Sinistra e in generale del campo progressista, continuano.

Per colpire Berlusconi, pure in questo “caso Ruby”, non si utilizzano solo argomentazioni giuste ma anche argomentazioni sbagliate e pericolose. Che non dovrebbero trovare spazio a Sinistra.

Con gravi rischi potenziali per il futuro di questo paese nel campo del clima sociale, già oggi oppresso da una cappa di piombo di proibizionismo ma del quale forse non abbiamo ancora toccato il fondo.

 

Prima di andare avanti, devo fare una precisazione.

Chi mi legge da tempo sa benissimo quanto io abbia in avversione Silvio Berlusconi, il suo modo di concepire e praticare sia la politica che i rapporti interpersonali.
Non ho bisogno di discolparmi da accuse di “difendere Berlusconi”, ciò che scrivo da anni lo fa per me.
Infatti, non sono qui per difendere Berlusconi, sono qui per contestare alcune delle argomentazioni dei suoi oppositori, che ritengo autolesioniste se portate avanti da Sinistra.

 

Aggiungo quindi solo che, nel caso specifico, è mia piena ed assoluta convinzione che Berlusconi non solo non è un perseguitato bensì è un indagato per ottime ragioni.

Questo non è il caso Noemi, non è la D’Addario o Villa Certosa: qui c’è un possibile reato, non solo comportamenti “scollacciati” che vengono criticati in base ad una diversa morale.
E se quei reati venissero provati, Berlusconi dovrebbe pagare.

 

Ma in questa vicenda, come nelle precedenti, non è in gioco solo il destino politico e forse personale di Silvio Berlusconi, sono in gioco anche i valori dell’Italia di oggi e di domani.

E i valori che io propugno non coincidono esattamente con tutti i valori agitati da buona parte di coloro che stanno cercando di abbattere Berlusconi.

 

 

La minaccia.

 

Berlusconi quindi non sarebbe da abbattere politicamente, per il bene del paese?

Al contrario, certamente dovrebbe essere abbattuto il prima possibile.

 

Ma io credo che ci sia un'altra minaccia, sulla quale tempo fa lanciai un allarme, che è quasi altrettanto pericolosa di Berlusconi al potere.

Berlusconi prima o poi, anche per motivi puramente biologici, dovrà lasciare. Da come lascerà, da come potrebbe essere costretto a lasciare, potrà dipendere come sarà l’Italia dopo di lui.
E non è scontato che sarà un’Italia molto migliore, se certe tendenze non vengono contrastate.

Di cosa sto parlando?

Molto semplice.

 

Sto parlando del fatto che utilizzare argomentazioni moralistiche a scopo politico, sia pure per ostacolare un personaggio deleterio per la Repubblica Italiana, rischia di condurre, con l'instaurarsi di un clima retorico-femminista saldato ad argomentazioni moralistico-cattoliche, un clima sessuofobo ed illiberale, irrispettoso delle libere scelte individuali, a risultati se non peggiori del male comunque non molto migliori.

Dirlo adesso, come io lo dico da quasi due anni, è importante.

L’ansia diffusa (e più che comprensibile) di “liberarsi da Berlusconi” si sta combinando con tendenze illiberali, più o meno latenti, da sempre presenti in alcune delle forze che gli si oppongono (non che Berlusconi stesso sia liberale, è vero il contrario, casomai non è bigotto) in modo tale che a chi scrive appare concreto il pericolo che si butti via la libertà e la tolleranza in campo sessuale assieme all’”acqua sporca Berlusconi”.

Cosa sta accadendo, infatti?

Sta accadendo che chi dovrebbe rappresentare il paese (ma in realtà lo fa solo in parte), ovvero la politica e i media, affrontano questi "scandali" con deprimente superficialità, moralismo e confusione, a Destra come a Sinistra, salvo poche eccezioni.
Non è una novità, è già accaduto con Noemi Letizia, è già accaduto con Patrizia D’Addario e le feste a Villa Certosa.

E dato che molti persistono nella confusione, nella superficialità, nel bacchettonismo e nella (voluta o meno) disinformazione, mi vedo costretto ad essere ripetitivo e a scrivere cose che scrivo ormai da un anno e mezzo.

Le tendenze che critico dovrebbero essere combattute innanzitutto affrontando certe questioni in modo razionale e non emotivo o ideologico.

Tempo fa elencai in un editoriale ( http://jonathanx.altervista.org/editoriali/annovissutomoralisticamente.html ) quali sono i cinque aspetti da esaminare quando si affrontano questi “scandali”.

Se i media e i politici affrontassero solitamente questi argomenti con un approccio come quello che indicavo, non avrei molti motivi di scrivere qui certe mie preoccupazioni.

Purtroppo, non lo fanno quasi mai. E ciò sposta il dibattito verso derive irrazionali e potenzialmente illiberali.

 

Un dibattito confuso e spesso sbagliato.

 

Se da due anni si fossero affrontate le vicende di Berlusconi, Marrazzo e Boffo in modo razionale e non moralistico-confuso, da tutto questo forse ne sarebbe uscita un'Italia migliore.

E i temi c'erano eccome: il diritto individuale alle libere scelte di vita (comprese quelle sessuali), la privacy, l'onestà o l'ipocrisia dei politici, la dicotomia tra l'Italia dei "furbi" e quella dei poveri cristi, ecc. ...

 

Invece temo che si sia persa l'occasione di fare un dibattito serio su certi argomenti.

Per esempio il disegno di legge Carfagna-Maroni, grottesco parto di un Premier che si scaglia pubblicamente contro la prostituzione che pratica in privato, è stato raramente citato perfino quando si è parlato di escort e tutto ciò mentre in questi anni i comuni cittadini vengono terrorizzati e taglieggiati dai sindaci-sceriffi (di tutti i colori politici) e dalle loro ordinanze anti-prostituzione.

 

Temo inoltre che si siano socchiuse, se non aperte, le porte a visioni puritane e conservatrici che sarebbero una "ciliegina avariata" che verrebbe a completare la pessima torta che è l'Italia di oggi.

Questo è il timore che ho anche vedendo come si sta sviluppando il dibattito sul "caso Ruby".
Ed è una paura che ho da tempo.

 

Un anno e mezzo fa, al tempo del caso D'Addario, con il centrosinistra che dava addosso a Berlusconi con confuse argomentazioni "moralistiche", scrivevo che non mi convinceva affatto il discorso "qualsiasi cosa, anche il moralismo, per far gettare su Berlusconi la riprovazione per i suoi 'peccati di carne' e cercare di liberarcene il più presto possibile". Una volta cacciato via, ci saremmo occupati di stoppare un eventuale perbenismo sessuofobico che fosse insorto.

 

Discorso che secondo me sottovalutava proprio il pericolo di aizzare il moralismo sessuofobico, in un paese in cui oltretutto c’è ed opera una potentissima forza conservatrice, la Chiesa Cattolica, in perfetta sintonia con quegli atteggiamenti.
Infatti quello che io temo è che semi velenosi siano stati piantati in questo paese: i semi del moralismo illiberale.

 

E adesso devo aggiungere, secondo quanto dicevo sopra: vedo anche il grande pericolo di facilitare l'insorgere di un certo tipo di femminismo retorico ed autoritario.

Semi tossici affini e forse ancor peggiori di quelli del moralismo sessuofobico di stampo cattolico, semi che proprio non avevano mai germogliato nell'italico suolo: quelli del femminismo militante "di genere", stile scandinavo.
Quello che io chiamo nazifemminismo.

 

La retorica tossica sulla “dignità della donna”.

 

Di questi semi, bisogna dirlo onestamente, c'era già qualche traccia nelle primigenie e pur giuste esternazioni della signora Lario.

 

Alzi la mano chi, di fronte alle sue parole sulle "veline" e sulle "minorenni", non ha avvertito l'"indignazione femminile" verso le "concorrenti giovani", a fianco ed al di là delle corrette valutazioni politiche.
Indignazione personale legittima ed umanamente più che comprensibile, ma sulla base della quale, come su tutte le argomentazioni emotive, non credo si possa costruire molto di buono per la collettività.

 

E alzi la mano chi non ha sentito una sinistra consonanza tra le accuse di "offesa" alle donne avanzate dalla moglie di Berlusconi (e dopo ancora più nettamente da altri e soprattutto altre) e le accuse di "offesa alla dignità delle donne" che da sempre accompagnano le iniziative dei moralisti illiberali e sessuofobi, così come quelle delle nazi-femministe nordeuropee o statunitensi.

Guarda caso, dopo i casi berlusconiani il termine retorico "dignità delle donne" è venuto prepotentemente alla ribalta nel dibattito. Non solo sui giornali ma anche, in parte, tra la gente. A me è capitato pure di sentirlo citare in tranquille serate al ristorante ...

 

E così, se prima paventavo "solo" il bigottismo normalmente cavalcato dalla Chiesa Cattolica, ora temo che a questo tipo di moralismo si possa aggiungere quello "di genere".

Ovvero possa aggiungersi un femminismo illiberale, come quello che c'è nei paesi scandinavi e che in Svezia è stato strumentalmente perfetto per montare grottesche accuse di tipo sessuale contro Julian Assange.

Femminismo illiberale che è una delle poche disgrazie finora risparmiate a questo sciagurato paese.


I segni di questo tentativo ci sono tutti ed ogni nuovo scandalo berlusconiano a sfondo sessuale, così mal dibattuto, gli da forza.

 

E infatti io temo che tra i tanti danni che Berlusconi ha fatto a questo paese ci possa essere anche la definitiva virata verso il moralismo, quantomeno mediatico, e lo sdoganamento definitivo e non più contestabile (pena l'essere considerato un reietto della società) della retorica sulla "dignità delle donne".

Cosa che potrebbe avere pesanti conseguenze su tutta la libertà sessuale in Italia, a cominciare dalla già massacrata prostituzione ma non solo.

 

Perchè la "dignità della donna" si applica, secondo chi la propugna, sia a minorenni che maggiorenni.
Sia che tale ipotetica “offesa” a tale “dignità” venga perpetrata da Berlusconi, sia che venga perpetrata da chiunque altro.

E in questi giorni, infatti, è già ripartito, soprattutto da parte di una certa "sinistra", un tam-tam ideologico volto a colpevolizzare non solo gli eventuali reati ma anche l'idea stessa che delle donne possano "vendere il proprio corpo".

 

Ho fatto sopra il caso dell’intervento della De Gregorio ad “Anno Zero” non per scagliarmi in modo particolare contro la direttrice de “L’Unità”, ancor meno contro il quotidiano che dirige (di cui solitamente condivido il 90% delle parole ivi stampate), ma come esempio concreto della deriva di cui fa mostra parte della sinistra, verso un neo-femminismo ideologico, irrazionale e potenzialmente illiberale.

 

 

Non solo sesso: la retorica femminista e le sue ricadute politiche.

 

Dico qui solo en-passant, perché è cosa che esula dal discorso sulla “moralità”, che vedo nell’alimentare e nel lusingare certa retorica femminista anche potenziali pericoli sul piano “politico”.

Mi spiego in due parole e poi torno in topic: da anni una parte finora minoritaria della classe politica e del paese chiede l’istituzione di quell’idea infelice che sono le “quote rosa” nella politica e magari anche nelle aziende e altrove (idea che fortunatamente molte delle stesse donne rifiutano).

Diffondendosi la retorica “politically correct” a favore delle “donne in quanto donne”, è molto probabile che quella idea venga presto ripresa, soprattutto da quelle parti politiche che vogliono cercare di attirare voti femminili.

Il principale indiziato in questo penso che sia il PD, che approfitterebbe dell’occasione per sottolineare la differenza con il berlusconismo che porta le donne in politica per motivazioni “estetiche” e non di capacità.

 

Il guaio è che le “quote rosa” hanno almeno due problemi:

1)   è sbagliato il concetto in sé, perché nega il principio di parità tra i sessi (e per brevità non sto qui a soffermarmi sulla grottesca evoluzione che la cosa ha avuto in un paese nazifemminista come la Svezia)

2)   in Italia è ancora più sbagliato, perché già abbiamo una classe politica mediamente di infimo ordine, con la nuova legge elettorale addirittura nominata per la sua “fedeltà” o utilità per il “capo” e non scelta per capacità. Con le “quote rosa” si aggiungerebbe un ulteriore fattore di scelta indipendente dalle qualità della persona: l’”essere donna” in sé sarebbe già fattore positivo di selezione. E non abbiamo affatto bisogno di un’altra spinta verso la selezione di personale politico senza qualità. L’essere portata in politica “in quanto donna” sarebbe altrettanto criticabile (se non più) che esservi portata in quanto “donna bella e giovane”.

 

 

La Santa Alleanza tra moralismo cattolico e femminismo autoritario.

 

Vicende come quelle di Berlusconi, se male gestite da parte dei suoi oppositori, minacciano di spalancare la porta a brutture moralistiche e all'ideologia autoritaria "di genere" anche in Italia, paese che dietro un cattolicesimo "ufficiale", in realtà di facciata, è di per sè per nulla bacchettone (come hanno dimostrato finora lo scarso peso elettorale che hanno avuto su Berlusconi gli "scandali" Noemi e D'Addario e come dimostra il costante appoggio che gli italiani da decenni ormai danno all'idea di "riaprire le case chiuse") e nel quale d'altra parte un certo tipo di femminismo non ha finora mai attecchito.

 

Ma quando si comincia a battere per anni ed anni, da parte dei media, su certi tasti, alla fine certe idee, sostenute da gran parte della classe politica, diventano una retorica "politically correct" e vengono trattate come "verità di fede", che nessuno mette più in discussione.

 

Lo abbiamo visto con le frottole sulla prostituzione sparse da Don Benzi e i suoi, che hanno pesantemente inquinato il dibattito sul tema  per dieci anni.

E quando ormai quasi nessuno a quelle menzogne ci credeva più, ecco che arriva questa nuova ondata puritana al grido di "dignità della donna", che si salda con gli anatemi della Chiesa (che è arrivata a scagliarsi, dal pulpito più alto, perfino contro l’educazione sessuale nelle scuole) a minacciare la libertà sessuale e la visione di una sessualità che non sia succube di ideologie e morali religiose o laiche.

 

 

Infatti non è solo anti-prostituzione.

 

Qui è potenzialmente in pericolo la stessa libertà di scelta sessuale, con la possibilità che certe conquiste legislative equilibrate vengano messe in discussione.

 

Per esempio, l’età minima del consenso in Italia è di 14 anni. Un limite che mi sembra opportuno, considerata la precocità dei giovanissimi, per evitare di mandare nell’illegalità un ragazzo di 18 anni che sta con la fidanzatina di 15.

Io vedo il pericolo che si diffondano tendenze bacchettone che rovescino anche aspetti del tutto opportuni delle leggi in vigore.

 

Un pericolo, per esempio, potrebbe essere quello di far passare richieste di innalzamento dell’età del consenso, sulla spinta moralistica che usa le vicende di Berlusconi “che va con le minorenni” (ma non è quello il reato di Berlusconi, non quello di aver avuto rapporti con sedicenni, casomai di averne pagate per fare sesso, se ciò venisse dimostrato).
Questo mentre i ragazzini di 13 o 14 anni già fanno sesso, come chiunque può rendersi conto semplicemente ascoltando certi loro discorsi in bus o in metropolitana.
E non hanno certo bisogno che la sessualità sia criminalizzata, che sia fatta vivere come “cosa sporca” e come tale da affrontare il più tardi possibile. Piuttosto hanno bisogno di essere aiutati, anche con quell’educazione sessuale, oggettiva e non viziata da ideologie, contro la quale si è appena scagliato il Papa, massimo pulpito della Chiesa Cattolica.
Non avremmo certo bisogno di affiancarci alla Turchia e ai suoi 18 anni come età minima del consenso, casomai si potrebbe pensare se non sia opportuno allinearci alla Spagna ed ai suoi ormai realistici 13 anni.

 

E una cosa deve essere detta chiaramente, soprattutto nella Sinistra ed alla Sinistra:

quelle idee non sono di Sinistra, sono di DESTRA, perchè sono autoritarie ed illiberali.

Sia che abbiano origine dal moralismo cattolico sia che provengano all’ideologia femminista autoritaria “di genere”.

 

Propugnare la giustezza di visioni, o addirittura di leggi, che pretendono di interpretare, giudicare, sindacare e vietare personalissime scelte altrui, come ciò che è o non è considerato personalmente "dignitoso" nel campo delle scelte sessuali, è commettere un atto FASCISTA.

 

Diciamolo chiaramente: l’UNICA persona autorizzata a decidere su cosa possa o non possa essere considerata lesiva della DIGNITA’ di Ruby, l’unica che può decidere quali comportamenti privati leciti adottare, accettare o respingere, è RUBY STESSA.
Non altri. Non i giornalisti, non i politici, non i vescovi. Né gli altri cittadini.

 

E combattere queste tendenze è importante.

Far cadere Berlusconi, per chiunque abbia un minimo di buonsenso e di dignità politica e istituzionale (qui si che il concetto di "dignità" è appropriato), è certo cosa importante.

Ma altrettanto lo è evitare che cada spargendo un fallout radioattivo di concetti moralistico-illiberali.

Perchè su questi argomenti non si tratta tanto di "ciò che pensa la gente", dato che fortunatamente l'italiano medio non è bigotto e moralista: se fosse per la gente, avremmo gli Eros Center e la prostituzione legalizzata, tassata e controllata già da una quindicina di anni.

Qui si tratta della classe politica che erediterà il potere dopo il crollo di Berlusconi e della classe giornalistica a cui verrà affidato il compito di interpretare il sentimento del paese.

Questa classe politica, PD in testa, è la stessa che non ha mai messo Berlusconi all'angolo sui temi VERI (il conflitto di interessi, la giustizia) e contemporaneamente è la stessa che è in grandissima parte supina alla Chiesa, anche perché (a differenza del satrapo-satiro Berlusconi) in buona parte viene proprio dall’ideologia cattolica.

E se questa classe politica eredita l'Italia sulla base del moralismo, poi cavalcherà quel moralismo per tenersi in sella.
E la classe giornalistica, come fa sempre in Italia tranne rare eccezioni, alimenterà quel moralismo per compiacenza verso la classe politica.

L’abbiamo già visto con la prostituzione, straordinaria cartina di tornasole sui temi della libertà e della tolleranza, dove esiste un enorme scollamento tra il paese reale, quello che a grande maggioranza chiede cose come la regolamentazione legale della prostituzione, e quello dipinto dai media e dai politici.

Un circolo vizioso tra atteggiamenti basati su un moralismo “politically correct”, ovvero la retorica sulla “dignità delle donne” a pretendere di dettare la giustezza dei comportamenti privati, e la piaggeria verso il Vaticano si salderebbero in una Santa Alleanza illiberale che farebbe regredire la libertà personale in questo paese ancor più di quanto sia regredita da vent’anni a questa parte.

E questo non riguarda solo la prostituzione, perché modelli di comportamento sessuale imposti e modelli specularmente osteggiati, riguarderebbero anche il concetto di “famiglia legittima” e di “legittimità di scelta sessuale”, riguarderebbero tutti i cittadini.
Eterosessuali e gay, giovani e vecchi, sposati, conviventi e single.

Io dico: NO, GRAZIE.
Non così.

 

Pur auspicando la cacciata di Berlusconi, fosse pure sulla base delle reazioni bacchettone ai suoi comportamenti sessuali, mi rifiuto di accettare indiscriminatamente argomentazioni che ritengo:

1) comunque ingiuste, Berlusconi o non Berlusconi, se si basano sul "peccato" quando non c'è reato

2) potenzialmente autolesioniste nel prossimo futuro, per chiunque tenga al concetto di libera scelta nel campo della vita personale e pure sessuale.

 

Non vorrei che all'Italia di Berlusconi si sostituisse l'Italia del Cardinal Bagnasco, di Rocco Buttiglione e delle femministe illiberali.

Passare da un satrapo agli ayatollah cattolici, da un sultano alle femministe-naziste con ideologia "di genere" non è il massimo delle mie aspirazioni.


Si può fare di meglio.

Bisogna fare di meglio.

 

 

(L’articolo può essere letto e commentato anche nel Forum: http://jonathanxforum.byethost14.com/viewtopic.php?f=9&t=686 )