Italia 2009: il Trionfo della Morale.


Italia, 19 dicembre 2009.

Il Ministro della Pubblica Correttezza, On. Amelia Benzina, intervenendo al Convegno su "Stato, Morale ed Equilibrio Sociale", ha affermato che anche i più recenti dati forniti dalle Forze dell'Ordine sullo stato del fenomeno delle tombole confermano la giustezza della linea repressiva perseguita dal Governo.
Riportiamo qui il testo del suo intervento.


"Quando, tre anni fa, abbiamo affermato con forza la nostra volontà di non tollerare più il fenomeno delle tombole siamo stati oggetto di un'autentica aggressione verbale, da parte delle opposizioni ed anche, va detto, da alcuni settori della maggioranza.
Tanta è stata, per decenni, la tolleranza verso tale piaga sociale che in molti settori dell'opinione pubblica ed anche tra gli esponenti politici, perfino tra molti solitamente attenti agli aspetti morali della società, era diffuso l'atteggiamento che riteneva questo fenomeno una cosa "normale", non necessariamente desiderabile ma con la quale era inevitabile convivere.
Ma c'era chi, in nome di una malintesa idea della libertà individuale, si spingeva anche oltre.
'Proporre le tombole, andare a tombola' - molti dicevano - 'è espressione di una libera scelta individuale. Chi vende le cartelle e chi le compra compie una scelta personale, che può essere ritenuta discutibile ma che non danneggia alcuno e quindi non può essere oggetto di repressione da parte di uno stato laico e liberale.'
Alcuni di loro, poi, preferivano utilizzare il termine "Bingo" al posto di "tombola", come se l'utilizzare un termine straniero, più "elegante" ed asettico, potesse nasconderne la squallida realtà ...

C'è voluto molto tempo e molta pazienza per far capire all'opinione pubblica che la tombola è un fenomeno che non solo NON è ineliminabile ma che, anzi, si può e SI DEVE eliminare se si vuole fare progredire la società verso forme di maggiore rispetto per gli altri e per sè stessi.

Per anni i danni prodotti dal fenomeno sono stati sotto gli occhi di tutti, ma si faceva finta di non vederli:
persone che sperperavano gran parte dei loro risparmi inseguendo sogni di ambi, cinquine e della mitica "Tombola!";
madri di famiglia che preferivano passare il loro tempo in squallide "Sale Bingo" invece di rimanere a casa con i loro cari (e tutti sappiamo quanto bisogno c'è, di questi tempi, di rinsaldare i valori famigliari);
ore ed ore passate in compagnia di sconosciuti, con magari l'alibi di una "socializzazione" che poi si rivelava sempre essere una misera e superficialissima conoscenza temporanea, giusto il tempo di riempire qualche cartella, di sfogare i propri deprecabili istinti ludici.
E sempre c'era la sottovalutazione dei danni, fisici e morali, prodotti sul personale addetto a quello squallido "mercato": ore ed ore di lavoro ripetitivo ed alienante, in ambienti rumorosi, spesso fumosi e malsani, a contatto con una "clientela" insensibile, esigente e spesso volgare.
Nonostante che anche la classe medica avesse lanciato il suo allarme (laringiti, congiuntiviti, cervicali, solo per parlare dei più comuni danni fisici e tacere di quelli psicologici) molti continuavano ad affermare che il lavoro nelle cosiddette "case da tombola" fosse, in sostanza, una scelta libera, la scelta di un lavoro "come un altro"!
Che tale lavoro, anche quando scelto "liberamente", fosse in realtà il frutto della NECESSITA', una "scelta" forzata indotta dal fatto di dover guadagnare per poter sopravvivere, veniva regolarmente ignorato (o si fingeva di ignorare) da parte dei sostenitori della "liberalizzazione" e della tolleranza verso la tombola.

Il Governo, nella coscienza della propria responsabilità verso la società, decise perciò di imboccare una strada che allora apparve a molti moralistica e troppo drastica e che oggi, invece, viene confermata nella sua giustezza: abolire le tombole.
E abolirle non colpendo la parte più debole, ovvero chi lavora in quel mercato, ma colpendo la DOMANDA: colpendo i CLIENTI.

Infatti, è sempre stato chiaro, al Governo ma anche a molti soggetti della società civile, che senza clienti non ci può essere la tombola.
E che la criminalizzazione dei clienti è un fatto non solo opportuno (e, a conti fatti, indispensabile per sradicare il fenomeno) ma anche moralmente corretto: chi va a tombola non può non sapere (visto, inoltre, che ormai tutti i mezzi di comunicazione di massa danno puntuale e corretta informazione della cosa) che così facendo alimenta un mercato che danneggia i lavoratori delle tombole, danneggia moralmente anche sè stesso e quindi danneggia tutta la società.
Era tempo che si rovesciasse radicalmente l'approccio al problema: non più la tolleranza verso l'ineliminabile "gioco più vecchio del mondo" ma una nuova visione, più rispettosa e solidale, dei rapporti tra i cittadini e del rispetto verso le categorie più deboli.
Colpire i clienti, ma non solo: la repressione è inevitabile ma l'azione della società, che si esprime attraverso la legge, non può fermarsi a questo.
Più ancora che repressione, infatti, i termini guida della nostra azione sono "rieducazione" e, soprattutto, "prevenzione".
Rieducazione, ovvero il recupero morale e psicologico dei clienti: fin dall'inizio ci è stato chiaro che il cliente non poteva essere visto solo sotto l'ottica di una semplicemente irrecuperabile depravazione e da subito la legge ha predisposto strumenti (istituti, corsi e campi di rieducazione, numeri verdi per i clienti che chiedono di essere aiutati a smettere) per aiutare il reinserimento corretto nella società di queste persone.
Altrettanto e forse ancora più importante è l'attività di prevenzione, che deve essere portata avanti con l'educazione alla socialità ed al gioco corretto ed equilibrato, fin dalla prima infanzia (ma senza dimenticare gli adulti, spesso ancora fuorviati da decenni di tolleranza immorale).

Ovviamente la legge non ha dimenticato la categoria più sfortunata, quella dei lavoratori e delle lavoratrici delle tombole: per costoro vi sono piani di sostegno, per aiutarli a reinserirsi nel circuito lavorativo normale e legale, spesso in collaborazione con benemerite organizzazioni di volontariato anti-tombola (un esempio è l'"Associazione Giovanni Paolo III", che ha avviato, con il sostegno anche economico del Governo, recenti programmi di professionalizzazione nel settore della raccolta e del riutilizzo delle cicche di sigaretta).
Per i lavoratori stranieri e clandestini c'è anche la concessione del permesso di soggiorno, a patto che denuncino le organizzazioni illegali (le cosiddette "bingo-gang") che li organizzano e li sfruttano.

Il Governo e le forze anti-tombola, va detto, hanno dovuto combattere in tutti questi anni contro le falsità e le mistificazioni portate avanti dagli esponenti del cosiddetto "fronte per la piena legalizzazione della tombola".
Sono state affermate cose incredibili: che la tombola non è sparita, ma si è solo spostata in clandestinità; che la tombola sarebbe oggi, ancor più di prima, praticata in casa e sarebbe perciò più esposta a fenomeni di disagio e sfruttamento rispetto a quella "visibile" nelle "Sale Bingo".
Addirittura c'è stato chi ha affermato che perfino l'impatto "pubblico" della nostra legge sarebbe stato limitato, che dopo un iniziale retrocedere del fenomeno "visibile" ora la cosa starebbe riprendendo piede.

Bene, sfido costoro a mostrarmi DOVE il fenomeno sarebbe riemerso!
Ogni cittadino lo sa: basta girare per le nostre strade, oggi, per vedere che sono scomparsi quegli squallidi fenomeni che tanto colpivano la pubblica opinione fino a pochi anni fa.
Non ci sono più "Sale Bingo", i cittadini non sono più costretti a vedere (e ascoltare) spettacoli vergognosi come anziane signore o sudati impiegati che, quasi con la bava alla bocca e perdendo ogni dignità, urlano "Tombola!", alzandosi in piedi in mezzo a torme di assatanati ed accaldati clienti che li guardano con odio (altro aspetto devastante sul piano sociale, un tempo sottovalutato: l'incitamento all'odio, implicito in quel "gioco", che c'è verso il vincitore della tombola).
E possono passeggiare tranquilli con i loro figli per le strade, finalmente ripulite, delle nostre città.
Anche i dati che ci forniscono le Forze dell'Ordine lo confermano: il fenomeno è nettamente regredito.

Esistono ancora, purtroppo, sedicenti "istituti di ricerca" (che in alcuni casi, va detto, appaiono ideologicamente vicini al precedente "liberale" governo) che periodicamente pubblicano ricerche che "dimostrerebbero" come lo stato di sfruttamento dei lavoratori delle tombole sia stato (e sia tuttora, perfino in clandestinità) confinato a ridotte percentuali.
C'è addirittura chi sostiene che la percentuale "reale" di sfruttati sarebbe attorno al 10-20% solamente!
Tali ricerche, fatte con metodologie che definire discutibili è dire poco, sono da considerare, per lo meno, come "terribili errori" che generano un'assurda confusione nella gente: vadano, quei "ricercatori", a parlare con i lavoratori e le lavoratrici sfruttate, accolte da quelle benemerite organizzazioni di assistenza già citate! Non troveranno UNO, UN SOLO lavoratore che non racconti storie terribili!

Spiace, a questo proposito, rilevare come anche tra le file di chi è schierato dal lato proibizionista si levino, a volte, voci che avanzano perplessità e dubbi sull'effettiva consistenza odierna del mercato illegale della tombola.
Ci si chiede di dare una valutazione quantitativa dei lavoratori e dei clienti del mercato clandestino.
Quello che possiamo dire è che non abbiamo elementi per ritenere che tale mercato sia quantitativamente rilevante.
Certo, è indubbio che dare una valutazione quantitativa oggi è più difficile di quanto non fosse al tempo precedente la nuova legge.
Tuttavia una cosa deve essere chiara: la giustezza dei principi morali sui quali si basa la nostra azione (e quella specifica legge) è tale da non poter fare accettare l'obiezione che il rischio della clandestinità, di spostare la tombola in clandestinità, è troppo elevato.
Queste obiezioni, come tutte le vecchie teorie sulla "riduzione del danno", voglio dirlo chiaramente, non possono che essere considerate come COMPLICITA' con il turpe mercato della tombola.
Magari in buona fede, ma è complicità.
Se i principi morali sono giusti, vanno perseguiti e chi non si adegua a tali principi va combattuto, a maggior ragione se è clandestino! E a questo proposito posso assicurarvi l'impegno totale del Governo e delle Forze dell'Ordine.

Un'altra obiezione che viene mossa alla legge è che questa avrebbe semplicemente fatto spostare il mercato della tombola nei paesi confinanti (Svizzera, Francia, Slovenia, ...).
C'è (purtroppo) del vero in questa obiezione.
Tuttavia la posizione di chi ne trae la conclusione che la legge è pertanto inutile, va rigettata.
In realtà, la nostra legislazione ha aperto una strada pionieristica in questo campo, alla quale molti paesi esteri guardano con interesse.
Molti di questi stanno anzi valutando seriamente la prospettiva di adottare una legislazione analoga: pochi giorni fa abbiamo avuto a questo proposito un interessante incontro con una delegazione del Burkina Faso.
Perciò la strada da seguire è quella di diffondere in tutti i paesi, auspicabilmente anche in quelli confinanti con l'Italia, quella consapevolezza della negatività della tombola che oggi, finalmente, è patrimonio comune della coscienza collettiva degli italiani.

Sarei tentata di chiudere questo mio intervento su queste note tutto sommato liete, che riconoscono l'efficacia del lavoro fatto in questi ultimi anni.
Ma credo che oggi, presa coscienza, con soddisfazione, dei progressi fatti nella lotta alla tombola, non bisogna "adagiarsi", dormire sugli allori, pensare che non esistono altri motivi di allarme, altre battaglie morali da combattere.
E qui vorrei esplicitamente aprire un tema che mi sta molto a cuore e che vedo invece, secondo il mio modesto avviso, decisamente sottovalutato: il "RUBAMAZZO".
Si, proprio il rubamazzo, quel gioco di carte apparentemente innocuo, addirittura ingenuo, che perfino i nostri bambini giocano!
Ingenuo? Innocuo? Magari ...
Purtroppo, come e forse peggio di quanto non venisse fatto un tempo con la tombola, non c'è sul rubamazzo la consapevolezza della gravità morale di tale "gioco".
Il rubamazzo, lungi dall'essere un passatempo leggero ed innocuo, è uno dei giochi che più incidono negativamente sulla psiche di chi lo pratica! Altro che "gioco per bambini"!
Anzi, il fatto che anche tanti minori lo pratichino è un fatto di tale gravità che mi sento di affermare che oggi esiste in Italia quella che io chiamo l'"Emergenza Rubamazzo"!
Un'emergenza che, a mio avviso, richiede interventi immediati e che pertanto mi spinge ad esortare in tal senso i miei colleghi politici, auspicabilmente di tutte le parti, e le forze sociali tutte.
"Cosa c'è di così grave nel rubamazzo?", qualcuno mi chiederà ...
Bene, a chi mi chiede ciò, e vedo che anche tra voi, cari invitati e gentile pubblico, sembra essere presente questa domanda, farò rilevare che c'è un aspetto terribile nel rubamazzo, un aspetto terribile ed incredibilmente sottovalutato: in qualsiasi momento, senza preavviso, brutalmente, anche a pochi secondi dalla fine della partita, IL MAZZO PUO' ESSERE RUBATO AL GIOCATORE, che rimane perciò sconfitto, umiliato e totalmente privo di ogni "bene" (per quanto simbolico) che aveva accumulato nel gioco!
Siamo così abituati a vedere questo fatto da considerarlo, purtroppo, "normale": che un giocatore possa essere privato, sarei quasi per dire "depredato", del "mazzo" faticosamente accumulato nel corso della partita, che possa essere (ed in realtà venga, continuamente) sottoposto a tale improvviso ed intenso shock emotivo, viene considerato "normale"!
Ed è considerato normale perfino quando coinvolti in questa "attività" vi sono dei MINORI!
Come pensiamo che i nostri bambini possano crescere equilibrati e moralmente sani, quando consentiamo loro, con colpevole leggerezza, di giocare a "rubamazzo"?
E, voglio aggiungere, viene considerato "normale" anche l'atto stesso di "rubare il mazzo".
Non voglio su questo dimostrarmi, come spesso mi accusano, troppo bacchettona e moralista: non è tanto l'atto di "rubare" in sè che mi colpisce, quanto il fatto che la cosa avvenga, in quel "gioco", solo sulla base della fortuna e non della abilità personale (o vogliamo chiamarla "capacità imprenditoriale"?).
Io credo che sul problema del rubamazzo occorrerà quanto prima confrontarsi, sia in sede governativa che parlamentare.
A tutti coloro che oggi si mostrano scettici sulla necessità di intervenire, anche legislativamente, su questo argomento voglio ricordare che le stesse perplessità venivano avanzate, quattro o cinque anni fa, sul tema della proibizione della tombola.
Confido che anche su questo tema, l'immoralità del rubamazzo e la necessità di proibirlo, si arrivi presto ad una piena presa di coscienza.

E a chi lamenta che, comunque, non è pensabile proibire ogni attività ludica, voglio dire chiaramente: sono perfettamente d'accordo.
Personalmente (ma penso di poter parlare anche a nome dei miei colleghi di Governo) non ho mai in alcun modo inteso proibire OGNI attività ludica: solo quelle che vanno CONTRO LA MORALE.
E a chi mi dice che la morale è un fatto personale e che, se non è accompagnata da sopraffazione verso alcuno, è insindacabile io rispondo: NO!
La morale è un fatto oggettivo e non solo per chi poggia la sua morale sulle proprie convinzioni religiose, basate sulle Scritture.
La morale, e quindi il "peccato", è un fatto oggettivo anche perchè è basata pure sulla sensibilità comune della società (per esempio il ben noto "comune senso del pudore") e sulla constatazione di comportamenti oggettivamente inaccettabili, anche se apparentemente frutto di cosiddette "libere scelte individuali".
Quante mistificazioni e, soprattutto, quanti terribili errori si sono fatti in nome di questa malintesa "libertà individuale"!
Quanta gente è caduta nella "trappola della libertà"!
Va detto chiaramente: c'è gente che, spesso non per propria colpa ma per scarsa educazione morale ricevuta, ABUSA della propria libertà ed in tal modo danneggia sè stessa e gli altri, anche quando c'è l'illusione che si tratti per entrambi i soggetti di "libera scelta".
Chi va a tombola cerca di ingannare prima tutto sè stesso parlando di libera scelta nel "mercato delle cartelle": così non è, come abbiamo dimostrato dopo anni di faticose battaglie.
Responsabilità del politico, allora, è vigilare affinchè questa morale oggettiva si affermi, anche usando l'arma repressiva della legge.

Repressione che, peraltro, deve sempre essere affiancata dallo sguardo compassionevole del governante, anche verso coloro che sbagliano (ovvero "peccano") gravemente contro la morale.
Sguardo compassionevole e paterno (o, forse, più materno che paterno ...) che deve anche portare al sostegno a tutte quelle attività, di provata moralità, che possono tenere lontano dalle tentazioni la popolazione.
Tanto che, voglio ricordarlo, il Governo è da sempre impegnato nella promozione di attività ricreative cosiddette "alternative", che in realtà alternative non dovrebbero essere considerate, ma dovrebbero per la loro moralità essere ritenute le attività ludiche e ricreative PRIMARIE del popolo italiano.
Ricordo, tra queste, la floricoltura, i concerti di campane, le passeggiate e la decorazione dei nanetti da giardino (anche se su queste ultime due, e in particolare sull'ultima, io personalmente ho qualche obiezione proprio di ordine morale, ma non vorrei insistere troppo su questo ...).

Ma il Governo non si ferma qui: posso anticiparvi che è in stato di avanzata elaborazione una proposta della commissione interministeriale per l'Educazione Morale volta a promuovere (anche con l'introduzione nelle scuole del suo insegnamento obbligatorio) il gioco del "Filetto" (che alcuni, con un pò di esterofilia, chiamano "Tris" ...).
E' un gioco di grande moralità: essendo un gioco nel quale esiste, come dicono i tecnici, una "strategia perfetta" per non perdere, è sostanzialmente privo di quei pericoli di "shock emotivo" dei quali parlavamo a proposito del rubamazzo.
Inoltre, visto che "non perdere" significa "pareggiare", è un gioco che sviluppa la solidarietà e il non-antagonismo tra i giocatori, il cosiddetto "volemose bene" che oggi purtroppo molti dimenticano, soprattutto tra le forze di opposizione, accecati dalla foga polemica!

Cari invitati, gentile pubblico, signore e signori!
Abbiamo fatto molta strada, assieme, nella difesa della pubblica moralità, contro la depravazione e per affermare il primato dello Stato Etico.
Ma molto resta ancora da fare.
E noi lo faremo, consci della giustezza delle nostre posizioni, della forza della nostra legge morale!
Le vecchie idee libertarie, per fortuna, hanno fatto il loro tempo: oggi si riconosce allo Stato ed in particolare al Governo, legittimato dal voto popolare, il ruolo di custode della moralità.
Vi posso assicurare che non abdicheremo a questo ruolo!


Buon lavoro a tutti voi!

Viva la Morale, viva l'Italia! "


(brutto sogno, e spero niente di più, sognato da Jonathan, 6 dicembre 2002)