La prostituzione in Italia - La Leggenda Metropolitana di Don Benzi

La prostituzione in Spagna.


La legalizzazione e la regolamentazione della prostituzione in Spagna sono un esempio ed un riferimento interessantissimo per noi italiani.
La Spagna è un paese con il quale abbiamo affinità di cultura, lingua, etnìa, carattere ...
E, non ultimo, la Spagna è un paese cattolico, anzi cattolicissimo ...
Proprio per questo, il caso spagnolo è per noi ancora più interessante di quello di altri paesi del Nord Europa.

Qual'è, detto in breve, la situazione spagnola?
Al di là dei dettagli legislativi, la sostanza è che la prostituzione in Spagna è COMPLETAMENTE LEGALE, quantomeno nel senso che nessuna legge afferma che è illegale e, anzi, nei casi in cui la legge interviene si sta andando verso forme di più precisa regolamentazione ma sempre in un quadro di accettazione del fenomeno (come la recente legge catalana).

Non solo è legale prostituirsi ed andare con prostitute, è legale anche organizzare il lavoro delle prostitute in Eros Center ("casas de alterne", comunemente detti "Club").

Prostitute per le strade praticamente non se ne vedono, tranne rarissime eccezioni.

Molti Eros Center si trovano lungo le strade statali, fuori dei centri abitati, mostrando niente di più di una evidente ma non invadente insegna "Club".
I più moderni e curati possono non solo rivaleggiare ma anche superare in pulizia e razionalità quelli tedeschi e olandesi.
Tipicamente, in un "Club" il cliente entra (se il locale è fuori città avrà anche a disposizione un ampio parcheggio gratuito) e si trova in un ambiente da "night club": un bar, divani, tavolini, a volte una "piattaforma per spettacoli", ...
Ed un buon numero di ragazze, naturalmente.
Una volta entrato il cliente può limitarsi ad ordinare un "Cuba Libre" al bar, ascoltare un pò di musica da discoteca e magari assistere ad uno spettacolino di "lap dance".
Verrà certamente avvicinato da qualche ragazza o sarà lui ad avvicinarla, ma "consumare" in questo senso non è affatto obbligatorio o dato per scontato.
Se vuole, ovviamente, può anche accordarsi con la ragazza che preferisce per avere un rapporto in camera (le camere stanno all'interno dello stesso edificio), a prezzi normalmente allineati con quelli medi della prostituzione europea (da 50 a 100 euro).
Il tutto in un ambiente che spesso assomiglia a quello di un albergo di buona qualità: stanze generalmente moderne e pulite (a volte con le "donne delle pulizie" che attendono in corridoio per rigovernare la stanza dopo ogni utilizzo!), perfino con l'uso di "copriletto usa-e-getta"!
L'uso del profilattico, ovviamente, non si discute ...
Quando, uscendo, il cliente tornerà verso la sua auto sarà sicuro di trovarla intatta, visto che il parcheggio è generalmente custodito ...

Secondo la mia opinione, avremmo tutto da imparare dagli spagnoli:
la loro regolamentazione ha ridotto veramente ai minimi termini la prostituzione di strada, eliminando le proteste dei cittadini che non gradiscono vederla e mettendo inoltre le prostitute in grado di lavorare in piena legalità e con grande sicurezza personale.
Aggiungete controlli sanitari e di ordine pubblico ed avrete una soluzione praticamente perfetta e razionale, quale forse non ci si aspetterebbe su questo tema da un paese di tanta tradizione cattolica.

Lo schiavismo?
Lo studio MON-EU-TRAF (2002), fatto dall'Università di Castilla-La Mancha (l'equivalente per l'italia è stato fatto da Transcrime - Università di Trento) stima da 4000 ad 8000 prostitute schiavizzate.
Non sono poche, ma la stima usuale (per quanto incerta) sul numero di prostitute in Spagna è di 300.000!
In altre parole: le schiave sarebbero solamente dal 2% al 3% del totale.
Ulteriore buona, anzi ottima, ragione per chiedere anche in Italia una regolamentazione seria.
Peraltro, è vero che negli anni scorsi si sono sentite vicende di criminalità riguardanti prostitute sudamericane fatte immigrare clandestinamente in Spagna: vale la pena di far notare che si trattava di immigrazione illegale, non di schiavitù ...

E' possibile che quel valore di 300.000 prostitute sia sovrastimato (addirittura, alcuni parlano di 500.000 prostitute)?
Certo, è possibile, perchè questo è un campo nel quale l'incertezza è alta e la Spagna non fa eccezione.
Peraltro c'è da dire che numeri così alti non sono improponibili: EUROPAP, organizzazione internazionale di assistenza alle prostitute, che per la Spagna cita i numeri da 300mila a 500mila invitando a considerarli con prudenza, considera invece plausibile una stima di 300.000 prostitute in Germania su una popolazione di 80 milioni di persone (http://www.med.ic.ac.uk/divisions/60/europapnew/regional/northern_regional_part_II.htm).
Sulla base di ciò e considerando che la popolazione spagnola è di 40 milioni, si può anche pensare di dimezzare quella stima: ma anche considerando 150.000 prostitute la quota di schiave in Spagna non andrebbe oltre il 6% ...



Da "La Stampa web" (www.lastampa.it) del 7/1/2002 - Sezione: Cronache italiane, Pag. 11:

MENTRE IN ITALIA CONTINUANO LE POLEMICHE, ECCO COME AZNAR HA RISOLTO IL PROBLEMA
In Spagna case chiuse con discoteca e palestra
Sono legali: trecentomila ragazze e un fatturato di 15 miliardi di euro l´anno

MADRID In Italia impazza la polemica, ma in Spagna il problema è stato risolto da tempo: prostitute per strada se ne vedono poche.
La ragione è semplice: esistono 14 mila «casas de alterne», le case chiuse.
Nel paese a noi più vicino per cultura e abitudini, la prostituzione è depenalizzata dal `75, dalla fine della dittatura franchista. Un esercito di prostitute, 300 mila, una ogni 65 abitanti maschi. Un business colossale, 15 miliardi di euro annui.
Ma a parte alcune zone storiche - come il parco madrileno Casa de Campo o il quartiere Sarrià di Barcellona (entrambi in periferia) - in Spagna le lucciole non invadono i marciapiedi.
«Il codice penale punisce solo chi sfrutta squillo minori di 18 anni oppure, chi costringe donne a prostituirsi contro la loro volontà - spiega l´ispettore capo José María Seara, 54 anni, portavoce della polizia di Stato - e i casini sono legali. La prostituzione non crea problemi di ordine pubblico, ma constatiamo che stanno operando mafie internazionali che si giovano di immigrate illegali, attirate col falso miraggio di un lavoro».
La maggior parte delle prostitute, il 70%, proviene dal Sud America. Un altro 17% viene dall´Est europeo. Molte, soprattutto le europee, scelgono di vendersi per far soldi in fretta. E la via più rapida non è battere i marciapiedi ma lavorare nei bordelli, con guadagni fino a mille euro al giorno.
Non solo: le «casas de alterne» evitano le proteste degli abitanti, com´era successo un anno fa a Madrid nell´esclusivo quartiere di Azca, di fronte allo stadio Santiago Bernabeu, quando la mobilitazione del quartiere fece sloggiare 200 lucciole. Trovare una casa di tolleranza, in una Spagna sempre più liberal, è facile come scegliere un film. Basta sfogliare un qualsiasi giornale. Ce n´è per tutti i gusti, per tutti i sessi e per tutti i portafogli. Anche sul cattolicissimo «Abc».
Una pubblicità, quella dei casini, contro cui inutilmente si scaglia la Chiesa. «Il fiorente business della prostituzione in Spagna va ricercata nella povertà dei paesi da cui provengono le donne che vendono il loro corpo, e nella società consumista dominata da leggi di mercato e dalla banalizzazione della sessualità - denuncia un documento della Conferenza episcopale - e i giornali sono complici del mercato di esseri umani con annunci di offerte sessuali. Un mercato avvallato dalla tolleranza sociale della prostituzione, che evidenzia la degradazione morale della società spagnola».
I bordelli sono cosí in voga che stanno nascendo giganteschi alberghi provvisti di discoteca, saune, pub, palestre, dove i clienti trovano 24 ore su 24 la loro schiava sessuale. A differenza degli altri bordelli, qui la lucciola deve garantire che si fermerà a lavorare almeno tre settimane: vitto e alloggio le costano 36 euro al giorno. Il cliente, prima di salire in camera, paga la prestazione a un portiere. La prostituta guadagna il 50% delle consumazioni e il 100% della prestazione. I controlli sanitari sono rigidi e frequenti.
Nessuno, a parte la Chiesa cattolica, protesta contro i bordelli. Non protestano i popolari di Aznar al governo, e nemmeno l´opposizione di sinistra. Ora l´Anela, associazione che raggruppa duecento casini, vuole entrare nella Confindustria perchè fattura tre milioni di euro ogni anno.
La corte di Cassazione ha riconosciuto in una sentenza che lavorare in un bordello non solo è legale, ma è anche «una maniera lecita di guadagnarsi la vita».

Gian Antonio Orighi



da http://www.aduc.it/Avvertenze/Eunewsarchivi/2002/eunews16_2002.html :

SPAGNA / Catalogna: regolamentata la prostituzione Il primo agosto il Governo catalano ha approvato un decreto che regolamenta la prostituzione. La normativa, pioniera in Spagna, stabilisce orari di apertura e chiusura delle "case di tolleranza" (dalle cinque della sera alle quattro del mattino), le condizioni igienico-sanitarie (controlli medici, presenza di preservativi omologati, servizi igienici adeguati), l'ubicazione dei locali (lontano dalle scuole).