Vento d'autunno.

Come spesso accade, soprattutto se qualche politico ci mette il becco (vuoi perchè sono in vista le elezioni, vuoi che debba distogliere l'attenzione del pubblico da altre cose, vuoi che abbia fatto ... delle promesse), il tema della prostituzione quest’autunno è ritornato di attualità in Italia.

 

Se ne erano avute le avvisaglie già in estate, con il diffondersi di incredibili affermazioni sul dilagare della prostituzione minorile nelle strade, con affermazioni relative addirittura a migliaia di bambine di 7-8 anni prostituite!

 

Lungi dall’essere solo la solita “bufala estiva”, questo era il segnale di una nuova stretta contro la prostituzione adulta, utilizzando (“more solito”) la scusa di una quasi inesistente prostituzione infantile. Era come il bombardamento di artiglieria che precede l’attacco della fanteria ...

 

Infatti poche settimane dopo il governo Berlusconi riprendeva in mano, cercando di peggiorarlo!, il già infelice disegno di legge Fini-Bossi-Prestigiacomo.

 

Come era peraltro prevedibile e come sta avvenendo un pò in tutti i campi, questo governo ormai al suo triste autunno politico (oramai inoltrato ...) sembra voler chiudere (mi auguro! ...) la sua infelice esperienza facendo danni anche nel campo della legislazione sulla prostituzione, argomento che pure sembrava aver accantonato per contrasti interni.

 

Non vorrei, però, soffermarmi molto su queste recenti proposte governative (pessime) che criminalizzano la prostituzione di strada, senza proporre la benchè minima alternativa praticabile: mi limito a dire che si tratta di un affrettato provvedimento che peggiora ancora di più un disegno di legge che già faceva acqua da tutte le parti.

 

La cosa grave è che se l'attuale maggioranza "blinda" il progetto e lo fa votare in blocco, per potersi presentare alle elezioni avendo mantenuto la promessa di Berlusconi "ripulirò le strade", si rischia veramente di avere una legge repressiva che costringerà migliaia di prostitute a nascondersi negli appartamenti procurati loro dai magnaccia, scomparendo alla vista delle forze dell'ordine e degli operatori sociali, con ovvii rischi.

 

C’è solo da sperare, a questo punto, ad un silenzioso insabbiamento della cosa, dato che anche nella maggioranza non sembra neppure stavolta esserci unanimità di opinioni ...

 

 

Mi dilungherò solo un poco, invece, sull'ennesimo caso di "dati" sulla prostituzione "sparati", senza alcuna base di ricerca, da un'organizzazione come la Caritas Italiana, che ha il coraggio di parlare di "50.000 prostitute straniere schiave in Italia", bufala ovviamente subito riportata senza critica da quotidiani e telegiornali.

 

Intanto bisogna dire che essere un'organizzazione (ovviamente) ideologicamente orientata contro la prostituzione non giustifica il diffondere dati privi di alcun fondamento, fatti solo per ingigantire enormemente il fenomeno della tratta, a puro scopo propagandistico. Così come non giustifica i giornalisti che accolgono acriticamente quei dati che, non basandosi su alcuna ricerca scientifica, possono tranquillamente essere considerati inventati, al pari delle 80.000-100.000 schiave di cui in qualche occasione ha parlato Don Benzi. Dato che in anni passati la Caritas Italiana sembrava aver accettato, almeno per il numero totale, le stime numeriche più attendibili (vedi ricerca del Parsec), che parlano di circa 20-25.000 straniere, mi auguro che la Caritas non stia cercando, per motivi di propaganda, una "mediazione a spanne" tra le 100.000 "tutte schiave" di Don Benzi e le 25.000 straniere "volontarie al 90%" delle ricerche più accreditate ...

 

Per la verità, se i giornali hanno subito strillato sulle “50.000 schiave”, il responsabile nazionale della Caritas per il coordinamento sul tema prostituzione, Don Giancarlo Perego, si sarebbe espresso in modo più articolato, avendo affermato (lo traggo da uno dei tanti siti che lo hanno riportato, http://www.ultimapagina.it/index.php?option=com_content&task=view&id=235&Itemid=5):  “Sono circa 50 mila le vittime della tratta di esseri umani per scopi sessuali giunte sul territorio italiano tra il 2000 e il 2004'' e che ''Quasi 30 mila hanno raggiunto in qualche modo i servizi sociali, legali, sanitari presenti sul territorio''.

 

Cifra enorme e per me incredibile, quella delle 50000 in più in 5 anni, soprattutto se venisse intesa come prostituzione straniera in aggiunta alle 25.000 già esistenti in strada nel 2000, oltretutto negli anni delle espulsioni della Bossi-Fini! Ma ammettiamo per un momento di accettarla, così come per un momento prenderò per buone tutte le cifre fornite dalla Caritas.

 

Peccato che lo stesso Perego si tiri subito la zappa sui piedi citando i dati sui permessi di soggiorno concessi dall’Art. 18 della Legge 189/02: i permessi di soggiorno concessi per protezione sociale fino al 31 dicembre 2004 sono stati 4.286 e supereranno, alla fine del 2005, le 5.000 unita”. Perciò, se in Italia fossero state contattate dai servizi sociali, in media, 6000 prostitute all’anno (30.000 in cinque anni) e fossero stati concessi circa 830 permessi all’anno (5000 in 6 anni) “per schiavitù” (in realtà sappiamo bene che la legge non va a controllare necessariamente lo stato effettivo di schiavitù, se non c’è denuncia), vorrebbe dire che il rapporto tra le “schiave liberate” ed il totale delle contattate è, guarda caso, del ... 13-14%! Dico guarda caso perchè ormai dovrebbe essere arcinoto che la stima delle schiave sta tra il 10 ed il 20% del totale. Insomma, Don Perego sta dando ragione al Parsec, non a Don Benzi e ... neppure a stesso!  

Delle 50.000 ipoteticamente arrivate, perciò, ben 25.000 (30.000 meno le 5.000 alle quali è stato concesso il permesso) sarebbero risultate “non schiave”. E non è possibile quindi che siano arrivate “50.000 prostitute vittime della tratta” in Italia! Non si vede quale motivo ci sarebbe, poi, per pensare ad una diversa distribuzione della percentuale di schiave nelle 20.000 rimanenti che si sostiene siano le “non contattate” dai servizi sociali e sanitari (anche perchè se le si stima quantitativamente, vuol dire che i canali di arrivo sono i “soliti noti”, o almeno così dovrebbe essere se non si danno i numeri a caso ...), perciò anche per queste saremmo sulle 3000 “schiave” e 17.000 “volontarie”. Insomma, alle 50.000 schiave proprio non ci si riesce ad avvicinare neppure lontanamente ...

 

Per inciso, la percentuale non cambierebbe molto neppure accettando la lamentela di Don Perego: “Confrontando il dato dei permessi per protezione sociale tra il 2000 e il 2004 (pari a circa 4.000) e il numero delle persone assistite dai programmi (pari a circa 6.500) si registra uno scarto di quasi il 35% tra permessi di protezione sociale e donne assistite in protezione sociale''. Perchè se anche i permessi fossero 6500, contando 30.000 prostitute saremmo sempre sul 20%. Del resto, la legge italiana è così “generosa” (anche giustamente) nella concessione di quel permesso (ricordiamo che la legge non le obbliga neppure a denunciare gli sfruttatori) che riesce difficile pensare che le 2500 “mancanti” abbiano concreto titolo per riuscire a farsi passare come “schiave”: evidentemente non lo sono affatto e hanno solo deciso di approfittare dei programmi di assistenza sociale per farsi aiutare (magari per trovare un’alternativa lavorativa alla prostituzione).

 

Oltretutto, questo fatto della “facile” concessione del permesso di soggiorno “per motivi di protezione” fa quasi certamente incrementare, in modo erroneo, la percentuale di “schiave” rispetto alla realtà: può essere (e me lo auguro) che tolte le “false schiave” di quel 13-14% non ne rimanga in realtà più del 10%. Del resto, la diminuzione dei “magnaccia” negli ultimi anni, dovuta a vari motivi, veniva riscontrato anche nel servizio di TV7 al quale accennerò dopo.

 

Ritorno sulla cifra delle 50.000 solo per dire che, se anche fosse vero che ne sono arrivate tante “nuove”, c’è da considerare quante altre sono state espulse o se ne sono andate spontaneamente. Allo stato attuale, considerato ciò che si vede per le strade e le conseguenze di anni di repressione a colpi di Bossi-Fini, dubito assai che il numero totale di straniere sia superiore a quello che c’era nel 2000.

 

In altre parole: il conto va fatto su quante siano effettivamente in Italia, in un dato momento, non considerando solo un presunto flusso di entrata, come se non ce ne fosse anche uno (volontario o forzato dalla legge) in uscita!

 

Continuo ad attendere (con ben poca fiducia ...) che da parte del fronte anti-prostituzione si facciano finalmente ricerche serie, invece di sparare dei numeri che presentano enormi ed evidenti falle logiche, oltre che completa mancanza di scientificità.

 

Anche se fanno fare i titoloni ai giornali ...

 

 

Non starò invece a commentare a fondo alcuni casi recenti di giornalismo televisivo, che si sono appiattiti in qualche caso sulla solita linea moralista, conformista e soprattutto ignorante, del descrivere la prostituzione di strada come inevitabile schiavitù, mentre in altri casi invece sono stati sorprendentemente obiettivi (molto più del solito, almeno) e hanno finalmente mostrato la realtà della "strada".

 

Mi riferisco in particolare ad un recente servizio di TV7, dalle strade di Roma, e ad un altro della stessa trasmissione che ha mostrato la realtà della prostituzione in Germania (Eros Center puliti e controllati, prostitute soddisfatte e perfino prostitute di strada indipendenti e volontarie).

Mosche bianche, questi servizi obiettivi, che sarebbe bello poter credere indichino una timida inversione di tendenza o, almeno, il sorgere di qualche voce fuori dal coro ...

E infatti, per non farci illudere troppo, la stessa TV7 ha fatto nelle medesime sere anche un paio di servizi di tale Pino Scaccia, giornalista RAI ex inviato in Iraq del quale non si ricordano servizi memorabili, pienamente nella linea “pro Don Benzi” (ed infatti con immancabili interviste al Don e a suoi collaboratori nonchè, come ci si poteva attendere, solo ed esclusivamente ad ex schiave salvate dall’Organizzazione Papa Giovanni XXIII).

 

Ci sarebbe poi da parlare a lungo della ormai evidente deriva verso il moralismo menzognero di una trasmissione come “Le Iene”: quella che negli anni scorsi era una trasmissione “giovanilistica” e portata a sdrammatizzare il tema del sesso, anche a pagamento, sta diventando la portabandiera del fronte della fandonia, con servizi ed affermazioni che potrebbe benissimo aver confezionato quel bel tomo di Silvestro Montanaro (altro bel personaggio di “giornalista” fazioso e contaballe riesumato di recente ...).

In effetti, anche questo fa pensare a “veline” anti-prostituzione che stiano girando, sia in RAI che in Mediaset, in occasione della ripresa del dibattito in Commissione Giustizia e in previsione di una possibile nuova legge ...

 

 

Vorrei invece invitare ad uscire dall'Italia e vedere alcune realtà opposte, attuate in diversi paesi esteri.

La cosa non è nuova, nel mio sito c'è già un'area dedicata alla prostituzione negli altri paesi (http://jonathanx.altervista.org/estero/estero.html) ma ora ho deciso di andare al cuore del problema e mettere a CONFRONTO DIRETTO queste realtà.

Anche perchè ci sono esperienze, ben diversamente orientate, che ormai contano cinque o più anni, e si può cominciare a tirare almeno alcune somme.

E il modo migliore per evitare di commettere clamorosi errori legislativi è andare ad osservare i risultati ottenuti o non ottenuti dagli altri.

 

Perciò, vi invito ad andare a leggere questo settore del sito, nuovo di zecca:

 

"Il Duello: Olanda contro Svezia"   (http://jonathanx.altervista.org/estero/duello_frameset.html)

 

Inizialmente avevo pensato di scrivere un articolo relativamente breve, per esempio un editoriale, che desse conto succintamente del rapporto del Ministero della Giustizia norvegese, ovvero quello che viene ora descritto in questa nuova area del sito.

 

Poi però, sia perchè ho trovato anche un documento schierato a favore della criminalizzazione di tipo svedese (che vale decisamente la pena chiosare), sia perchè mi sono reso conto della sistematicità del lavoro fatto dal gruppo di studio norvegese (che merita un’attenzione particolare, che va ben oltre la citazione del link ed un superficiale commento), ho deciso di aprire una sezione dedicata nel sito, sezione che merita la prima pagina.

 

Non la merita a caso.

 

La merita per la sua ampiezza, la merita per la serietà del documento norvegese e la merita per l’importanza del confronto tra le esperienze olandese e svedese, anche alla luce delle affermazioni propagandistiche che, nel puro “stile Don Benzi” che ben conosciamo, vengono continuamente fatte dai sostenitori della criminalizzazione.

 

Il fatto che quella ricerca, che si può considerare un documento “neutrale” di un governo che non approva ed incoraggia certo l’”acquisto di prestazioni sessuali” (avendone, per esempio, fatto divieto ai suoi dipendenti, sia in patria che all’estero!), venga dalla penisola scandinava e allo stesso tempo non sia ideologicamente orientato, è un bell’esempio di approccio obiettivo al problema.

 

Quel documento, come si vedrà, non conclude “sparando a zero” nè sulla Svezia nè sull’Olanda, ma mettendo in fila successi ed insuccessi delle due esperienze delinea un quadro decisamente chiaro di quale sia il modello che ha ottenuto risultati significativamente positivi.

 

Il fatto che il Governo norvegese, ottenuti i risultati di quello studio (che era stato fatto appositamente per rispondere a certe domande), non abbia poi minimamente deciso di seguire i vicini svedesi, ovviamente è estremamente significativo ...

 

Così come è significativo che il rapporto del governo norvegese, almeno fino ad ora, non è stato oggetto di critiche demolitrici da parte dei sostenitori della criminalizzazione, tantomeno del governo svedese: evidentemente non ce la fanno, il rapporto è troppo serio ed approfondito ...

 

Quando lo faranno, probabilmente, adotteranno la tecnica che viene adottata in Italia con le ricerche del Parsec: quando non potranno proprio ignorarlo e dovranno dire qualcosa, diranno genericamente che “non è credibile”, forse “ideologicamente pro-prostituzione”, che certamente “ci devono essere degli errori” o comunque “incertezze” tali da non renderlo significativo (mentre le “loro” certezze, ovviamente, sono fondatissime!  ). Per ora, comunque, si direbbe che la tattica sia “ignoriamolo e cerchiamo di far sì che se ne parli il meno possibile”. A questo punto, però, nel mio piccolo ... intervengo anch’io!  E cerco di fare in modo che se ne parli ...

 

Considero questa nuova parte del sito come completamento “naturale” di quella che qualche anno fa ho creato per demolire la “Leggenda Metropolitana” di Don Benzi.

 

In effetti, in questa mi occupo di demolire (o almeno ci provo ...) il suo equivalente all’estero, ovvero la “Leggenda Svedese”, in modo molto più approfondito di quanto avessi fatto in precedenza.

 

Ed ho scoperto che, al di là del diverso contesto “planetario”, il farlo non è nè molto diverso nè più difficile che smontare le “tesi” di Don Benzi: in entrambi i casi ci si trova davanti a gente che, per cecità ideologica, costruisce la loro tesi come un fragile castello di carta, fatto di ragionamenti che non stanno in piedi, che si contraddicono tra loro, che sono smentiti dalle ricerche ...

 

La difficoltà, casomai, è nell’ampiezza molto maggiore del dibattito, rispetto a quello interno italiano, e nella conseguente grande mole di documenti da esaminare. Non certo nella solidità delle argomentazioni portate dei sostenitori della criminalizzazione.

 

Ritengo che questo aggiornamento sia probabilmente la cosa più importante che c'è ora nel sito stesso dopo la famosa pagina "Le Ricerche Scientifiche".

 

Così come "Le Ricerche Scientifiche" possono essere considerate uno "strumento di lavoro" per tutti coloro che difendono una visione responsabile e libertaria della prostituzione, in quel caso con ottica rivolta specificamente all'Italia, così la nuova area del sito dovrebbe essere nelle mie intenzioni un analogo strumento per difendersi (e contrattaccare!) dalle mistificazioni (italiane ed internazionali) che si appoggiano sui presunti "successi" della legge svedese e sui presunti "fallimenti" dell'esperienza legalizzatrice olandese e di altri paesi.

 

Proprio per questo, ho voluto tenere in un'unica pagina web "Legalizzazione e Criminalizzazione: un insegnamento che ci viene da Olanda e Svezia." ( http://jonathanx.altervista.org/estero/duello_finale.html ) le conclusioni di quel lungo capitolo che è "Il Duello: Olanda contro Svezia": chi avesse bisogno di citare e referenziare sinteticamente le conclusioni della mia "ricerchina" può citare e linkare quella pagina finale, dalla quale peraltro si può navigare a ritroso in tutto lo scritto.

 

La nuova area del sito è piuttosto corposa e piena di riferimenti: consiglierei di affrontarne la lettura ... con calma!

 

Jonathan, 20 novembre 2005