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Il Rapporto del Governo
norvegese. La situazione dell’Olanda. |
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Olanda.
Per confrontare le
esperienze olandese e svedese, è importante ricordare che:
·
l'Olanda ha
circa il doppio degli abitanti della Svezia
·
la scala della
prostituzione in Olanda è circa dieci volte quella della Svezia [questo è fondamentale ricordarlo anche in
confronto con la situazione italiana!]
·
in Olanda
l'obiettivo non è rimuovere la prostituzione ma controllarla mettendo
delle regole
·
in Olanda la
gente è abituata alle prostitute che lavorano nei bordelli o nella zone
apposite in strada ("zone di tolleranza"), mantre in Svezia la gente
ha familiarità solo con la prostituzione di strada
·
in Olanda la
prostituzione è un lavoro, in Svezia è violenza maschile contro le donne
·
gli olandesi
hanno spesso un approccio pragmatico per risolvere i problemi sociali
La realtà olandese.
Ampiezza e localizzazione della prostituzione.
In Olanda la prostituzione
è un'attività legale che si svolge nei sex clubs, nelle
"vetrine", negli hotel, nei bar, con i servizi di escort e in strada.
Non si sa esattamente quante
prostitute vi siano, anche perchè
Secondo uno studio del
2000 ci sarebbero 25.000 prostitute,
il 65% nei bordelli e nelle “vetrine” (la maggior parte come impiegate), in
6000 ubicazioni, e
Queste cifre dovrebbero
essere cambiate, dopo la legalizzazione dei bordelli. Un nuovo studio deve
essere fatto nel 2005.
A seguito dei frequenti
controlli della Polizia e delle autorità delle tasse nei bordelli, si
ritiene che le prostitute siano diminuite dopo la legalizzazione. [ricordarsi qui delle affermazioni categoriche, di
segno opposto, contenute nel "rapporto" al Parlamento scozzese! ...]
Prima della legalizzazione
c'erano molte prostitute straniere senza permessi di lavoro o di residenza,
che lavoravano nei bordelli. Dato che ora non è possibile lavorare in un
bordello se non si è legalmente residenti in Olanda, molte di queste prostitute
sono finite a lavorare nella "zone di tolleranza" (ovvero zone
di strada dedicate, in certe fasce orarie, alla prostituzione). Ciò ha portato
ad animosità tra le prostitute che già vi si trovavano e le nuove arrivate.
Secondo
[La situazione
delle prostitute straniere senza permesso di lavoro e residenza è probabilmente
l’unico aspetto significativo finora poco riuscito dell’esperienza olandese e
ciò è un insegnamento che dovrebbe dire molto a chiunque si occupi di
prostituzione, anche in Italia ...]
Al gruppo di lavoro
norvegese è stato detto che prima in generale c'era un maggior rischio di
violenza nelle strade, ma che l'istituzione delle zone di tolleranza
(che sono sorvegliate dalla Polizia) ha migliorato la sicurezza e ridotto la
violenza.
Le statistiche sui crimini
non registrano casi di violenza sistematica in rapporto alla prostituzione.
Ci sono dati dalle zone di tolleranza che mostrano che le violenze avvengono
solo occasionalmente. Ci sono poche informazioni su casi di violenza nei
bordelli.
Quello che è noto è che a
volte le donne subiscono atteggiamenti di mancato rispetto nei loro confronti.
Prima della
legalizzazione, si accettava che una certa quota di violenza facesse parte del
lavoro ma la legalizzazione ha reso le donne più consce che la violenza non è
accettabile.
Introduzione.
La legge che formalmente
proibiva l’attività dei bordelli è stata cancellata il 1 ottobre 2000.
Gli obiettivi che si volevano
ottenere con questo cambiamento erano, tra gli altri:
La prostituzione non è mai
stata illegale in Olanda (tranne quella forzata), tuttavia esisteva dal 1911 il
divieto per i bordelli.
Nella seconda metà del
20-esimo secolo si è sviluppata una politica governativa che tendeva a
distinguere tra prostituzione volontaria e prostituzione forzata, e solo
quest’ultima veniva combattuta.
Nei fatti, la
prostituzione volontaria è sempre stata tollerata in Olanda.
Il divieto per i bordelli,
rimasto formalmente in vigore fino al 2000, nei fatti non è mai stato fatto
forzatamente rispettare negli ultimi 50 anni.
E nel tempo si è passati
da questa posizione di tolleranza passiva ad una di tolleranza attiva,
dove il governo indica le linee guida per il governo della prostituzione (per
esempio, per le licenze ai bordelli).
Dopo 16 anni di dibattito
e di pressioni da parte di vari attori per eliminare la proibizione dei
bordelli, la legalizzazione è stata
adottata, il 1 ottobre 2000.
L’atteggiamento olandese verso la prostituzione.
“La prostituzione è una realtà; è sempre esistita e
non scomparirà mai, qualsiasi cosa si pensi di essa. Perciò noi crediamo che
sia importante non il proibirla bensì l’organizzarla meglio, in caso contrario
i problemi non faranno che diventare più grandi.” (tratto da un documento ufficiale del Ministero
degli Esteri olandese)
L’idea base oggi diffusa
tra i politici olandesi è che la prostituzione è parte della realtà e non
scomparirà mai dalla società, perciò il governo deve prendere una posizione
realistica sul problema.
Inoltre c’è la convinzione
che esistono due tipi di prostituzione, quella volontaria e
quella forzata.
I politici olandesi
osteggiano fortemente la prostituzione forzata e quella che coinvolge i minori:
queste sono “forme inaccettabili di prostituzione”, mentre la prostituzione
volontaria viene regolata al fine di renderne più trasparenti le condizioni di
esercizio.
Parte del movimento
femminista olandese e le organizzazioni delle prostitute hanno inoltre
domandato, e continuano a chiedere, che la prostituzione sia “normalizzata”.
Per “normalizzazione” si
intende il definire pienamente la prostituzione come un lavoro ed adattare a
questo fine le leggi olandesi. [è un passo che
secondo me prima o poi verrà fatto, anche sotto la spinta di deliberazioni
della Corte di Giustizia Europea e del fatto che l’area dell’Unione Europea,
con la necessaria libera circolazione delle persone, si sta allargando
all’Europa dell’Est dalla quale proviene gran parte della “domanda di lavoro”
nella prostituzione]
L’obiettivo dell’Olanda è di tracciare una netta linea divisoria tra prostituzione volontaria da un lato e prostituzione forzata dall’altro.
Un efficace e coordinato
sforzo tra repressione della criminalità e adeguamento delle leggi è considerato
necessario per combattere la prostituzione forzata, quella minorile e la tratta
degli esseri umani.
L’idea che sta dietro alla
nuova legge è che la criminalizzazione dei bordelli ed il proibizionismo sono
inefficaci non solo nello scoraggiare la prostituzione ma anche per combattere
i crimini associati alla prostituzione stessa.
Il governo olandese è
dell’opinione che legiferare contro i bordelli non farebbe sparire la prostituzione
e che quello che invece deve essere fatto dalla società e dai suoi leader
politici è di adottare forti misure contro lo sfruttamento e l’abuso delle
prostitute. Il permettere alle persone di diventare impiegate nella
prostituzione, se lo vogliono, rende più facile usare strumenti amministrativi
e legislativi per evitare che vengano sfruttate.
L’abolizione del divieto dei bordelli.
Lo scopo della
decriminalizzazione, ovvero il rimuovere il divieto dei bordelli, è quello di
regolare e controllare l’attività della prostituzione e perciò legalizzare
l’esistente situazione di tolleranza.
Allo stesso tempo è
stato eliminato il reato di “sfruttamento”, ma le condizioni che
definiscono situazioni di vero sfruttamento e di forzatura sono
state incluse nel nuovo Codice Penale.
In connessione con la
decriminalizzazione dell’attività dei bordelli e l’intensificazione della lotta
contro la tratta , sei principali obiettivi sono stati formulati in relazione
alla nuova legge:
Il cuore della politica è
quindi da una parte la legalizzazione, dall’altra parte la stretta contro la
criminalità e i fenomeni indesiderati.
Il Codice Penale olandese, art. 250a.
Questo articolo del Codice
Penale colpisce il Traffico di Esseri Umani (“trafficking”), a scopo di
sfruttamento. La pena più alta prevista è di 6 anni di reclusione, con
possibilità però di aumentarla in determinati casi.
Viene colpita solo la
prostituzione forzata, non quella volontaria. Tuttavia, nel caso di minori
l’induzione alla prostituzione, anche se non c’è stata costrizione o violenza,
viene sempre e comunque considerato come “trafficking” e come tale colpita. E
questo vale anche se non c’è immigrazione illegale e anche se il fatto è
commesso all’estero.
L’articolo 250a del Codice
Penale non colpisce i clienti delle prostitute. L’acquisto di prestazioni
sessuali non è un reato.
E’ reato avere rapporti
sessuali con prostitute tra i 12 e i 18 anni (sotto i 12 è comunque sempre e
comunque reato, anche se non c’è prostituzione). Prima dell’ottobre 2000 il
limite minimo di età legale per una prostituta era di 16 anni, ora è stato
perciò aumentato a 18.
Perchè si applichi il
reato di “trafficking” non è neppure necessario che la persona forzata diventi
effettivamente prostituta, è sufficiente che ne sia compromessa l’integrità
fisica e la libertà di scelta. Questo comprende anche il caso di prostitute
volontarie alle quali viene impedito di uscire dalla prostituzione.
Sono stati presentati al
parlamento olandese dei progetti di legge per estendere ulteriormente i casi di
sfruttamento colpiti dalla legge.
Nel giugno 2004 il
Ministero della Giustizia olandese ha presentato un piano di azione, contenente
misure aggiuntive molto concrete per combattere il trafficking nella situazione
post-legalizzazione dei bordelli.
Il ruolo delle municipalità.
Con la decriminalizzazione
dei bordelli, il governo olandese ha delegato ai Comuni il compito di definire
le regole per amministrare localmente la prostituzione legalizzata.
C’è oggi in Olanda una
regolamentazione complessiva del mercato legale della prostituzione, con
compiti di controllo, indirizzo e miglioramento delle condizioni di lavoro
delle prostitute (salute, sicurezza ed igiene dei luoghi di lavoro ...).
E’ stato scelto un modello
decentralizzato, ovvero sono le autorità locali che trattano direttamente
l’argomento prostituzione e hanno la facoltà di stabilire regole per
regolamentare il modo nel quale funzionano i bordelli in ambito comunale.
L’Associazione dei Comuni
Olandesi ha stilato un modello di regolamentazione, basato sulle condizioni per
l’ottenimento ed il mantenimento delle licenze per i bordelli, che è stato
adottato dal 94% dei comuni del paese (in qualche caso con variazioni).
Gli olandesi supponevano
che il diritto delle autorità comunali di regolamentare l’attività della
prostituzione non avrebbe dato luogo a proibizioni a livello locale, visto che
sia
[la cosa è apparsa un pò come una sorpresa, evidentemente
perfino nella liberale Olanda ci sono resistenze moralistiche; secondo la mia
opinione, non è possibile accettare che una legge nazionale sia nei fatti
abolita a livello locale, causando una ingiustificata discriminazione tra
cittadini (prostitute in primo luogo!) e questa totale “libertà di rifiuto”
assegnata ai comuni dovrebbe essere abolita; casomai, si stabilisca un limite
minimo di bordelli ammessi, in base al numero di abitanti del comune, che per
quei comuni diverrà immediatamente anche il limite massimo accettato. Già ci
sono casi che consentono di rifiutare le licenze ai bordelli, un rifiuto “a
priori” e senza giustificazione non mi sembra accettabile.
Per inciso, non è solo un problema olandese:
leggere, a questo proposito, il capitolo “Initial responses to legislation
change” dell’interessante e recente documento neozelandese http://www.justice.govt.nz/pubs/reports/2005/sex-industry-in-nz-literature-review/sex-industry-in-nz.pdf
, dove viene esplicitamente sottolineata la necessità di impedire che le
decisioni prese a livello nazionale vengano boicottate da amministratori a
livello locale per ragioni di convinzioni personali avverse alla prostituzione]
L’intento della delega ai
poteri locali era quello di far stabilire dai comuni stessi le regole per la
gestione dei bordelli all’interno dei loro confini.
La cosa è stata ottenuta
con il sistema delle licenze.
I bordelli devono
rispettare certi requisiti (su costruzione, sanità, orari di apertura, rispetto
delle leggi sul lavoro, ecc.) per ottenere una licenza, indispensabile per
poter operare. I controlli sul rispetto delle regole per le licenze sono
anch’essi fatti dalle autorità locali, oltre che dalla Polizia e dalla autorità
nazionali. Il Ministero della Giustizia ha proposto un piano di esecuzione per
il rispetto della legge, che prevede le modalità operative delle varie parti
che devono verificare eventuali violazioni sia amministrative che di natura
criminale.
Le principali parti
coinvolte sono
In caso di violazione
delle regole sui bordelli, le contravvenzioni vanno, a seconda della gravità
dell’infrazione, dal semplice avvertimento alla chiusura temporanea fino al
ritiro della licenza e alla chiusura definitiva. Le violazioni più gravi
riguardano la prostituzione minorile e l’impiego di immigrate illegali.
La licenza può essere
ritirata o rifiutata se:
Non è possibile rifiutare
la licenza per motivi etici o morali.
Gli olandesi hanno
scelto di attendere ad introdurre una legge nazionale sulla prostituzione.
Una legge nazionale non
era vista come necessaria per raggiungere gli obiettivi desiderati, visto che
le regole per il funzionamento dei bordelli potevano essere stabilite a livello
locale.
Per questo, si è deciso di
attendere la valutazione dell’esperienza fata con l’attuale modello decentrato,
per decidere se una legislazione centrale sia desiderabile e, se così fosse,
cosa deve contenere.
[atteggiamento
molto pragmatico e sensato, che oltretutto beneficerà della possibilità di confrontare
le applicazioni di regolamentazioni specifiche diverse. Mi chiedo se certe
perplessità sulla regolamentazione avanzate dall’attuale sindaco di Amsterdam,
che è una municipalità che ha certamente commesso almeno un grosso errore
(nell’implementazione delle zone), non derivino proprio dalla consapevolezza
che le proprie poco felici scelte verranno infine confrontate con chi meglio ha
regolato a livello locale e quindi dalla tentazione di scaricare i propri
problemi sulle scelte nazionali ... ]
Mancanza di armonia.
Un problema che la maggior
parte dei critici sottolinea è che l’implementazione del modello olandese
basata sui municipi non è soddisfacente.
Si rileva che la mancanza
di esperienza nel nuovo settore e la mancanza di supporto per la
decriminalizzazione in alcuni casi hanno impedito un’implementazione efficace.
Ci sono stati problemi in relazione a vari aspetti operativi tra ispettori
appartenenti alla stessa autorità locale. Per esempio, il dipartimento che si
occupa dell’edilizia può avere sullo stesso argomento una diversa opinione dal
dipartimento dei vigili del fuoco o da quello che si occupa della sanità. In
alcuni comuni i proprietari dei bordelli trovano regolamentazioni così rigide e
irragionevoli che è per loro difficile operare stando all’interno della legge,
ina ltri comuni le cose sono molto più facili.
Nelle municipalità dove la
prostituzione era tollerata ed esistevano relazioni franche e collaborative tra
le parti, la realizzazione del modello è stata un successo. [è il solito discorso: non basta mettere sulla
carta delle regole, bisogna regolamentare bene e per farlo bisogna
chiedere ed ottenere la collaborazione di tutti ...]
La prostituzione di strada e la “Zona”.
L’abolizione della
proibizione dei bordelli era diretta al mercato al chiuso. Ma la prostituzione
si ha anche in strada. Alcuni municipi in Olanda hanno deciso di regolamentare
anche questo aspetto.
In diverse città la
prostituzione al di fuori di aree limitate è proibita, sulla base di ordinanze
locali. La ragione per la regolamentazione del mercato all’aperto era quella di
rispondere al numero crescente di lamentele dei residenti, quando la
prostituzione di strada, negli anni ’70, prese piede. Inizialmente la polizia
arrestava le prostitute per brevi periodi, prima di lasciarle di nuovo andare
sulle strade. Alla fine, la situazione era considerata insoddisfacente da tutte
le parti coinvolte.
All’inizio degli anni ’80
diverse città olandesi cambiarono la loro politica verso la prostituzione di
strada. Oggi molte città hanno introdotto zone di tolleranza, con vario grado
di successo. Ad Utrecht si ebbe la prima soluzione definita come un “pacchetto”:
una zona ufficiale, un’area “di pausa” (drop-in centre) e un’area di lavoro.
Questi tre elementi sono ora considerati necessari per avere una zona
funzionante.
La “zona” è una strada
o un’area che l’amministrazione locale ha destinata alla prostituzione
all’aperto. L’area non deve
disturbare le zone residenziali e, inoltre, deve consentire una certa protezione
alla prostitute. Inoltre il comune decide quali sono gli “orari di apertura”
della zona (che nelle città che si attengono al modello nazionale comporta
l’apertura per tutta la notte, in ogni giorno dell’anno). Dentro ad ogni zona
c’è un centro di pausa, ovvero un luogo dove le prostitute possono riposarsi,
acquistare preservativi o contattare medici. All’interno o vicino a questa zona
c’è l’area dove si incontrano prostitute e clienti, chiusa con qualche forma di
barriera o comunque chiaramente marcata. In questo modo si è voluto concentrare
tutte le attività dove si pensa diano meno disturbo.
La zona di tolleranza de
L’Aia è stata descritta come una zona che funziona, in accordo con le
intenzioni delle rappresentanti delle prostitute (a l’Aia hanno una loro
organizzazione, che si chiama SHOP).
Alcune delle zone in
Olanda hanno funzionato molto bene negli ultimi venti anni, mentre da altre
parti le cose non sono andate così bene e alcune, come ad Amsterdam, sono
infine state chiuse. Osservatori locali del problema ritengono che il successo
è dovuto principalmente alla capacità della zona di tolleranza di adattarsi ai
cambiamenti sociali che influenzano la prostituzione di strada, adottando
regole flessibili.
La zona di tolleranza
di Amsterdam, fin dall’inizio, non ha funzionato come si desiderava. Il
Comune di Amsterdam aveva scelto di situare la zona molto lontano dal centro
cittadino. Ciò ha fatto sì che davvero poche prostitute in realtà facevano uso
di quella zona. Dato che le prostitute di strada sono principalmente
tossicodipendenti, la zona era per loro troppo lontana dai luoghi dello
spaccio, ovvero dal centro di Amsterdam. Queste è la ragione principale della
chiusura della “zona” di Amsterdam. [Aggiungo che
secondo fonti giornalistiche, citate dagli stessi critici dell’esperienza
olandese, pare che addirittura
Notare che la
chiusura della zona di Amsterdam (mentre la maggior parte delle zone
continua invece a funzionare e anche in modo soddisfacente), viene spesso
citata dai sostenitori della criminalizzazione come “prova del fallimento
dell’esperienza olandese” ...]
La prostituzione al di
fuori delle zone e al di fuori degli orari previsti è proibita e punita con
multe e/o la prigione, a seconda delle ordinanze locali (l’Associazione dei
Comuni ha preparato ordinanze standard spesso usate, con multe fino a 2250 € e
pene detentive fino ad un massimo di tre mesi).
Anche il fatto che siano
puniti sia prostitute che clienti oppure una sola delle parti, dipende dalle
ordinanze locali.
Nelle città dove la
prostituzione non ha particolari regolamentazioni, la prostituzione all’aperto
è consentita a meno che non sia di disturbo o siano coinvolti minorenni.
[Notare che
secondo uno studio del 2000 le prostitute di strada in Olanda ammontano solo al
5% del totale]
L' esperienza delle prostitute:
Il gruppo di lavoro norvegese
ha incontrato due organizzazioni che rappresentano le prostitute, “De Rode
Draad” e il PIC (Prostitutie Informatiecentrum).
De Rode Draad.
Questa organizzazione (che
ha un sito web: http://www.rodedraad.nl)
è stata fondata nel 1985 ed oggi conta 50 membri. Opera a livello nazionale e
lavora per dare diritti legali alle donne. L’organizzazione è sorta per farsi
ascoltare nel dibattito sulla legalizzazione e per ottenere che la
prostituzione sia considerata un lavoro. Questo è il motivo per cui oggi in
Olanda si usa il termine “lavoratrice del sesso” (“sex worker”) piuttosto che
prostituta e l’uso di quel termine è importante per tutto il progetto olandese
di normalizzazione.
Attraverso la fondazione
De Rode Draad le sex workers volevano arrivare ad uno status legale ufficiale.
Parte del movimento femminista olandese era favorevole all’istituzione della
fondazione, affinchè le prostitute ottenessero diritti legali attraverso la
legislazione sul lavoro, e il Ministero degli Affari Sociali la supportò
finanziariamente. Oggi il supporto economico viene dal Ministero della
Giustizia.
Per
Non tutte le prostitute
sono contente di doversi registrare ufficialmente per poter lavorare legalmente
nei bordelli, anche perchè nella società c’è un’attitudine negativa contro le
sex workers [perfino nelle
liberale Olanda ci sono ancora “problemi” a rapportarsi con le prostitute ... ]
Secondo
Le condizioni di lavoro
nei bordelli non sono ancora sufficientemente buone. In certi casi lenzuola
pulite e misure di prevenzione degli incendi non sono abbastanza. Nella maggior
parte dei casi le condizioni di lavoro sono ancora cattive e le impiegate non
hanno diritto di partecipazione. I proprietari dei bordelli non desiderano
prostitute dipendenti ed iscritte a sindacati, preferiscono lavoratrici
indipendenti. Ma allo stesso tempo vogliono dettare le regole di lavoro.
Qualche volta la situazione è così tesa che occorre una qualche ispezione per
verificare se le condizioni di lavoro sono eque e corrette. [storie di ordinario capitalismo ... Ma ora almeno
si possono chiamare gli ispettori ed iscriversi ad un sindacato ...]
Secondo
Ma per le donne extra-europee
immigrate è diventata peggiore. Prima della legalizzazione erano
tollerate come ogni altra prostituta, dopo la legalizzazione sono diventate un
gruppo illegale. [Non finirò mai di ripetere che la questione
delle prostitute migranti, che non vedono necessariamente un futuro a lungo
termine nel paese che al momento le ospita (con permessi a breve o addirittura
illegalmente), è oggi la questione chiave della prostituzione! In Olanda,
purtroppo, non hanno ancora avuto il coraggio di compiere il passo ulteriore di
regolamentare, in modo altamente flessibile, il lavoro delle migranti. Anche se
qualche voce si è già levata in questo senso, ovviamente con gran scandalo dei
fascio-femministi …]
L’idea dell’organizzazione
è che l’industria del sesso non dovrebbe essere nè criminalizzata nè aiutata. Il
modello ideale è quello della sex worker indipendente.
Prostitutie Informatiecentrum (PIC).
Il PIC (http://www.pic-amsterdam.com) è un
centro di informazioni sulla prostituzione che sta proprio al centro del famoso
Red Light District (il “quartiere a luci rosse”) di Amsterdam.
Il centro è gestito da una
ex prostituta, Mariska Majoor.
La posizione del PIC sulla
prostituzione è questa:
la prostituzione è un fatto, che esiste da sempre e
che non scomparirà mai. Perciò non bisogna cercare di proibirla, ma di
controllarla e regolamentarla, altrimenti i problemi diverranno più grandi.
Esistono paesi dove la prostituzione è
criminalizzata, uomini e donne sono perseguiti dalla legge e costretti a
lavorare in condizioni disagiate, anti-igieniche e pericolose. Le prostitute
sono trattate come animali, criminali o feccia. E perchè? Perchè vengono pagate
per compiere atti sessuali, che normalmente vengono fatti con mutuo rispetto
tra prostituta e cliente. La prostituzione è una scelta personale e nessuno
dovrebbe interferire in questa scelta. [...] Dato che ci sono dei problemi, è
compito del governo regolamentare adeguatamente la prostituzione, in modo da
poter vivere rispettando le scelte di tutti.
[Ci tengo a far
notare una cosa: un anno dopo l’entrata in vigore della legge (ovvero nel 2001)
Mariska Majoor dichiarava in una intervista ad una giornalista del New York
Times “Per adesso è un caos. Non va bene per nessuno. La maggior parte delle
prostitute non ha alcuna idea di come stare dentro a questa cosa”. Mentre il gruppo di lavoro norvegese non ha
più rilevato, nel 2004, alcuna considerazione altrettanto allarmata da parte
della stessa persona.
Bene, quella
intervista sta in un articolo giornalistico del 2001 che negli anni successivi
e ancora oggi viene citato, per esempio dalla terrificante
“ricercatrice” femminista Janice Raymond, negli scritti pro-criminalizzazione.
Questo per dire che bisogna sempre cercare di confrontare più fonti e situarle
anche nel loro corretto contesto temporale.]
Le
esperienze della Polizia e dell’applicazione della legge.
L’organizzazione.
E’ stato poi istituito un
organismo di coordinamento dei 25 distretti a livello nazionale, il “consiglio
dei commissari capo”.
Questo consiglio nel 1999,
un anno prima della legalizzazione, prese l’iniziativa di lanciare un progetto
per preparare la polizia all’attuazione della legge, anche nell’ottica della
lotta alla Tratta degli Esseri Umani [in Svezia
invece, come si è visto, hanno improvvisato …]
Il gruppo di lavoro
norvegese afferma di aver avuto modo di capire che
Le Istruzioni del
Consiglio del Procuratori Generali.
Nel 1999 il Consiglio del
Procuratori Generali pubblicò un documento di Istruzioni sulla Tratta di Esseri
Umani e altre forme di sfruttamento, con gli obiettivi di:
Inoltre, le istruzioni
sottolineavano l’importanza della cooperazione e dell’uniformità nel lavoro
contro
Si sottolineava inoltre
l’importanza di investigare e perseguire ogni possibile caso di trafficking, in
particolare quando sono coinvolti minori.
Il lavoro della
Polizia.
L’approccio della Polizia
alla prostituzione è pragmatico e non moralista.
Il concetto base è che la prostituzione
è sempre esistita e che non è desiderabile proibirla per legge.
D’altra parte, c’è la
necessità di regolamentarla per mantenere la tranquillità e l’ordine pubblico e
prevenire lo sfruttamento delle prostitute.
L’esperienza della Polizia
è che ci sono molti aspetti negativi nella prostituzione nell’ambiente che la
circonda, con sovente altre forme di crimine quali lo sfruttamento, lo spaccio
di droga e crimini economici associati al business della prostituzione.
La legalizzazione dei
bordelli fu un adattamento della legge ad una realtà dove la proibizione nei
fatti non veniva applicata.
Inoltre la legalizzazione
è stata vista come un mezzo per combattere
Riguardo ai bordelli,
Altri aspetti del
controllo dei bordelli, per esempio quelli che riguardano le misure
antincendio, l’igiene e le tasse, sono di competenza di altri dipartimenti dei
comuni.
La strategia della
Polizia.
Il punto da cui parte il
lavoro della Polizia non è quello di ridurre la prostituzione ma è
quello di prevenire e combattere
Il Consiglio, per
combattere
Questo lavoro a livello nazionale
ha avuto un effetto a livello locale, sul lavoro della Polizia e delle altre
autorità coinvolte.
Ogni distretto di Polizia
si è organizzato in modo da accordarsi con le peculiarità locali, ma seguendo
comunque linee guida a livello nazionale che hanno assicurato un alto livello
di omogeneità nell’organizzazione e nelle procedure.
Il controllo dei
bordelli.
Principalmente, sono gli
agenti del dipartimento crimini sessuali che portano avanti i controlli nei
bordelli.
I controlli vengono fatti
regolarmente e vengono fatti “a sorpresa” (ovvero non vengono preannunciati).
Anche se c’è buona
collaborazione tra le varie autorità preposte ai controlli, solitamente i vari
tipi di controllo non vengono fatti allo stesso tempo.
La ragione di questo è che
si cerca di fare una transizione “soft” da un precedente mercato non regolato
ad uno ora regolamentato.
Gli agenti che fanno i
controlli devono rispondere a severi requisiti. Devono aver preventivamente
seguito un corso speciale e non possono fare quel lavoro per più di 6 anni. [suppongo sia un’opportuna misura per ridurre il
rischio di corruzione/concussione]
Per loro è stato preparato
un manuale, assieme a delle linee guida sull’etica del loro lavoro.
Se, durante i controlli su
un bordello, si sospetta che nello stabilimento lavori una vittima della
Tratta, l’agente scrive un rapporto e si fa una valutazione se sono necessarie
ulteriori indagini.
Se il sospetto appare
fondato,
Se durante i controlli
vengono scoperte irregolarità di altro tipo, di competenza di altre autotità,
verrà inviato un rapporto all’autorità in questione.
La lotta al Traffico di
Esseri Umani.
Ogni distretto di Polizia
ha un coordinatore per combattere
A volte si tratta di
agenti della squadra contro il crimine organizzato, ma le investigazioni
vengono solitamente fatte, spesso in team interdisciplinari, in collaborazione
con le unità che si occupano di immigrazione e di crimini sessuali.
Gli agenti che investigano
sul trafficking devono seguire un corso speciale, oltre ad essere richiesti di
esperienza e competenza, vista la complessità di questo tipo di casi.
Il controllo delle Zone
di tolleranza.
Se c’è una zona di
tolleranza nel territorio del distretto di Polizia, la polizia in uniforme
pattuglia la zona e la rende sicura per le prostitute e per quelli che svolgono
attività sociale. [spero che al
distretto e al Comune di Amsterdam, visto come hanno mal gestito quella zona,
qualche testa sia saltata …]
Se la prostituzione di
strada si svolge fuori della zona di tolleranza e se causa disturbo ai
cittadini, allora
Il controllo delle
altre forme di prostituzione.
Altre forme di
prostituzione, per esempio i servizi di escort, i bordelli nascosti,
ecc. sono un problema sul quale
Ci sono già state
lamentele da parte di esponenti della Polizia sul fatto che la prostituzione
delle escort non ricada sotto il regime delle licenze.
Lo sviluppo della
tecnologia è tale che non è necessario lavorare in strada o in un bordello per
trovare clienti. Questa “zona grigia”
del mercato si è sviluppata in anni recenti e
Grazie al controllo sulle
comunicazioni in casi criminali recenti riguardanti
[nel momento in
cui il grosso del mercato diventa visibile e facilmente controllabile nei
bordelli e nelle “vetrine” (e in misura molto minore in strada), ovviamente
L’addestramento della
Polizia.
Sono stati istituiti corsi
standard nelle Scuole di Polizia, per addestrare gli agenti che devono far
rispettare le leggi sulla prostituzione e combattere il trafficking.
Per esempio, per gli
agenti che devono controllare i bordelli c’è un corso di quattro giorni, con
enfasi sulla comprensione del ruolo specifico della Polizia in quel compito e
sulle modalità di interazione con le altre autorità. Al 2004, 450 agenti
avevano completato il corso.
Per gli agenti che
contrastano il trafficking c’è un corso di tre settimane, che rilascia un
apposito attestato che può essere chiesto di presentare in tribunale se l’agente deve testimoniare.
La collaborazione tra
C’è collaborazione anche
con i gestori dei bordelli [che, perciò,
sono super-controllati. E ogni tanto in Italia c’è qualcuno che ha il coraggio
di dire che gli schiavisti sono contenti della legalizzazione perché sono
diventati i gestori dei bordelli! …],
con le organizzazioni delle prostitute e con le organizzazioni non governative
che assistono le vittime della Tratta.
La collaborazione tra
autorità è particolarmente sviluppata per i casi di contrasto alla Tratta di
Esseri Umani, con
L’esperienza della
Polizia.
L’esperienza fatta dalla
Polizia mostra che con la legalizzazione si è creata una maggiore apertura
ed un maggior dialogo tra le parti coinvolte nella prostituzione.
Per
La legalizzazione ha reso
più facile per
E’ più difficile ottenere
informazioni dalla parte illegale del business della prostituzione. Ciò
nonostante, circa il 50% delle denunce presentate alla Polizia provengono da
prostitute che lavorano nella parte illegale della prostituzione. [questo secondo
me è un dato davvero clamoroso, in senso positivo.
Infatti, dato
che la parte illegale è certamente molto minoritaria (come dappertutto) rispetto
a quella legale (che con bordelli e vetrine già partiva come minimo dal 65% del
mercato che è stato regolato) il fatto
che siano numericamente equivalenti vuol dire che c’è una notevolissima
capacità della Polizia di entrare in contatto con la parte “nascosta” ed
illegale della prostituzione! Se la grande maggioranza delle denunce
venisse dalla parte legale della prostituzione, infatti, ci sarebbe da
preoccuparsi e si dovrebbe temere una prostituzione illegale praticamente
“invisibile” e quasi completamente in
balìa della criminalità. Invece qui il quadro è di una prostituzione nascosta
che viene messa in grado di appoggiarsi alla legge per uscirne! Altro elemento
che sbugiarda tutti coloro che sostengono che la legalizzazione non aiuta le
prostitute trafficate!]
Nel
2003
Il
numero delle denunce da parte di prostitute è cresciuto molto negli
ultimi anni a causa dell’attività di controllo da parte della Polizia. Secondo
il Coordinatore Nazionale per
Con
questa focalizzazione
Nel
2002 ci sono stati 95 giudizi in processi per trafficking, che si sono conclusi
con la condanna nell’87% dei casi.
Nel
2003 ci sono stati 60 giudizi, tutti di colpevolezza.
Il Welfare.
La
salute e il sistema sociale.
I
controlli sanitari si dividono in due aree:
·
il controllo
dell’igiene dei bordelli
·
il controllo
della salute delle prostitute
Non
ci sono controlli sanitari sui clienti.
Le
autorità locali hanno la responsabilità di consentire alle prostitute di avere
accesso ai servizi sanitari, ma sono le prostitute stesse e i loro datori di
lavoro ad avere la responsabilità principale per il mantenimento di buone
condizioni igieniche e sanitarie. Le autorità locali devono controllare che i
datori di lavoro rispettino i loro obblighi.
I
proprietari dei bordelli devono sensibilizzare le prostitute a pratiche
sessuali sicure e a sottoporsi ai controlli sanitari.
L’organizzazione
SOA AIDS condiglia alle prostitute di sottoporsi a controlli quattro volte
all’anno, ma solo due volte per quelle che lavorano all’aperto, dato che
sarebbe irrealistico aspettarsi di più. [anche
qui, esce l’atteggiamento pragmatico olandese! In Grecia, con controlli
sanitari obbligatori per le prostitute registrate, alla folle frequenza di due
volte alla settimana!, hanno ottenuto il risultato che molte prostitute non si
registrano!]
I
controlli sull’igiene dei bordelli vengono fatti senza preavviso, mentre quelli
sanitari vengono fatti avvisando in anticipo, in modo da poter raggiungere il
maggior numero di donne. Oggi i bordelli non possono rifiutare le ispezioni e i
controlli, come a volte accadeva prima della legalizzazione (nel 20% circa dei
casi).
Se
una donna viene trovata infetta da una malattia a trasmissione sessuale (STD),
le si raccomanda di mettersi in malattia. Se è una dipendente avrà i benefici
contrattuali per la malattia, se è indipendente c’è bisogno che sia coperta da
assicurazione privata.
Ci sono quattro grandi
cliniche per gli STD, nelle grandi città olandesi, che offrono controlli
anonimi e gratuiti.
Nonostante i controlli
sanitari non siano obbligatori, la maggior parte delle prostitute vi si
sottopone.
Occasionalmente
alcuni clienti hanno riferito di essersi sottoposti a controlli sanitari per poter
avere rapporti non protetti
Le condizioni di
lavoro.
Quasi
metà delle 25.000 sex workers in Olanda lavora nei bordelli. Alcune sono
lavoratrici indipendenti ma la maggior parte lavora come dipendente. * Queste prostitute sono perciò sottoposte alla legislazione
sul lavoro, come i lavoratori degli altri settori.
Si quindi di sussidi di
disoccupazione, assistenza sociale, uffici di collocamento e ricerca di lavoro,
ecc.
Le donne e gli uomini
sopra i 18 anni che sono cittadini olandesi o vengono da uno Stato dell’Unione
Europea o dell’Area Economica Europea (quest’ultima, ad oggi, comprende tutte
le nazioni della UE più Norvegia, Islanda e Lichtenstein) hanno in generale il
diritto di lavorare in Olanda, come lavoratori indipendenti o dipendenti.
Con una sentenza del 2001,
L'Olanda ha una
legislazione che, attraverso accordi internazionali bilaterali con paesi fuori
dalla UE consente a prostitute di questi paesi di esercitare la prostituzione
nel paese. Tuttavia devono avere alcuni requisiti: capitali privati, un piano
di business e competenze commerciali, oltre al possesso di un permesso di
residenza per lavoro. Non possono, invece, lavorare per un imprenditore. [... e qui casca l’asino. Ovviamente una ragazza
che viene dalla provincia rumena ben difficilmente avrà i requisiti “economici”
richiesti per avviare un’attività in proprio! E’ un “buco” della legge che
credo nasconda la volontà di evitare l’”invasione” delle prostitute dall’Est
Europa. Con l’allargarsi dell’Unione Europea, la cosa avrà però sempre meno
senso, anche se le prostitute russe dovranno ancora attendere parecchio ...]
Non è invece permesso
prostituirsi per chi non ha un permesso di residenza (compreso chi ha solo un
permesso turistico o il diritto di soggiornare senza visto fino a tre mesi); se
scoperte, queste persone vengono espulse. Questo perchè non hanno un valido
permesso di residenza per lavoro. [la cosa ha
certamente una sua logica, tuttavia nei fatti sta portando fuori dalla legge e
potenzialmente in situazioni pericolose molte prostitute che, per provenienza
geografica, non possono ottenere il permesso di soggiorno. E’ una
situazione che bisognerebbe sanare in qualche modo.]
Per le nazioni che sono
entrate nella UE nel maggio del 2004 (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria,
Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia) si applicano accordi
secondo i quali prostitute provenienti da questi paesi potranno iniziare a lavorare
come dipendenti, nell’industria del sesso, a partire dal 1 maggio 2006.
C’è un forte controllo per
scoprire prostitute che lavorano in Olanda senza permesso e, quando scoperte,
queste persone, che stanno in Olanda illegalemtne, possono essere espulse
secondo la vigente legge sull’immigrazione.
La valutazione olandese della
legalizzazione.
Il
ricercatore olandese Dr. Hendrik Wagenaar ha fatto uno studio per valutare la
regolamentazione della prostituzione in Olanda.
In
sintesi, ha trovato che:
Ma ci sono anche effetti
negativi: