Il Rapporto del Governo norvegese.

 

 

La situazione dell’Olanda.

 

 

Olanda.

 

Per confrontare le esperienze olandese e svedese, è importante ricordare che:

 

·         l'Olanda ha circa il doppio degli abitanti della Svezia

·         la scala della prostituzione in Olanda è circa dieci volte quella della Svezia [questo è fondamentale ricordarlo anche in confronto con la situazione italiana!]

·         in Olanda l'obiettivo non è rimuovere la prostituzione ma controllarla mettendo delle regole

·         in Olanda la gente è abituata alle prostitute che lavorano nei bordelli o nella zone apposite in strada ("zone di tolleranza"), mantre in Svezia la gente ha familiarità solo con la prostituzione di strada

·         in Olanda la prostituzione è un lavoro, in Svezia è violenza maschile contro le donne

·         gli olandesi hanno spesso un approccio pragmatico per risolvere i problemi sociali

 

 

La realtà olandese.

 

Ampiezza e localizzazione della prostituzione.

 

In Olanda la prostituzione è un'attività legale che si svolge nei sex clubs, nelle "vetrine", negli hotel, nei bar, con i servizi di escort e in strada.

Non si sa esattamente quante prostitute vi siano, anche perchè la Polizia non può schedare le prostitute (tranne che in caso di indagini sulla tratta).

Secondo uno studio del 2000 ci sarebbero 25.000 prostitute, il 65% nei bordelli e nelle “vetrine” (la maggior parte come impiegate), in 6000 ubicazioni, e 320 in strada. Solo circa il 30% sarebbero olandesi.

Queste cifre dovrebbero essere cambiate, dopo la legalizzazione dei bordelli. Un nuovo studio deve essere fatto nel 2005.

 

A seguito dei frequenti controlli della Polizia e delle autorità delle tasse nei bordelli, si ritiene che le prostitute siano diminuite dopo la legalizzazione. [ricordarsi qui delle affermazioni categoriche, di segno opposto, contenute nel "rapporto" al Parlamento scozzese! ...]

 

Prima della legalizzazione c'erano molte prostitute straniere senza permessi di lavoro o di residenza, che lavoravano nei bordelli. Dato che ora non è possibile lavorare in un bordello se non si è legalmente residenti in Olanda, molte di queste prostitute sono finite a lavorare nella "zone di tolleranza" (ovvero zone di strada dedicate, in certe fasce orarie, alla prostituzione). Ciò ha portato ad animosità tra le prostitute che già vi si trovavano e le nuove arrivate. La Polizia ha fatto azioni contro le straniere prive di permesso, espellendone molte, e la situazione nella zone di tolleranza è tornata normale.

Secondo la Polizia, il numero di prostitute straniere senza permesso di lavoro e residenza si è probabilmente ridotto.

[La situazione delle prostitute straniere senza permesso di lavoro e residenza è probabilmente l’unico aspetto significativo finora poco riuscito dell’esperienza olandese e ciò è un insegnamento che dovrebbe dire molto a chiunque si occupi di prostituzione, anche in Italia ...]

 

La Violenza.

 

Al gruppo di lavoro norvegese è stato detto che prima in generale c'era un maggior rischio di violenza nelle strade, ma che l'istituzione delle zone di tolleranza (che sono sorvegliate dalla Polizia) ha migliorato la sicurezza e ridotto la violenza.

 

Le statistiche sui crimini non registrano casi di violenza sistematica in rapporto alla prostituzione. Ci sono dati dalle zone di tolleranza che mostrano che le violenze avvengono solo occasionalmente. Ci sono poche informazioni su casi di violenza nei bordelli.

Quello che è noto è che a volte le donne subiscono atteggiamenti di mancato rispetto nei loro confronti.

 

Prima della legalizzazione, si accettava che una certa quota di violenza facesse parte del lavoro ma la legalizzazione ha reso le donne più consce che la violenza non è accettabile.

La Polizia ha rilevato un aumentato numero di denuncie alla Polizia. Ma la Polizia stessa afferma che questo è dovuto all'aumentata consapevolezza delle donne e alla loro maggior fiducia nelle forze dell'ordine, cosa che ha abbassato il livello di soglia per le denunce.

La Polizia ritiene quindi che sia completamente errata l'interpretazione, che alcuni fanno, che l'incremento delle denunce significhi che la situazione è peggiorata. [notare il contrasto con la situazione svedese, che ha reso le prostitute più deboli, mentre in Olanda la legalizzazione le ha rese più forti!]

 

 

La Legge in Olanda.

 

Introduzione.

La legge che formalmente proibiva l’attività dei bordelli è stata cancellata il 1 ottobre 2000.

Gli obiettivi che si volevano ottenere con questo cambiamento erano, tra gli altri:

  • avere migliori strumenti e possibilità di controllo e di regolamentazione dell’attività dei bordelli
  • maggiori strumenti per la lotta alla tratta, ovvero alla prostituzione coatta
  • maggiori strumenti per la lotta alla prostituzione minorile

 

La prostituzione non è mai stata illegale in Olanda (tranne quella forzata), tuttavia esisteva dal 1911 il divieto per i bordelli.

Nella seconda metà del 20-esimo secolo si è sviluppata una politica governativa che tendeva a distinguere tra prostituzione volontaria e prostituzione forzata, e solo quest’ultima veniva combattuta.

Nei fatti, la prostituzione volontaria è sempre stata tollerata in Olanda.

Il divieto per i bordelli, rimasto formalmente in vigore fino al 2000, nei fatti non è mai stato fatto forzatamente rispettare negli ultimi 50 anni.

E nel tempo si è passati da questa posizione di tolleranza passiva ad una di tolleranza attiva, dove il governo indica le linee guida per il governo della prostituzione (per esempio, per le licenze ai bordelli).

Dopo 16 anni di dibattito e di pressioni da parte di vari attori per eliminare la proibizione dei bordelli, la legalizzazione è stata adottata, il 1 ottobre 2000.

 

L’atteggiamento olandese verso la prostituzione.

 

“La prostituzione è una realtà; è sempre esistita e non scomparirà mai, qualsiasi cosa si pensi di essa. Perciò noi crediamo che sia importante non il proibirla bensì l’organizzarla meglio, in caso contrario i problemi non faranno che diventare più grandi.” (tratto da un documento ufficiale del Ministero degli Esteri olandese)

 

L’idea base oggi diffusa tra i politici olandesi è che la prostituzione è parte della realtà e non scomparirà mai dalla società, perciò il governo deve prendere una posizione realistica sul problema.

Inoltre c’è la convinzione che esistono due tipi di prostituzione, quella volontaria e quella forzata.

I politici olandesi osteggiano fortemente la prostituzione forzata e quella che coinvolge i minori: queste sono “forme inaccettabili di prostituzione”, mentre la prostituzione volontaria viene regolata al fine di renderne più trasparenti le condizioni di esercizio.

 

Parte del movimento femminista olandese e le organizzazioni delle prostitute hanno inoltre domandato, e continuano a chiedere, che la prostituzione sia “normalizzata”.

Per “normalizzazione” si intende il definire pienamente la prostituzione come un lavoro ed adattare a questo fine le leggi olandesi. [è un passo che secondo me prima o poi verrà fatto, anche sotto la spinta di deliberazioni della Corte di Giustizia Europea e del fatto che l’area dell’Unione Europea, con la necessaria libera circolazione delle persone, si sta allargando all’Europa dell’Est dalla quale proviene gran parte della “domanda di lavoro” nella prostituzione]

 

L’obiettivo dell’Olanda è di tracciare una netta linea divisoria tra prostituzione volontaria da un lato e prostituzione forzata dall’altro.

Un efficace e coordinato sforzo tra repressione della criminalità e adeguamento delle leggi è considerato necessario per combattere la prostituzione forzata, quella minorile e la tratta degli esseri umani.

 

L’idea che sta dietro alla nuova legge è che la criminalizzazione dei bordelli ed il proibizionismo sono inefficaci non solo nello scoraggiare la prostituzione ma anche per combattere i crimini associati alla prostituzione stessa.

 

Il governo olandese è dell’opinione che legiferare contro i bordelli non farebbe sparire la prostituzione e che quello che invece deve essere fatto dalla società e dai suoi leader politici è di adottare forti misure contro lo sfruttamento e l’abuso delle prostitute. Il permettere alle persone di diventare impiegate nella prostituzione, se lo vogliono, rende più facile usare strumenti amministrativi e legislativi per evitare che vengano sfruttate.

 

L’abolizione del divieto dei bordelli.

Lo scopo della decriminalizzazione, ovvero il rimuovere il divieto dei bordelli, è quello di regolare e controllare l’attività della prostituzione e perciò legalizzare l’esistente situazione di tolleranza.

Allo stesso tempo è stato eliminato il reato di “sfruttamento”, ma le condizioni che definiscono situazioni di vero sfruttamento e di forzatura sono state incluse nel nuovo Codice Penale.

 

In connessione con la decriminalizzazione dell’attività dei bordelli e l’intensificazione della lotta contro la tratta , sei principali obiettivi sono stati formulati in relazione alla nuova legge:

  • controllo della regolamentazione della prostituzione
  • miglioramento della lotta alla prostituzione forzata
  • protezione dei minori dagli abusi sessuali
  • protezione della posizione delle prostitute
  • separazione della prostituzione dai fenomeni criminali periferici
  • riduzione dell’ampiezza della prostituzione da immigrate illegali

 

Il cuore della politica è quindi da una parte la legalizzazione, dall’altra parte la stretta contro la criminalità e i fenomeni indesiderati.

 

Il Codice Penale olandese, art. 250a.

Questo articolo del Codice Penale colpisce il Traffico di Esseri Umani (“trafficking”), a scopo di sfruttamento. La pena più alta prevista è di 6 anni di reclusione, con possibilità però di aumentarla in determinati casi.

Viene colpita solo la prostituzione forzata, non quella volontaria. Tuttavia, nel caso di minori l’induzione alla prostituzione, anche se non c’è stata costrizione o violenza, viene sempre e comunque considerato come “trafficking” e come tale colpita. E questo vale anche se non c’è immigrazione illegale e anche se il fatto è commesso all’estero.

L’articolo 250a del Codice Penale non colpisce i clienti delle prostitute. L’acquisto di prestazioni sessuali non è un reato.

E’ reato avere rapporti sessuali con prostitute tra i 12 e i 18 anni (sotto i 12 è comunque sempre e comunque reato, anche se non c’è prostituzione). Prima dell’ottobre 2000 il limite minimo di età legale per una prostituta era di 16 anni, ora è stato perciò aumentato a 18.

Perchè si applichi il reato di “trafficking” non è neppure necessario che la persona forzata diventi effettivamente prostituta, è sufficiente che ne sia compromessa l’integrità fisica e la libertà di scelta. Questo comprende anche il caso di prostitute volontarie alle quali viene impedito di uscire dalla prostituzione.

Sono stati presentati al parlamento olandese dei progetti di legge per estendere ulteriormente i casi di sfruttamento colpiti dalla legge.

Nel giugno 2004 il Ministero della Giustizia olandese ha presentato un piano di azione, contenente misure aggiuntive molto concrete per combattere il trafficking nella situazione post-legalizzazione dei bordelli.

 

Il ruolo delle municipalità.

Con la decriminalizzazione dei bordelli, il governo olandese ha delegato ai Comuni il compito di definire le regole per amministrare localmente la prostituzione legalizzata.

C’è oggi in Olanda una regolamentazione complessiva del mercato legale della prostituzione, con compiti di controllo, indirizzo e miglioramento delle condizioni di lavoro delle prostitute (salute, sicurezza ed igiene dei luoghi di lavoro ...).

E’ stato scelto un modello decentralizzato, ovvero sono le autorità locali che trattano direttamente l’argomento prostituzione e hanno la facoltà di stabilire regole per regolamentare il modo nel quale funzionano i bordelli in ambito comunale. 

 

L’Associazione dei Comuni Olandesi ha stilato un modello di regolamentazione, basato sulle condizioni per l’ottenimento ed il mantenimento delle licenze per i bordelli, che è stato adottato dal 94% dei comuni del paese (in qualche caso con variazioni).

Gli olandesi supponevano che il diritto delle autorità comunali di regolamentare l’attività della prostituzione non avrebbe dato luogo a proibizioni a livello locale, visto che sia la Costituzione olandese che la Convenzione internazionale sui Diritti Umani salvaguardano il diritto di ciascuno a scegliersi la propria professione. Nonostante ciò, 43 piccoli comuni (il 12% del totale) hanno bandito i bordelli.

[la cosa è apparsa un pò come una sorpresa, evidentemente perfino nella liberale Olanda ci sono resistenze moralistiche; secondo la mia opinione, non è possibile accettare che una legge nazionale sia nei fatti abolita a livello locale, causando una ingiustificata discriminazione tra cittadini (prostitute in primo luogo!) e questa totale “libertà di rifiuto” assegnata ai comuni dovrebbe essere abolita; casomai, si stabilisca un limite minimo di bordelli ammessi, in base al numero di abitanti del comune, che per quei comuni diverrà immediatamente anche il limite massimo accettato. Già ci sono casi che consentono di rifiutare le licenze ai bordelli, un rifiuto “a priori” e senza giustificazione non mi sembra accettabile.

Per inciso, non è solo un problema olandese: leggere, a questo proposito, il capitolo “Initial responses to legislation change” dell’interessante e recente documento neozelandese http://www.justice.govt.nz/pubs/reports/2005/sex-industry-in-nz-literature-review/sex-industry-in-nz.pdf , dove viene esplicitamente sottolineata la necessità di impedire che le decisioni prese a livello nazionale vengano boicottate da amministratori a livello locale per ragioni di convinzioni personali avverse alla prostituzione]

 

L’intento della delega ai poteri locali era quello di far stabilire dai comuni stessi le regole per la gestione dei bordelli all’interno dei loro confini.

La cosa è stata ottenuta con il sistema delle licenze.

I bordelli devono rispettare certi requisiti (su costruzione, sanità, orari di apertura, rispetto delle leggi sul lavoro, ecc.) per ottenere una licenza, indispensabile per poter operare. I controlli sul rispetto delle regole per le licenze sono anch’essi fatti dalle autorità locali, oltre che dalla Polizia e dalla autorità nazionali. Il Ministero della Giustizia ha proposto un piano di esecuzione per il rispetto della legge, che prevede le modalità operative delle varie parti che devono verificare eventuali violazioni sia amministrative che di natura criminale.

Le principali parti coinvolte sono la Polizia, la Sanità locale, l’Edilizia e Urbanistica. Altri partners sono l’Ispettorato del Lavoro, l’Agenzia delle Imposte e la Pubblica Accusa. Inoltre sono coinvolti le agenzie per la sicurezza sociale e quella per l’Immigrazione. Il lavoro dell’unità che controlla le tasse è probabilmente quello meno apprezzata dalle prostitute, alcune di loro sono riluttanti a lavorare apertamente proprio per questa ragione [questo è un problema da non trascurare e che induce a non considerare il “far pagare le tasse” come elemento prioritario del quadro legislativo. Una soluzione come quella tedesca, con registrazione opzionale al fisco (e condeguenti benefici di welfare anch’essi opzionali!) mi pare molto più adatta per un lavoro con forte quota di migranti che lo considerano un’attività limitata nel tempo e prodromo ad un ritorno in patria e perciò sono interessate più agli introiti immediati che non alla “pensione”. In caso contrario, queste migranti sono facilmente indotte all’illegalità. Nella loro lodevole intenzione “quasi-normalizzatrice”, gli olandesi qui si sono forse fatti prendere un pò la mano ...]

 

In caso di violazione delle regole sui bordelli, le contravvenzioni vanno, a seconda della gravità dell’infrazione, dal semplice avvertimento alla chiusura temporanea fino al ritiro della licenza e alla chiusura definitiva. Le violazioni più gravi riguardano la prostituzione minorile e l’impiego di immigrate illegali.

 

La licenza può essere ritirata o rifiutata se:

  • il proprietario del bordello non è in grado di mostrare il permesso rilasciato dalla Polizia [è il solito, vecchio e semplicissimo discorso che i bordelli legali tagliano le gambe alle criminalità ...]
  • il luogo dove dovrebbe sorgere il bordello è in conflitto con i piani regolatori
  • il bordello impiega minori o persone prive del permesso di residenza o persone forzate alla prostituzione
  • l’esistenza del bordello comporta problemi di ordine pubblico
  • il bordello rende l’area in cui sorge meno desiderabile per viverci e lavorarci

 

Non è possibile rifiutare la licenza per motivi etici o morali.

 

Gli olandesi hanno scelto di attendere ad introdurre una legge nazionale sulla prostituzione.

Una legge nazionale non era vista come necessaria per raggiungere gli obiettivi desiderati, visto che le regole per il funzionamento dei bordelli potevano essere stabilite a livello locale.

Per questo, si è deciso di attendere la valutazione dell’esperienza fata con l’attuale modello decentrato, per decidere se una legislazione centrale sia desiderabile e, se così fosse, cosa deve contenere.

[atteggiamento molto pragmatico e sensato, che oltretutto beneficerà della possibilità di confrontare le applicazioni di regolamentazioni specifiche diverse. Mi chiedo se certe perplessità sulla regolamentazione avanzate dall’attuale sindaco di Amsterdam, che è una municipalità che ha certamente commesso almeno un grosso errore (nell’implementazione delle zone), non derivino proprio dalla consapevolezza che le proprie poco felici scelte verranno infine confrontate con chi meglio ha regolato a livello locale e quindi dalla tentazione di scaricare i propri problemi sulle scelte nazionali ...  ]

 

 

Mancanza di armonia.

Un problema che la maggior parte dei critici sottolinea è che l’implementazione del modello olandese basata sui municipi non è soddisfacente.

Si rileva che la mancanza di esperienza nel nuovo settore e la mancanza di supporto per la decriminalizzazione in alcuni casi hanno impedito un’implementazione efficace. Ci sono stati problemi in relazione a vari aspetti operativi tra ispettori appartenenti alla stessa autorità locale. Per esempio, il dipartimento che si occupa dell’edilizia può avere sullo stesso argomento una diversa opinione dal dipartimento dei vigili del fuoco o da quello che si occupa della sanità. In alcuni comuni i proprietari dei bordelli trovano regolamentazioni così rigide e irragionevoli che è per loro difficile operare stando all’interno della legge, ina ltri comuni le cose sono molto più facili.

Nelle municipalità dove la prostituzione era tollerata ed esistevano relazioni franche e collaborative tra le parti, la realizzazione del modello è stata un successo. [è il solito discorso: non basta mettere sulla carta delle regole, bisogna regolamentare bene e per farlo bisogna chiedere ed ottenere la collaborazione di tutti ...]

 

 

La prostituzione di strada e la “Zona”.

L’abolizione della proibizione dei bordelli era diretta al mercato al chiuso. Ma la prostituzione si ha anche in strada. Alcuni municipi in Olanda hanno deciso di regolamentare anche questo aspetto.

 

In diverse città la prostituzione al di fuori di aree limitate è proibita, sulla base di ordinanze locali. La ragione per la regolamentazione del mercato all’aperto era quella di rispondere al numero crescente di lamentele dei residenti, quando la prostituzione di strada, negli anni ’70, prese piede. Inizialmente la polizia arrestava le prostitute per brevi periodi, prima di lasciarle di nuovo andare sulle strade. Alla fine, la situazione era considerata insoddisfacente da tutte le parti coinvolte.

 

All’inizio degli anni ’80 diverse città olandesi cambiarono la loro politica verso la prostituzione di strada. Oggi molte città hanno introdotto zone di tolleranza, con vario grado di successo. Ad Utrecht si ebbe la prima soluzione definita come un “pacchetto”: una zona ufficiale, un’area “di pausa” (drop-in centre) e un’area di lavoro. Questi tre elementi sono ora considerati necessari per avere una zona funzionante.

 

La “zona” è una strada o un’area che l’amministrazione locale ha destinata alla prostituzione all’aperto. L’area non deve disturbare le zone residenziali e, inoltre, deve consentire una certa protezione alla prostitute. Inoltre il comune decide quali sono gli “orari di apertura” della zona (che nelle città che si attengono al modello nazionale comporta l’apertura per tutta la notte, in ogni giorno dell’anno). Dentro ad ogni zona c’è un centro di pausa, ovvero un luogo dove le prostitute possono riposarsi, acquistare preservativi o contattare medici. All’interno o vicino a questa zona c’è l’area dove si incontrano prostitute e clienti, chiusa con qualche forma di barriera o comunque chiaramente marcata. In questo modo si è voluto concentrare tutte le attività dove si pensa diano meno disturbo.

 

La zona di tolleranza de L’Aia è stata descritta come una zona che funziona, in accordo con le intenzioni delle rappresentanti delle prostitute (a l’Aia hanno una loro organizzazione, che si chiama SHOP).

Alcune delle zone in Olanda hanno funzionato molto bene negli ultimi venti anni, mentre da altre parti le cose non sono andate così bene e alcune, come ad Amsterdam, sono infine state chiuse. Osservatori locali del problema ritengono che il successo è dovuto principalmente alla capacità della zona di tolleranza di adattarsi ai cambiamenti sociali che influenzano la prostituzione di strada, adottando regole flessibili.

 

La zona di tolleranza di Amsterdam, fin dall’inizio, non ha funzionato come si desiderava. Il Comune di Amsterdam aveva scelto di situare la zona molto lontano dal centro cittadino. Ciò ha fatto sì che davvero poche prostitute in realtà facevano uso di quella zona. Dato che le prostitute di strada sono principalmente tossicodipendenti, la zona era per loro troppo lontana dai luoghi dello spaccio, ovvero dal centro di Amsterdam. Queste è la ragione principale della chiusura della “zona” di Amsterdam. [Aggiungo che secondo fonti giornalistiche, citate dagli stessi critici dell’esperienza olandese, pare che addirittura la Polizia NON pattugliasse di frequente quella zona che così, ovviamente, era diventata luogo di raccolta di criminali! L’insipienza del Comune di Amsterdam nel gestire questa cosa, assieme ad altri “segnali” che ho rilevato (dichiarazioni del Sindaco, ecc.) mi fanno addirittura sospettare che al Comune ci possa essere qualcuno in alto loco che “rema contro”la legalizzazione … Ma forse è solo questione di incapacità personale.

Notare che la chiusura della zona di Amsterdam (mentre la maggior parte delle zone continua invece a funzionare e anche in modo soddisfacente), viene spesso citata dai sostenitori della criminalizzazione come “prova del fallimento dell’esperienza olandese” ...]

 

La prostituzione al di fuori delle zone e al di fuori degli orari previsti è proibita e punita con multe e/o la prigione, a seconda delle ordinanze locali (l’Associazione dei Comuni ha preparato ordinanze standard spesso usate, con multe fino a 2250 € e pene detentive fino ad un massimo di tre mesi).

Anche il fatto che siano puniti sia prostitute che clienti oppure una sola delle parti, dipende dalle ordinanze locali.

 

Nelle città dove la prostituzione non ha particolari regolamentazioni, la prostituzione all’aperto è consentita a meno che non sia di disturbo o siano coinvolti minorenni.

[Notare che secondo uno studio del 2000 le prostitute di strada in Olanda ammontano solo al 5% del totale]

 

L' esperienza delle prostitute:

Il gruppo di lavoro norvegese ha incontrato due organizzazioni che rappresentano le prostitute, “De Rode Draad” e il PIC (Prostitutie Informatiecentrum).

 

De Rode Draad.

Questa organizzazione (che ha un sito web: http://www.rodedraad.nl) è stata fondata nel 1985 ed oggi conta 50 membri. Opera a livello nazionale e lavora per dare diritti legali alle donne. L’organizzazione è sorta per farsi ascoltare nel dibattito sulla legalizzazione e per ottenere che la prostituzione sia considerata un lavoro. Questo è il motivo per cui oggi in Olanda si usa il termine “lavoratrice del sesso” (“sex worker”) piuttosto che prostituta e l’uso di quel termine è importante per tutto il progetto olandese di normalizzazione.

 

Attraverso la fondazione De Rode Draad le sex workers volevano arrivare ad uno status legale ufficiale. Parte del movimento femminista olandese era favorevole all’istituzione della fondazione, affinchè le prostitute ottenessero diritti legali attraverso la legislazione sul lavoro, e il Ministero degli Affari Sociali la supportò finanziariamente. Oggi il supporto economico viene dal Ministero della Giustizia.

 

Per la Rode Draad è importante dare alla sex workers uno status legale, cosa che auspicabilmente spingerebbe il governo ad adottare politiche e regole efficaci. Le esperienze passate mostrano che il processo è lungo, molte istituzioni devono essere coinvolte, molti strumenti devono essere creati e coordinati. C’è ancora molto da fare e la Rode Draad è attivamente impegnata a fare proposte per migliorare l’attuazione del progetto di legalizzazione.

 

Non tutte le prostitute sono contente di doversi registrare ufficialmente per poter lavorare legalmente nei bordelli, anche perchè nella società c’è un’attitudine negativa contro le sex workers [perfino nelle liberale Olanda ci sono ancora “problemi” a rapportarsi con le prostitute ...  ]

Secondo la Rode Draad è importante che le donne vedano un vantaggio nel pagare le tasse, ma come dappertutto ci sono prostitute che non vorrebbero farlo e perciò preferirebbero non legalizzarsi per poter tenere tutto il denaro senza deduzioni. [secondo la mia opinione, questa “mania” di voler far pagare le tasse dovrebbe interessare (comprensibilmente!) ai governi, ma non alle organizzazioni delle prostitute, per il semplice fatto che non si sposa affatto bene con il modello di vita delle prostitute migranti. E un’organizzazione di prostitute non può tralasciare le esigenze dei soggetti più deboli.]

 

Le condizioni di lavoro nei bordelli non sono ancora sufficientemente buone. In certi casi lenzuola pulite e misure di prevenzione degli incendi non sono abbastanza. Nella maggior parte dei casi le condizioni di lavoro sono ancora cattive e le impiegate non hanno diritto di partecipazione. I proprietari dei bordelli non desiderano prostitute dipendenti ed iscritte a sindacati, preferiscono lavoratrici indipendenti. Ma allo stesso tempo vogliono dettare le regole di lavoro. Qualche volta la situazione è così tesa che occorre una qualche ispezione per verificare se le condizioni di lavoro sono eque e corrette. [storie di ordinario capitalismo ... Ma ora almeno si possono chiamare gli ispettori ed iscriversi ad un sindacato ...]

 

Secondo la De Rode Draad la situazione per le donne che hanno ottenuto un permesso di lavoro ed hanno aderito ad un sindacato è migliorato dopo la legalizzazione.

Ma per le donne extra-europee immigrate è diventata peggiore. Prima della legalizzazione erano tollerate come ogni altra prostituta, dopo la legalizzazione sono diventate un gruppo illegale. [Non finirò mai di ripetere che la questione delle prostitute migranti, che non vedono necessariamente un futuro a lungo termine nel paese che al momento le ospita (con permessi a breve o addirittura illegalmente), è oggi la questione chiave della prostituzione! In Olanda, purtroppo, non hanno ancora avuto il coraggio di compiere il passo ulteriore di regolamentare, in modo altamente flessibile, il lavoro delle migranti. Anche se qualche voce si è già levata in questo senso, ovviamente con gran scandalo dei fascio-femministi …]

 

La De Rode Draad conferma che il concetto di criminalizzare il cliente è completamente estraneo all’Olanda.

 

L’idea dell’organizzazione è che l’industria del sesso non dovrebbe essere nè criminalizzata nè aiutata. Il modello ideale è quello della sex worker indipendente.

 

 

Prostitutie Informatiecentrum (PIC).

 

Il PIC (http://www.pic-amsterdam.com) è un centro di informazioni sulla prostituzione che sta proprio al centro del famoso Red Light District (il “quartiere a luci rosse”) di Amsterdam.

Il centro è gestito da una ex prostituta, Mariska Majoor.

 

La posizione del PIC sulla prostituzione è questa:

la prostituzione è un fatto, che esiste da sempre e che non scomparirà mai. Perciò non bisogna cercare di proibirla, ma di controllarla e regolamentarla, altrimenti i problemi diverranno più grandi.

Esistono paesi dove la prostituzione è criminalizzata, uomini e donne sono perseguiti dalla legge e costretti a lavorare in condizioni disagiate, anti-igieniche e pericolose. Le prostitute sono trattate come animali, criminali o feccia. E perchè? Perchè vengono pagate per compiere atti sessuali, che normalmente vengono fatti con mutuo rispetto tra prostituta e cliente. La prostituzione è una scelta personale e nessuno dovrebbe interferire in questa scelta. [...] Dato che ci sono dei problemi, è compito del governo regolamentare adeguatamente la prostituzione, in modo da poter vivere rispettando le scelte di tutti.

 

[Ci tengo a far notare una cosa: un anno dopo l’entrata in vigore della legge (ovvero nel 2001) Mariska Majoor dichiarava in una intervista ad una giornalista del New York Times “Per adesso è un caos. Non va bene per nessuno. La maggior parte delle prostitute non ha alcuna idea di come stare dentro a questa cosa”.  Mentre il gruppo di lavoro norvegese non ha più rilevato, nel 2004, alcuna considerazione altrettanto allarmata da parte della stessa persona.

Bene, quella intervista sta in un articolo giornalistico del 2001 che negli anni successivi e ancora oggi viene citato, per esempio dalla terrificante “ricercatrice” femminista Janice Raymond, negli scritti pro-criminalizzazione. Questo per dire che bisogna sempre cercare di confrontare più fonti e situarle anche nel loro corretto contesto temporale.]

 

Le esperienze della Polizia e dell’applicazione della legge.

 

L’organizzazione.

La Polizia in Olanda è organizzata in 25 distretti, all’interno del quale operano un Ufficiale Capo, un pubblico accusatore e un presidente del consiglio. Queste autorità collaborano assieme, tenendo anche regolari riunioni congiunte.

E’ stato poi istituito un organismo di coordinamento dei 25 distretti a livello nazionale, il “consiglio dei commissari capo”.

Questo consiglio nel 1999, un anno prima della legalizzazione, prese l’iniziativa di lanciare un progetto per preparare la polizia all’attuazione della legge, anche nell’ottica della lotta alla Tratta degli Esseri Umani [in Svezia invece, come si è visto, hanno improvvisato …]

Il gruppo di lavoro norvegese afferma di aver avuto modo di capire che la Polizia prende molto seriamente il compito di far rispettare la legalizzazione e che non ci sono opposizioni interne alla Polizia stessa, né morali né di atteggiamento.

 

Le Istruzioni del Consiglio del Procuratori Generali.

Nel 1999 il Consiglio del Procuratori Generali pubblicò un documento di Istruzioni sulla Tratta di Esseri Umani e altre forme di sfruttamento, con gli obiettivi di:

  • proteggere le vittime
  • scoprire gli atti criminali e i moventi dei trafficanti e degli sfruttatori
  • isolare le organizzazioni criminali che vi stanno dietro ed eliminarne i proventi
  • intraprendere attività speciali e di prevenzione

 

Inoltre, le istruzioni sottolineavano l’importanza della cooperazione e dell’uniformità nel lavoro contro la Tratta e si occupavano anche delle regolamentazioni locali sulla prostituzione, con la chiara volontà di costituire team interdisciplinari di investigazione.

Si sottolineava inoltre l’importanza di investigare e perseguire ogni possibile caso di trafficking, in particolare quando sono coinvolti minori.

 

Il lavoro della Polizia.

L’approccio della Polizia alla prostituzione è pragmatico e non moralista.

Il concetto base è che la prostituzione è sempre esistita e che non è desiderabile proibirla per legge.

D’altra parte, c’è la necessità di regolamentarla per mantenere la tranquillità e l’ordine pubblico e prevenire lo sfruttamento delle prostitute.

La Polizia considera la prostituzione forzata come un crimine, diversamente da quella volontaria.

L’esperienza della Polizia è che ci sono molti aspetti negativi nella prostituzione nell’ambiente che la circonda, con sovente altre forme di crimine quali lo sfruttamento, lo spaccio di droga e crimini economici associati al business della prostituzione.

 

La legalizzazione dei bordelli fu un adattamento della legge ad una realtà dove la proibizione nei fatti non veniva applicata.

Inoltre la legalizzazione è stata vista come un mezzo per combattere la Tratta di Esseri Umani.

 

Riguardo ai bordelli, la Polizia:

  • in vista di una possibile concessione di licenza, dà al Comune un’opinione sulla possibile localizzazione del bordello
  • dopo che la licenza è stata data, controlla che:
    • non ci siano prostitute minorenni
    • il bordello rispetti gli orari di apertura
    • le prostitute siano in possesso di permessi di soggiorno e di lavoro validi
    • che non ci siano indicazioni che le prostitute siano costrette contro la loro volontà

 

Altri aspetti del controllo dei bordelli, per esempio quelli che riguardano le misure antincendio, l’igiene e le tasse, sono di competenza di altri dipartimenti dei comuni.

 

La strategia della Polizia.

Il punto da cui parte il lavoro della Polizia non è quello di ridurre la prostituzione ma è quello di prevenire e combattere la Tratta di Esseri Umani e lo sfruttamento sessuale dei minorenni, così come di mantenere la legge e l’ordine.

 

Il Consiglio, per combattere la Tratta e far rispettare la legge sulla prostituzione, si è dato gli obiettivi di:

  • intraprendere un efficace sforzo coordinato contro la Tratta
  • aumentare l’efficienza della polizia nel controllo della prostituzione e del trafficking
  • sviluppare nuovi metodi per combattere la Tratta

 

Questo lavoro a livello nazionale ha avuto un effetto a livello locale, sul lavoro della Polizia e delle altre autorità coinvolte.

Ogni distretto di Polizia si è organizzato in modo da accordarsi con le peculiarità locali, ma seguendo comunque linee guida a livello nazionale che hanno assicurato un alto livello di omogeneità nell’organizzazione e nelle procedure.

 

Il controllo dei bordelli.

Principalmente, sono gli agenti del dipartimento crimini sessuali che portano avanti i controlli nei bordelli.

I controlli vengono fatti regolarmente e vengono fatti “a sorpresa” (ovvero non vengono preannunciati).

Anche se c’è buona collaborazione tra le varie autorità preposte ai controlli, solitamente i vari tipi di controllo non vengono fatti allo stesso tempo.

La ragione di questo è che si cerca di fare una transizione “soft” da un precedente mercato non regolato ad uno ora regolamentato.

La Polizia, nel corso dei controlli, dà consigli e linee guida sia ai proprietari dei bordelli che alle prostitute.

La Polizia sottolinea che è importante avere la piena comprensione del ruolo della Polizia stessa durante i controlli e di assicurare che si crei un atteggiamento positivo tra chi controlla e chi viene controllato, in modo da poter otttenere le migiori informazioni, tra l’altro anche sulle vittime della Tratta.

 

Gli agenti che fanno i controlli devono rispondere a severi requisiti. Devono aver preventivamente seguito un corso speciale e non possono fare quel lavoro per più di 6 anni. [suppongo sia un’opportuna misura per ridurre il rischio di corruzione/concussione]

Per loro è stato preparato un manuale, assieme a delle linee guida sull’etica del loro lavoro.

 

Se, durante i controlli su un bordello, si sospetta che nello stabilimento lavori una vittima della Tratta, l’agente scrive un rapporto e si fa una valutazione se sono necessarie ulteriori indagini.

Se il sospetto appare fondato, la Polizia ha l’obbligo di iniziare le indagini, perché il non farlo esporrebbe la vittima a grave pericolo.

 

Se durante i controlli vengono scoperte irregolarità di altro tipo, di competenza di altre autotità, verrà inviato un rapporto all’autorità in questione.

 

La lotta al Traffico di Esseri Umani.

Ogni distretto di Polizia ha un coordinatore per combattere la Tratta.

A volte si tratta di agenti della squadra contro il crimine organizzato, ma le investigazioni vengono solitamente fatte, spesso in team interdisciplinari, in collaborazione con le unità che si occupano di immigrazione e di crimini sessuali.

 

Gli agenti che investigano sul trafficking devono seguire un corso speciale, oltre ad essere richiesti di esperienza e competenza, vista la complessità di questo tipo di casi.

 

Il controllo delle Zone di tolleranza.

Se c’è una zona di tolleranza nel territorio del distretto di Polizia, la polizia in uniforme pattuglia la zona e la rende sicura per le prostitute e per quelli che svolgono attività sociale. [spero che al distretto e al Comune di Amsterdam, visto come hanno mal gestito quella zona, qualche testa sia saltata …]

La Polizia controlla anche l’età e i permessi di residenza e di lavoro delle prostitute che stanno nella zona.

Se la prostituzione di strada si svolge fuori della zona di tolleranza e se causa disturbo ai cittadini, allora la Polizia interviene per mantenere la legge e l’ordine.

 

Il controllo delle altre forme di prostituzione.

Altre forme di prostituzione, per esempio i servizi di escort, i bordelli nascosti, ecc. sono un problema sul quale la Polizia non ha abbastanza controllo.

Ci sono già state lamentele da parte di esponenti della Polizia sul fatto che la prostituzione delle escort non ricada sotto il regime delle licenze.

Lo sviluppo della tecnologia è tale che non è necessario lavorare in strada o in un bordello per trovare  clienti. Questa “zona grigia” del mercato si è sviluppata in anni recenti e la Polizia sta lavorando per sviluppare nuovi metodi che la mettano in grado di averne un quadro complessivo e per controllarla. Per “controllo”, si intende averne una visibilità generale ed avere dei contatti che permettano di combattere la Tratta e il lavoro illegale, non di rimuovere questo tipo di prostituzione. D’altro canto, la Polizia riconosce che ci sarà sempre anche un mercato illegale sul quale non avrà informazioni. [ma meglio regolamentare e poter controllare anche fosse solo l’80% del mercato che lasciare quell’80% alla mercè dei trafficanti …]

 

Grazie al controllo sulle comunicazioni in casi criminali recenti riguardanti la Tratta di Esseri Umani, la Polizia ha raggiunto una certa visibilità di parte del mercato illegale. Nonostante questi successi, è desiderabile sviluppare nuovi metodi e focalizzarsi di più sulla parte illegale della prostituzione, in modo da essere in grado di eliminarla.

[nel momento in cui il grosso del mercato diventa visibile e facilmente controllabile nei bordelli e nelle “vetrine” (e in misura molto minore in strada), ovviamente la Polizia può meglio focalizzarsi sugli aspetti più nascosti e potenzialmente illegali]

 

L’addestramento della Polizia.

Sono stati istituiti corsi standard nelle Scuole di Polizia, per addestrare gli agenti che devono far rispettare le leggi sulla prostituzione e combattere il trafficking.

Per esempio, per gli agenti che devono controllare i bordelli c’è un corso di quattro giorni, con enfasi sulla comprensione del ruolo specifico della Polizia in quel compito e sulle modalità di interazione con le altre autorità. Al 2004, 450 agenti avevano completato il corso.

Per gli agenti che contrastano il trafficking c’è un corso di tre settimane, che rilascia un apposito attestato che può essere chiesto di presentare in tribunale  se l’agente deve testimoniare.

 

La collaborazione tra la Polizia e le altre autorità

La collaborazione tra la Polizia e le autorità municipali è ben sviluppata, con meetings e trasmissione di informazioni.

C’è collaborazione anche con i gestori dei bordelli [che, perciò, sono super-controllati. E ogni tanto in Italia c’è qualcuno che ha il coraggio di dire che gli schiavisti sono contenti della legalizzazione perché sono diventati i gestori dei bordelli! …], con le organizzazioni delle prostitute e con le organizzazioni non governative che assistono le vittime della Tratta.

La collaborazione tra autorità è particolarmente sviluppata per i casi di contrasto alla Tratta di Esseri Umani, con la Polizia locale che si rapporta anche con l’autorità specifica a livello nazionale.

 

L’esperienza della Polizia.

La Polizia non ha ricevuto né finanziamenti extra né risorse aggiuntive in connessione con il processo di legalizzazione. I dipartimenti hanno dovuto riorganizzare le priorità e prendere le risorse da aree a più bassa priorità. [una differenza abissale con gli ingenti finanziamenti dati alla Polizia svedese! Il fallimento svedese è ancora più evidente se andiamo anche a vedere quanto è costato!]      

L’esperienza fatta dalla Polizia mostra che con la legalizzazione si è creata una maggiore apertura ed un maggior dialogo tra le parti coinvolte nella prostituzione.

Per la Polizia che si occupa di Tratta di Esseri Umani, ciò vuol dire che l’industria del sesso è diventata più trasparente.

La legalizzazione ha reso più facile per la Polizia ottenere informazioni ed avere contatti all’interno del business della prostituzione, cosa essenziale per contrastare il trafficking.

La Polizia è riuscita a stabilire rapporti di fiducia con prostitute, clienti, gestori di bordelli, altre autorità e in generale con la società.

 

E’ più difficile ottenere informazioni dalla parte illegale del business della prostituzione. Ciò nonostante, circa il 50% delle denunce presentate alla Polizia provengono da prostitute che lavorano nella parte illegale della prostituzione.  [questo secondo me è un dato davvero clamoroso, in senso positivo.

Infatti, dato che la parte illegale è certamente molto minoritaria (come dappertutto) rispetto a quella legale (che con bordelli e vetrine già partiva come minimo dal 65% del mercato che è stato regolato)  il fatto che siano numericamente equivalenti vuol dire che c’è una notevolissima capacità della Polizia di entrare in contatto con la parte “nascosta” ed illegale della prostituzione! Se la grande maggioranza delle denunce venisse dalla parte legale della prostituzione, infatti, ci sarebbe da preoccuparsi e si dovrebbe temere una prostituzione illegale praticamente “invisibile”  e quasi completamente in balìa della criminalità. Invece qui il quadro è di una prostituzione nascosta che viene messa in grado di appoggiarsi alla legge per uscirne! Altro elemento che sbugiarda tutti coloro che sostengono che la legalizzazione non aiuta le prostitute trafficate!]

 

Nel 2003 la Polizia ha ricevuto 350 denunce durante i controlli sui bordelli legali ed illegali, il 95% dei quali da prostitute mentre veniva effettuato il controllo. [e poi dicono che i controlli nei bordelli non servono …] Il 50% delle denunce è stato ricevuto dai controlli sui bordelli legali. Nei casi che lo giustificavano si sono avviate indagini sulla Tratta.

Il numero delle denunce da parte di prostitute è cresciuto molto negli ultimi anni a causa dell’attività di controllo da parte della Polizia. Secondo il Coordinatore Nazionale per la Prostituzione e la Tratta, Rob Coster, ciò è dovuto al fatto che la Polizia si è focalizzata molto sulle vittime del trafficking.

Con questa focalizzazione la Polizia ha ottenuto una migliore conoscenza della vittime e delle violenze che hanno subito.

Nel 2002 ci sono stati 95 giudizi in processi per trafficking, che si sono conclusi con la condanna nell’87% dei casi.

Nel 2003 ci sono stati 60 giudizi, tutti di colpevolezza.

 

Il Welfare.

 

La salute e il sistema sociale.

 

I controlli sanitari si dividono in due aree:

·         il controllo dell’igiene dei bordelli

·         il controllo della salute delle prostitute

 

Non ci sono controlli sanitari sui clienti.

 

Le autorità locali hanno la responsabilità di consentire alle prostitute di avere accesso ai servizi sanitari, ma sono le prostitute stesse e i loro datori di lavoro ad avere la responsabilità principale per il mantenimento di buone condizioni igieniche e sanitarie. Le autorità locali devono controllare che i datori di lavoro rispettino i loro obblighi.

I proprietari dei bordelli devono sensibilizzare le prostitute a pratiche sessuali sicure e a sottoporsi ai controlli sanitari.

L’organizzazione SOA AIDS condiglia alle prostitute di sottoporsi a controlli quattro volte all’anno, ma solo due volte per quelle che lavorano all’aperto, dato che sarebbe irrealistico aspettarsi di più. [anche qui, esce l’atteggiamento pragmatico olandese! In Grecia, con controlli sanitari obbligatori per le prostitute registrate, alla folle frequenza di due volte alla settimana!, hanno ottenuto il risultato che molte prostitute non si registrano!]

 

I controlli sull’igiene dei bordelli vengono fatti senza preavviso, mentre quelli sanitari vengono fatti avvisando in anticipo, in modo da poter raggiungere il maggior numero di donne. Oggi i bordelli non possono rifiutare le ispezioni e i controlli, come a volte accadeva prima della legalizzazione (nel 20% circa dei casi).

 

Se una donna viene trovata infetta da una malattia a trasmissione sessuale (STD), le si raccomanda di mettersi in malattia. Se è una dipendente avrà i benefici contrattuali per la malattia, se è indipendente c’è bisogno che sia coperta da assicurazione privata.

 

Ci sono quattro grandi cliniche per gli STD, nelle grandi città olandesi, che offrono controlli anonimi e gratuiti.

 

Nonostante i controlli sanitari non siano obbligatori, la maggior parte delle prostitute vi si sottopone.

 

Occasionalmente alcuni clienti hanno riferito di essersi sottoposti a controlli sanitari per poter avere rapporti non protetti

 

Le condizioni di lavoro.

Quasi metà delle 25.000 sex workers in Olanda lavora nei bordelli. Alcune sono lavoratrici indipendenti ma la maggior parte lavora come dipendente. * Queste prostitute sono perciò sottoposte alla legislazione sul lavoro, come i lavoratori degli altri settori.

Si quindi di sussidi di disoccupazione, assistenza sociale, uffici di collocamento e ricerca di lavoro, ecc.

Le donne e gli uomini sopra i 18 anni che sono cittadini olandesi o vengono da uno Stato dell’Unione Europea o dell’Area Economica Europea (quest’ultima, ad oggi, comprende tutte le nazioni della UE più Norvegia, Islanda e Lichtenstein) hanno in generale il diritto di lavorare in Olanda, come lavoratori indipendenti o dipendenti.

Con una sentenza del 2001, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la prostituzione volontaria può essere considerata un’attività lavorativa che dà diritto al permesso di residenza in un paese dell’Unione Europea. [sentenza di enorme importanza, quanto meno sotto l’aspetto dell’affermazione dei diritti e della “normalizzazione” della prostituzione; poi, è pur vero che ai singoli stati europei è riconosciuto il diritto di legiferare individualmente sulla prostituzione. Ma adesso un paese della UE che ammetta il lavoro di prostituta per una sua cittadina, non lo potrà negare a nessuna cittadina (o cittadino) degli altri paesi della UE.]

 

L'Olanda ha una legislazione che, attraverso accordi internazionali bilaterali con paesi fuori dalla UE consente a prostitute di questi paesi di esercitare la prostituzione nel paese. Tuttavia devono avere alcuni requisiti: capitali privati, un piano di business e competenze commerciali, oltre al possesso di un permesso di residenza per lavoro. Non possono, invece, lavorare per un imprenditore. [... e qui casca l’asino. Ovviamente una ragazza che viene dalla provincia rumena ben difficilmente avrà i requisiti “economici” richiesti per avviare un’attività in proprio! E’ un “buco” della legge che credo nasconda la volontà di evitare l’”invasione” delle prostitute dall’Est Europa. Con l’allargarsi dell’Unione Europea, la cosa avrà però sempre meno senso, anche se le prostitute russe dovranno ancora attendere parecchio ...]

Non è invece permesso prostituirsi per chi non ha un permesso di residenza (compreso chi ha solo un permesso turistico o il diritto di soggiornare senza visto fino a tre mesi); se scoperte, queste persone vengono espulse. Questo perchè non hanno un valido permesso di residenza per lavoro. [la cosa ha certamente una sua logica, tuttavia nei fatti sta portando fuori dalla legge e potenzialmente in situazioni pericolose molte prostitute che, per provenienza geografica, non possono ottenere il permesso di soggiorno. E’ una situazione che bisognerebbe sanare in qualche modo.]

 

Per le nazioni che sono entrate nella UE nel maggio del 2004 (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia) si applicano accordi secondo i quali prostitute provenienti da questi paesi potranno iniziare a lavorare come dipendenti, nell’industria del sesso, a partire dal 1 maggio 2006.

 

C’è un forte controllo per scoprire prostitute che lavorano in Olanda senza permesso e, quando scoperte, queste persone, che stanno in Olanda illegalemtne, possono essere espulse secondo la vigente legge sull’immigrazione.

 

 

La valutazione olandese della legalizzazione.

 

Il ricercatore olandese Dr. Hendrik Wagenaar ha fatto uno studio per valutare la regolamentazione della prostituzione in Olanda.

 

In sintesi, ha trovato che:

 

  • il peso è stato messo sulle spalle delle municipalità, che in molti casi non avevano esperienza nel campo; questo ha portato a risultati differenti nei vari casi.
  • dove c'è stato successo, è stato per l'aperta cooperazione e la definizione di alcuni obiettivi comuni dei vari attori coinvolti.
  • in questi casi, oggi i cittadini apprezzano l'ordine pubblico attorno ai luoghi della prostituzione e ci sono casi dove la polizia ha rilevato una diminuzione dei crimini di strada dopo la legalizzazione (es.: L'Aia, -16%).
  • inoltre ora quei comuni conoscono meglio, accettano e riconoscono le attività della prostituzione.
  • c’è ora una maggiore fiducia reciproca e maggiore collaborazione tra le varie parti ed il sistema delle licenze funziona.

 

Ma ci sono anche effetti negativi:

  • la focalizzazione sul mercato legale ha portato ad un aumento di donne irregolari in strada, spesso vittime degli sfruttatori a causa della loro posizione di debolezza, dovuta alla loro situazione illegale nella società svedese.
  • gli sfruttatori si sono spostati dai bordelli e dalle "vetrine" alle strade e, forse, ai bar e ai servizi di escort.