Il Rapporto del Governo norvegese.

 

 

La situazione della Svezia.

 

 

 

Riprendiamo in mano il rapporto norvegese (http://www.odin.no/filarkiv/232216/Purchasing_Sexual_Services_in_Sweden_and_The_Nederlands.pdf) e vediamo sinteticamente cosa ci dice, sulla Svezia, sull'Olanda, sugli esiti delle due legislazioni.

 

Ricordo che questa è la versione abbreviata in lingua inglese, prodotta dal governo norvegese per i lettori che conoscono quella lingua (la versione completa è in norvegese e consta di 140 pagine).

La versione inglese è stata curata da Ulf Stridbeck, giurista dell’Università di Oslo che ha anche presieduto il gruppo di lavoro che ha prodotto il Rapporto.

  

Chi avesse dei dubbi sulla correttezza della mia sintesi, che è ampia ma non esaustiva e all'interno della quale non posso evitare di mettere qualche commento (che includo [tra parentesi quadre]), vada a controllare sul documento originale.

 

Anzi, TUTTI dovrebbero leggere comunque quel documento!

 

 

SVEZIA.

 

Vediamo cosa dice il rapporto del Ministero della Giustizia norvegese, sui vari aspetti della situazione svedese.

 

La prostituzione di strada:

 

Quando la legge è entrata in vigore (1999) in Svezia c'erano circa 2500 prostitute [per confronto, ricordiamo che in Italia si stimano oggi circa 50.000 prostitute, delle quali 20-25.000 in strada, queste ultime quasi tutte straniere]. Di queste 2500, circa 650 lavoravano in strada. [praticamente tutte nelle grandi città (Stoccolma, Goteborg, Malmo e in misura minore Norrkoping), come si evince anche da un confronto con i dati statistici 1998-2003; il SoS Report 03, a cui accenneremo dopo, da per il 1998 una cifra un pò maggiore, di 726 prostitute di strada nelle tre maggiori città]

 

Dopo l'entrata in vigore della legge, il numero di prostitute in strada è calato (in particolare, l'anno dopo l'entrata in vigore le prostitute visibili in strada si erano circa dimezzate).

La stessa Polizia svedese avverte che le stime del numero di prostitute di strada sono indicative e non accurate, anche se danno un'indicazione di come si evolve quel mercato.

 

Tuttavia una stima complessiva è stata fatta nel 2003 dal Consiglio Nazionale per la Salute e il Welfare (Socialstyrelsen), nel rapporto SoS Report-03: considerando il periodo 1998-2003, il calo è del 41%: questo vuol dire che in strada rimane ancora quasi il 60% [!!!] delle prostitute che c'erano prima dell'entrata in vigore della legge.

 

Inoltre, dalle cifre risulta che il calo c'è stato solo immediatamente, l’anno dopo l'entrata in vigore della legge (ovvero dal 1998 al 1999), mentre è rimasto pressochè costante dal 1999 al 2003. [non ci sono dati per gli anni seguenti]

 

A Stoccolma e a Malmo, anzi, le prostitute di strada sono aumentate dal 1999 al 2003 (a Malmo addirittura sensibilmente, da 80 a 135, con un certo numero di nuovi "reclutamenti") [visti gli obiettivi della legge ed il can-can mediatico orchestrato dal governo svedese (nel "documento" delle "ricercatrici di Londra" si afferma addirittura, e si parla del 2003, che "a Malmo attualmente non c'è quasi prostituzione di strada"!), credo che la cosa si commenti da sola.]

 

[Notare che se fosse vero che la legge criminalizzatrice tende a ridurre la prostituzione, sarebbe logico aspettarsi un calo graduale ma pressochè costante. Nulla di tutto questo! Addirittura, in alcune città, compresa la capitale, dopo il primo momento di “shock” ed evidentemente di rilocalizzazione del mercato c’è stata una inversione di tendenza, con un nuovo aumento! Ci sarebbe bisogno di altro per rimarcare il fallimento di quella legge? Ricordo e ribadisco: stiamo parlando di dati ufficiali!].

 

Secondo il Klaragarden, che è un centro di assistenza di Stoccolma per prostitute senza casa, l'85% delle prostitute oggi in strada sono tossicodipendenti o alcolizzate e il rimanente 15% potrebbe avere problemi mentali.

Secondo il gruppo di assistenza Outreach Unit di Stoccolma, queste due percentuali sono invece 50% e 50% [mi chiedo se questa valutazione sui "problemi mentali", che esclude la semplice ipotesi di prostituzione volontaria, sia obiettiva o dovuta all'ideologia imperante in Svezia, che esclude che possa esistere la prostituzione volontaria ...]

Anche il numero di clienti in strada, ovviamente, è calato.

 

Secondo il rapporto ufficiale SoS-2003 è impossibile sapere se questa riduzione è reale oppure se parte della prostituzione si è semplicemente spostata dalla strada verso ambienti chiusi.

Ma proprio questa seconda ipotesi è quella che il rapporto sembra accreditare, affermando che "sembra esserci stato uno spostamento dai luoghi pubblici verso posti più nascosti".

[non aspettatevi, però, che il governo femminista svedese abbia l’onestà di ricordare le conclusioni di questo rapporto ufficiale, quando sbandiera i “risultati” della sua legge repressiva …]

 

 

 

La prostituzione al chiuso:

 

Per la prostituzione al chiuso, i numeri sono molto più incerti.

Nei fatti, nessuno sa cosa stiano facendo le circa 1850 prostitute che prima dell'entrata in vigore della legge lavoravano in casa, nei bordelli o in altri posti non visibili. Nè alcuno sa se questo numero sia diminuito o aumentato.

 

C'è comunque il sospetto che la prostituzione al chiuso sia ancora aumentata, grazie anche all'uso di nuove tecnologie per il contatto tra clienti e prostitute, come Internet e i telefoni cellulari [è questione di pochi minuti, per chiunque, verificare quanti siti di prostitute svedesi ci sono su internet, per esempio basta cercare "escort stockholm" su Google e simili, e stiamo parlando più che altro di quelle che hanno siti propri ben raggiunti dai motori di ricerca (per esempio questa http://www.beautyblond.com ). Ma anche se guardate qui http://www.sihteeriopisto.net/oppilaat_maa.php?land=SWE  e poi sullo stesso sito fate un confronto con le vicine Norvegia, Finlandia e Danimarca, vedrete che la prostituzione è ancora vivissima in Svezia].

 

Quello che è certo è che non c'è alcun modo praticabile, neanche per i gruppi di assistenza sociale alla prostituzione, di contattare le prostitute che lavorano in questo invisibile mercato al chiuso. [è il solito discorso che la criminalizzazione spinge alla clandestinità e perciò impedisce il controllo della prostituzione, favorendo l’aumento dell’illegalità]

 

Per quanto riguarda la Polizia, è da sottolineare che da quando c'è la legge non ha mai scoperto nè un bordello nè casi di trafficking come risultato di investigazioni rese possibili da quella legge di repressione dell’acquisto di sesso, nè al chiuso nè in strada [come vedremo, bisogna arrivare al 2003 per vedere l’inverso: la lotta al trafficking farà scoprire casi di “acquisto di sesso” e vedremo l’uso propagandistico che di ciò verrà fatto].

C'è anche da dire che il livello di gravità del reato di acquisto di prestazioni sessuali è analogo a quello di un furtarello, quindi spesso la Polizia tende a dedicare le proprie risorse a cose più importanti (nonostante ogni anno vengano destinate alla Polizia risorse non trascurabili per far applicare quella legge).

 

[Io da ciò traggo le seguenti conclusioni: da quanto ricavato da questo rapporto norvegese e tornando per un attimo sul "rapporto femminista della London Metropolitan University", non c'è alcun dato che giustifichi la stima che là viene data di sole 1500 prostitute rimanenti in Svezia, tra quelle al chiuso e quelle rimaste in strada.

Quel dato di 1500 non trova alcun riscontro nè nei dati nè nelle sensazioni di chi ha cercato di capire il trend (in realtà, alla fine scopriremo da dove viene quella cifra e non sarà un bel vedere per i sostenitori della criminalizzazione  …)

E spostando il tiro ben più in alto, da questi dati (o dalla mancanza degli stessi) se ne ricava che lo stesso governo svedese MENTE quando dice di aver ridotto la prostituzione: dovrebbe limitarsi a dire "non lo sappiamo". Se andate sul sito del governo svedese, troverete diversi documenti sulla prostituzione, nessuno dei quali (guarda caso ...) si dilunga a dare dei "numeri".

Addirittura, un documento chiamato "Prostitution and trafficking in women - FACT SHEET”, prodotto dal Ministero dell'Industria, Lavoro e Comunicazioni nel Gennaio 2004 e che significativamente si apre con un paragrafo intitolato "La prostituzione è una forma di violenza degli uomini contro le donne", si guarda bene dal dare ALCUN NUMERO (alla faccia del "fact sheet"!) ma ciò nonostante non si tira indietro nell'affermare "Da quando la Legge è in vigore, c'è stato un drammatico calo nel numero di donne che si prostituiscono per strada, secondo le informazioni fornite dalla polizia e dai servizi sociali. La criminalizzazione ha portato anche alla diminuzione degli uomini che acquistano prestazioni sessuali, così come il reclutamento delle donne per la prostituzione".

Questo, anche al di là dell'uso qui a sproposito dell'aggettivo "drammatico" associato ad un "calo" di relativamente modesta entità, significa MENTIRE.]

 

 

Età delle prostitute:

 

l'età media stimata delle prostitute di strada è sui 30 anni.

Non si vedono molte minorenni in strada, ma si sospetta che ce ne sia un certo numero che si prostituisce utilizzando Internet.

 

 

Violenza:

 

Non ci sono statistiche sistematiche su atti di violenza contro le prostitute, nè prima nè dopo la legge.

La Polizia di Stoccolma non può confermare nè un aumento nè una diminuzione dei casi di violenza, ma il rapporto stilato dalla Polizia di Malmo e un articolo apparso sul giornale della Polizia parlano di una situazione molto più critica per le prostitute, sotto questo aspetto, dopo l'entrata in vigore della Legge contro l'Acquisto di Prestazioni Sessuali.

In ogni caso, se non ci sono statistiche numeriche c'è però una diffusa sensazione (e non solo tra le prostitute stesse) che il mercato della prostituzione sia diventato quantomeno più pericoloso: in strada sono rimasti i clienti peggiori, quelli più brutali e violenti, ma anche lavorare al chiuso in ambienti nascosti espone al rischio di brutti incontri e con la difficoltà di chiedere aiuto.

 

 

La Legge:

 

La storia della legge, estremamente sintetica, è questa:

Nel 1977 il Comitato sulla Prostituzione rigettava l'idea della criminalizzazione generalizzata della prostituzione.

Il Comitato esprimeva la preoccupazione che una proibizione che non può essere efficacemente controllata mina nella gente il senso di giustizia e di rispetto per la legge e che, oltretutto, ciò avrebbe portato a far percepire il problema come "risolto" e a far sentire la società come fosse libera dall'obbligo di occuparsi ulteriormente del problema [questo, in effetti, è ciò che sembra essere poi avvenuto nell'anestetizzata Svezia dei giorni nostri].

Perciò il Comitato si era limitato a proporre di punire l'abuso sessuale verso prostitute riconoscibilmente tossicodipendenti o comunque sotto l'effetto di droghe (la proposta non fu poi accolta in una legge).

 

Nel 1993 il Comitato proponeva invece di "combattere la prostituzione", criminalizzare sia prostitute che clienti ed estendere il concetto di "sfruttamento" a chi produce pornografia. Gli argomenti a favore della criminalizzazione erano in gran parte dichiaratamente "femministi" e "moralistici": aumentare l'"uguaglianza tra i generi", chiarire che il "comprare sesso" è una cosa socialmente inaccettabile, chiarire che lo Stato considera la prostituzione una cosa così orribile e dannosa che coloro che la praticano devono essere stigmatizzati come criminali.

Inoltre c'era l'obiettivo di far diminuire la prostituzione, spingendo le prostitute esistenti a rinunciare alla loro attività e funzionando come deterrente verso nuove entrate.

Si affermava poi che il rendere illegale la prostituzione avrebbe rafforzato la posizione delle donne indotte a prostituirsi contro la loro volontà.

Il Comitato dichiarava che "nessuna prostituzione può essere definita come volontaria".

Inoltre affermava che la precondizione per la criminalizzazione era che fossero rese disponibili risorse per attuarla, sia sul piano delle misure sociali sia su quello delle risorse date alla Polizia per la repressione.

Queste proposte furono rifiutate praticamente da tutte le parti consultate mediante audizioni.

In particolare, quelle che rifiutarono la criminalizzazione del cliente furono: lo Swedish National Board of Health and Welfare, il National Police Board, la Swedish Court Administration, il Chancellor of Justice e il Director of Public Prosecutions così come, in linea di massima, tutte le parti con legami con il sistema legale.

 

Nel 1998 fu adottato un pacchetto di misure legali chiamato "Protezione delle Donne" (Kvinnofrid), che oltre a punire più severamente crimini quali lo stupro e le molestie sessuali, metteva fuori legge la compravendita di servizi sessuali.

Nonostante l'opposizione di legali e di altre parti consultate, fu proposto di criminalizzare solo l'acquirente di tali servizi.

La giustificazione per la criminalizzazione richiamava i danni fatti dalla prostituzione "sia all'individuo che alla società", puntando il dito sulle attività criminali di vario tipo "normalmente connesse alla prostituzione" (traffico di droga, sfruttamento, abuso, ecc.).

Si noti che non si faceva cenno, invece, al problema della tratta (trafficking) [questa ulteriore "giustificazione" della Legge verrà avanzata solo anni dopo, dai suoi proponenti, con tanto di strumentalizzazioni].

Dei tre principali punti proposti dal Comitato (criminalizzazione dell'acquirente, criminalizzazione del venditore e ampie misure sociali), solo il primo fu accolto dalla Legge sulla Protezione delle Donne: era nata la ben nota "legge svedese" sulla prostituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1999.

 

La Legge dice che la persona che, per denaro, ottiene una "relazione sessuale casuale" è punito con multe o con pena detentiva fino a sei mesi di carcere.

Si noti che il termine "casuale" (contrapposto a relazione sessuale "stabile") non è definito chiaramente. Anche la definizione di "relazione sessuale" può in teoria andare oltre il concetto diretto di "rapporto sessuale", anche se attività come il semplice posare nudi, senza attività sessuale, non sono punibili.

Si noti poi che è punito anche il semplice TENTATIVO di ottenere sesso a pagamento, cosa raramente applicata per reati minori (quale è questo, anche secondo la legge svedese).

Non è considerato alcun reato di istigazione o di complicità da parte di chi vende l'atto sessuale, solo l'acquirente viene punito.

Le pene, applicabili solo al cliente, sono pecuniarie e/o fino a sei mesi di carcere. In condizioni normali, se non ci sono altri reati, ci si limita alle multe, calcolate con una formula che definisce l'importo pecuniario standard di una giornata di lavoro, a seconda delle condizioni economiche del reo. Le pene vanno da multe equivalenti a 50-75 giornate-lavoro in casi "normali", mentre per casi "gravi" si può arrivare alle 150 giornate-lavoro. E' capitato più volte che i giudici rifiutino di comminare una pena detentiva, anche quando viene chiesta dal pubblico accusatore. Bisogna arrivare al giugno 2004 per avere la prima sentenza di condanna alla prigione e in questo caso erano stati commessi altri reati più gravi, decisivi per l'incarcerazione [vedremo in seguito come il governo femminista svedese anche su questo punto MENTA, confondendo volutamente le acque tra prigione comminata per “acquisto di sesso” e prigione comminata per reati ben più gravi].

Ci sono forti problemi, da parte della Polizia e degli accusatori, per dimostrare effettivamente che il reato è stato commesso: il cliente può negare e, secondo il Codice svedese, la prostituta non è obbligata a testimoniare di aver commesso un atto che "nuoce alla sua reputazione". Questo fa sì che in gran parte dei casi l'accusa non sia in grado di procedere contro l'accusato: nel 1999, su 91 casi ne sono stati accantonati 37, la metà dei quali per impossibilità di provare l'avvenuto reato.

 


[Com'è potuto accadere?]

Prima di proseguire nell'esame del Rapporto, chiediamoci come una simile legge abbia potuto essere concepita e approvata in un paese che solitamente si suppone liberale e rispettoso dei diritti individuali.

La risposta ce la danno dei cittadini svedesi stessi:

"Prostitution [in Sweden] is seen as a social ill and a form of men's violence against women. Women who sell sex are considered victims who need protection by the state. Male or transgendered sexworkers are rarely spoken of. In the task of creating a better and more equal society, the Swedish state has determined that prostitution has to be abolished. This is an opinion rarely called into question." (Petra Ostergren, sociologa e ricercatrice, http://www.petraostergren.com/content/view/44/67/)

"The law is formally gender neutral, but in the proceeding debate the prostitutes were always called "the women", and the clients "the men". By making prohibition a feminist question, judicial and social objections became unimportant. The important thing was to punish "the men".
To this should be added the long Swedish tradition of social engineering, and state paternalism. One of the main arguments for the law was that it was necessary to "mark that 'we' don't accept prostitution in 'our' society". That way, they idealistically believe that their own Utopia will be made real eventually. Even if some of them might realise that the law would not put an end to "the world's oldest profession", they still wanted their symbol-law just for it's own sake."
(http://fb.provocation.net/www.flashback.net/~butte/English)

"Sweden is not a liberal country, the whole issue is so big because the feminists here are so strong and they have made it a key issue." (Thomas Gustafsson, giornalista svedese, http://app1.chinadaily.com.cn/star/2003/0410/pr22-1.html)

e per avere un'idea ancora più completa del clima nazi-femminista-conformista che ha ispirato la legge:

"As a resident of Sweden of nearly 12 years, I've started learning a thing or two, or three, about how the politics function in this country. In Sweden, it's not a matter of whether or not this kind of legislation - or many other kinds, for that matter - eventually will end up having any effect at all on human behavior, as prostitutes and their customers go.
The reason why these kind of ideas end up in the books (as they always inevitably do) is the combination of two deep-rooted beliefs, both of which are daily reinforced by both the political organizations and the media; first: the idea that the majority always is right, and second; that the minority better adjust their behavior to the majority view (even if this adjustment in practice would consist of little else than lip service).
Thus, the "liberal" concept of "free" has no significance in the collective consciousness of the Swedes.
[...]
To try to put all this into a nutshell: prostitutes and their customers are a marginal group and present a minority view in their means of making a living, and in spending their money, respectively, and the Swedes are uncomfortable with ANY kind of behavior differing from what is perceived the generally accepted mainstream pattern."
(Vesa Tuomas Sihvonen, cittadino finlandese che era già da 12 anni in Svezia al tempo dell'approvazione della legge, http://groups.google.it/group/soc.culture.nordic/browse_thread/thread/aacfd312bc89683d/1dd350b6d7f76324?lnk=st&q=PC-ness+the+Swedish+way&rnum=1&hl=it#1dd350b6d7f76324)


Insomma: femminismo ideologico, paternalismo statale, indifferenza agli effetti reali della legge sulla vita delle persone (prostitute e clienti), conformismo intellettuale, acquiescenza verso il "pensiero maggioritario" e indottrinamento dei media!

In effetti, credo sia difficile dare torto al giornalista svedese che dice "la Svezia NON è un paese liberale"! ...

Continuiamo ora l'esame del Rapporto, non senza aver prima indicato questa interessante pagina che raccoglie link a molti altri documenti di critica alla legge svedese: http://www.bayswan.org/swed/swed_index.html


 

L' esperienza delle prostitute:

 

In Svezia non esistono molte organizzazioni rappresentative delle prostitute [a mio avviso questa è un'altra chiara indicazione della piccolezza che il mercato svedese ha sempre avuto, oltre che a contribuire a spiegare la blanda opposizione pubblica a quella legge].

Esiste comunque una piccola organizzazione, il ROSEA, attiva da un anno quando suoi esponenti sono stati intervistari dal gruppo di lavoro norvegese [un loro sintetico documento sul "caso svedese" è scaricabile da http://www.glow-boell.de/media/de/txt_rubrik_2/160305LLVortrag_Eriksson.pdf ].

Il gruppo di lavoro ha ottenuto informazioni dal ROSEA, dal lavoro di Petra Ostergren [http://www.petraostergren.com/english/index.asp] e da personale del Klaragarden.

 

In breve, le esperienze raccolte parlano di una prostituzione che, dopo la criminalizzazione, è diventata molto più difficile per le prostitute e anche per il lavoro degli operatori sociali che le assistono. La "qualità" media dei clienti di strada è peggiorata, c'è un aumento di richieste di rapporti non protetti e c'è più violenza.

 

Uno degli scopi dichiarati della Legge era quello di mettere le prostitute in condizioni di maggior forza di fronte ai clienti, usando la nuova legge per denunciare i clienti "cattivi" e violenti: in realtà, nonostante il peggiorare delle condizioni di lavoro delle prostitute (soprattutto di strada), non si ha notizia di alcuna denuncia sporta da una prostituta ai danni di un cliente violento [tenete a mente questo particolare, dopo vedremo la differenza con l'Olanda ...].

Invece sono citati ora casi di nuovi tipi di crimine: prostitute che derubano clienti, che ora non denunciano più la cosa per non cadere sotto i rigori della Legge e prostitute che estorcono più denaro ai clienti, minacciando di denunciarli.

[perciò, la nuova Legge non è servita contro i "clienti cattivi" ed ha avvantaggiato le "prostitute cattive": bel colpo! ...]

 

 

L'esperienza della Polizia:

 

In Svezia, come in molte altre nazioni, la prostituzione era maggiormente visibile nelle grandi città (Stoccolma, Gotenborg, Malmo e, in misura minore, Norrkoping). La Polizia conosceva le aree interessate alla prostituzione ed interveniva principalmente quando c'erano problemi per far rispettare la legge e l'ordine (sfruttamento, violenze, droga ...).

Dalla metà degli anni '90, l'arrivo delle prostitute straniere, in particolare dai Paesi Baltici, ha portato a Stoccolma ad una situazione di tensione tra prostitute svedesi e straniere. La Polizia teneva sotto controllo la situazione avvalendosi anche della legge che consentiva l'espulsione delle straniere senza permesso di soggiorno.

La Polizia non era altrettanto informata delle attività al chiuso; un gruppo operava comunque a Stoccolma per ottenere informazioni e reprimere eventuali crimini nella prostituzione al chiuso.

 

Al meeting, che si è tenuto a Stoccolma, tra il gruppo di lavoro del rapporto norvegese e la polizia svedese, i rappresentanti della Polizia hanno detto che i lavori preparatori all'entrata in vigore della legge erano stati a suo tempo molto parziali: nessun obiettivo chiave, nessuna strategia, nessun accento e nessuna chiara direttiva sull'aspetto di controllo del rispetto della legge. [questo è in pieno e totale contrasto con l'affermazione, che si trova nel "rapporto” del CWASU, per bocca di esponenti governativi svedesi, che "la Polizia e i persecutori sono stati educati su tutti gli aspetti della legge, cosa considerata vitale per farla effettivamente rispettare". E’ inoltre in pieno contrasto con l’esperienza olandese, dove la Polizia cominciò a lavorare un anno prima, in preparazione dell’entrata in vigore della legge di decriminalizzazione dei bordelli!]

 

A quel punto la cifra di 7 milioni di corone all'anno (al cambio 2005: 740.000 euro) destinate alla Polizia per combattere la prostituzione (cifra ampiamente sbandierata dai media) diedero priorità all'attuazione della repressione in sè. Alcuni distretti di polizia definirono i loro propri obiettivi in termini di numero di denunce da fare in relazione alla Legge contro l'Acquisto di Prestazioni Sessuali.

Sarebbe stato sensato, invece, definire una strategia per l'implementazione e la repressione, dato il dibattito che c'era stato, la proposta di portare a 10 milioni di corone all'anno (oltre un milione di euro) la cifra destinata a far rispettare la legge e il fatto che la Svezia era la prima nazione a criminalizzare l'acquisto di sesso.

Nel 1995 la Polizia, sia a livello nazionale che nella maggior parte dei distretti locali, si era già opposta alla proposta di criminalizzazione, così come avevano fatto la maggior parte di coloro che, tra i consultati, lavoravano in ambito legale. Il fatto che il Parlamento avesse poi approvato quella legge nonostante l'opposizione della maggior parte degli organismi giudiziari interpellati, può aver comportato ridotte motivazioni e bassa priorità data da parte della Polizia al controllo del rispetto della Legge. Nessuna linea guida fu data dalle autorità centrali fino alla pubblicazione del Rapporto di Malmo nel 2001.

[Ulteriore dimostrazione, questa mancanza di strategia e di direzione, che quella Legge è puramente ideologica e per niente interessata a confrontarsi con la realtà; la posizione del governo femminista svedese negli anni successivi non farà che confermare quella impostazione ideologica.]

 

 

La repressione dell'acquisto di prestazioni sessuali:

 

Le risorse.

Il governo svedese nel 1998 propose di destinare alla Polizia 10 milioni di corone all'anno. Per il budget 1998/99 ne vennero destinate 7 milioni e le autorità di polizia decisero autonomamente come distribuirle ed utilizzarle. Le risorse andarono principalmente a quelle aree più interessate alla prostituzione di strada. In aggiunta, la Polizia di Malmo ricevette fondi per implementare un progetto per sviluppare metodi per far rispettare la legge; da quello stanziamento nascerà il Rapporto di Malmo del 2001 [che è uno dei documenti sui quali si è basato questo rapporto norvegese].

Nelle maggiori città svedesi furono costituite unità speciali dedicate allo scopo di far rispettare quella Legge, che usarono le risorse finanziarie per dotarsi di materiale tecnologico e sviluppare metodologie appropriate.

La Polizia ha ottenuto 7 milioni di corone all'anno fino al 2003. Nel 2003 il governo ha stanziato 30 milioni di corone per combattere la tratta di esseri umani, nel periodo 2004-2006 e le risorse per far rispettare la Legge contro l'Acquisto di Prestazioni Sessuali sono incluse in questo [questa commistione tra reati ben diversi e di enormemente diversa gravità, commistione certamente voluta e probabilmente fatta ad arte, offrirà al governo svedese l’occasione per mistificare le cose e cercare di nascondere il fallimento della legge in sè, come poi si dirà].

Secondo il gruppo di lavoro sulla prostituzione, il fatto di aver ricevuto dei fondi specifici per il rispetto della legge aveva meglio focalizzato e priorizzato le attività.

 

La repressione della prostituzione di strada.

L'obiettivo immediato della polizia era di eliminare la prostituzione di strada e prevenire il reclutamento di nuove candidate. A più lungo termine si voleva colpire il mercato indoor e gli sfruttatori.

La polizia usa vari metodi, dalla sorveglianza delle strade (generalmente operata dalla polizia locale) alle investigazioni in incognito.

 

Al meeting del gruppo di lavoro norvegese tenuto a Stoccolma con la Polizia, per fare il punto sui risultati del periodo 1999-2003, la Polizia non potè provare che c'era stata una riduzione degli altri crimini associati alla prostituzione. [!!!]

Ulteriori informazioni rivelarono che la riduzione nella prostituzione di strada non aveva portato a redirigere risorse per la repressione della prostituzione al chiuso. Il gruppo (due persone) che opera a Stoccolma contro la prostituzione, ora lo fa principalmente contro quella al chiuso ed ha ottenuto ulteriori risorse al proposito.

Fu poi sottolineato che il fatto di ricevere fondi "mescolati" con altri nel finanziamento contro la tratta rischiava di far perdere la focalizzazione dell'obiettivo di far rispettare quella Legge contro l'Acquisto di Sesso (opinione espressa anche nel Rapporto di Malmo) [la Polizia correttamente e con professionalità si lamenta di questo, ma al governo svedese questa confusione va benissimo, per nascondere il sostanziale fallimento della legge ...].

 

Il gruppo di lavoro ha rilevato uno spostamento nell'atteggiamento della Polizia nel reprimere la prostituzione, da problema di ordine pubblico sulle strade a problema legato alla tratta. Negli anni recenti, c'è stato un gran numero di casi scoperti durante le investigazioni sulla Tratta, che hanno portato ad evidenze punibili dalla Legge contro l'Acquisto di Prestazioni Sessuali [e questo è proprio il già citato, perfetto esempio di pessima e ideologicamente voluta "contaminazione" tra tratta e prostituzione, contaminazione che peraltro non è supportata nè dal Protocollo delle Nazioni Unite contro la Tratta nè dall’analogo documento della Comunità Europea. E il governo svedese sta volutamente facendo confusione su questo aspetto, sfruttando l'aumento di arresti dal 2003 in poi, dovuti alle investigazioni sulla Tratta, come se fossero dovuti alla Legge sull'Acquisto di Sesso in sè. E' come se facendo un’irruzione in un covo di terroristi questi venissero sorpresi a farsi uno spinello e si attribuisse poi la successiva loro incarcerazione all'"efficacia della Legge contro le Droghe Leggere". L'ennesimo esempio di malafede del governo svedese ...].

 

Nel complesso, l'esperienza svedese dimostra che scoprire, investigare e portare in tribunale casi di reati di acquisto di prestazioni sessuali è oneroso in termini di risorse e difficile da provare.

La mancanza di risorse dedicate significa che la Polizia darà priorità sulla base della scala delle pene previste, che non sono molto alte.

Il gruppo di lavoro norvegese non ha avuto notizia di alcuna investigazione rivolta direttamente all'acquisto di sesso al chiuso. Se durante le investigazioni su tratta e sfruttamento si identificano dei clienti, comunque, questi vengono normalmente denunciati.

Si considera perciò che l'applicazione della Legge sull'Acquisto di Sesso abbia un effetto molto limitato sulla prostituzione in generale, data la sua scarsa efficacia nel mercato indoor e dato che i due terzi della prostituzione si svolge proprio al chiuso. [a scanso di equivoci, voglio sottolinearlo: quest’ultima non è una considerazione mia, ma del gruppo di lavoro del governo norvegese ... ]

 

 

Passiamo ora a vedere cosa il rapporto norvegese dice sull’Olanda ...