Sesso, bugie e ricercatrici: il “rapporto” del CWASU.

 

 

Come fare mistificazione spacciandola per “ricerca”.

  

 

 

Qualche giorno fa, mentre cercavo informazioni in rete sulle diverse regolamentazioni della prostituzione, mi sono imbattuto in questo "aureo” documento:

 

http://www.scottish.parliament.uk/business/committees/historic/lg/inquiries-03/ptz/lg04-ptz-res-03.htm

 

E' un rapporto presentato al Parlamento scozzese, nel 2003, che molti siti femministi (per esempio questo: http://www.justicewomen.com/cj_sweden.html) stanno spacciando tout-court come "rapporto stilato dall'Università di Londra" e come un "rapporto del Parlamento scozzese". Ma su questo torneremo ...

 

Bene, il rapporto è piuttosto lungo anche se, come è facile controllare, molte parti non sono di analisi ma di mero reporting della situazione "sul campo", spesso semplicemente così come riportata dai quotidiani.

Anzi, più che altro è un "copia ed incolla" di frammenti di articoli, a volte veramente miseri e di dubbia accuratezza, con ben poco della ricerca originale.

Beninteso, citare articoli di giornale, in un campo come la prostituzione, è cosa frequente e in molti casi inevitabile. Io stesso, in questo sito, lo faccio spesso. Ma, innanzitutto, io non pretendo di scrivere “rapporti”, tantomeno da presentare ad un qualche Parlamento. In secondo luogo, la base dei miei discorsi poggia sempre su ricerche fatte da altri (e già devo fare un bel lavoro per scremare le vere ricerche da quelle finte!), non su opinioni giornalistiche.

Per un rapporto così pretenzioso, forse almeno una qualche intervista diretta a soggetti della prostituzione sarebbe stata doverosa, invece di limitarsi ad intervistare (accettandone acriticamente ogni affermazione) esponenti femministe del governo svedese ...

Per non parlare, poi, del livello di attendibilità di tante presunte “ricerche” lì citate.

 

Comunque, il "cuore" del rapporto (che chiameremo “scozzese” o “londinese”) è certamente contenuto nelle conclusioni, di cui estraggo la parte secondo me più significativa:

 

"As a consequence, much discussion and debate reverts to rhetoric and anecdote, rather than being informed by a strong evidence base. We acknowledge that the evidence base, to date, is still weak, but the little that does exist does not commend a legalisation approach. Anyone contemplating such a move has to accept that it means an expansion of the sex industry - both the legal and illegal sectors - and does nothing to address the key issue of street prostitution. [...] The most coherent approach in terms of philosophy and implementation is that adopted by Sweden"

 

Ovvero: "Come conseguenza, molta della discussione e del dibattito si appoggia alla retorica e all'aneddotica, piuttosto che su una solida base di evidenze. Noi riconosciamo che la base delle evidenze, ad oggi, è ancora debole, ma il poco che esiste non raccomanda un approccio basato sulla legalizzazione. Chiunque stia pensando ad una simile scelta deve accettare che ciò significa un'espansione dell'industria del sesso - sia sia legale che illegale, e non fa nulla per risolvere il problema chiave della prostituzione di strada. [...] L'approccio più coerente in termini di filosofia ed implementazione è quello adottato dalla Svezia."

 

Ohibò!

 

La legalizzazione è da rigettare perchè "significa un'espansione dell'industria del sesso, sia legale che illegale, e non fa nulla per risolvere il problema chiave della prostituzione di strada".

E "l'approccio più coerente in termini di filosofia ed implementazione è quello adottato dalla Svezia"!

 

Affermazioni molto forti, senza dubbio ...

 

Ora, innanzitutto c'è da dire che il problema chiave in realtà non è la "prostituzione di strada" in sè: questo è un trito argomento propagandistico-moralistico-tendenzioso, che tende a confinare il problema nel "nascondiamo lo sconcio togliendo le prostitute dalla strada" e ad ottenere presunti risultati (da sbandierare nei convegni) con la diminuzione delle prostitute di strada conseguente alla criminalizzazione, magari ... dei clienti.

 

L'esistenza di un'ampia prostituzione di strada non vuol dire affatto necessariamente ampia schiavizzazione, come ho da anni documentato nel mio sito e come perfino alcuni tra i media italiani sembrano cominciare a capire. E per quanto riguarda lo "sconcio", esistono soluzioni tecnicamente semplici, come la zonizzazione, che eliminano alla radice questo aspetto.

 

Il problema chiave, invece (e lo vedremo meglio anche dopo) è la situazione lavorativa/ambientale/legale delle prostitute (soprattutto delle migranti) e solo l'accoglienza delle loro reali esigenze può combattere efficacemente la prostituzione coatta (che in mancanza di legislazione adeguata e di controlli può operare criminalmente al chiuso quanto o meglio che in strada) e combattere anche la semplice fuoriuscita, volontaria e non coatta, dalla regolamentazione (se la regola è fatta male, le prostitute tendono a stare fuori dalla regola ...).

 

Per dirla in due parole (ma importanti ...): se vogliamo eliminare gli aspetti negativi della prostituzione dobbiamo FACILITARLA, ovvero agevolare (legalizzando o decriminalizzando) l’esercizio della prostituzione, chi ci lavora e chi ne fruisce, NON OSTACOLARLA!

 

Non “promuovere” o “propagandare”, beninteso: agevolare, ovvero rimuovere gli ostacoli artificiosamente posti (da una legge che si appoggia ad una morale di parte) sulla strada di chi liberamente sceglie il mestiere di “sex worker”, così come liberamente c’è chi sceglie di usufruire dei loro servizi.

La frase "combattere la prostituzione", detta da chi ne vorrebbe circoscrivere i problemi, è non solo discutibile dal punto di vista del rispetto delle libertà individuali ma è SBAGLIATA perchè è proprio ostacolando la prostituzione che la si fa scivolare verso l'illegalità, aumentando i problemi invece di eliminarli. Vedremo in seguito esempi di ciò, e oltretutto li troveremo, anche se per ragioni differenti, in paesi che hanno regolamentato in modo diverso.

 

Ma a parte le considerazioni sugli errori di base contenuti in quelle conclusioni, da cosa gli autori del rapporto derivano tanta sicurezza?

 

Fate un passo indietro nel documento ed andatevi a leggere le descrizioni dell'insoddisfacente stato della prostituzione australiana dopo la legalizzazione ...

Cosa scoprite?

 

"Legalisation encourages the growth of the sex industry. There has been a significant increase in the number of brothels in Victoria, Australia, since legalisation, the number of legitimate brothels grew from 40 in 1989 to 94 in 1999 (Raymond 2002)."

 

Ovvero: "La legalizzazione incoraggia la crescita dell'industria del sesso. C'è stato un significativo incremento nel numero di bordelli nello Stato di Victoria, in Australia, dal momento della legalizzazione, il numero dei bordelli è aumentato da 40 nel 1989 a 94 nel 1999 (Raymond 2002)"

 

E ancora:

 

"As Janice Raymond (2003) points out: In New South Wales, brothels were decriminalized in 1995. In 1999, the numbers of brothels in Sydney had increased exponentially to 400-500. The vast majority have no licence to operate. To end endemic police corruption, control of illegal prostitution was taken out of the hands of the police and placed in the hands of local councils and planning regulators. The council has neither the money nor the personnel to put investigators into brothels to flush out and prosecute illegal operators."

 

Tradotto: "Come sottolinea Janice Raymond (2003): nel Nuovo Galles del Sud, i bordelli sono stati decriminalizzati nel 1995. Nel 1999 il numero di bordelli a Sydney è cresciuto esponenzialmente fino a 400-500. La grande maggioranza non ha la licenza per operare. Per farla finita con l'endemica corruzione nella Polizia, il controllo della prostituzione illegale è stato tolto alla polizia e messo nell mani delle giunte locali. Le autorità locali non hanno nè il denaro nè il personale per mettere investigatori nei bordelli da ripulire e per perseguire gli operatori illegali."

 

Bè, qualche dubbio non vi comincia a venire?

Si accusa la legalizzazione per aver consentito l'incremento del numero dei bordelli e di non averli saputi controllare, tanto che la grande maggioranza non ha la licenza ... NON HA LA LICENZA???

Ehi, un momento! C'è qualcosa che non va in questo ragionamento!

 

Qui il problema non è che la regolamentazione ha necessariamente effetti negativi ... gli effetti negativi ci sono proprio perchè NON c'è efficace regolamentazione! Nessuna licenza, per la grande maggioranza, addirittura! Pazzesco ...

Invece di sottolineare i guai di un mancato controllo, si accusa il concetto stesso di "controllo"!

E' come se il trovarsi davanti ad un brutto quadro, invece di far esclamare "ma questa è una crosta!", facesse affermare "la pittura non è arte!".

Si prende un caso di pessima, errata ed inefficace implementazione di un concetto per negare la validità del concetto stesso.

 

E, comunque, c'è qualcosa che non va: per rilevare che un bordello è illegale e farlo chiudere, non ci vogliono certo degli "investigatori infiltrati", basta presentarsi dal "boss" e chiedergli la licenza. C'è evidentemente qualcosa che non va, in quelle affermazioni ...

E gli autori, come minimo, avrebbero dovuto invece chiedersi come mai le autorità australiane non perseguono questa strada, quella di chiudere a tappeto sulla base della sola mancanza di licenza. Evidentemente, il mercato australiano deve avere qualcosa di peculiare, che forse non si spiega solo con l'equazione legalizzazione = aumento della prostituzione ...

Non notate in ciò una certa mancanza di razionalità, un qualcosa di "già visto"? Bene, ci torneremo ...

 

Ora, al di là del discorso del mancato controllo, che dire dell'affermazione che "la legalizzazione incoraggia la crescita dell'industria del sesso"?

Beh, sulla carta sarebbe anche plausibile, perchè la regolamentazione dovrebbe favorire il "business", però in un sistema ben regolato si dovrebbe pensare anche ad una contrazione delle parti illegali della prostituzione. Gli autori del "rapporto" affermano con evidente soddisfazione che così non è ...

Ma ... un momento! Stanno parlando della "mal regolata Australia"! Siamo sicuri che in un sistema meglio regolamentato le cose non vadano diversamente? Per esempio, visto che il rapporto parla anche dell'Olanda, come vanno le cose nei Paesi Bassi, per esempio in termine di numero di bordelli prima e dopo la piena legalizzazione? Oh, che peccato, questo pur verboso "rapporto" non ce lo dice! ...

Strano però, l'Olanda non è il Burundi, i dati ci dovrebbero essere ...

 

Strano? NO.

Non è "strano": è che gli autori di questo bel "rapporto" sono assolutamente tendenziosi!

Tanto che, per confondere il discorso e cercare di attribuire anche all'Olanda i problemi dell'Australia, hanno fatto un "capitolo minestrone" che comprende, mescola e interseca critiche avanzate verso l'uno e l'altro paese.

Questo "rapporto" (non a caso lo scrivo tra virgolette) sta diventando una "bandiera" citata da molti esponenti della repressione, ma proprio il modo nel quale è stilato, fazioso e raffazzonato insieme, lo rende non credibile.

 

Ne volete un'altra dimostrazione? Come dice Alberto Angela, abbiate la pazienza di seguirmi per qualche paragrafo, prima di tornare agli argomenti principali: è molto istruttivo ...