Al bivio.

 

 

Il mondo va verso la legalizzazione o verso la criminalizzazione?

 

 

 

Nel 1999 il Parlamento svedese prendeva una decisione destinata a suscitare scalpore: nell'ambito di un pacchetto legislativo "per la protezione delle donne", decideva di criminalizzare l'acquisto di prestazioni sessuali.

Con argomentazioni chiaramente improntate ad ideologia femminista (e non certo del femminismo libertario ...), con forti accenti di "paternalismo statale", o forse sarebbe più appropriato parlare di “maternalismo”! (vi reprimiamo "per il vostro bene" ...) e nonostante l'opposizione di parte della società (soprattutto quella più cosciente del rapporto tra leggi e libertà individuali), la maggioranza dei politici svedesi decideva di "risolvere" così un problema che, in realtà, era praticamente inesistente in quel paese, la cui quota di prostituzione è sempre stata decisamente ridotta.

 

Più o meno negli stessi anni, Olanda e Germania, paesi con un numero di prostitute enormemente superiore alla Svezia, sia in termini assoluti che in termini relativi di percentuale sulla popolazione, andavano in direzione esattamente opposta, legalizzando (ognuno a suo modo) la prostituzione.

 

Da allora, questi due opposti modelli di approccio al "problema" delle prostituzione sono sotto l'esame di tutti i governi che devono decidere se e quale strada intraprendere. E sono anche sotto il tiro incrociato dei sostenitori delle opposte opzioni.

 

Beninteso, queste due opzioni non esauriscono affatto lo spettro delle possibili scelte: l'Italia, per esempio, continua con la sua legge abolizionista, che ormai ha quasi cinquant'anni e che se da un lato ha il pregio di non essere proibizionista, dall'altro pone tanti e tali ostacoli all'esercizio razionale della prostituzione da creare in continuazione problemi a prostitute, clienti e cittadini tutti.

La Spagna, invece, non ha regolamentato estesamente ed è formalmente abolizionista ma ha quasi una "decriminalizzazione de-facto", che consente anche i bordelli. Una soluzione, quella della decriminalizzazione, che sotto molti aspetti potrebbe rivelarsi la più saggia ...

 

Però, a livello di "scontro ideologico", c'è una "battaglia di giganti" (per modo di dire, come poi vedremo ...) che si gioca tra Olanda e Svezia ed è assolutamente possibile che questi saranno innanzitutto i due paesi che verranno portati ad esempio dai sostenitori delle opposte tesi, se si arrivasse ad una discussione ampia per la riforma della prostituzione in Italia.

 

Perciò, è diventato indispensabile conoscere la realtà di questi due paesi, che hanno scelto strade così diverse.

Ed è assolutamente indispensabile conoscerle perchè da parte dei fautori della criminalizzazione della prostituzione è da anni in atto un'offensiva propagandistica che falsifica e distorce completamente la realtà.

 

Come sempre avviene in tema di prostituzione, i dati oggettivi o, almeno, più attendibili che abbiamo sono soggetti a notevoli margini di incertezza.

Vedremo, tuttavia, che mettendo assieme diverse fonti (e confrontandole!) si può riuscire a tirare fuori un quadro della situazione che, per entrambe le esperienze, appare abbastanza definito.

E, cosa che può sembrare secondaria ma non lo è (soprattutto in vista di un eventuale dibattito in Italia), si può riuscire anche nell'importante obiettivo di verificare l'attendibilità di certe affermazioni, la cui unica "forza" spesso si rivela essere il numero di volte che vengono fatte e non certo il loro contenuto di verità.

Alla luce di ciò, spero si comprenderà se in alcuni casi mi dilungherò (anche polemicamente) a contestare certe specifiche affermazioni: più ancora che il merito delle specifiche questioni, ci tengo a sottolineare l'importanza del metodo per mostrare la fallacia di certe argomentazioni.

 

 

La strada si biforca ...

 

Nei fatti, a sei anni dall'introduzione della sua legge repressiva, la Svezia non è riuscita a fare proseliti.

 

Non solo nessuno ha seguito la sua strada anti-prostituzione mediante la criminalizzazione dei soli clienti, ma neppure c’è stata una fioritura di legislazioni anti-prostituzione in generale.

L’unico caso, che ha suscitato un certo clamore, è quello della Corea del Sud e vale la pena soffermarcisi un momento.

 

Un esempio di criminalizzazione che è in parte una “bufala mediatica”: la Corea del Sud.

 

La storia della Corea del Sud che negli scorsi anni avrebbe “reso illegale le prostituzione” è in parte una “bufala”, per almeno un paio di motivi:

  • formalmente la prostituzione è illegale in Corea del Sud già dal 1948, cosa che non ha mai impedito lo sviluppo impetuoso del fenomeno, peraltro strettamente intrecciato con la storia, la cultura e l’economia del paese
  • c’erano già stati, dal 2000 in poi, delle azioni che erano più che altro dei “crackdown”, ovvero dei “giri di vite” della Polizia, che solitamente duravano qualche mese e i cui effetti presto svanivano nel nulla. Un motivo per questi giri di vite derivava anche da atti criminali: tra il 2000 ed il 2002, più di 20 donne morirono in diversi incendi di bordelli, perchè i proprietari le avevano chiuse dentro a chiave! La cosa servì, invece che come occasione per migliorare la condizioni di lavoro nei bordelli, come pretesto per campagne propagandistiche di organizzazioni femministe.
  • Ci vorrà però la nuova presa di posizione degli USA di Bush nel 2004, con l’accusa al paese di essere “sorgente, destinazione e transito di donne trafficate” e la minaccia di essere declassati di nuovo nella classifica del Rapporto USA sul Traffico di Persone, per spingere il governo a varare una nuova legge repressiva, appunto nel 2004. La messa in “lista nera” da parte degli USA è una cosa che può avere forti ricadute economiche negative ed il governo si affrettò a varare una “nuova” legge. Legge che non ha reso la prostituzione più illegale di quanto già non fosse prima, ma che sotto l’occhio lontano ma vigile dello “Zio Sam” non è stata subito lasciata cadere ed ora pare esserci un giro di vite ben più deciso e duraturo del solito (con forti dimostrazioni di protesta da parte delle prostitute).
  • però ... però ... in Corea del Sud le autorità si stanno focalizzando nella chiusura “entro il 2007” dei “quartieri a luci rosse”, che secondo le stesse stime governative assommano solo al 2% dell’intero mercato della prostituzione! In pratica, per venire incontro alle pressioni degli USA ed essere tolti dalla lista delle “nazioni canaglia” riguardo al traffico di donne, stanno sbandierando la prossima chiusura di un ben visibile ma limitatissimo settore, relitto del passato postbellico e in spontaneo calo costante da 10 anni! Una “bufala mediatica”, insomma, propinata agli USA così come ai gruppi femministi illiberali interni ed internazionali ...

 

Il mercato della prostituzione in Corea del Sud è ancora fiorente, nonostante i “crackdowns”, e secondo stime del governo il giro di affari in questi anni assomma a più del 4% del Prodotto Interno Lordo, con 500.000 donne che vi lavorano! Aggiungiamoci che secondo una ricerca del 2003 dell’Istituto Coreano di Criminologia il 20% dei ventenni coreani va con prostitute almeno quattro volte al mese, ed ecco che si capisce bene che la prospettiva dell’abolizione della prostituzione in Corea del Sud rimarrà molto probabilmente un pio desiderio dei bigotti e delle femministe illiberali.

Quello che accadrà (sta già accadendo) sarà solo lo spostamento della prostituzione dai già declinanti bordelli a luoghi meno visibili e controllabili.

Già si sta sviluppando il mercato su Internet, nei bar, nella sale di karaoke, nei centri estetici ...

 

Si noti bene una cosa: il governo sudcoreano ha intrapreso, per motivi essenzialmente di compiacenza verso il potente alleato americano, una strada che va esattamente in senso opposto ai risultati di una ricerca che esso stesso aveva commissionato nel 2002!

Da questa ricerca risultava che il 99% delle 1655 prostitute coreane intervistate erano volontarie e che il 57% di loro voleva la legalizzazione (mentre il 35% non voleva “interferenze” del governo e circa il 7% desiderava regole più rigide per i datori di lavoro) : http://www.walnet.org/csis/news/world_2002/korherald-021007.html

 

Altri links per chi ne voglia sapere di più:  http://www.atimes.com/atimes/Korea/FI25Dg05.html  , http://www.atimes.com/atimes/Korea/FE26Dg03.html  http://www.atimes.com/atimes/Korea/FL22Dg01.html ,  http://www.asiansexgazette.com/asg/korea/korea01news63.htm , http://www.asiansexgazette.com/asg/korea/korea02news35.htm ,  http://www.asiansexgazette.com/asg/korea/korea02news56.htm , http://www.asiansexgazette.com/asg/korea/korea02news60.htm , http://theseoultimes.com/ST/?url=/ST/db/read.php?idx=260 , http://theseoultimes.com/ST/?url=/ST/db/read.php?idx=260 

 

Qualche parola sugli Stati Uniti d’America.

 

Il caso della Corea del Sud, con il suo richiamo alle pressioni degli USA ci ricorda che, purtroppo, una forte lobby moralistica e illiberale esiste negli Stati Uniti, soprattutto oggi con la disastrosa (per tutto il mondo) amministrazione Bush che, non contenta di scatenare guerre sulla base di menzogne e di promuovere in patria assurdità antiscientifiche come il creazionismo o come il cosiddetto “Intelligent Design”, si spinge anche a cercare di criminalizzare la prostituzione, proponendo di renderla crimine federale!

E per fare ciò, ovviamente, cerca di far identificare prostituzione e tratta, sporchissimo e vecchissimo trucco che già ben conosciamo, dall’Italia alla Svezia (qui un commento critico al progetto: http://www.swop-usa.org/Comments_on_End_Demand_bill_4.22.pdf ).

L’atteggiamento anti-prostituzione della screditata amministrazione Bush è tale che il 4 luglio 2005, anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, le organizzazioni delle “sex workers” di tutto il mondo hanno protestato pubblicamente contro quella “crociata” (http://www.swop-usa.org).

Il pericolo di una presa di posizione repressiva degli Stati Uniti, data purtroppo l’influenza (economica, ben più che culturale) di quel paese nel mondo, è evidente. Probabilmente, anzi, quella è l’ultima speranza della Svezia di trovare un qualche significativo appoggio all’estero (tanto che i due governi hanno lanciato un programma bilaterale di cooperazione 2004-2006 “contro il trafficking”: facile immaginarsi il “taglio” moralistico e repressivo di quella iniziativa ...).

La situazione degli Stati Uniti meriterebbe una trattazione a parte, tanto quel paese, sotto l’amministrazione Bush, si sta orientando su posizioni allineate a quelle svedesi: è impressionante leggere certi documenti sul sito del Dipartimento di Stato e trovarvi affermazioni come “la prostituzione è un male in sè”.

La cosa è arrivata ad un tale punto di impudenza da spingere un gruppo di reputati ricercatori, ad aprile 2005, a scrivere una lettera di protesta al Dipartimento di Stato, in risposta ad un documento USA che, in chiave anti-prostituzione, spacciava affermazioni false come fossero dati di fatto (http://www.genderhealth.org/pubs/LtrMillerTrafficking.pdf ). Consiglio vivamente di leggere questa lettera aperta, dalla quale si capisce molto della differenza tra l’approccio scientifico-razionale e quello moralistico-repressivo.

C’è da augurarsi che, come spesso accade in quel paese, alla fine prevalga lo spirito di libertà che anche la sua Costituzione difende.

 

Il Brasile: la forza della dignità e della tolleranza.

 

Già c’è stato, per fortuna, chi ha avuto il coraggio di rifiutare “aiuti” economici USA per la lotta all’AIDS condizionati all’accettazione del moralistico ricatto anti-prostituzione: il Brasile! ( http://www.walnet.org/csis/news/world_2005/wallstreet-050502.html , http://www.thenation.com/doc/20050530/kaplan , http://ezraklein.typepad.com/blog/2005/05/point_for_lula.html , http://www.greenleft.org.au/back/2005/626/626p17i.htm )

Un plauso a Lula e al Brasile che, come internazionalmente riconosciuto, sta vincendo con le proprie forze la battaglia contro l’AIDS, in questo coinvolgendo attivamente le prostitute e senza certo bisogno di appoggiarsi ad un moralismo intollerante e criminale! 

 

Nel resto del mondo.

 

Andando a volo d'uccello in altre parti del mondo e certamente senza dettagliare esaustivamente, vediamo che la Nuova Zelanda ha esaminato anche la situazione svedese e nel 2003 ha concluso (anche se con una votazione parlamentare di strettissima misura) per la legalizzazione. Per inciso, un recentissimo documento del Ministero della Giustizia neozelandese dipinge un quadro, a due anni dalla legalizzazione, che non contiene alcun motivo di reale insoddisfazione, tantomeno di allarme, e che anzi sottolinea che il problema principale è quello di impedire che amministratori locali moralisti cerchino di boicottare la legge nazionale! (il documento è reperibile qui: http://www.justice.govt.nz/pubs/reports/2005/sex-industry-in-nz-literature-review/index.html , c’è anche il link per la versione completa in PDF).

Pure la Grecia ha legalizzato, con obbligo del permesso di lavoro e residenza.

Il Canada sembra anch'esso prossimo alla piena legalizzazione,  la Repubblica Ceca idem (in entrambi i casi con furenti attacchi da parte dei sostenitori della criminalizzazione, non solo entro i confini nazionali ma anche e soprattutto con “buoni consigli femministi”, non richiesti, che arrivano dall’estero ...).

In Svizzera è da tempo legale. In Austria è legale (tranne che nella provincia del Voralberg).

Il Belgio sta sperimentando una regolamentazione dei bordelli ad Anversa, per valutare l'opportunità di una piena legalizzazione a livello nazionale.

Anche in Scandinavia nessuno segue la Svezia: la Finlandia, che data la contiguità con Russia e Stati Baltici è quella più "esposta" alla prostituzione migrante, ha finora resistito alla tentazione femminista di trasformare l'attuale "non regolamentazione" in una criminalizzazione di tipo svedese.

In Norvegia la prostituzione è praticamente legale e (come vedremo) gli studi che anche recentemente il governo ha fatto compiere non mostrano alcuna ragione per seguire l'esempio svedese.

La Danimarca ha, cosa poco nota, legalizzato la prostituzione già dal 1 luglio del ... 1999, lo stesso anno in cui la Svezia ha criminalizzato! (vedi, per esempio: http://www.europarl.eu.int/hearings/20040119/femm/document1_en.pdf )

E ha finora rifiutato ogni suggestione dalla vicinissima Svezia, nonostante alcuni avessero lanciato l'allarme sia sull'"invasione dei clienti svedesi" sia sull’arrivo di un gran numero di prostitute dalla nazione vicina.

Il ministro delle Pari Opportunità danese, Henriette Kjaer, ha addirittura esplicitamente affermato che quella della prostituzione NON è una questione di eguaglianza tra i sessi: un autentico schiaffo diretto alle femministe illiberali svedesi! 

 

Nonostante in tutti i casi in cui c'è stata legalizzazione i problemi non manchino (in molti casi non sono problemi nuovi, ma solo l'emersione della parte illegale della prostituzione, che altrimenti sarebbe rimasta occultata e intoccabile), nessuno sembra realmente voler seguire l'esempio opposto della Svezia.

 

E forse è proprio per questo che il governo svedese sta da anni portando avanti una martellante campagna propagandistica a sostegno delle ragioni della criminalizzazione.

Non c'è quasi convegno sulla prostituzione che non veda l'intervento di un esponente svedese, quasi sempre donna e femminista illiberale militante, che espone i cosiddetti "successi" della legge del 1999 e li mette a confronto con i problemi o addirittura i presunti "fallimenti" delle esperienze di legalizzazione e regolamentazione (con tanto di enunciazione di concetti come "la legalizzazione favorisce la tratta e lo sfruttamento delle prostitute").

 

Però, considerando che le organizzazioni delle "sex workers" continuano a chiedere la legalizzazione e supponendo che le prostitute non siano masochiste, anche già a priori si fatica a comprendere come davvero si possano considerare negativamente, in modo generalizzato, gli effetti delle leggi che hanno reso legale il commercio del sesso.

Nell'ottobre del 2005 si è tenuta a Bruxelles una conferenza internazionale (http://www.sexworkeurope.org), con partecipanti provenienti da 23 paesi, che ha esplicitamente chiesto all'Unione Europea di regolarizzare la prostituzione nei 25 paesi facenti parte dell'Unione (http://today.reuters.co.uk/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2005-10-17T154628Z_01_YUE756753_RTRUKOC_0_UK-EU-SEX.xml).

A contrastare queste richieste, anche in questa occasione si sono levate alte le voci del fronte femminista illiberale, con aggregazione di qualche ex prostituta schiavizzata (sembra di vedere Don Benzi e le sue prostitute "redente" a "Porta a Porta" ...).

 

Ma come è REALMENTE la situazione, sia dove c'è stata legalizzazione sia dove c'è stata criminalizzazione?

Dopo cinque anni di esperienza, da una parte e dall'altra, si può cominciare a tirare le somme?

E, soprattutto, sono state fatte ricerche attendibili o siamo ancora alla polemica ideologica?

 

Cominciamo a vedere un modo di affrontare il problema ...