Un paese bloccato.

 

Due anni, scivolando lentamente verso la palude.

 

Ogni anno, verso la fine di dicembre, preparo il mio editoriale. Faccio il punto della situazione, per come io la vedo, ripercorrendo gli avvenimenti che giudico più significativi dell’anno che sta per finire sui temi della prostituzione, della morale, della libertà.

 

Di solito non faccio fatica a trovare motivi di riflessione.

 

Quest’anno, stranamente, faccio più fatica del previsto. E forse comprendo anche il perché.
Perché quest’anno, il 2010, in Italia sembra essere nient’altro che la continuazione dell’anno precedente.

 

Rileggo l’editoriale di fine 2009 e mi accorgo che questi ultimi due anni sembrano essere passati come un periodo unico, una lunghissima evoluzione da un presente che ormai sembra inaccettabile ai più verso un futuro dai contorni del tutto incerti.

 

Stessa crisi economica, stessi “scandali” berlusconiani a base moralistica (ieri l’altro Noemi, ieri D’Addario e Villa Certosa, oggi Ruby), stessi attacchi allo Stato di Diritto, stesse prove tremende del livello infimo della nostra classe politica (culminate con la recentissima compravendita di voti in Parlamento, con esibizioni di disgustoso livello non solo politico ma anche anche personale).

 

E stessi discorsi retorici sulla “dignità delle donne”:
il quotidiano “L’Unità” continua una piuttosto grottesca campagna contro la “pubblicità sessista” (ricevendo un imbarazzante sostegno pure da ambienti di estrema destra), prendendo di mira ogni cartellone dove compaiano un paio di gambe di donna, ipocritamente incurante del fatto che già alcuni suoi lettori hanno fatto notare come lo stesso quotidiano abbia usato un “lato B” femminile per pubblicizzare la propria campagna abbonamenti!

 

 

 

Per quanto riguarda la prostituzione, stessi attacchi dei sindaci-sceriffi e il Carfagnum ancora congelato.

 

 

 

La nuova direttiva UE sul traffico di esseri umani.

 

Unica vera novità, non molto positiva, è arrivata nelle ultime settimane dell’anno dall’Unione Europea: il Parlamento Europeo ha votato una nuova direttiva contro il traffico di esseri umani, cosa in sé lodevole ma, come al solito, il diavolo si nasconde nei dettagli.

 

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&language=EN&reference=P7-TA-2010-0471

 

Questa direttiva prevede infatti anche la possibilità di colpire i clienti delle sex worker, se costoro sono al corrente del fatto che le suddette siano “trafficate”.

 

Il concetto, di per sé giusto e che riprende recenti modifiche alla legge finlandese (massimo risultato che la pressione nazifemminista svedese è finora riuscita ad ottenere sul paese confinante), comporta oggettivamente il rischio di interpretazioni allargate ed arbitrarie.

 

Secondo le menzognere visioni alla Don Benzi, che purtroppo ogni tanto tornano fuori in questo paese (ma non solo qui), “tutte” le sex workers sarebbero trafficate, quindi “ragionando” in questo modo la condanna di qualsiasi cliente dovrebbe essere scontata.
Ovviamente qualsiasi giudice con il livello minimo di preparazione giuridica (e di decenza) si preoccuperà invece di verificare la realtà dei fatti e di trovare prove a carico delle accuse, tuttavia il pericolo in generale esiste.

 

Pia Covre, una che non può essere certamente accusata di essere accondiscendente con la tratta o chi la aiuta, ha commentato l’accaduto con toni giustamente preoccupati:
“Evidentemente non sono state prese in considerazione le molte informazioni che abbiamo inviato ai Parlamentari e che dimostrano come criminalizzare i clienti sia controproducente e aumenti la vulnerabilità delle sex workers. Spesso sono proprio i clienti ad aiutare le donne che si trovano in strada ma in futuro se rischiano di essere denunciati non lo faranno più. Ha vinto la linea dei Paesi scandinavi, in particolare la Svezia, dove la posizione ideologica oltranzista delle femministe hanno da anni stabilito leggi contro i clienti maschi che comprano sesso da donne. Leggi che discriminano le sex workers con buona pace del rispetto dell'autodeterminazione femminile."
http://www.lucciole.org/content/view/641/14/

 

Senza fasciarsi preventivamente troppo la testa, certamente la cosa deve far suonare qualche campanello di allarme: nei paesi di razionale e liberale regolamentazione, come la Germania, probabilmente la direttiva avrà effetto pratico nullo (se non eventualmente quello lodevole di colpire quei pochissimi clienti oggettivamente e dimostrabilmente al corrente dello stato di costrizione delle sex workers), mentre nei paesi in mano all’ignoranza, alla menzogna e alla repressione (e tra questi l’Italia sta in alto su tale poco onorevole classifica) questa direttiva potrebbe essere usata strumentalmente in senso illiberale.

 

 

 

Assange e il nazifemminismo scandinavo.

 

Del resto, l’altro avvenimento rilevante del 2010 che, indirettamente ma non troppo, ha qualche relazione con la prostituzione è stata la vicenda di Assange e del suo mandato di cattura svedese.

 

Mandato di cattura basato su imputazioni risibili, che solo in un paese tristemente nazifemminista come la Svezia potevano trovare spazio e che infatti hanno fatto ridere (amaramente e con incredulità) tanti nel mondo.

 

L’auspicio è che tale fatto abbia aperto gli occhi a tanti sulla realtà illiberale del nazifemminismo svedese.

 

http://jonathanxforum.byethost14.com/viewtopic.php?f=18&t=589&start=0

 

 

 

 

Togliamocelo di torno.

 

Tornando all’Italia, poco di nuovo sul fronte delle ordinanze: solita arroganza bipartisan dei sindaci-sceriffi, soliti abusi.

 

E solito Premier che rifiuta pervicacemente di abbandonare una poltrona sempre più tarlata ma ancora in piedi.

 

In effetti, questi due anni sembrano davvero una lenta, forse inesorabile (spero) agonia politica di un uomo che vuole continuare fino all’ultimo a difendere ogni briciola del potere che ha e che ha costruito comprando e corrompendo moralmente (si attenda la sentenza Mills definitiva per poter dire anche materialmente) le persone.



Due anni “bloccati” attorno ai problemi giudiziari e personali di questo individuo, una cosa inconcepibile.

 

Non completamente bloccati solo per fatti altamente negativi che il suddetto individuo e gli scagnozzi di cui si circonda hanno favorito, come il “nuovo corso” dei rapporti sindacali e le idee marchionniane, che sono il tentativo di dare l’ennesima e probabilmente definitiva spallata ad un sistema di rapporti sociali che da vent’anni è sotto attacco da parte del “liberismo”, con le conseguenze sul mercato del lavoro (precarietà, crollo della professionalità del lavoro, diminuzione dei salari, ecc.) che solo un cieco può non vedere o può non imputare in parte grandemente maggioritaria proprio a quella classe imprenditoriale incapace ed arrogante che Marchionne rappresenta.

 

Anche se non si vedono grandi prospettive di alternativa, è chiaro che l’allontanamento dal potere di quella persona, il satiro che va con escort da 1000 euro a botta e perseguita i clienti da 30 euro, è diventato imprescindibile per poter cercare di far ripartire il paese.
E non sarà facile riuscirci.

 

In quanto alle prospettive della prostituzione in Italia, il quadro legislativo è bloccato come tutto il resto (e probabilmente è meglio così).


Salvo che, e non mi stupirebbe nemmeno un briciolo, come già accaduto in altre occasioni in cui voleva ottenere visibilità a buon mercato sparando sulla “Croce Rossa” delle sex workers e dei clienti, magari cercando così anche di non parlare dei suoi guai giudiziari, questo impresentabile ed ipocritissimo Premier decida di far ripartire il Carfagnum.
Se, come pare, a gennaio ci sarà il vero “redde rationem” per Berlusconi, con la sentenza della Consulta (che, cosa angosciantemente sospetta, secondo alcune indiscrezioni potrebbe slittare ancora) e presumibilmente il consuntivo di nuove “campagne acquisti” tra i parlamentari, allora quello potrebbe essere per lui il momento per riesumare il provvedimento, spacciandolo come ennesimo caso di dispositivo “di sicurezza” approntato dal cosiddetto “governo del fare”.

 

Anche per questo, ma ovviamente non solo per questo, mi auguro che l’indegno individuo che siede a Palazzo Chigi sia sostituito al più presto.
Qualsiasi persona che lo sostituisca, o quasi, difficilmente si dimostrerà peggiore.

 

 

Buon Anno.

 

 

 

Jonathan, 26 dicembre 2010