2008, “annus horribilis”. E il 2009?

Sebbene io sia tutt’altro che superstizioso e credente nei detti popolari, quando penso al 2008 e al detto “anno bisesto, anno funesto”, qualche dubbio mi viene …

Perché per quel che riguarda il governo (o non governo) della prostituzione in questo paese, questo è stato davvero un “annus horribilis”. E la cosa non è limitata all’Italia, purtroppo.

Prima di arrivare all’Italia, diamo quindi un occhiata fuori dal nostro paese per vedere cosa è accaduto nell’anno che sta per finire.

 

Notizie (generalmente brutte) dall’estero.

In Norvegia, voluta dal nuovo governo “di sinistra” (!), sta per entrare in vigore una legge simile alla sciagurata (e peraltro fallimentare) legge svedese.
Dopo che la lobby nazi-femminista svedese aveva per dieci anni tentato invano di convincere altri paesi a seguire il cattivo esempio, nonostante il supporto a livello planetario del criminale governo statunitense guidato da George W. Bush, dopo che nel 2006 avevano fallito l’obiettivo perfino nella contigua Finlandia (paese che si era limitato ad approvare una legge che punisce i clienti che vanno coscientemente con prostitute coatte), adesso ci sono riusciti in Norvegia.
E ci sono riusciti approfittando non di una situazione critica riguardante la “tratta” (situazione che non c’è, in Norvegia come altrove) bensì del demenziale comportamento di un gruppo di prostitute di colore che l’anno scorso hanno deciso di prostituirsi sfacciatamente e "rumorosamente" nel pieno centro di Oslo. Ovviamente la scusa della tratta, come accadde in Svezia, è stata poi bugiardamente avanzata dai propugnatori della legge, cosa che non stupisce essendo ben nota la capacità di mentire di certi ambienti.
Era stato il precedente governo norvegese (di centrodestra) a commissionare nel 2003 una ricerca indipendente che evidenziava il sostanziale fallimento del “modello svedese” e la contemporanea riuscita della legalizzazione olandese. Adesso c’è in Norvegia una maggioranza rosso-verde, evidentemente sensibile alla balorda propaganda nazi-femminista “di genere”, e quei risultati sono stati bellamente ignorati! Evidentemente, l’Italia non è l’unico paese nel quale i politici ignorano le ricerche serie per meri motivi di interesse, di ideologia o di propaganda.
Tra l’altro, questo fatto deve far considerare quanto, sulla prostituzione, sia vero che la mentalità fascista non sta solo a destra. Considerazione particolarmente triste per chi si senta di sinistra, ovviamente …
Questa legge è una cosa pessima, che i norvegesi non si toglieranno dal groppone per anni, essendo la prostituzione in quel paese marginale quanto in Svezia e quindi adatta ad essere colpita con provvedimenti fascistoidi che aumentano la pericolosità per le sex workers ma che, d’altra parte, hanno limitati impatti per il resto della società (e non sono neppure efficaci per scoraggiare i clienti!). I provvedimenti perciò resteranno in vigore a lungo, in mancanza di seria opposizione sociale, a meno che un eventuale ritorno al governo del centrodestra non faccia rivedere le cose. Ma in Svezia ciò non è accaduto dopo il cambio di maggioranza: sparare sulla prostituzione è facilissimo mentre per “difendere” la prostituzione ci vuole del coraggio da parte di un politico, soprattutto quando il fenomeno è così marginale che i danni causati da una legge non sono visibili al grande pubblico (e, mi viene da dire, ciò rimane vero anche quando i danni sono visibilissimi, basti pensare a quelli fatti dalla Legge Merlin …).
E rimarrà, come in Svezia, la propaganda governativa, le menzogne e la disonestà intellettuale di chi ha voluto la legge (quella stessa disonestà che fa sì che in Svezia, a dieci anni dall’approvazione della legge, non sia mai stato promosso dal governo alcuno studio per verificare i risultati, o non risultati, prodotti da quella stessa legge!).

Le stesse tentazioni repressive, la stessa “voglia di Svezia”, continuano ad affacciarsi da un paio di anni anche in Gran Bretagna e c’è solo da sperare che un paese già tristemente noto per il controllo poliziesco sulla crittografia da una parte e su Internet dall’altra (recentemente il ministro della Cultura britannico ha avanzato l’idea di censurare Internet, in un modo o nell’altro, per “proteggere i minori”) non voglia aggiungere anche questa “perla” illiberale …

In Olanda, il paese che ha legalizzato la prostituzione in modo più netto (perfino troppo netto, forse …), una lobby affarista di politici (i cui più visibili esponenti sono il sindaco di Amsterdam, il laburista Job Cohen, ed il suo vicesindaco, un triste figuro, anch’egli laburista, di nome Lodewijk Asscher) dopo quasi due anni di “battage” propagandistico, basato su una presunta e mai dimostrata diffusione della “tratta” nel quartiere a luci rosse della capitale olandese, è riuscita a far sgomberare un gran numero di “vetrine”, con l’obiettivo (dichiarato!) di dimezzarne il numero per sostituirle con hotel, ristoranti, gallerie d’arte e boutiques.
Un progetto che potrebbe essere più o meno discutibile, ma che diventa ripugnante per il modo menzognero con cui è stato portato avanti.

Ed in generale è a livello di Unione Europea che si sta dispiegando l’attacco alla prostituzione come libera scelta dei cittadini, cosa da me denunciata da almeno un paio di anni.
Ormai è uno stillicidio continuo …
A parte il patetico “remake” dell’allarme sulle “schiave” lanciato dalle nazi-femministe e dai loro accoliti catto-fascisti in occasione degli Europei di Calcio in Svizzera ed Austria (evidentemente quegli ambienti non si curano affatto della figuraccia fatta ai tempi dell’analogo, fallito e clamorosamente smentito “al lupo, al lupo” gridato in occasione dei Mondiali tedeschi del 2006, a loro interessa soprattutto spargere allarme e menzogne), c’è purtroppo di più.
A settembre di quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione finalizzata a "Colmare il divario retributivo tra uomini e donne" all'interno della quale, incredibilmente, è stata inserita una sollecitazione alla Commissione ed agli Stati membri ad approvare “misure per scoraggiare la domanda di prostituzione”!
Un’intrusione così impudente, nella sua evidente incoerenza con l’argomento della risoluzione, da far ben capire quale è il livello di influenza che le lobby anti-prostituzione hanno oggi nella UE.
Sotto la spinta di tale attacco, perfino l’ottimamente regolata prostituzione in Germania potrebbe subire delle modifiche, anche se per fortuna per ora si parla al massimo di “soluzione finlandese”, ovvero di punire solo i clienti che vanno coscientemente con prostitute forzate.
Idem per la Spagna, che ha un modello di eccellente decriminalizzazione (la cui bontà è stata riaffermata l’anno scorso a seguito di uno studio triennale di una commissione parlamentare sull’argomento) e che a dicembre è stata indotta ad annunciare un piano di rafforzamento del contrasto alla tratta. Piano che deve essere il benvenuto, ma che ha tanto l’aria di una scelta indotta, di una difesa, magari in parte preventiva, contro l’attacco nazifemminista europeo.
Mentre, probabilmente a causa delle stesse pressioni, in Repubblica Ceca, altro paese dove un “problema prostituzione” non sembra proprio esserci, il governo è stato indotto a dichiarare che dal prossimo anno partirà un “monitoraggio” della prostituzione in quel paese.
Cosa che vorremmo tanto sperare non sia in realtà indotta da ciò, ma fatta in previsione di una futura piena legalizzazione in quel paese, che sembra essere (incredibilmente, di questi tempi! …) tra gli obiettivi di quel governo. Una notizia ancora “in embrione” e che non è affatto scontato che si traduca in realtà ma che fa ben sperare, essendo peraltro l’unica buona notizia del genere che quest’anno è venuta dalla vecchia Europa, sferzata da venti di repressione illiberale.
E sarebbe bello poter semplicemente definire “patetiche iniziative nazi-femministe” cose come quella organizzata in agosto in Ucraina contro la prostituzione e il cosiddetto turismo sessuale (“bizzarra protesta”, l’ha definita perfino il quotidiano “La Stampa” …), con un manipolo di graziose signorine camuffate da “sex workers”, ingaggiate da qualcuno per farsi fotografare con cartelli come “Ucraina non è bordello”.
Il fatto è che, purtroppo, anche queste cose si inquadrano nel fuoco di sbarramento a livello euro-comunitario contro ogni situazione di legalizzazione e contro ogni ipotesi di decriminalizzazione: nella stessa Ucraina, infatti, soprattutto in vista degli Europei di Calcio del 2012, c’erano state autorevoli prese di posizione a favore della legalizzazione (per esempio da parte del Ministro della Salute), così come ce n’erano state in Bulgaria prima di una clamorosa marcia indietro (a fine 2007) che non ha altra giustificazione che non le pressioni esterne, da una parte del Nord-Europa scandinavo e nazi-femminista, dall’altra degli Stati Uniti di Bush (un vero “Stato Canaglia” sotto tanti aspetti, che speriamo Obama possa almeno in parte correggere).
Oggi, se ci sono pressioni perfino sugli stati storici dell’Unione, figuriamoci sui nuovi entrati: tutti i paesi neo-comunitari ed ancor più quelli che chiedono di entrare nella UE sono soggetti a pressioni e ricatti da parte di queste lobby. E così la prostituzione viene fatta diventare un “problema” anche in paesi dove problema non lo è affatto.
L’isteria fascistoide di matrice nazi-femminista nord-europea è tale che ad ottobre trentasette eurodeputati scandinavi hanno inviato richiesta al presidente del Parlamento Europeo, chiedendo un impegno da parte dell'Europarlamento stesso affinché deputati e funzionari in trasferta non vadano in hotel che "non danno garanzie di non essere coinvolti nel commercio del sesso".

Se a ciò aggiungiamo il fallimento del referendum indetto a San Francisco, a novembre, per decriminalizzare la prostituzione in quella città, ci troviamo a dover tristemente constatare che per trovare buone notizie sulla prostituzione a livello mondiale, fatto salvo per i (forse) buoni propositi del governo ceco, dobbiamo andare letteralmente in capo al mondo!
E’ infatti del maggio 2008 il Rapporto del Comitato neozelandese, promosso dal governo di quel paese, sui risultati della legge che decriminalizza l'industria della prostituzione in Nuova Zelanda, a cinque anni di distanza dalla sua emanazione.
Un rapporto il cui risultato è inequivocabile: la legalizzazione dell'industria del sesso ha avuto ampio successo ed è la strada giusta da seguire.
A questo punto c’è solo da augurarsi che ciò che è accaduto in Norvegia non si ripeta qui, a parti politiche invertite: a novembre i laburisti neozelandesi al potere, che avevano (loro si, facendo onore al liberalismo di sinistra!) promosso la legalizzazione, hanno perso le elezioni a favore del centrodestra (che ha formato un governo di minoranza appoggiato da altri partiti).
Chi ha a cuore la visione liberale della prostituzione (e non solo: la prostituzione è una cartina di tornasole per la democrazia e il rispetto delle libertà individuali), cominci ad incrociare le dita …

La fine del 2008 ci ha portato un avvenimento che, indirettamente, potrebbe nei prossimi anni migliorare le cose per quanto riguarda l’atteggiamento dei governi verso la prostituzione: l’uscita di scena di George W. Bush e del suo governo canaglia, governo che in tutti questi anni (oltre a commettere nefandezze ben più gravi) ha lavorato a favore della criminalizzazione della prostituzione, in una “santa alleanza” col menzognero governo svedese e con i gruppi nazi-femministi di tutto il mondo, minacciando e ricattando tante nazioni, dalla Corea del Sud che (probabilmente con poca convinzione) ha chinato la testa al Brasile di Lula che ha invece orgogliosamente respinto al mittente l’intrusione nazi-moralista.
Auguriamoci che l’ondata conservatrice e moralistica, iniziata addirittura con Reagan all’inizio degli anni 80 e che alla fine ha portato sia all’instaurarsi di politiche restrittive delle libertà individuali sia al disastro dell’economia basata su una delinquenziale finanza di cartapesta, sia definitivamente finita.
E che possa, per quanto lentamente e faticosamente, ripartire quel processo, ormai simboleggiato da quel ’68 così spesso assurdamente accusato di essere causa di mille mali, che fa della difesa dei diritti individuali, della libertà e della tolleranza una delle più forti bandiere.

Notizie (tutte brutte) dall’Italia.

Qui non c’è neppure tanto da riepilogare, cosa sta accadendo è noto a tutti ed è sotto gli occhi di tutti. Già ho scritto un editoriale su questo (“Prostituzione, ultima chiamata?”) e c’è solo da fare il punto della situazione.

Innanzitutto, il “Carfagnum” è oggi meno presente sulle pagine dei quotidiani, rispetto a tre o quattro mesi fa. La cosa non è necessariamente positiva, né segno di un rientro dell’iniziativa o di un cedimento dell’offensiva repressiva.
Infatti, mentre quel provvedimento approda in Commissione Giustizia dove, pare, verrà confrontato con altri sette progetti di revisione della normativa vigente (il chè è una buona cosa), con tempi di discussione del tutto ignoti e probabilmente più dilatati rispetto agli originali desiderata berlusconiani (e questa è altra cosa buona), nel frattempo i sindaci-sceriffi si stanno scatenando con le ordinanze repressive contro la prostituzione di strada, ormai a tappeto su tutto il territorio nazionale, utilizzando fantasiose e forzate interpretazioni dei maggiori poteri purtroppo conferiti loro dal famigerato “pacchetto sicurezza”.

Oltre a ciò, assistiamo anche ad una forte recrudescenza degli attacchi alla prostituzione di appartamento, con sequestri di appartamenti e denunce dei proprietari. Oggi sta diventando sempre più rischioso affittare un appartamento, con la possibilità di essere coinvolti penalmente nel caso che il locatario si riveli essere una prostituta o qualcuno che ha subaffittato o comunque concesso l’uso a prostitute.
Il demenziale Tosi, sindaco leghista di Verona, ha addirittura annunciato che sta pensando ad una ordinanza per impedire la prostituzione di appartamento, cosa che violerebbe di colpo un bel po’ di leggi e di diritti costituzionali, dall’inviolabilità del domicilio alla stessa Legge Merlin che non vieta la prostituzione.
Non contenti di "ripulire le strade", il branco di mascalzoni che ci governa (a livello nazionale così come a livello locale, e in quest’ultimo caso in modo tristemente “bipartisan”) sta ogni giorno di più portando un attacco a fondo alla prostituzione anche in appartamento, cercando di impedire anche le ultime possibilità di esercizio legale e dignitoso.
Perchè se si colpiscono i proprietari di appartamenti, non in quanto sfruttatori ma in quanto semplici proprietari, per sex workers e clienti non ci sarà più posto dove andare, per così dire ... alla luce del sole.
Ovvero non ci sarà più nessun posto tollerato, nè all'aperto nè al chiuso.
Anche perchè pure le poche escort proprietarie del loro appartamento si potrebbero trovare presto con regolamenti condominiali talebani che vieteranno la prostituzione o comunque la ostacoleranno in mille modi.
In pratica, se qualcuno non ferma questi dementi, la prostituzione sarà davvero costretta a sommergersi e mettersi in mano alla criminalità.

Nel frattempo, il fronte che si oppone a questa ondata moralistico-propagandistico-repressiva ha cominciato, molto timidamente, a muoversi.

A parte una piccola manifestazione dicembrina nella romana Piazza Farnese contro il Carfagnum, quasi ignorata dai media, ci si è cominciati a muovere anche sul fronte della Giustizia.
A fine novembre il Comitato per i diritti civili delle prostitute ed altre due associazioni hanno impugnato di fronte al Tar del Lazio l'ordinanza anti prostituzione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ed hanno fatto ricorso anche contro l’ordinanza del sindaco veronese Tosi contro la prostituzione di strada.
Con sorprendente celerità, visti i tempi della Giustizia italiana, il TAR del Lazio appena un mese dopo ha emesso la sentenza, dando ragione ad Alemanno e torto alle associazioni!
Leggere le motivazioni della sentenza è un esercizio deprimente ma istruttivo.

Assurda la motivazione che l'ordinanza è legittima perchè la prostituzione da luogo a "negozi illeciti per violazione dell’ordine pubblico e del buon costume": esistono già leggi a difesa dell'ordine pubblico (termine peraltro qui abusato) e del buon costume, si applichino quelle nei casi in cui è legittimo applicarle ...
Peraltro, se la prostituzione di strada "sottrae spazi di vita sociale e civile al resto della collettività", a ciò si potrebbe ovviare immediatamente con la zonizzazione.
Non è che fossi molto ottimista sull’esito di quel ricorso: nell'Italia di oggi comanda uno solo, Berlusconi, che per motivi propagandistici ha dichiarato guerra alla prostituzione di strada, costi quel che costi.
Berlusconi è la causa di ciò che stiamo vivendo (ovviamente la sinistra e soprattutto il centrosinistra hanno parecchie colpe, ma è Berlusconi il motore maligno di tutto).
Con il suo potere, con le sue minacce, con le sue lusinghe, con le sue promesse, con quel potere che oltretutto "compra", se non in senso letterale certamente almeno in quello figurato, un gran numero di persone.
Non mi aspettavo che fosse probabile che a mettersi contro questo potere fosse il TAR del Lazio, anche se la speranza è sempre l'ultima morire ...

La sentenza del TAR del Lazio è illuminante su un certo clima ed un certo modo fascistoide di approcciare il problema: qui si stanno colpendo prostitute e clienti per quello che sono, non per quello che fanno!

Si pensi a come quei giudici hanno paragonato la prostituzione di strada ad una iniziativa economica che causa disagio alla collettività e che pertanto può essere vietata (“l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana”).
Questa demenziale sentenza, se applicata in generale all'"iniziativa economica privata", come si sono compiaciuti di citare i giudici del Tar del Lazio, vorrebbe dire che per esempio si potrebbe vietare indiscriminatamente la vendita al dettaglio in tutti i negozi a pianterreno fronte strada solo perchè alcuni di loro occupano abusivamente il marciapiede.

Si colpisce, cioè, non un reato (già regolato da leggi apposite, per es. “atti osceni in luogo pubblico”), ma il fatto di essere qualcuno che potrebbe, essendo chi è, commettere un reato di un certo tipo.
Un palese stravolgimento del diritto e un altro passo verso l'estensione degli abusi da parte dei sindaci-sceriffi.

E in Italia c'è oltretutto, dettato dalla stessa Legge Merlin, il divieto di registrazione delle prostitute, che impedisce di individuare a priori una persona come prostituta (o, specularmente, cliente).
Quindi: non solo si vuole colpire qualcuno "per quello che è", ma lo si fa anche con una supposizione che è di per sè stessa un abuso!

Ma facendo leva sulle assurde estensioni dei concetti di "sicurezza" ed "ordine pubblico", ad una sentenza così balorda ci si può appellare.
Anzi: ci si DEVE appellare!
Perché una cosa deve essere molto chiara a tutti: sulla base di una sentenza come questa si può arrivare dritti dritti a proibire anche la prostituzione di appartamento, che è ancora più "vicina" ai cittadini! Sono già pronte le argomentazioni: i disagi nei condominii, ci sono anche i bambini, ecc. ecc.

Che è il pericolo che denuncio da anni e che costituisce altro motivo per cui, da anni, dico che la prostituzione di strada andrebbe spostata in luoghi appositi al chiuso e che cercare di mantenere lo status quo merliniano e rifiutare le "case chiuse", come in Italia fa anche tanta gente che pure è contro la criminalizzazione di sex workers e clienti, è una strada pericolosa che alimenta la repressione di TUTTA la prostituzione.
Adesso, purtroppo, temo che ci stiamo arrivando.

Cosa penso che si debba fare con il Carfagnum, l’ho già detto nel precedente editoriale.
Qui ribadisco solo che se si pensa, come credo molti (a sinistra ma non solo) pensino, di difendere lo status quo (libera prostituzione in strada e divieto di case chiuse), convinti che anche questa volta il provvedimento si arenerà nelle sabbie delle commissioni parlamentari, ci si assume una responsabilità enorme.
E che invece sarebbe molto meglio affrontare una buona volta l’argomento con razionalità e sulla base dei buoni esempi che abbiamo all’estero. Dire per esempio, una buona volta, che se le confinanti Svizzera ed Austria non hanno alcun “problema prostituzione”, né l’invasione delle strade da parte delle sex workers, è perché hanno una razionale legalizzazione e regolamentazione al chiuso.
Temo, però, che la maggior parte delle forze che si oppongono al Carfagnum non sia di questo avviso, in molti casi per poco edificanti motivi di business.

Come minimo, però, bisognerebbe puntare su due aspetti: la depenalizzazione dell’affitto a prostitute (che c’era nei precedenti, per quanto incongruenti, disegni di legge dei governi di centrodestra) e la possibilità di instaurare nelle città la zonizzazione.
E ciò dovrebbe andare bene anche alle forze che citavo, che in modo riprovevole ed estremamente miope si oppongono agli Eros Center.
Se invece si aspetta solo che anche il Carfagnum “si sgonfi”, come è accaduto per tutte le precedenti iniziative, ci si basa su fondati precedenti storici ma si rischia, questa volta, davvero grosso.
Ovvero che il Carfagnum passi così com’è.

 

E il 2009?

Che buffo, fino a pochi giorni fa mi ero praticamente dimenticato del primo editoriale che scrissi, nel lontano dicembre del 2002.
Si intitolava “Italia 2009: il Trionfo della Morale” e lo trovate ancora su questo sito.

A sei anni di distanza, posso fortunatamente dire che quello scenario da brivido che paventavo non si è avverato.
Sotto alcuni aspetti, le cose sono migliorate: in questi sei anni le idee fascio-moraliste alla Don Benzi hanno nettamente perso di credibilità, non solo tra il pubblico (dove ne hanno sempre avuta poca) ma perfino nel giornalismo italiano, solitamente lecchino con la Chiesa.
E si è arrivati addirittura, nell’estate del 2007, a poter leggere un documento promosso da un governo italiano, il rapporto dell’Osservatorio sulla Prostituzione del governo Prodi, dove veniva chiaramente indicato il carattere non criminale e non criminogeno della prostituzione, compresa quella di strada, e dove si rifiutavano le “ricette” repressive.

Purtroppo però, proprio da un anno e mezzo a questa parte c’è stata in Italia una inversione di rotta, la cui responsabilità va attribuita non solo al nuovo governo di centrodestra ma anche a larghi settori del centrosinistra: ha preso forza la propagandistica Religione della Sicurezza ed il culto dei suoi santi, Sant’Ordine Pubblico, San Decoro e Santa Tolleranza Zero.
E l’attacco alla prostituzione come libera e legittima scelta dei cittadini è stato portato avanti non più sulla base del moralismo cattolico donbenziano ma sulla base di questi nuovi culti.
Riti che hanno trovato tristi sacerdoti nei sindaci-sceriffi, di ogni credo politico (ammesso che costoro credano veramente a qualcosa …).

In un esemplare articolo apparso su “La Repubblica” lo scorso ottobre, Curzio Maltese descriveva in modo perfetto la situazione:

Non si possono dare troppi poteri ai sindaci. Il decreto Maroni è stato in questo senso una vera sciagura. La classe politica nazionale italiana è mediocre, ma spesso il ceto politico locale è, se possibile, ancora peggio. Delegare ai sindaci una parte di poteri, ha significato in questi mesi assistere a un delirio di norme incivili, al grido di "tolleranza zero". In provincia come nelle metropoli, nella Treviso o nella Verona degli sceriffi leghisti, come nella Roma di Alemanno e nella Milano della Moratti.

A Parma il sindaco Pietro Vignali, una vittima della cattiva televisione, ha firmato ordinanze contro chiunque, prostitute e clienti, accattoni e fumatori (all'aperto!), ragazzi colpevoli di festeggiare per strada. Si è insomma segnalato, nel suo piccolo, nel grande sport nazionale: la caccia al povero cristo. Sarà il caso di ricordare a questi sceriffi che nella classifica dei problemi delle città italiane la sicurezza legata all'immigrazione non figura neppure nei primi dieci posti. I problemi delle metropoli italiane, confrontate al resto d'Europa, sono l'inquinamento, gli abusi edilizi, le buche nelle strade, la pessima qualità dei servizi, il conseguente e drammatico crollo di presenze turistiche eccetera eccetera. Oltre naturalmente alla penetrazione dell'economia mafiosa, da Palermo ad Aosta, passando per l'Emilia.

I sindaci incompetenti non sanno offrire risposte e quindi si concentrano sui "negri". Nella speranza, purtroppo fondata, di raccogliere con meno fatica più consensi. Di questo passo, creeranno loro stessi l'emergenza che fingono di voler risolvere.

Perciò, mentre le idee del fu Don Benzi hanno perso forza, l’attacco alla prostituzione è diventato più virulento che mai. E non solo contro sex workers e clienti, ma contro tutti quei comportamenti che si presume possano comportare il rischio di offendere Santa Sicurezza e San Decoro, perfino il sedersi sotto un portico, il bagnarsi ad una fontana ed il mangiare un panino in pubblico.
Ordinanze che, a ben guardare, in molti casi non sono meno ridicole del “divieto di tombola” che quel mio “fantascientifico” editoriale prefigurava per il 2009! Ma, purtroppo, c’è poco da ridere …
Perché è una situazione che va ben al di là del tema prostituzione, ricadendo dritta dritta nella questione generale degli abusi e della violazione dei diritti da parte di squallidi detentori del potere, una cosa alla quale purtroppo gli italiani si stanno abituando.

Riusciremo a fermare questa ondata di demenza repressiva?

Per farlo, ammesso che ci sia la possibilità di riuscirci, bisognerà far ricorso alle ormai stremate energie di tutti quegli italiani che non si sono ancora rassegnati.
A quelli che magari hanno pure votato Berlusconi ed ora lo vedono, sempre più arrogante e sempre meno lucido, colpire qualunque cosa venga da lui vista come un ostacolo, dai giudici alle prostitute di strada, mentre la crisi economica comincia a stritolare il paese. E farlo affidando il lavoro di bassa macelleria a personaggi, come la Carfagna, al cui confronto l’Amelia Benzina del mio vecchio editoriale era, se pur di fantasia, un gigante del pensiero.
A quelli che hanno votato Veltroni e l’hanno visto convertirsi (lui e gran parte dei mediocrissimi personaggi che lo circondano) a Santa Sicurezza, l’hanno visto distruggere la sinistra e l’hanno visto perdere clamorosamente mentre portava avanti idee quasi indistinguibili da quelle di destra sulla “sicurezza”. E, come se non bastasse, lo vedono ancora lì al suo posto, senza un’autocritica, senza un ripensamento …
A quelli che ritengono assurdo che un sindaco possa inventarsi leggi a suo piacere, violando anche leggi dello Stato e violando diritti costituzionalmente riconosciuti.
A quelli che non sono convintamente né di destra né di sinistra e pure a quelli che invece sono convintamente una cosa o l’altra, ma comunque tutti ritengono che una deriva autoritaria che limiti le libertà personali sia inaccettabile, oltre a non appartenere né al pensiero conservatore liberale né a quello della sinistra.

Chi ha cuore queste cose, faccia la sua parte per quel che può fare, fosse anche poco.
Se no, poi non si lamenti.

Buon 2009.

 

Jonathan, 29 dicembre 2008