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Questo 2007.
Questo 2007 è finito.
Per il tema che qui trattiamo è stato, soprattutto in riferimento
all’Italia, un anno piuttosto importante.
In realtà, ci sono stati sommovimenti che hanno riguardato ben di più
che la sola prostituzione italiana.
A partire dal 1 gennaio 2007, Romania e Bulgaria sono entrate
nell’Unione Europea. Come era del tutto prevedibile, ciò ha causato timori e
richieste di repressione che hanno interessato anche le sex workers, in
quanto da quei paesi, soprattutto dalla Romania, c’è stato un aumento del
flusso migratorio, che ora non è più possibile etichettare come
extra-comunitario.
Ciò ha scatenato, prima e dopo il Capodanno del 2007, campagne contro la
prostituzione in diversi paesi d’Europa, spinte dalle duplici motivazioni
moralistico-illiberale e xenofoba.
Campagne anti-prostituzione in Europa.
Questo fenomeno non ha riguardato solo l’Italia.
Nonostante il totale flop degli allarmi della menzognera campagna contro le
presunte “schiave” legata ai Mondiali di Calcio tedeschi del 2006, quell’anno
non era ancora finito che già c’era chi in Svizzera lanciava allarmi per gli
Europei 2008.
Nei primi mesi dell’anno le sex workers danesi hanno promosso una petizione
per combattere le discriminazioni e l’intolleranza contro la prostituzione
cresciute in quel paese (storicamente liberale e tollerante) a partire dalla
fine del 2006.
Perfino in Germania, paese dove la prostituzione è regolata benissimo, ci
sono state tentazioni parlamentari per qualche revisione della legge vigente
(magari in senso antitratta sulla base del moderato “modello finlandese”).
Peggio ancora, la Norvegia
si è spostata su posizioni filo-svedesi e potrebbe presto promulgare una
legge analoga (decisamente assurdo il pretesto che ha scatenato la cosa:
l’improvvida ”invasione” del centro di Oslo da parte di un gruppo di citrulle
prostitute di origine africana, tanto è bastato perché ci fosse chi ha colto
la palla al balzo per proporre non il ragionevole divieto della prostituzione
di strada in zone centrali bensì la repressione generalizzata in nome della
“lotta alla tratta”).
In Bulgaria da tempo si parlava di legalizzare le case di tolleranza, adesso
il governo ha fatto una improvvisa inversione ad U. La cosa si spiega a mio
avviso solo con probabili pressioni internazionali da parte di ambienti
europei anti-prostituzione, in relazione all’entrata di quel paese nella UE.
Infine, dopo molti ondeggiamenti (compresa la proposta di legalizzare i
piccoli bordelli casalinghi) l’ultimo orientamento del governo britannico
sembra guardare con interesse al fallimentare “modello svedese”. Non che la
cosa mi stupisca più di tanto: ho l’impressione che la Gran Bretagna sia
uno dei paesi europei con la classe politica più incompetente, basti pensare
a quanto è durato un politico disastroso e di limitatissima intelligenza come
Tony Blair …
Nel complesso credo che si possa dire che i timori che avanzai nel
2006, ovvero che il 2007 sarebbe stato un anno cruciale per lo status legale
della prostituzione in Europa, sono state in parte confermati e in parte
smentiti.
Ciò che temevo, ovvero un attacco molto più a fondo e sistematico da parte
delle lobby anti-prostituzione, non si è (ancora?) avverato.
La “ricerca” europea “How Much?”, una ricerca portata avanti in Italia
dall’Università Cattolica (alla quale ho rifiutato la mia collaborazione,
ritenendola un’iniziativa illiberale mascherata volta a costruire una base
d’appoggio ideologica per future politiche repressive europee) è terminata
almeno nel nostro paese con ben poco riscontro sui media (cosa positiva),
anche se i suoi effetti (potenzialmente nefasti) a livello europeo potrebbero
esplicarsi nel prossimo futuro (il rapporto dovrebbe essere pubblicato nella
primavera del 2008).
E se è vero che purtroppo diversi paesi subiscono “tentazioni svedesi” è
anche vero che non ci sono state in tal senso iniziative globali a livello di
Unione Europea. Inoltre pare che almeno un paese, l’Ungheria, si stia
rivolgendo alla legalizzazione ufficiale piuttosto che alla criminalizzazione
e, cosa che a noi importa parecchio, nel 2007 è stato evitato per l’Italia
quello che ad inizio anno appariva un concreto pericolo di criminalizzazione.
L’Italia.
In effetti quello che è accaduto in Italia è la cosa più sorprendente.
Le premesse erano pessime: esattamente un anno fa Roma ospitava una “mostra”
propagandistica anti-prostituzione del governo svedese, con la
sponsorizzazione del governo italiano. Poche settimane prima il settimanale
“L’Espresso” aveva pubblicato un risibile articolo che altro non era che la
vetrina per la screditatissima “ricerca” della Transcrime-Cattolica, mentre
in televisione ricomparivano le solite “inchieste” anti-prostituzione basate
sui luoghi comuni.
Peggio di tutto, il Ministro dell’Interno Giuliano Amato, un personaggio ben
noto tanto per la sua ignoranza sul tema della prostituzione quanto per la
sua vicinanza alle idee di Don Benzi, era ripartito alla carica contro i
clienti.
Il 29 dicembre 2006, in
un commento sul Forum (a proposito di minorenni/maggiorenni in strada), così
mi esprimevo: “Mi chiedo solo se entro
un paio d'anni, con una possibile e forse probabile "invasione"
sulle strade di rumene e bulgare diciottenni, molto più autonome che in
passato, non tornerà di attualità l'idea di "ripulire le strade"
dalla prostituzione, idea che inevitabilmente riapre la discussione sulla
prostituzione tutta, "case chiuse" comprese. Certamente, in tale
ipotetica situazione (che non mi auguro, per mia ormai radicata sfiducia nei
politici italiani) ci troveremmo con uno dei peggiori Ministri dell'Interno possibili,
fortunatamente ci sono altri ministeri coinvolti e anche a maggiore titolo
...”
Non solo: il 24 gennaio 2007 la Polizia di Stato annunciava sui media italiani,
con grande clamore, la conclusione di un’operazione cominciata nell’ottobre
del 2006, che aveva tutta l’aria di essere stata fortissimamente voluta dal
Ministro Amato, la cui ossessione anti-prostituzione non sembrava attendere
altro che lo si mettesse in una posizione di responsabilità tale da poter
agire sulla base dei suoi convincimenti.
L’azione di Polizia, denominata “Operazione
Spartacus”, aveva lo scopo dichiarato di “liberare le schiave” della
prostituzione. I risultati di quell’operazione, da me poi commentati in un
editoriale (“"Spartacus", un
film di Giuliano Amato.”, http://jonathanx.altervista.org/editoriali/spartacus.html),
furono clamorosi: a fronte di oltre 2000 sfruttatori arrestati o denunciati
nella più vasta operazione mai compiuta a livello nazionale, con il
coinvolgimento di diverse migliaia di ragazze da loro controllate, solo
quarantacinque donne chiesero protezione allo Stato dichiarando di essere
state costrette a prostituirsi!
Mai si era avuta da un’azione delle Forze dell’Ordine tale chiarissima
evidenza dell’esiguità percentuale delle schiave nel mercato della
prostituzione, mai si era evidenziato così bene che la stragrande maggioranza
delle sex workers di strada è volontaria e non schiavizzata. I media, con il
solito approccio di totale incompetenza e piaggeria verso il potere politico,
non rilevarono il fatto clamoroso e continuarono a parlare di “liberazione
delle schiave” e Amato sembrava comunque lanciato verso un’azione repressiva
su basi ideologiche.
Quello che poi è accaduto ha davvero, lo ripeto, del sorprendente.
Giuliano Amato ha effettivamente preso di petto la questione, quasi
arrogandosi il diritto di guidare in prima persona, come titolare del
Ministero dell’Interno, la battaglia su un tema che quindi veniva così
implicitamente considerato “di ordine pubblico”.
E ha fatto ciò istituendo a gennaio l’”Osservatorio sulla Prostituzione”,
presieduto dall’On.Marcella Lucidi, una “cristiano sociale dei DS” ed ex
dirigente dell’Azione Cattolica di Roma.
Non ho difficoltà ad ammettere che, come peraltro risulta da miei commenti
dell’epoca, ero del tutto certo che, conoscendo Amato e avendo “fondati
pregiudizi” sul possibile operato di una persona col “pedigree” della Lucidi,
da quell’Osservatorio sarebbero uscite solo proposte in senso repressivo.
Mi sbagliavo.
Il Rapporto dell’Osservatorio sulla
Prostituzione.
L’organismo istituito da Amato, l’Osservatorio sulla Prostituzione, ha
presentato il suo rapporto ad inizio ottobre.
Dopo mesi di lavoro (volutamente piuttosto "sotterraneo" e lontano
dalle luci dei riflettori, come il rapporto stesso ci ha detto)
l'"Osservatorio sulla prostituzione" istituito dal Ministero
dell'Interno ha "partorito" un discretamente corposo Rapporto, che
contiene anche una serie di raccomandazioni al Parlamento per le opportune
iniziative legislative.
Mentre l'Osservatorio lavorava, in Italia riesplodeva la
"questione prostituzione", innescata dal
"sindaco-sceriffo" padovano Zanonato al quale si sono accodati una
pletora di epigoni con fascia tricolore, quasi tutti orientati,
indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenza, al
"law-and-order" ed alla richiesta di misure legislative repressive,
quando non addirittura di poteri di Polizia per i sindaci stessi. Per mesi si
è assistito (e purtroppo si continua ad assistere) ad una incredibile
recrudescenza di una cosa già sconfessata dalla Cassazione, ovvero le
illegali ordinanze anti-prostituzione.
A questa si è poi sovrapposta la sconcertante campagna anti-lavavetri,
trattati tout-court come delinquenti "in quanto lavavetri".
Campagna “anti-poveracci” che si è esaurita dopo qualche settimana grazie a
qualche intervento della magistratura e suppongo anche per intervento di
qualcuno che ai vertici dei partiti di quei sindaci aveva mantenuto un minimo
di decenza. Campagna che è servita quantomeno a darci una migliore idea della
pochezza umana, politica e morale di tanti primi cittadini italiani. Cosa che
peraltro noi, che seguiamo da anni le tematiche della prostituzione, sapevamo
già.
Per settimane, comunque, prostitute, lavavetri ed altri elementi
"marginali" (o presunti tali) sono stati comodo bersaglio di
amministratori locali arroganti che hanno così cercato di nascondere la
propria pochezza, la propria incapacità di fare applicare le leggi esistenti
e di colpire davvero il crimine (invece di colpire i deboli).
Qualcuno in rete, commentando le azioni dei sindaci-sceriffi, ha scritto un
articolo dal titolo formidabile: "Il
ruggito degli incapaci".
Come ben sappiamo, tale campagna stava degenerando anche in rigurgiti
xenofobi, soprattutto anti-rumeni, sciaguratamente cavalcati anche da
politici di livello nazionale, quali Fini, Fassino e l’ex-buonista,
neo-leader del PD e provincialissimo sindaco di Roma Veltroni.
Rigurgiti che fortunatamente il Parlamento Europeo si è affrettato a
stoppare, ma la vicenda ha fatto fare al nostro paese una figura barbina a
livello comunitario.
Non solo un esponente ignorante della Destra come Fini, che si è posto nel
solco di coloro che vaneggiavano su “duecentomila espulsioni”, ma perfino il vicepresidente della Commissione europea e responsabile per Giustizia,
Libertà e Sicurezza (!!!), Franco Frattini, ha
dimostrato la sua totale ignoranza su un argomento che dovrebbe ben
conoscere, finendo per essere pesantemente censurato dal Parlamento Europeo!
Una vera vergogna per il nostro paese, ovviamente passata quasi sotto
silenzio in Italia. Una vergogna per uno dei paesi fondatori dell’Unione
Europea, ridotto dai suoi politici a prendere giuste lezioni di legalità pure
dagli ultimi arrivati nell’Unione.
Tornando al nostro tema specifico, il can-can anti-prostituzione era
comunque partito già mesi prima dell’esplosione dei sindaci-sceriffi, con le
ennesime esternazioni del ministro Amato contro i clienti, con l’inutile
"veltronata" delle telecamere sulla Salaria, per passare attraverso
la tragica vicenda della ragazza romana uccisa con la punta di un ombrello da
una prostituta rumena.
E' stato quindi in mezzo a questo deprimente bailamme e sotto le richieste
incessanti dei sindaci di "avere più potere contro la
prostituzione", che ad inizio ottobre l'Osservatorio ha presentato il
suo rapporto.
Chi legge questo sito sa bene quanta sfiducia io riponessi in tale
organismo, almeno per due motivi:
1) lo ha istituito Giuliano Amato, persona che è un eufemismo dire che
disistimo e che si è espresso da anni su posizioni del tutto illiberali sul
tema prostituzione, oltre che piene di ignoranza. Un bacchettone ignorante
amico di Don Benzi, figuriamoci cosa mi potevo attendere ...
2) la direzione è stata affidata al Sottosegretario Marcella Lucidi,
diessina-cattolica ed ex dirigente dell'Azione Cattolica romana. Anche qui,
con queste premesse catto-comuniste, in epoca di acquiescenza dei politici
(anche e soprattutto "di sinistra") verso la Chiesa (che recentemente
si è espressa per la punizione dei clienti), sulla carta c'era da mettersi le
mani nei capelli (e infatti io me le ero messe) ...
Ebbene, sono lieto di poter dire che, alla prova dei fatti, il lavoro fatto dall'Osservatorio ha
largamente superato le mie aspettative.
Merito, probabilmente, di molte delle componenti che hanno fatto parte
dell'organismo, dal Comitato per la
Difesa dei Diritti delle Prostitute ad alcune delle più
reputate e responsabili organizzazioni di assistenza italiane, nonché di
istituti di ricerca seri come il Parsec.
E non posso non cogliere l’occasione per scusarmi dei miei pregiudizi
verso il fatto stesso di costituire un Osservatorio, nonché di quelli verso la Lucidi. Su Amato, invece, ha
già dato tante “prove di sé” che sono arrivato alla conclusione che deve aver
suo malgrado “subito” le conclusioni raggiunte dall’Osservatorio da lui
stesso promosso, anche se mi rimane la speranza che l’esito dell’”Operazione
Spartacus” lo abbia potuto far meditare sulla fallacia delle sue credenze
anti-prostituzione.
Evidentemente l’Osservatorio è stato costituito e diretto in modo più onesto
di quanto temessi, con la partecipazione di attori qualificati e in maggior
parte non troppo ideologicamente orientati. E quantomeno non era già scritto
che lo sbocco sarebbe stata una proposta repressiva.
Dall'Osservatorio ci si potevano infatti attendere (per lo meno: io mi
attendevo) una di due cose:
1) una svolta repressiva sulla prostituzione, magari con un mix di
idee illiberali mutuate da Don Benzi, Giuliano Amato e i sindaci-sceriffi e
la conseguente sciagurata espulsione delle prostitute dalle strade (con
conseguente "sommersione" del fenomeno)
oppure
2) una svolta in qualche modo "regolamentatrice", che mettesse un
minimo di ordine nella prostituzione italiana.
Dico subito: non è accaduta nè l'una nè l'altra cosa.
Ne è accaduta una terza, molto italiana: non
si è fatto praticamente nulla!
Si parla ovviamente non di decisioni concrete ma di proposte, che però
dovrebbero avere un loro consistente peso in un eventuale futuro dibattito
legislativo.
Perchè, allora, ho dichiarato una certa soddisfazione?
Perchè non solo il Rapporto
dell'Osservatorio ha rifiutato le idee di Don Benzi e dello stesso Amato, ma
addirittura ha "raccomandato" CONTRO le richieste illiberali e
proibizioniste!
In altre parole, in modo
esplicito il Rapporto dice che la prostituzione non è un problema di ordine
pubblico, non è identificabile con la schiavitù, non deve essere vietata e
deve essere esplicitamente consentita anche in strada!
Il Rapporto contiene infatti frasi e conclusioni che da anni
attendevamo (senza sperarci) di sentire da un organismo istituito da vertici
politici:
"Per
valutazione ampiamente condivisa, la realtà attuale della prostituzione è
poliedrica [...] È difficile ridurre chi si prostituisce in una sola
immagine. Tra l’autodeterminazione e lo sfruttamento esistono tante sfumature
dipendenti dalle motivazioni personali, dal vissuto di chi decide di stare
sulla strada. Sono motivazioni che, a volte, fanno anche mettere in conto,
accettare di essere fonte di altrui guadagni illeciti perché la prospettiva
di poter contare su una disponibilità economica prevale sul
"prezzo" dello sfruttamento."
"La
prostituzione, tuttavia, non deve essere considerata un fattore da reprimere
perché capace di influenzare negativamente la sicurezza pubblica - idea che
storicamente si è risolta nella mera repressione di chi la esercita - bensì
un elemento complesso da gestire in un’ottica di sicurezza sociale."
"Servono,
quindi, politiche integrate, piuttosto che ricette "monodose" come
quelle che intendono ridurre la prostituzione a mera questione di ordine
pubblico. E non è poca cosa che uno Stato che condanna la violenza valuti che
le proprie decisioni non isolino, non espongano a maggiore rischio le vittime
dello sfruttamento e della tratta e, per l’effetto, non si avvantaggino i
loro aguzzini, nonchè le persone che si prostituiscono, spesso in condizioni
di marginalità.
Nel contesto italiano, interessato da processi migratori attraverso i quali
agiscono traffici finalizzati allo sfruttamento, la proibizione tout court
della prostituzione avrebbe questa conseguenza. Entrerebbe in clandestinità
una attività difficilmente eliminabile e verrebbero bandite insieme alle prostitute
e ai clienti anche le persone rese schiave sfruttate: tutti quanti soggetti
di una società apparentemente più indisturbata ma non per questo più al
riparo dalle violenze.
Il rischio esiste anche col divieto assoluto di prostituzione in
strada."
Sono cose che in questo sito diciamo da anni e credo di poter dire che
non siamo stati in tanti, sui media, a dirlo in modo esplicito.
Sono affermazioni, quelle del Rapporto, che in Italia, da parte di un
organismo istituzionale, non si erano probabilmente mai sentite.
E il cui significato, in quel momento, è stato: non ascoltate Don Benzi,
Amato, i vescovi e neppure le richieste dei sindaci-sceriffi.
In un momento come l’attuale è molto ma molto di più (e di meglio) di
quanto mi aspettassi.
Ovviamente, sto guardando il "bicchiere mezzo pieno".
Se guardo quello "mezzo vuoto", devo rilevare una sconcertante
"rivalutazione" della Legge Merlin (della quale si sottolineano
alcuni lodevoli intenti, che infatti c'erano, ma si evita di riconoscere che
molti di essi non solo sono falliti, ma addirittura hanno peggiorato la
situazione) ed il pervicace rifiuto di trarre le conseguenze delle proprie
stesse raccomandazioni.
In due parole: si dice "c'è
disagio e allarme tra i cittadini per la prostituzione di strada", si
dice pure "non togliamo le
prostitute dalle strade per non mandarle in clandestinità" ma non ne si trae la logica conseguenza:
Eros Center, ovvero le
prostitute al chiuso ma non in clandestinità.
Un politico esperto di tanti anni fa, Palmiro Togliatti, diceva che “quando si sbaglia nell’analisi, si
sbaglia poi anche nella politica”.
Togliatti, esponente di una generazione di uomini politici di ben altra pasta
di quelli attuali (in qualunque parte dello schieramento fossero),
probabilmente dava per scontato che prima si facesse l’analisi per poi
agire di conseguenza.
L’Osservatorio invece sembra essere un perfetto paradigma della politica
italiana attuale, con poche eccezioni: si fa l’analisi (quando la si fa) e
poi … la si ignora!
E si agisce (o si propone) in modo del tutto indipendente dai risultati
dell’analisi. L’analisi sembra essere quasi un paravento dietro il quale
vengono celate decisioni in qualche modo prese “a priori”. In questo caso la
decisione a priori evidentemente doveva essere, per la maggioranza degli
attori che hanno contribuito all’Osservatorio, “non ammettiamo in nessun modo le case chiuse, pur riconoscendo la
legittimità della prostituzione”.
In pratica, l'Osservatorio ha
detto che la cosa migliore è lo STATU-QUO: prostitute straniere in gran
parte in strada (e pure "legittimate" a starci, tranne qualche
eccezione), come in una specie di "Eros Center a cielo aperto".
Ma il Rapporto svicola bellamente (e
direi incredibilmente) sulle proposte di LEGALIZZAZIONE AL CHIUSO, come
se non fosse proprio questa la richiesta che da anni arriva pressante
dal Paese e come se non fosse proprio quella una delle principali alternative
in ballo, con tanto di esempi all’estero da esaminare con attenzione!
Ciò vuol dire andare contro alle esigenze dei cittadini, delle
prostitute straniere e degli stessi clienti (ai quali negli intenti
dell’Osservatorio, qui probabilmente su spinta di Amato, viene perfino
addossato l'onere di scoprire l'età delle prostitute!).
Chi ci guadagna dalle indicazioni dell’Osservatorio?
Secondo me:
- ci guadagnano (purtroppo) i papponi,
che contineranno a godere dello sfruttamento del mercato di livello economico
medio-basso, che altrimenti starebbe in maggior parte al chiuso e in luoghi
facilmente controllabili.
- ci guadagnano certe associazioni
che dell'assistenza di strada hanno fatto un business; questo atteggiamento,
la "difesa del business", era ormai evidente da tempo, si veda la
levata di scudi di fine 2006 per far rientrare rumene e bulgare sotto
l'Art.18 o l'opposizione esplicita di alcune di queste organizzazioni alla
legalizzazione al chiuso. Da questo punto di vista sono invece prontissimo a
riconoscere allo scomparso Don Benzi la piena sincerità di intenti, per
quanto deprecabile: lui avrebbe voluto davvero mettere fuorilegge ed
eliminare totalmente la prostituzione, anche rinunciando a quella parte del
suo "business" ...
- ci guadagnano (o, almeno, non ci perdono) le prostitute italiane che evitano il pericolo che una nuova legge
(magari dopo un tormentato e stravolgente iter parlamentare) vada
eventualmente a toccare loro interessi (dal pagamento delle tasse alla
possibile concorrenza al chiuso), anche se su questo argomento probabilmente
non c'è atteggiamento uniforme tra le prostitute italiane stesse
- ci guadagnano i politici ... che
possono così lasciar cadere la patata bollente di una nuova legge organica!
Visto che le conclusioni dell'Osservatorio diventavano inevitabilmente
l'orientamento della maggioranza e viste anche le reazioni niente affatto
infuocate dell'opposizione (critiche davvero blande, anche in rapporto al
quotidiano scannarsi a parole su tutti gli argomenti ...), entrambi gli
schieramenti mi erano subito sembrati prontissimi a lasciar cadere la
questione, magari non appena varato un eventuale provvedimento bi-partisan
"a difesa delle minorenni" (ovvero per colpire i clienti delle
minorenni, per quanto ignari dell’età delle sex workers).
Chi ci perde?
- le prostitute straniere,
che in maggioranza ancora oggi non riescono ad affrancarsi dai magnaccia e non
avranno un’alternativa legalizzata e organizzata al chiuso.
- i clienti, che non potranno
usufruire dei vantaggi della legalizzazione al chiuso e ai quali viene
perfino chiesto, nei fatti, di sostituirsi alla Polizia nello scoprire l’età
delle prostitute.
- i cittadini tutti, che
continueranno a vedere ventimila prostitute in strada e che nel caso
ottimistico che gran parte di loro riesca a spostarsi al chiuso in
appartamenti privati se le ritroveranno nell’appartamento accanto al proprio,
traffico di clienti compreso.
E’ anche pur vero che per prostitute straniere e clienti il forte NO alla repressione detto
dall’Osservatorio è un fatto estremamente positivo, pur nella delusione della
scelta immobilista.
Il Disegno di Legge del Governo.
Sulla base delle conclusioni dell’Osservatorio, il Governo ha poi
approntato un suo Disegno di Legge, che doveva essere discusso a dicembre in
Consiglio dei Ministri.
Tale DDL prevedeva sostanzialmente:
- il ribadito divieto
dell’organizzazione della prostituzione al chiuso, con riconferma
sostanziale della Legge Merlin sul divieto di “case chiuse” (con formulazioni
addirittura “peggiorative” in senso repressivo).
- inasprimento delle pene per i
clienti delle minorenni, con proposta di inescusabilità della mancanza di conoscenza dell’età della
persona offesa (ovvero, un cliente che va con una diciassettenne che sembra
una ventenne, cosa che accade spesso, non potrebbe difendersi con questo
argomento).
- la depenalizzazione per chi affitta
(individualmente).
- la dichiarata liceità della
prostituzione in strada (con divieto delle famigerate
"ordinanze" sindacali indiscriminate, obbligo per i sindaci di
individuare ed esplicitare pubblicamente le singole aree vietate e
proibizione del divieto totale di prostituzione sul territorio comunale).
In sostanza, i primi due sono provvedimenti repressivi e molto
discutibili.
Quello sulle minorenni è il classico provvedimento
terroristico-propagandistico che inasprisce pene in realtà già
sufficientemente dure se venissero applicate, con l’aspetto peggiorativo di
una discutibilissima “inescusabilità”. La cosa che disgusta è che il
controllo delle minorenni sarebbe invece facilissimo all’interno degli Eros
Center, che invece il primo punto ribadisce essere illegali!
In altre parole, l’impianto del DDL afferma, sulla base del Rapporto
dell’Osservatorio, che il luogo privilegiato di esercizio della prostituzione
straniera in Italia è e deve rimanere la strada.
L'Osservatorio e il conseguente DDL dicono: non cambiamo la Merlin, quindi non legalizziamo
gli Eros Center, e le prostitute in strada ci possono stare (così le
controlliamo meglio).
Ma allora, se il "luogo pubblico
controllabile e controllato" della prostituzione in Italia è la strada
(e non l'Eros Center) è responsabilità delle Forze dell'Ordine garantire la
non presenza in tale luogo delle minorenni!
E così come un cliente che entra in un Eros Center estero, anche il cliente
di strada in Italia, nella situazione attuale e prefigurata anche per il
futuro dall'Osservatorio e dal DDL, ha il diritto di ritenere che le
prostitute che esercitano nel "luogo pubblico controllato" siano
maggiorenni!
Con quale coraggio
potrà lo Stato condannare un cliente che è andato con una minorenne senza
saperlo, quando magari tale prostituta è su quella strada da due settimane o
un mese senza esservi stata tolta dalla Polizia?
Come si può pensare di essere ritenuti credibili come governanti se da una
parte si dice "per i cittadini la
prostituzione di strada è un disagio" (vero), si dice pure "ma la prostituzione non deve essere
mandata in clandestinità nel privato nascosto" (vero anche questo) e
non solo non se ne trae l'unica logica conseguenza (Eros Center: ovvero
prostituzione al chiuso ma "pubblica", non clandestina e
controllata) ma anche si scarica sul cliente
la responsabilità di conoscere un dato, l'età della prostituta, che solo la Polizia ha strumenti per
arrivare a conoscere con buona certezza?
Gli altri due punti, invece, sono molto positivi.
La depenalizzazione per chi affitta a prostitute singole viene
incontro in particolare alle esigenze delle neo-comunitarie, anche se si
aprono interrogativi sulla possibile incoerenza con l’altra parte del DDL
quando si pensi ad un intero stabile tutto affittato a prostitute dallo
stesso proprietario (visto che si dice che è punibile chiunque “ha la proprietà, l'esercizio, la
direzione, l'amministrazione o il controllo, anche non esclusivi, di locali
aperti al pubblico dove si esercita la prostituzione”, come verrà
considerato il proprietario (ma anche l’amministratore) di un’intero palazzo
tutto “adibito alla prostituzione”?).
La dichiarazione della liceità della prostituzione di strada, da parte
sua, se tradotta in legge metterebbe finalmente termine agli abusi dei
sindaci-sceriffi, che hanno quest’anno dato miserevole spettacolo di loro
stessi (e non solo contro la prostituzione, ma contro gli emarginati e i
poveracci, basti pensare allo squallore della crociata fiorentina contro i
lavavetri).
In modo per nulla sorprendente, il DDL ha suscitato opposizioni all’interno
della stessa maggioranza, tanto che la sua discussione in Consiglio dei
Ministri è stata più volte rinviata.
Ad oggi, fine anno 2007, l’impressione è che anche tale Disegno di Legge
andrà a raggiungere tutte le altre proposte che si sono accumulate a prendere
polvere sugli scaffali del Parlamento.
La verità, purtroppo, è che ai politici italiani della
prostituzione e dei problemi delle prostitute, soprattutto straniere,
interessa poco e nulla e che ne parlano solitamente solo a scopo
propagandistico, felicissimi di lasciar cadere la "patata bollente"
appena possono.
Inoltre oggi c’è un’aria di "inciucio" ideologico tra
centro-sinistra e cattolicesimo anche retrivo (vedi Partito Democratico) che
lascia presagire scarse possibilità di scelte coraggiose da parte di alcuni
dei principali attori politici.
Che in questa situazione anche questo DDL si possa arenare, magari
definitivamente, non sorprende.
Il Referendum de “La Destra” per l’abolizione
della Legge Merlin.
Mentre il DDL del Governo si incagliava e dubbi sorgevano sul fatto
che possa tornare all’ordine del giorno, la nuova formazione politica de “La Destra”, quella di
Storace, Bontempo e la
Santanchè, rompeva gli indugi e annunciava una raccolta di
firme per un Referendum volto all’abolizione della Legge Merlin.
L’operazione mi appare come un furbesco ma, beninteso, legittimo
espediente per far parlare di sé, da parte di una formazione appena nata,
raccogliendo un sentimento diffusissimo nel Paese.
Bisogna comunque dire che quello della “riapertura delle case chiuse” è da
sempre un cavallo di battaglia della Destra italiana, almeno di quella non
confessionale, quindi la legittimità “morale”, oltre che politica,
dell’iniziativa ci sta tutta.
La stessa Santanchè poi si è spesso espressa in tal senso negli anni passati
(anche se secondo me con una deplorevole superficialità, vedi la sua
controproducente ossessione per il “far pagare le tasse alle prostitute”,
cosa che propagandisticamente può andare anche bene ma dal punto di vista dei
risultati pratici molto meno).
Dal mio punto di vista, che pure politicamente mi colloco all’opposto di tale
formazione, non ho difficoltà alcuna a dichiarare il mio appoggio
all’iniziativa, soprattutto visto l’immobilismo della maggior parte del resto
del ceto politico (fatta eccezione per alcuni esponenti della Sinistra, come
l’On.Poretti e qualche altro).
E suppongo che non ci debbano essere difficoltà a raccogliere il numero di
firme necessarie per indire la consultazione. Non credo inoltre che ci
possano essere ostacoli di tipo costituzionale che impediscano il referendum
su una legge come la
Merlin.
Il mio fortissimo timore, però, è che tale
iniziativa possa rimanere vittima dell’ormai cronica apatia e pigrizia degli
italiani nei confronti dei Referendum.
In mancanza di appoggio da parte di grosse formazioni politiche
il mancato raggiungimento del quorum
sarebbe probabilissimo, pur se gli italiani le “case chiuse” le vogliono,
come risulta da ormai decenni di sondaggi.
Do infatti assolutamente per scontato che quel coacervo amorfo, acquiescente
alla Chiesa, che si chiama Partito Democratico non darebbe alcun appoggio al
referendum ma temo che lo stesso potrebbe valere anche per Forza Italia o
come diavolo Berlusconi ha deciso di chiamare la sua “nuova” creatura, per
non parlare ovviamente dei partiti dichiaratamente cattolici quali UDC e
UDEUR.
In quanto alla sinistra cosiddetta “estrema” temo che difficilmente
sposerebbe una battaglia promossa da chi sta all’esatto opposto dello
schieramento politico, anche se questo è proprio un tipico tema “trasversale”
sul quale invece si potrebbero trovare accordi sulla base della razionalità e
non dell’ideologia. La Lega
e forse AN potrebbero appoggiare la proposta, ma dubito che basterebbe …
Un mancato raggiungimento del quorum darebbe alla Legge Merlin una apparente
ri-legittimazione “popolare” che sarebbe disastrosa per ogni prospettiva
di legalizzazione della prostituzione al chiuso: una vera sciagura.
Il pensare che il popolo italiano possa dimostrare nell’occasione una
maturità politica e civica sufficiente per cogliere la palla al balzo e
decidere con la propria testa, sia sull’andare al voto referendario che su
come votare, su un problema che comunque sente sulla sua pelle, è dare al
popolo italiano un credito che al momento purtroppo non mi sento di dare.
Però, potrei sbagliarmi. Magari gli italiani potrebbero cogliere l’occasione
proprio come protesta contro l’immobilismo dei propri politici,
votando contro il non decisionismo o l’opposizione al referendum basata sulla
vuota retorica, e questa è una possibile argomentazione che mi auguro sia
molto spinta dal comitato promotore.
E’ in ogni caso indispensabile far capire agli italiani che una
eventuale sconfitta nel referendum o il mancato raggiungimento del quorum
comporterebbero la sicura scomparsa di ogni prospettiva di “riapertura delle
case chiuse” per diverse decadi a venire. Bisogna far capire ai cittadini
quanto assolutamente determinante sia il loro voto su questo argomento
che i politici stanno volutamente lasciando “marcire” da decenni. Un voto
che, se fallito, sarebbe stata l’ultima
occasione possibile per cambiare la situazione.
Come in quasi tutte le questioni, determinante sarebbe la
pubblicizzazione delle ragioni referendarie, ovvero il controllo dei media. E
tale controllo dubito che sarebbe non dico dalla parte dei promotori del
referendum ma neppure equilibrato: sarebbe dalla parte del potere politico
volto al fallimento del referendum, salvo eventuali clamorose prese di
posizione all’interno dei maggiori schieramenti.
Speriamo bene …
La morte di Don Benzi e il futuro
dell’ideologia repressiva in Italia.
Altro avvenimento topico del 2007 è stata la scomparsa di Don Benzi, nella notte
tra l’1 e il 2 novembre 2007, per un attacco cardiaco.
Di questo ho già scritto, anche in un editoriale a parte, e non ho null’altro
da aggiungere.
Piuttosto, mi interessa ora capire quale possa essere il futuro
dell’ideologia repressiva che lui ha incarnato e rappresentato al suo
“meglio” per tanti anni.
Certamente la sua perdita è un brutto colpo per i suoi sostenitori e non sarà
facile per loro trovare un sostituto altrettanto carismatico ed abile nello
sfruttare i media.
A fine dicembre 2007 la sua associazione ha organizzato nel suo nome una
fiaccolata a Roma, idea di cui lo stesso Don Benzi aveva avuto la paternità
mesi prima, contro ogni proposta di legalizzazione e nello specifico contro
il pur timidissimo e contraddittorio DDL del Governo: è stata un FIASCO totale.
Gli organizzatori si aspettavano diecimila persone da tutta Italia,
come risulta da dichiarazioni riportate dei media nelle settimane e nei
giorni precedenti, ne sono arrivate duemila. E la cosa si è
immediatamente spenta nel silenzio quasi totale dei media, che già è chiara
indicazione del clamoroso fallimento dell’iniziativa.
E’ già l’effetto della mancanza di Don Benzi?
Io non credo sia solo quello: le idee di Don Benzi erano già in netta
crisi da molto prima della sua morte.
Come rilevai a suo tempo, ormai né i politici nè i media gli davano più di
tanto credito, trattandolo sempre più (a cominciare da Bruno Vespa, uno che
sa fiutare da che parte tira il vento) come un pittoresco “grillo parlante”
dalle idee improponibili. Le conclusioni dell’Osservatorio sulla
Prostituzione, istituito da un suo amico ed estimatore quale Giuliano Amato!,
hanno solo esplicitato pubblicamente la sconfitta (almeno per ora) delle sue
tesi e l’isolamento della sua associazione all’interno non solo delle organizzazioni
di assistenza in strada in generale ma anche tra quelle di orientamento
specificamente cattolico.
Se questi siano i primi segni dell’inaridimento di una ideologia
repressiva e menzognera che ha dominato il dibattito mediatico negli ultimi
dieci-quindici anni io non lo so e non oso sperarlo.
Certo, però, è che per come era iniziato l’anno non avrei mai osato sperare
neppure che finisse con la sconfessione pubblica di quelle idee, da parte di
associazioni del settore e da parte di organismi politici di vertice.
La battaglia continua.
La battaglia per la legalizzazione della prostituzione organizzata al
chiuso in Italia sarà ancora lunghissima.
Nel 2007 ho deciso di pubblicare una Petizione al proposito. Petizione che,
come peraltro mi aspettavo, ha ottenuto un numero molto limitato di adesioni.
Del resto se una cosa del genere non viene pubblicizzata a livello nazionale
(ed io ho smesso di pubblicizzarla in rete dopo sole poche settimane) è
inevitabile che raccolga poco anche per pura non conoscenza da parte dei
cittadini. Peraltro basta prendere uno dei tanti sondaggi fatti a livello
nazionale sul tema delle “case chiuse” per sapere quanto sia forte sia
l’appoggio della gente alle proposte di legalizzazione al chiuso.
Ma la petizione non è stata fatta per mostrare che la gente vuole le “case
chiuse”, questo lo sapevamo già. Non è stata fatta per raccogliere migliaia
di firme, è stata fatta per mettere dei punti fermi di una proposta di
soluzione del cosiddetto “problema” della prostituzione in questo Paese.
Alcuni di questi punti fermi, relativi alla liceità della prostituzione e
alla non punibilità dei clienti, sono stati pienamente accolti dalle
conclusioni dell’Osservatorio. Altri, invece, sono stati rifiutati, con le
evidenti situazioni di incoerenza logica che ho precedentemente illustrato.
La battaglia, quindi, continua.
Buon 2008.
Jonathan, 31 dicembre
2007
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