Ricapitolando ...

 

 

 

 

 

Vediamo il percorso fatto.

 

Siamo partiti esaminando, a volo d'uccello, la situazione della legalizzazione e della criminalizzazione della prostituzione nel mondo.

Abbiamo visto come, in generale, sono molti di più i casi recenti di legalizzazione che non di penalizzazione del lavoro di sex worker.

Abbiamo anche rilevato che solo un paese, la Svezia, ha scelto di criminalizzare la prostituzione ma colpendo solo il cliente.

 

Abbiamo anche visto, però, che vi sono forze molto potenti, a partire dall'attuale governo degli Stati Uniti, che spingono per la criminalizzazione, confondendo volutamente prostituzione e tratta (cosa che non è giustificata nè dalle risoluzioni sulla Tratta delle Nazioni Unite nè da analoghi documenti dell’Unione Europea).

 

Ed abbiamo esaminato un documento tipico dei sostenitori della criminalizzazione , il “rapporto” del CWASU.

E' tipico perchè mostra molto bene il modo di operare di questa gente e la loro principale occupazione: la produzione del FALSO e la diffusione della menzogna.

Basti pensare che quel documento è spacciato da molti di loro come "il rapporto del governo scozzese, prodotto dall'Università di Londra": abbiamo visto che NON è il rapporto del governo scozzese e che NON è stato prodotto dall'Università di Londra.

Non parliamo poi del contenuto di quel "rapporto": riprendendo un sarcastico rilievo contenuto nell'invece ottimo report del governo neozelandese sulla legalizzazione in quel paese, direi che il "rapporto" del CWASU è pieno di "aria fritta" ...

Ma è aria inquinata, aria che fa male, se viene scambiata per aria pura e respirata ...

 

Il livello di mistificazione da parte dei sostenitori della criminalizzazione è arrivato al punto che un gruppo internazionale di esperti, con esperienza decennale nel campo della lotta alla tratta, ha dovuto scrivere una lettera aperta al Dipartimento di Stato USA, per contestare affermazioni false contenute in un documento dello stesso Dipartimento.

A quanto pare, l'amministrazione Bush sta usando nei confronti della prostituzione lo stesso metodo, basato sulla menzogna, che è servito per giustificare la guerra all'Iraq.

 

Ma non è certo solo il governo USA a mentire in modo ampio e sistematico.

Anzi, direi che a livello governativo gli Stati Uniti sono, per ora, ancora gli "allievi": il "maestro" è il governo femminista illiberale svedese.

Le affermazioni contenute nel citato documento del Dipartimento di Stato USA, per esempio, sembrano ricalcate da qualche scritto o intervento di un qualsiasi esponente svedese impegnato a favore della criminalizzazione.

E infatti, come se ancora non bastasse, siamo andati a svelare anche le falsità contenute in un documento di colei che attualmente è il responsabile di più alto grado del governo svedese, impegnato direttamente nell’opera di criminalizzazione e di diffusione della disonformazione: il ministro Gunilla Ekberg.

 

La produzione pubblicistica pro-criminalizzazione, i siti web che con termine sintetico io definisco "fascio-femministi", i documenti ufficiali di governi che hanno verso la prostituzione una posizione illiberale e repressiva: c'è una enorme produzione di menzogne ideologicamente orientate.

E' un fenomeno che in Italia conosciamo bene e che qui ha il suo esponente di spicco, mediaticamente più in vista, in Don Benzi.

 

Ma il veleno mistificatore fascio-femminista non è meno pericoloso di quello catto-bigotto-sessuofobo che conosciamo direttamente nel nostro paese.

Anzi, se quest'ultimo può essere particolarmente efficace in uno Stato storicamente e culturalmente influenzato dal Vaticano, un'impostazione moralistica e illiberale ma priva di caratterizzazione religiosa può essere sia molto più pericolosa nel resto del mondo che altrettanto efficace in Italia.

E il pericolo di "tentazioni svedesi" è dimostrato dal fatto che lo stesso Don Benzi ha spesso richiamato la legge forcaiola di quel paese proprio per supportare le sue tesi.

 

Era quindi necessario, per chi abbia una visione liberale del tema "prostituzione", affrontare direttamente la "questione svedese".

E ciò vuol dire sia andare a vedere i risultati effettivi di quell'esperienza, rapportati anche alla peculiarità di quel paese, sia confrontarli con quelli dei paesi che hanno fatto scelte opposte. E qui il confronto con la scelta olandese diventa inevitabile.

 

C'è una cosa da dire molto chiaramente: la strada scelta dall'Olanda non è la sola praticabile, per chi voglia gestire la prostituzione in modo liberale e non repressivo.

C'è tutto uno spettro di possibilità, che potremmo racchiudere sotto la denominazione di "legalizzazione/depenalizzazione".

Anzi, la strada della completa depenalizzazione e deregolamentazione sotto molti aspetti potrebbe essere migliore, oltre a poggiare su solide ragioni di principio: il riconoscimento della prostituzione come fatto privato. Da questo punto di vista, l'esperienza spagnola è molto interessante e probabilmente sarà da seguire con attenzione nei prossimi anni.

Oppure ci possono essere, e nei fatti ci sono, strade intermedie tra la completa deregolamentazione e la regolamentazione liberale di tipo olandese, che tende ad assimilare la prostituzione ad un lavoro: il caso della Germania mostra come si può tendere a rendere la prostituzione "un lavoro come gli altri" senza però obbligare le prostitute ad attenervisi in toto (la registrazione è opzionale). Una soluzione, questa, che scindendo le prospettive di vita possibili (prostituzione come lavoro "della vita", con tanto di pensione, oppure prostituzione come lavoro temporaneo, per fare soldi per un pò di anni) sembra sotto molti aspetti la più adeguata per venire incontro alle esigenze sia delle prostitute indigene che delle migranti.

 

Non c'è dubbio, però, che la scelta olandese sia quella più radicalmente in contrasto ideologico con la scelta svedese: in Svezia si considera la prostituzione un danno per le persone e per la società, addirittura una violenza in sè, mentre in Olanda, forse anche forzando i tempi, la si tratta come un'attività lavorativa pienamente legittima e dignitosa.

Non stupisce, quindi, il carico di odio e l'enorme quantità di menzogne anti-olandesi sparse dai sostenitori della "soluzione svedese".

 

Un confronto diretto tra le due scelte, pertanto, è quanto di meglio ci possa essere per far emergere pregi e difetti tra legalizzazione/depenalizzazione da un lato e criminalizzazione dall'altro.

 

Un tale confronto non dovrebbe basarsi su documenti ideologicamente orientati, nè in un senso nè nell'altro.

Dal punto di vista criminalizzatore, abbiamo già visto quale incredibile livello di mistificazione sia raggiunto nei documenti di quella sponda ideologica.

Ma non sarebbe opportuno neppure appoggiarsi a documenti o ricerche sbilanciati dalla parte opposta, per quanto francamente di documenti faziosi pro-legalizzazione non sembrano essercene molti, forse perchè ce ne sono meno in generale, forse perchè sulla sponda liberale c'è maggiore serietà.

 

Ma, a questo proposito, abbiamo la fortuna di poterci basare, da un anno a questa parte, su un documento che è il frutto di uno studio assolutamente serio e che non è tacciabile di parzialità: il Rapporto del Ministero della Giustizia Norvegese.

 

Questo documento è notevole per più di un motivo:

 

Questo documento, perciò, è quanto di meglio sia stato prodotto finora per confrontare gli effetti della legalizzazione e della criminalizzazione.

Tanto che, e non credo sia un caso, non mi risulta che sia stato pubblicamente contestato dai sostenitori della criminalizzazione: evidentemente preferiscono far finta di non conoscerlo ed evitano di parlarne, per cercare di non diffonderne la conoscenza.

 

Quali sono i risultati emersi da quello studio?

 

Li ricapitoliamo nella pagina seguente, assieme alle altre considerazioni scaturite dall’analisi di altri documenti, come riportato in questo scritto.

 

Ci tengo a sottolineare che ogni affermazione fatta nella pagina seguente, che riepiloga il tutto e che quindi è forzatamente sintetica, è già stata giustificata e spesso molto dettagliatamente spiegata nel resto di questo scritto sul “duello” tra Olanda e Svezia.