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Legalizzazione e
Criminalizzazione.
Un
insegnamento che ci viene da Olanda e Svezia.
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Nonostante lo scontro tra
le opposte filosofie della legalizzazione/depenalizzazione
della prostituzione e quella della sua criminalizzazione
siano ancora spesso basate su pregiudiziali ideologiche, cominciano ad apparire
documenti, frutto di approfondite ricerche,
che mostrano un alto grado di attendibilità.
Il più approfondito ed
interessante di questi, a maggior ragione per chi vuole mettere direttamente a
confronto Olanda e Svezia, è il recente Rapporto
del Ministero della Giustizia norvegese (2004, del quale è stato pubblicato
un sommario riepilogativo in inglese scaricabile da http://www.odin.no/filarkiv/232216/Purchasing_Sexual_Services_in_Sweden_and_The_Nederlands.pdf
).
Da quel documento,
soprattutto, e dall’analisi di altre fonti ufficiali e studi di istituti di
ricerca che è stata fatta in questo sito (http://jonathanx.altervista.org/estero/duello.html)
il quadro che si ricava delle due opposte esperienze legislative è il seguente.
Svezia.
Ricordando che il 1
gennaio 1999 è entrata in vigore in Svezia la legge che criminalizza l’acquisto
di prestazioni sessuali, ovvero punisce i clienti (con forti multe per i casi
più lievi, con la prigione fino a sei mesi nei casi più gravi, solitamente se
vi sono associati altri reati) ma non le prostitute, abbiamo che:
- la prostituzione di strada è diminuita solo
del 40% circa dal 1998 al 2003;
ma il calo forte c’è stato solo nel 1999, ovvero l’anno in cui la
legge è entrata in vigore, dopo di che la prostituzione di strada è
diminuita meno e in alcune città (Malmo e Stoccolma) è addirittura aumentata
dal 1999 al 2003; se invece di partire dal 1998 si considerasse il
periodo 1999-2003, ci sarebbe anzi un lieve aumento della prostituzione
all’aperto, e questo nel periodo completamente coperto dall’applicazione
della legge. La diminuzione 1998-2003 può essere in parte spiegata con lo
spostamento al chiuso di una quota delle prostitute e, purtroppo, la morte
di un'altra quota (la maggior parte delle prostitute di strada sono
tossicodipendenti). Peraltro, la diminuzione di circa 300 prostitute di
strada, a livello nazionale, è l’unico risultato concreto che il governo
svedese può vantare.
- si rileva un forte calo dei clienti
della prostituzione all'aperto, ma nulla si sa di quelli della
prostituzione al chiuso.
- non c'è alcun dato sulla prostituzione al
chiuso, pertanto nessuno può dire con cognizione di causa se la
prostituzione nel suo complesso è aumentata o diminuita. Il governo
svedese spesso parla di diminuzione, rispetto alle 2500 prostitute stimate
nel 1999, ma non ha alcuna base per dirlo. E va rilevato che il governo
svedese non dà praticamente mai cifre sull’entità del mercato complessivo
della prostituzione, cita solo quella per la prostituzione di strada.
L’unica cifra che è stata data come valore di tutto il mercato, in uno
scritto del 2004 del ministro Ekberg, di 1500 prostitute totali non deriva
da alcuno studio che sia stato compiuto ma solo, come espressamente detto
nel documento, da “conversazioni private” con alcuni esponenti svedesi
impegnati nella lotta alla prostituzione, ovvero da opinioni personali.
Quel valore di 1500 è molto probabilmente il risultato della puerile ed
illogica applicazione del calo del 40%, che c’è stato all’aperto, al
valore di 2500 prostitute totali stimate prima della legge. Questo già
dice tutto sia sulla mancanza di visibilità che hanno ora governo e
Polizia sul mercato della prostituzione, sia sul livello infimo di serietà
del governo svedese.
- Dallo studio del governo norvegese, risulta
che ci sono forti dubbi che la legge abbia avuto impatto sulla
prostituzione al chiuso, che prima del 1999 ammontava al 75% del
totale; quindi, come afferma esplicitamente il rapporto governativo
norvegese, ci sono forti dubbi che la legge abbia avuto un impatto
significativo sulla prostituzione svedese nel suo complesso.
- si suppone che gran parte delle prostitute ora
utilizzi Internet e telefoni cellulari per contattare i
clienti
- da mie valutazioni, basate su dati ufficiali
per la Svezia
e sulla ricerca 2005 dell’Eurispes per l’Italia, considerato il numero
di prostitute che in Svezia si pubblicizzano sul web si estrapola per la Svezia un’indicazione
di un mercato che oggi si potrebbe aggirare addirittura attorno alle 5000
prostitute.
Un
numero paragonabile lo si deduce considerando il fatto che il numero di
prostitute svedesi che stanno in strada è circa equivalente a quello delle prostitute di strada nella vicina e
liberale Danimarca, che ha un totale stimato di prostitute attorno a quella
cifra.
Queste
valutazioni non possono essere altro che indicative e le si può voler
correggere al ribasso sia per tenere presente differenze tra i vari paesi (per
esempio la diffusione di internet) sia considerando le incertezze nelle stime
generali.
Tuttavia
anche da questa stima appare altamente improbabile che il mercato
svedese, che era stimato attorno alle 2500 prostitute totali nel 1999, possa essere oggi inferiore alle 3000-3500 unità, forse anche di più, quindi dovrebbe essere in aumento rispetto a prima della legge. In questo
senso, queste estrapolazioni numeriche si accordano perfettamente con la valutazione
qualitativa data anche dal rapporto norvegese, ovvero certamente non una
diminuzione del mercato svedese dopo la legge.
- non si registra un aumento statistico delle
violenze, ma è diffusa l'opinione, tra chi lavora a contatto con le prostitute,
che prostituirsi sia diventato più pericoloso, sia sotto l'aspetto
della sicurezza personale che sotto quello dei rischi sanitari (per
prostitute e clienti).
- il trafficking in Svezia non è diminuito
grazie alla legge (come
ammesso perfino dal governo svedese) e il paese sembra continuare a
ricoprire il ruolo di area di transito più che di destinazione, com'era
già dieci anni fa.
- la Polizia svedese fatica ad avere la visibilità del
mercato della prostituzione,
che si è spostata ancora di più al chiuso e nell’illegalità. La
criminalizzazione dei clienti fa sì che questi ora non collaborino più
con la Polizia
nei casi di vittime della Tratta.
- non
è mai stato scoperto un bordello illegale grazie ad indagini fatte per
far rispettare la legge.
- la
Polizia
svedese non può provare che ci sia stata una diminuzione dei reati spesso
associati, a torto o a ragione, alla prostituzione (es.: spaccio di droga), come risulta
esplicitamente dal rapporto norvegese.
- la legge è quasi inefficace: i clienti sono stati colpiti quasi sempre
solo in relazione alla scoperta di casi di trafficking, non
direttamente a seguito dell'accusa di acquisto di prestazioni sessuali. Il
rapporto del governo norvegese è molto esplicito su questo.
- il governo svedese, visti i magrissimi risultati
della legge, sta confondendo le acque e sta spostando il contrasto
all'"acquisto di prestazioni sessuali" all'interno della lotta al traffico di esseri umani.
Questa identificazione tra prostituzione e Tratta, oltre a non essere
supportata nè dalle direttive ONU nè da quelle della UE, fa si che il governo svedese
stia sbandierando centinaia di arresti come "prova"
dell'efficacia della legge criminalizzatrice del 1999: è FALSO, la legge in sé ha ampiamente
provato la sua inefficacia.
Gli arresti e le incarcerazioni sono per i ben più
gravi reati legati alla Tratta di Esseri Umani, la concomitante scoperta di
casi di ’”acquisto di prestazioni sessuali” ne è solo un possibile eventuale
sottoprodotto.
- le organizzazioni delle prostitute sono
quasi inesistenti in Svezia (altra dimostrazione della piccolezza del
mercato), tuttavia una si è costituita dopo l'approvazione della legge
repressiva e si batte per contro di essa.
- grazie anche ad un notevole sforzo
propagandistico compiuto dal governo filo-femminista svedese, c'è in
Svezia un ampio consenso attorno alla legge (circa l'80% dei
cittadini intervistati), in un quadro però dove la prostituzione è
invisibile adesso ancor più di come lo era prima della legge e pertanto le
opinioni si basano solo su premesse ideologiche e non su riscontri reali.
La legge è stata approvata con pochissimo dibattito pubblico e senza
ascoltare le prostitute (che pure intendeva “proteggere”). La legge è
basata sul “femminismo di Stato”, che è ormai legato all’identità
nazionale. Chi ora critica la legge viene generalmente percepito come
“antifemminista” e questo nella Svezia di oggi è quasi un peccato mortale.
- il far applicare la legge è costato molto
in termini di risorse economiche, a fronte di pochissimi risultati
concreti (300 prostitute in meno sulle strade).
Olanda.
Ricordando che il 1
ottobre 2000 è stata adottata in Olanda la legge che elimina la proibizione dei
bordelli (fino ad allora solo tollerati) e si è instaurata una legislazione che
tende a considerare la prostituzione volontaria degli adulti come un lavoro
legittimo e protetto, al pari di ogni altro tipo di lavoro, abbiamo che:
- la legalizzazione ha mediamente migliorato
le condizioni di vita delle prostitute che lavorano al chiuso; dove ci
sono problemi sono quasi invariabilmente dovuti a semplici "cause di
lavoro" con i proprietari dei locali.
- i controlli sanitari messi a
disposizione delle prostitute funzionano e sono ampiamente utilizzati, pur
non essendo obbligatori.
- la legalizzazione ha espulso gli sfruttatori
dai bordelli e la prostituzione irregolare si è trasferita in gran
parte all'aperto; la
Polizia, che ha ormai un buon controllo della situazione
al chiuso, si sta focalizzando ora su questo aspetto
dell’irregolarità e illegalità, in strada ma non solo.
- la legalizzazione ha reso le prostitute
legalmente e moralmente più forti e più pronte a far valere i propri
diritti.
- la legalizzazione non ha avuto successo
solo nei casi in cui la municipalità interessata ha operato male e non
di concerto con tutte le parti interessate (es.: la "zona" di
Amsterdam), negli altri casi i risultati sono positivi.
- la legalizzazione ha peggiorato
notevolmente le condizioni di vita delle straniere senza permesso di
residenza e di lavoro: questo è l’unico punto realmente negativo.
- alcune prostitute che lavorano illegalmente lo
fanno solo per sfuggire alle tasse.
- le organizzazioni delle prostitute non
nascondono che ci sono da apportare miglioramenti, anche nelle condizioni
di lavoro delle donne, ma supportano pienamente la legalizzazione.
- l'accettazione della prostituzione come lavoro
"normale" incontra ancora resistenze
moralistiche pure nella liberale Olanda.
- dopo la legalizzazione la Polizia ha
una migliore visione del mercato e ha stabilito rapporti di fiducia
con prostitute, imprenditori del sesso e clienti. Questo è importante per
avere la possibilità di intervenire sul mercato illegale, cosa che sta
già avvenendo.
- Il “mercato grigio” ancora fuori dalla
legge sui bordelli, come i servizi di escort e i bordelli illegali, è
difficile da controllare. Tuttavia già ora la Polizia riceve il 50%
delle denunce da questo ambiente sommerso, a testimonianza del fatto di
essere riusciti ad aprire dei canali con il mercato illegale e a
supportare molte delle prostitute che vi lavorano.
- non si hanno ancora dati recenti sul numero
delle sex workers, nè regolari nè irregolari, tuttavia non sembra che la
legalizzazione abbia fatto sensibilmente aumentare la prostituzione, anzi molte prostitute irregolari sono state
espulse e il numero di bordelli conosciuti è diminuito (nei fatti, è
dimezzato dopo la legalizzazione). Va comunque ricordato che il far
diminuire la prostituzione non era uno degli obiettivi della
legalizzazione: in Olanda non c’è l’atteggiamento moralistico che vuole
ridurre o eliminare la prostituzione, ma si vogliono rispettare le scelte
individuali sulla prostituzione volontaria, mettere nelle condizioni meno
disagiate chi fa quella scelta e gestire il mercato in modo che non abbia
impatti negativi sulla società tutta.
- i governanti olandesi si sono trovati a dover
affrontare la regolamentazione di un
mercato dieci volte più grande di quello svedese.
- In Olanda stanno riuscendo a gestire le
attività indotte dalla legalizzazione senza
aver destinato risorse economiche aggiuntive
.
Tirando le somme:
Svezia:
l'unico
"successo" che la legge svedese può vantare è quello
"simbolico" e mediatico in patria, con l'ampio consenso tra i
cittadini (che peraltro non
avvertono quasi il fenomeno ora come non l'avvertivano quasi prima). Sono state
date spiegazioni a questo fenomeno, che si appoggiano all'interpretazione della
psicologia svedese come basata sull’aderenza conformista alle idee “della
maggioranza”. Il fenomeno è certamente
stato indotto anche da una martellante campagna propagandistica statale
interna.
La legge svedese ha fallito tutti gli altri
obiettivi che si prefiggeva:
- la prostituzione totale quasi certamente non è
diminuita; se si facessero delle ricerche si vedrebbe che probabilmente è
aumentata; il quadro complessivo sembra del tutto simile a quello della
vicina Danimarca, che ha legalizzato, per la quale sono stimate da 4000 a 7000 prostitute
in totale.
La pochezza dei risultati conseguiti si vede bene
considerando che l'unico risultato quantificabile è la diminuzione rilevata
nelle prostitute di strada, che ammonta a circa ... 300 unità! Nel solo 2003 in Italia sono stati
soggetti a provvedimento di espulsione oltre 65.000 immigrati irregolari. Anche
se non ci sono statistiche su quanti di loro erano prostitute, credo si possa
essere assolutamente certi che in tre anni la Bossi-Fini abbia
ottenuto risultati ben maggiori nel "ripulire le strade", non solo in
assoluto ma anche in proporzione al mercato della prostituzione italiano, e
senza neanche troppo "battage ideologico" anti-prostitute (non che
questo giustifichi l'uso della Bossi-Fini contro le prostitute, né per
sostenere il concetto di “pulizia delle strade”, ma è per far rilevare
l'inefficacia della tanto sbandierata legge svedese).
- il trafficking non è diminuito (come ammette
perfino il governo svedese)
- le prostitute stanno peggio, non meglio
- pochissimi clienti sono stati colpiti
direttamente dalla legge
- il tentativo di far applicare la legge è
costato parecchio; ora i fondi sono stati “inglobati” in quelli della
lotta alla Tratta, forse anche perché l’aspetto economico stava diventando
eclatante a fronte dei miserrimi risultati. Questo consente anche al
governo svedese di sbandierare come risultati della legge contro
l’acquisto di sesso quelli che sono in realtà risultati della lotta alla
tratta, cercando così di mascherare il fallimento della legge contro
l’acquisto di prestazioni sessuali.
- i fallimenti sopra descritti sono avvenuti in
un paese il cui mercato della prostituzione è, secondo le stime, da un decimo
ad un ventesimo della dimensione del mercato italiano: già da questo fatto
si capisce come sarebbe irresponsabile cercare di importare in Italia un
modello che ha fallito in una situazione sulla carta enormemente più
facile da gestire.
In realtà, vista la piccolezza del mercato svedese,
quel modello fallimentare non sarebbe proponibile, anche solo per ragioni
dimensionali, per alcun paese che abbia una quota di prostituzione minimamente
significativa.
Per i governanti svedesi, proporsi come
"architetti" di soluzioni sulla prostituzione per paesi come
l'Italia, sarebbe come se chi ha malamente costruito una cuccia per il cane si
proponesse per progettare un grattacielo ...
Olanda:
la legalizzazione in
Olanda è stata sostanzialmente un successo,
anche se il governo ha deciso di attendere ancora prima di valutare i risultati
ed attuare eventuali correzioni.
Il problema più grosso che
rimane è quello delle prostitute straniere prive di permesso di residenza e di
lavoro, che vengono spinte per questo nell'illegalità; si sono già levate voci
in Olanda che prefigurano la possibile concessione di tali permessi per il
futuro. Per alcuni paesi dell'Est Europa entrati recentemente nella Unione
Europea, sono già stati stipulati accordi bilaterali con l'Olanda per la
concessione di permessi di residenza per lavoro, che entreranno in vigore a
partire dal 2006.
Nei casi in cui la
legalizzazione ha mostrato problemi, è più per colpa degli errori delle
autorità locali che per falle nell'impostazione complessiva.
L'altro aspetto sul quale
dovrà passare ancora del tempo e bisognerà fare molto lavoro è l'eliminazione
completa dello "stigma" sociale delle prostitute. In questo senso la
legge olandese è decisamente avanti rispetto ai nostri tempi.
Per il resto:
- le prostitute con permesso stanno meglio
- la prostituzione non è aumentata
significativamente (nessuna "esplosione" del fenomeno)
- si è instaurato un clima collaborativo tra i
soggetti coinvolti nel business della prostituzione
- la
Polizia può ora
focalizzarsi meglio sugli aspetti veramente criminosi associati al
fenomeno
- l'alto livello dei controlli sanitari protegge
sia le prostitute che i clienti
- tutto questo è stato ottenuto senza che la Polizia ricevesse
alcuna risorsa aggiuntiva per far applicare la legge
La
lezione che ci viene dai fatti.
I differenti esiti che ci
vengono da Olanda e Svezia non dovrebbero lasciare dubbi sulla bontà dell’una o
dell’altra soluzione.
La Svezia ha fallito la gestione di un mercato estremamente
ridotto, l’Olanda sta gestendo bene un mercato ampio e complesso.
Molto probabilmente se la Svezia avesse avuto le
25.000 prostitute dell’Olanda, quella legge repressiva sarebbe già stata
stracciata da tempo, avendone constatato il fallimento. E questo al di là di
ogni considerazione sul carattere profondamente illiberale di quella legge.
Il governo svedese sta ora
cercando di nascondere il fallimento confondendo la lotta all’acquisto di
prestazioni sessuali all’interno della lotta alla Tratta.
Il succo del Rapporto del Governo
norvegese è del tutto chiaro:
- l’unico successo che ha avuto la Svezia
è nella “legislazione simbolica”, ovvero nel “marketing” (questo è il termine usato nel Rapporto!) fatto
verso i cittadini svedesi per convincerli che è giusto considerare l’acquisto
di sesso a pagamento come un crimine.
La legislazione “di pulizia”, fatta per nascondere
il problema alla vista dei cittadini, è riuscita invece solo in modo molto parziale (-41% in strada).
La
legislazione “effettiva”, infine, quella che doveva avere effetti sociali
(ovvero condurre verso l’eliminazione della prostituzione) ha fallito completamente.
In
tutto questo, il mercato della prostituzione non solo non è diminuito, ma è
diventato molto più pericoloso e disagiato, per prostitute e clienti. E non c’è
stata neppure alcuna diminuzione del fenomeno del traffico di esseri umani.
- Per quanto riguarda l’Olanda, che ha un modello decentrato, i problemi si sono avuti
solo laddove le autorità locali non hanno lavorato bene. Ma in generale
l’implementazione della legge è stata efficace,
ha portato molti vantaggi alle
prostitute e ha colpito gli
sfruttatori. La
Polizia, che in questi anni ha lavorato senza aver
ricevuto alcuna risorsa aggiuntiva, può ora focalizzarsi sulla lotta
all’illegalità ed alla tratta. In ciò è favorita dal fatto che il sistema
dei bordelli legali serve da freno alla prostituzione illegale.
E’ del tutto evidente che la Svezia non può essere un
modello per l’Italia, né per altri paesi che abbiano una quota significativa di
prostituzione.
Perfino se si accettassero
le sue premesse illiberali, quella legge svedese è stata sconfitta dai fatti,
pur in un contesto che per dimensioni e visibilità ridotte del mercato e
mancanza di reali impatti negativi sulla società era il più facile da
gestire.
E’ un’impressione che si
aveva già dai dati dei primissimi anni, ora ce lo dice anche un approfondito
rapporto ufficiale, ideologicamente non orientato e sul quale, cosa
significativa, non si vedono finora critiche da parte dei gruppi
pro-criminalizzazione (si limitano ad ignorarlo e a non parlarne, tecnica
peraltro già vista anche in Italia …).
Diventa sempre più chiaro
il perché la Svezia
non sta riuscendo a fare proseliti, nonostante l’appoggio ideologico degli USA
di Bush.
Se poi l’Olanda sia il modello
migliore o comunque un modello esportabile in Italia, si può discutere.
Considerata l’esperienza
olandese e le caratteristiche del mercato italiano, credo si possa dire che una
volta risolto l’aspetto delle prostitute migranti, concedendo loro i permessi
di residenza e di lavoro, e affinata la legge in modo da non consentire
boicottaggi a livello locale, quel modello non solo dovrebbe completarsi con
pieno successo in Olanda, ma potrebbe benissimo essere esportato anche in altri
paesi, come l’Italia.
Ma considerato lo spirito
“anarchico” e “deregolato” diffuso nel nostro paese e la problematicità di
passare di colpo da un mercato allo “stato brado” ad uno super-regolato,
alternative ragionevoli potrebbero essere il “doppio binario” tedesco con i
suoi Eros Center legali ma senza “ufficializzazione” obbligatoria
(registrazione, pagamento tasse e benefici sociali solo come opzione a scelta)
e forse ancora di più la depenalizzazione/deregolamentazione spagnola, con i
suoi bordelli legali de-facto e la prostituzione vista essenzialmente come
fatto privato non criminalizzabile.
Qualunque sia il modello,
rimane ineludibile, come sempre e dappertutto in questi anni di
globalizzazione, la necessità di dare risposte legali alle esigenze delle
prostitute migranti e temporanee, che non necessariamente devono coincidere con
quelle delle prostitute indigene e stabili.
Un notevole grado di
flessibilità nel mercato legale della prostituzione, per esempio con la
concessione di permessi di lavoro anche temporanei o in alternativa con la
possibilità di lavorare legalmente usando i permessi di soggiorno turistici, è
richiesto per evitare lo scivolamento delle ragazze straniere nella
clandestinità.
Jonathan, novembre 2005