La mia proposta per una nuova legge.
Periodicamente si riaffaccia, in Italia, il dibattito sulla prostituzione e sulla
opportunità/necessità di fare una nuova legge in sostituzione della ormai obsoleta Legge Merlin.
Io ritengo che il problema della prostituzione in Italia sia
stato in gran parte gonfiato ad arte, da chi cerca di portare non
alla regolamentazione della prostituzione ma alla sua proibizione.
Gran parte di questo sito è dedicato a spiegare, con dati
scientifici, come lo sfruttamento schiavistico sia un aspetto molto
minoritario del mondo della prostituzione (contrariamente alla credenza più diffusa tra il pubblico).
Spiego inoltre, sempre con dati ufficiali, come anche laspetto
sanitario, AIDS in primis, sia importante ma venga troppo spesso
enunciato con ingiustificati toni allarmistici.
E laspetto dello scandalo della prostituzione di
strada è reale, per i benpensanti, ma potrebbe essere di per
sè affrontato con semplicissimi rimedi, come la zonizzazione,
senza bisogno di altro!
Tuttavia,proprio anche a causa di questo aspetto di attacco continuo che forze
intolleranti rivolgono alla prostituzione, non disdegnando di
utilizzare per questo la menzogna, ritengo che una regolamentazione e
legittimazione della prostituzione sia necessaria, superando una
Legge Merlin che non è più adeguata ai tempi
(nonostante certe incredibili affermazioni, come Abbiamo chiuso
il problema con la Legge Merlin, quarantanni fa!
On. Carlo Giovanardi, CCD).
Francamente, preferirei che l'argomento potesse essere affrontato secondo l'ottica della pura depenalizzazione: essendo la prostituzione, nella sua essenza, un accordo tra adulti liberi e consapevoli, che liberamente e consapevolmente si accordano per scambiare denaro con prestazioni sessuali, non ci dovrebbe essere grande bisogno di una legge che regola la cosa in sè.
Anche perchè per tutti gli aspetti veramente inaccettabili (schiavismo, violenza, sfruttamento dei minori ...) esistono già fior di leggi, con pene severissime, fatte applicare dalla magistratura sulla base del lavoro di indagine compiuto quotidianamente dalle forze dell'ordine.
Tuttavia la situazione, soprattutto italiana, è così incancrenita e così "inquinata" da considerazioni morali, moralistiche, di ordine pubblico, di xenofobia, ecc., che temo che ogni battaglia puntata solo sulla depenalizzazione sarebbe illusoria.
Regolamentare, perciò, mi sembra inevitabile e, a questo punto, occorre regolamentare bene.
Prima di esporre la mia idea, voglio fare una panoramica della situazione
attuale, con particolare riguardo alla questione delle prostitute
straniere.
Le prostitute straniere, infatti, sono quelle in maggiore stato di
debolezza e precarietà, e questo non solo per laspetto
della tratta schiavistica (che è minoritario) ma anche e
soprattutto per quello legislativo e dei diritti (e questo, invece, è
un aspetto che tocca quasi tutte le straniere).
Secondo me, ogni ipotesi di regolamentazione della prostituzione in Italia
non può prescindere dalla constatazione dellesistenza di
decine di migliaia di prostitute straniere, con il loro status
peculiare e distinto da quello delle italiane.
Da ogni parte (anche da Don Benzi ...) si sente dire le italiane
non hanno e non creano grandi problemi, il vero problema è
quello delle straniere.
Giusto.
Peccato poi che quando vengono presentate le proposte di legge ci si
accorge di solito che nessuna particolare considerazione viene
accordata alle straniere, anzi sembra quasi che ci sia la volontà
di fare leggi che ostacolano le straniere e tendono ad espellerle e a
spingerle in clandestinità.
Le prostitute italiane hanno molte armi per difendersi: la pelle
dura, le organizzazioni e i diritti dati dal fatto che sono
cittadine italiane.
Le straniere no, e mi pare opportuno soffermarsi innanzitutto su di
loro.
Panoramica.
Se si va a vedere la realtà della prostituzione in Italia, da
parecchi anni a questa parte, si può vedere che:
- prostituirsi
ed andare con prostitute è LEGALE (la legge Merlin non
proibisce nè luna nè laltra cosa)
- organizzare
o anche solo agevolare il lavoro delle prostitute è illegale,
perfino se lo si fa senza alcun profitto personale (reato di
favoreggiamento della prostituzione)
- lucrare
sul lavoro delle prostitute è illegale, perfino se lo
si facesse a fronte di servizi che si forniscono alle prostitute
stesse e con il pieno e libero consenso delle interessate (reato di
sfruttamento della prostituzione)
- costringere
qualcuno a prostituirsi è illegale (reato di riduzione
in schiavitù)
- indurre
qualcuno a prostituirsi è illegale (reato di induzione
alla prostituzione)
- proporre
esplicitamente al cliente un rapporto a pagamento, da parte della
prostituta, è illegale (reato di adescamento,
tuttora presente nel nostro ordinamento per quanto veramente
arcaico, incongruo con la riconosciuta legalità della
prostituzione e comunque facilmente aggirabile)
- avere
rapporti sessuali in luogo pubblico (per esempio allinterno di
una automobile parcheggiata allaperto) può dare luogo
al reato di atti osceni in luogo pubblico
- avvicinare
con lautomobile una prostituta in strada può esporre
lautomobilista a (spesso pretestuose) sanzioni basate sul
codice della strada (divieto di fermata, intralcio alla
circolazione stradale)
Come si vede, la situazione è tale che, data la premessa che
lesercizio e la fruizione della prostituzione sono LEGALI,
ci sono poi tanti casi nei quali tali attività sono delimitate
o ostacolate da leggi che puniscono certi reati.
E se in certi casi vi sono comportamenti che sono previsti come reati e
sono sacrosantemente puniti (come per la riduzione in schiavitù),
in altri sono legati a reati che di per sè non riguardano solo
la prostituzione (atti osceni in luogo pubblico) o che appaiono puri
pretesti repressivi (multe per violazioni al codice della strada), in
altri ancora le leggi appaiono essere ancora il frutto
dellimpostazione ideologica data dalla Legge Merlin.
La Legge Merlin, infatti, ha una impostazione sostanzialmente
ideologica: la prostituzione è una brutta cosa e va
scoraggiata, le donne ne sono vittime e vanno liberate
(dal lavoro nelle case chiuse).
Tuttavia, è bene dirlo, non è una legge proibizionista:
chi vuole prostituirsi può farlo, chi vuole andare con
prostitute può farlo.
Nellignoranza
diffusa che cè su questi temi si sentono ancora oggi
affermazioni come la prostituzione in Italia è un reato
(generalmente dette da chi la prostituzione vorrebbe proibire).
Non è così.
Senza voler citare tutti i siti che trattano della cosa, dirò che unampia panoramica sulla Legge Merlin la si trova in http://dex1.tsd.unifi.it/altrodir/devianza/citernes/frmintro.htm.
Dal fatto che in Italia è la Legge Merlin che regola
(si fa per dire ...) la prostituzione e che tale legge non è
proibizionista ma è contemporaneamente ideologicamente
contraria alla prostituzione discende lo stato attuale del fenomeno
nel nostro paese:
uno stato di LEGALITA OSTACOLATA E MAL VISTA, continuamente
soggetta ad attacchi, tentativi repressivi e, nel migliore dei casi,
a doversi giustificare moralmente.
Questa situazione, fino a venti anni fa (prima dellesplodere
della paura dellAIDS e dellarrivo in massa delle
straniere) ha retto abbastanza bene: le prostitute per strada erano
poche (e i benpensanti avevano pochi motivi per scandalizzarsi),
quelle che esercitavano (spesso in casa propria) erano quasi tutte
cittadine italiane e potevano quasi sempre farlo autonomamente e
senza sfruttatori, le malattie veneree erano quelle tradizionali,
forse erroneamente sottovalutate ma comunque curabili.
Le situazioni più drammatiche erano quelle delle ragazze, di
solito molto giovani, che si prostituivano perchè
tossicodipendenti e quindi costrette a guadagnare molto, ogni giorno,
per acquistare la dose quotidiana: ma qui laspetto veramente
tragico non era la prostituzione in sè (anche se non va
dimenticato che la prostituzione indotta dalla droga era, ed è tuttora, una scelta imposta dalle
circostanze, non una libera scelta per guadagnarsi da vivere), quanto
il fatto che fossero schiave della droga e destinate a terribili
ripercussioni sul piano della salute.
Poi è arrivato lAIDS e la correlazione
tossicodipendenza-AIDS-sesso si è immediatamente riflessa
sulla prostituzione: ora la prostituzione tornava ad essere un
problema di sanità pubblica.
E la Legge Merlin, che abolendo le case chiuse aveva abolito anche ogni
controllo sanitario, cominciava a scricchiolare ...
Poi sono arrivate le prostitute straniere, parte di un molto più
vasto flusso migratorio il più delle volte irregolare e
clandestino.
E questo ha portato nuovi problemi.
Il punto chiave: le prostitute straniere.
Anche se qualcuno non sembra aver ancora chiara la cosa, i problemi sono
stati creati sostanzialmente da un fatto: LE PROSTITUTE STRANIERE SI
SONO TROVATE AD ESERCITARE IN ITALIA IN CONDIZIONI DI IRREGOLARITA
RISPETTO AI PERMESSI DI INGRESSO E DI SOGGIORNO e senza neppure
potersi appoggiare a strutture locali legali (o almeno tollerate).
Stante le leggi italiane, una ragazza straniera che voglia prostituirsi in
Italia (e quelle che lo vogliono sono la maggioranza, come dimostro ampiamente in questo sito) non solo non ha la possibilità di soggiornare
legalmente in Italia allo scopo di fare quel lavoro, ma non trova
neppure quelle strutture (Eros Center, quartieri a luci rosse) che in
altri paesi da decenni hanno rappresentato una alternativa alla
strada e soprattutto alla necessità di appoggiarsi ad
organizzazioni malavitose, perfino prima delle recenti complete
legalizzazioni che ci sono state (Olanda, Germania e non solo).
Tale stato di cose ha fatto sì che le prostitute che vogliano
venire in Italia ad esercitare non hanno avuto e non hanno
altre alternative che appoggiarsi ad organizzazioni che
le fanno entrare clandestinamente e consentono loro di
soggiornare irregolarmente in Italia anche senza visto o dopo
la scadenza del visto, nascondendole e spostandole in continuazione
da una città allaltra per rendere più difficili i
controlli di Polizia.
Molte di loro, sovente dopo essere entrate una prima volta in Italia in
modo clandestino e appoggiandosi a quelle organizzazioni, si sono
rese maggiormente autonome e sfruttano il rinnovo dei visti turistici
di soggiorno per poter continuare a stare nel nostro paese.
Il tutto, però, sempre in balia delle periodiche ondate
repressive e delle carenze legislative italiane (basti pensare ai
recenti casi di cronaca tipo il Viva Lain di Torino, che
è considerato illegale pur se non cera alcuna
schiavizzazione e le prostitute, anche straniere, erano volontarie).
Il fatto che siano a volte clandestine, irregolari o comunque
generalmente non in possesso di permessi di soggiorno per lunghi
periodi e costrette a spostarsi frequentemente comporta anche la
difficoltà nellesercitare al chiuso: affittare
autonomamente un appartamento dove esercitare, per una prostituta
straniera fornita al massimo solo di visto turistico temporaneo, è
praticamente impossibile.
E visto che le case chiuse sono state abolite quarantanni
fa, non esistono sul territorio italiano neppure strutture legalmente
riconosciute dove una prostituta straniera possa affittare una stanza
per un certo periodo, per poter esercitare.
Da qui discende da una parte lappoggiarsi ad organizzazioni
inserite in Italia che riescono a procurarsi gli appartamenti (e
spostare spesso le ragazze di città in città per
cercare di eludere la Polizia), dallaltra lincentivo
allinvasione delle strade come luogo di lavoro
da parte delle prostitute straniere, con il conseguente insorgere
dei benpensanti.
Inoltre, essere costrette ad affidarsi ad organizzazioni che coscientemente
violano la legge vuole dire affidarsi ad organizzazioni malavitose,
in una situazione nella quale non cè alcun tipo di
protezione legale per poter esercitare liberamente la prostituzione.
Non cè quindi da stupirsi se oltre allaspetto
immigrazione illegale e lucro sulla prostituzione
in certi casi tali organizzazioni senza scrupoli si spingono a
schiavizzare le prostitute, costringendole a fare
quellattività o comunque a farle lavorare in condizioni
di estremo disagio.
Che la quota di schiave sia, contrariamente ad una opinione che purtroppo
si è diffusa in Italia, nettamente minoritaria è
una cosa accertata, che spiego con abbondanza di documentazione ed
argomentazioni in altra parte del sito (La Leggenda
Metropolitana di Don Benzi) e non starò qui a ripetere.
Però
il fenomeno esiste ed ha dato fiato alle posizioni proibizioniste,
che usano quel 10-20% di schiave come pretesto per chiedere la
proibizione della prostituzione, almeno di quella straniera, e la
punizione dei clienti.
Il permesso di soggiorno.
Se ci si pensa, non ci vuole molto per convincersi che LA CONCESSIONE
DEL PERMESSO DI SOGGIORNO per motivi di lavoro (la prostituzione
intesa come lavoro, appunto) alle prostitute straniere già di
per sè sarebbe un fatto che consentirebbe loro di non doversi
appoggiare alle organizzazioni malavitose per entrare e soggiornare
nel nostro paese.
Sarebbe una cosa ottima per le prostitute ed un disastro per la malavita.
Questo, da solo, non risolverebbe tutti i problemi, comunque.
Intanto ci potrebbe essere la difficoltà del trovare un appartamento
in affitto, dato che per motivi morali non tutti vorrebbero affittare
ad una prostituta (e già oggi cè purtroppo il
malcostume per il quale molti vedono ogni giovane straniera slava o nigeriana in
Italia come una probabile prostituta, anche quando non lo è
affatto ...).
E non è detto che una prostituta vorrebbe affittare lo stesso
appartamento, nella stessa città, per lunghi periodi regolati
da un classico contratto di affitto a lungo termine e non
preferirebbe invece spostarsi dopo qualche mese per rinnovare
il mercato (è la richiesta stessa dei clienti che spinge
alla rotazione delle prostitute) o addirittura tornarsene
presto in patria con i tanti soldi rapidamente guadagnati.
E, infine, non è detto che la prostituta vorrebbe esercitare
nello stesso appartamento (e nella stessa città) dove abita e
dove magari preferisce non rendere nota ai vicini di casa la propria
attività e si troverebbe così a dover affittare ben due
appartamenti, uno come abitazione ed uno come luogo di lavoro.
Eros Center e altre strutture collettive.
Anche per questi fatti, la presenza di Eros Center, con
la possibilità di affittare anche temporaneamente una stanza
dove esercitare, faciliterebbe molto il loro lavoro e favorirebbe
lesercizio al chiuso.
Dare la possibilità di scegliere se esercitare autonomamente in
appartamento oppure in strutture collettive come gli Eros Center
andrebbe incontro sia alle variegate esigenze delle prostitute sia a
quelle di coloro che non le vogliono vedere in strada.
La questione della "strada".
Oggi, a mio avviso, tante prostitute in Italia stanno in strada per diversi
motivi:
- la
difficoltà di trovare appartamenti o stanze nei quali
esercitare (alcune risiedono in albergo e in certi casi vi
esercitano pure)
- la
necessità di essere meno stabili, quindi meno
individuabili e più facilmente spostabili, quando
sono in condizioni irregolari (per esempio, se non hanno ottenuto il
rinnovo del visto turistico) e questo anche quando non sono
schiavizzate ma sono autonome o sono inserite in organizzazioni
illegali a fini di lucro, ma comunque non violente
- la
grande efficacia pubblicitaria di farsi vedere in
strada.
A questo proposito, cè da considerare che pur nella
possibilità di esercitare in casa, rimarrebbe probabilmente
una quota considerevole di prostitute che vorrebbe utilizzare
la strada o altro luogo pubblico come luogo di contatto con i
clienti.
Questa non è unipotesi campata in aria, è la realtà
di ciò che accade già oggi: molte prostitute che
adescano in strada, portano poi il cliente in
appartamento per avere il rapporto (spesso come alternativa ad un più
sbrigativo e meno costoso rapporto in auto).
La ragione è evidente: stare in strada o, comunque, in un
luogo pubblico è il modo più efficace per
farsi vedere e farsi scegliere dai clienti.
Lalternativa
è quella, molto meno efficace, degli annunci sui
giornali (o su Internet), dove ladescamento si
limita ad una breve descrizione accattivante o, nel caso
migliore (su Internet) da qualche foto: una cosa molto più
scomoda per i clienti, in termini di facilità nel contatto e
nella scelta, e quindi poco efficiente anche per le prostitute
stesse.
Come si possono conciliare le contrastanti esigenze delle prostitute e dei
clienti con quelle dei benpensanti che non sopportano la vista di
quel mercato in strada?
Contrariamente a quanto molti (anche tra i politici) pensano, conciliare queste due
cose è possibilissimo.
Per "non vedere": luoghi appartati e luoghi chiusi (zonizzazione, Eros Center, appartamenti, ...).
Intanto occorre avere ben chiara una cosa: chi si scandalizza nel vedere la
prostituzione in strada lo fa perchè ha occasione di vederla,
ovvero è costretto a vederla.
In altre parole: la prostituzione di strada si svolge spesso in luoghi
di passaggio o di residenza di cittadini che in molti casi non
sono affatto interessati alla cosa e, anzi, ne sono disturbati.
Se la prostituzione di strada, invece, si pratica in luoghi
appartati, privi di abitazioni, e dove è nota a tutti la
sua presenza, il problema è automaticamente risolto: chi è
interessato alle prostitute va in quelle zone e le trova, chi non è
interessato non ci va (anche perchè non ha alcun bisogno di
passare di lì) e non si scandalizza.
E la famosa ZONIZZAZIONE della prostituzione, ovvero la
prostituzione di strada esercitata in zone a luci rosse
analoghe a quelle che esistono in varie città europee, che
organizzazioni di prostitute e qualche politico avveduto hanno
proposto da tempo.
A Mestre da qualche anno l'esperimento "zonizzazione" è in atto e con successo: le prostitute si sono spostate dalla centrale zona della Stazione verso zone industriali periferiche che erano state individuate e adibite a tale scopo dal Comune di Venezia.
In fondo, gli stessi famosi quartieri a luci rosse
del Nord Europa, con le ragazze in vetrina, altro non
sono che luoghi pubblici dove si esercita una prostituzione di
strada (con lappartamento subito dietro a quella vetrina
che dà sulla strada).
In alcuni casi la notorietà della zona (come quella di Amsterdam)
rende superflua la semichiusura dellarea con
barriere o simili, in altri casi ci sono artifizii (tipo palizzate)
che occultano gli ingressi della zona e, assieme a chiari cartelli,
avvertono che al di là si trova una zona a luci rosse
e chi non è interessato non dovrebbe entrarvi.
Ma lalternativa sono anche gli Eros Center al chiuso, come
quelli stile night club (per esempio, i Club
spagnoli), con ampie possibilità di contatto diretto tra il
cliente e molte donne allinterno del locale.
E, ancor più simili ad una situazione di strada, però
al chiuso, quelli come i walking-thru brothels
(letteralmente: bordelli dove ci si cammina attraverso)
tedeschi, dove le ragazze attendono i clienti sulla soglia delle loro
stanze in affitto in grandi Eros Center (solitamente a più
piani): i clienti passeggiano per i corridoi della struttura, sui
quali si affacciano le camere, contattano le prostitute che
interessano loro, si accordano sulla prestazione e consumano
direttamente in stanza.
Tutte queste possibilità, che purtroppo in Italia non esistono,
combinano la riservatezza con la facilità di contatto tra
clienti e prostitute e sono unalternativa razionale e di
provata funzionalità alla prostituzione esercitata in
appartamenti individuali (e, tra laltro, facilitano anche i
controlli sanitari e di Polizia).
Inoltre, il concentrare molte prostitute in uno stesso stabile (o una
stessa zona della città), invece di lasciarle disperse in
appartamenti individuali, avrebbe anche il beneficio di concentrare
la prostituzione e, rendendola meno dispersa sul territorio, la
renderebbe meno "invasiva" e quindi più rispettosa
dei cittadini che moralmente non la approvano e ai quali basterebbe
non frequentare certe zone per non vedere quellattività.
Cè qualcuno che afferma che da noi non funzionerebbero, che mai e poi
mai le prostitute vorrebbero andare a lavorare in strutture collettive.
Secondo il mio modesto parere, tale affermazione è una sciocchezza:
Eros Center e quartieri a luci rosse funzionano benissimo in tutta
Europa (e sono frequentatissimi anche dagli italiani), perciò
non si vede perchè non dovrebbero funzionare anche in Italia e
non dovrebbero essere scelti come modalità di esercizio da
tante prostitute.
Che poi ci possano essere anche molte prostitute (soprattutto quelle
italiane che già lavorano) che lo preferiscano fare in un
proprio appartamento individuale è legittimo e dovrebbe essere
ugualmente ammesso.
Per inciso, non cè alcun bisogno di ipotizzare un
coinvolgimento dello Stato nellesercizio degli Eros Center,
come era nella vecchie case chiuse: al di là
delle considerazioni sulla moralità del lucro sulla
prostituzione da parte dello Stato (argomento che ognuno valuterà
individualmente), in unepoca di privatizzazioni e dismissioni
delle partecipazioni statali il pensare ad uno Stato che gestisce
direttamente queste strutture sarebbe un controsenso.
Diverso, ovviamente, il discorso dei controlli sanitari e di ordine pubblico,
esercitati dallo Stato su strutture comunque di proprietà e
gestione di imprenditori privati.
Così come già diverso è il discorso sulleventuale
tassazione dei proventi della prostituzione (discorso che apre la
porta al riconoscimento della prostituzione come un lavoro a tutti
gli effetti).
Ma tu vuoi TUTTO! Zonizzazione, Eros Center, appartamenti! Non ti sembra di esagerare?
No, non mi sembra affatto ...
Non ha alcun senso, secondo la mia opinione, limitare le modalità
di esercizio della prostituzione ad una sola, rigida e magari
dettata dalle idee fisse di qualche politico, senza adattarsi alla
realtà del mercato.
In fondo, un edicolante può aprire la sua edicola lungo una
strada, in un centro commerciale, in una stazione ...
Le leggi che regolano la concessione della sua licenza non si basano su
una scelta preconcetta della localizzazione del suo esercizio
commerciale, ma lasciano a lui quella scelta, salvo il dover
rientrare nei piani generali del commercio.
Con la prostituzione dovrebbe essere la stessa cosa: dovrebbe essere
possibile avere più opzioni di scelta, per la prostituta.
Ciò consentirebbe di venire incontro sia alle esigenze delle prostitute
italiane, stabilmente residenti nel nostro paese e magari con una già
avviata attività autonoma in appartamento, sia a quelle delle
straniere, che possono vedere la prostituzione ed il soggiorno in
Italia solo come una fase temporanea della loro vita.
Allo stesso tempo, questo verrebbe incontro anche alle esigenze dei
clienti, che avrebbero a disposizione più opzioni di contatto
e fruizione e più livelli di costo.
Il tutto, auspicabilmente, predisponendo per ognuna di queste
modalità un minimo di controlli sanitari e di Polizia.
Contente le prostitute, contenti i clienti, contenti i cittadini che non
vedrebbero più la prostituzione pubblicamente esibita,
contente le Forze dellOrdine e le autorità sanitarie
che avrebbero più strumenti di controllo.
Unici scontenti: gli schiavisti, che sarebbero controllati e
nellimpossibilità di nascondersi e vedrebbero le
prostitute andare verso modalità di lavoro perfettamente
legali e, paradossalmente, alla luce del sole, nelle
quali loro non potrebbero introdursi facilmente.
La ruota girerebbe ...
Questo fatto, il far funzionare la prostituzione, sarebbe certamente
sgradito a coloro che si oppongono ad essa per ragioni morali.
E bene che costoro si diano una regolata: un conto è condannare
moralmente la prostituzione e cercare di convincere prostitute
e clienti a smettere, cosa assolutamente legittima, altra cosa è
invece cercare di imporre a tutti la propria personale visione
morale con le leggi dello Stato.
In uno Stato laico ciò è inaccettabile.
La mia proposta di regolamentazione.
A questo punto, come regolamentare la prostituzione?
Espongo qui LA MIA IDEA DI REGOLAMENTAZIONE, quella che vorrei fosse tradotta in una legge.
La filosofia che sta dietro alla mia visione è:
- chi vuole farlo, può scegliere di prostituirsi e lo deve poter
fare con il massimo della libertà, della dignità,
della salute e della sicurezza personale
- chi vuole farlo, può andare con prostitute e lo deve poter fare con
la consapevolezza di muoversi in un ambito legale, controllato e non
in mano alla delinquenza
- chi non vuole nè prostituirsi nè andare con prostitute e
magari è disturbato dalla vista di quelle attività
deve essere rispettato e messo in condizioni di non esserne
coinvolto, neppure visivamente; detto questo, deve
ugualmente rispettare la libertà di chi vuole prostituirsi o
andare con prostitute
Secondo me è necessario:
1) dare il PIENO ED ESPLICITO RICONOSCIMENTO DELLA LEGALITÀ
dell'atto di PROSTITUIRSI, dell'atto di ORGANIZZARE la prostituzione
e dell'atto di FRUIRE della prostituzione.
Deve
essere esplicitamente riconosciuto che la prostituzione in sè
non deve essere confusa con i fenomeni di tratta, schiavismo e
violenza: dove c'è schiavismo è quello che va
combattuto ed eliminato, non la prostituzione.
Un
tale riconoscimento, inoltre, renderebbe illegittimi tutti i
tentativi di ostacolare l'esercizio e la fruizione della
prostituzione con mezzi impropri (come si è fatto finora, per
esempio utilizzando strumentalmente certe norme del codice della
strada o facendo controlli "terroristici" sui clienti fino
a sequestrarne le auto).
2) dal riconoscimento indicato al punto (1) discende che deve essere
considerata inaccettabile e, anzi, ILLEGITTIMA ogni iniziativa
volta ad OSTACOLARE, NASCONDERE, SOMMERGERE E DISPERDERE L'ATTIVITÀ
E LA PRESENZA DELLE PROSTITUTE, fatte salve le esigenze di
riservatezza nel rispetto di quella parte di cittadini che si sentono
a disagio davanti ad una prostituzione pubblicamente troppo esibita.
La legge dovrebbe prevedere la necessità per le autorità
preposte di accettare senza opposizione le richieste di esercizio
della prostituzione, in tutte le forme ammesse, in aree che ne siano
prive o che siano ancora al di sotto di un certo livello di presenza:
ciò per evitare opposizioni pretestuose fatte per puri
intenti moralistici.
E' poi assolutamente necessario che sia pienamente ammessa la
PUBBLICITA' dell'attività delle prostitute e dei locali
nei quali si esercita la prostituzione, con gli unici limiti di
moderazione "visuale" necessari a non turbare la
sensibilità di quella parte di cittadini.
3) DARE LA POSSIBILITA DI SCEGLIERE LA PROSTITUZIONE COME
LAVORO (in tutto o in parte equiparato alle altre attività
professionali).
Allo stesso tempo, CONSIDERARE LA PROSTITUZIONE UN LAVORO DI TIPO
PARTICOLARE, che ha modalità di esercizio tali e interessa
soggetti così diversi da non poterlo regolamentare in modo
rigido ed uniforme.
Anche lesperienza recente della piena legalizzazione in Germania,
infatti, ha mostrato che mentre le prostitute sono molto soddisfatte
di una legge che riconosca loro diritti e dignità, allo stesso
tempo sono restie a registrarsi ufficialmente al fisco, pagare le
tasse e avere in cambio pensione e assistenza sanitaria.
Evidentemente la situazione in Germania, anche prima dellultima legge, era
tanto buona che le prostitute non avevano neppure impellente bisogno
di una legalizzazione che necessariamente le considerasse lavoratrici
a tutti gli effetti e in gran parte preferiscono non registrarsi e
gestire autonomamente il proprio welfare.
E peraltro probabile che molte di loro siano in attesa di vedere come
la situazione si evolve, prima di registrarsi al fisco.
In Italia, suppongo, ci ritroveremmo in analoga situazione: le italiane
in gran parte non vorrebbero pagare le tasse a fronte della promessa
di una pensione che, come per tutti i cittadini, è ormai di
incerto futuro; le straniere vorrebbero in gran parte esercitare solo
per qualche anno per poi tornare nei loro paesi con la maggior
quantità di soldi possibile, figuriamoci quanto interesserebbe
loro una aleatoria misera pensione dello Stato italiano ...
A questo punto si impone una decisione basata sulla linea guida che
ogni legge sulla prostituzione dovrebbe aver presente: fare una
legge che vada incontro anche alle necessità reali delle
prostitute, pena il loro scivolare nella clandestinità e nel
rischio di sfruttamento.
A me non interessa tanto che le prostitute paghino le tasse o meno: se
non pagano le tasse non avranno altri benefici (tipo la pensione), è
una scelta loro.
E' un do ut des che lascerei alla
loro scelta.
E su questo "do ut des" tra assistenza e pagamento obbligatorio
di tasse e contributi, secondo me è bene che siano le
prostitute stesse, individualmente, ad esprimersi; questo anche
perchè, come già detto, le esigenze di una prostituta
italiana possono essere diverse da quelle di una straniera che può
immaginare il suo soggiorno in Italia come limitato a pochi anni e
senza la previsione di una pensione data dallo Stato Italiano.
Per laspetto dellassistenza sanitaria, però, io credo
che sia necessario garantirla comunque, almeno per quella parte che
riguarda laspetto professionale della prostituzione
(ovvero le malattie a trasmissione sessuale), ciò per
proteggere sia le prostitute sia i clienti.
Perciò la mia proposta è:
DOPPIO REGIME FISCALE, A SCELTA DELLA PROSTITUTA.
- attività
con registrazione al fisco come lavoratrice a tutti gli effetti,
pagamento delle tasse e godimento di contropartite quali pensione e
assistenza sanitaria.
- attività
senza registrazione fiscale, senza pagamento delle tasse e senza
contropartite. Eventualmente, pagamento forfettario di una moderata
quota annuale a copertura dellassistenza sanitaria minimale
volta a prevenire e curare le malattie a trasmissione sessuale.
In altri termini, la registrazione al fisco sarebbe opzionale.
Fatta questa opportuna precisazione sugli aspetti fiscali, le mie linee
guida sulla prostituzione considerata come una attività
lavorativa sono le seguenti:
Istituire certi DOVERI:
- registrazione di Polizia (per combattere i fenomeni di
sfruttamento e predisporre i controlli sanitari), con il rispetto
della privacy
- un minimo di controlli sanitari, non ossessivi
- eventualmente, tassazione del reddito; nel caso venisse fatta una tassazione
del reddito, farlo con modalità presuntive, forfettarie o
legate a parametri oggettivi (tipo: trattenuta di una frazione
dell'affitto giornaliero di una stanza in un Eros Center), evitando
modalità poco applicabili a tale attività e facilmente
eludibili come le ricevute fiscali.
e garantire certi DIRITTI:
- diritto all'assistenza sanitaria ed alla pensione nel
caso si facciano pagar loro tasse e contributi.
- diritto al permesso di soggiorno per le straniere che
volontariamente scelgano di venire in Italia ad esercitare il lavoro
di prostituta
- pari diritti tra i sessi nell'esercizio della prostituzione
4) dato che c'è una parte di cittadini che si sente offesa alla
vista dell'esercizio della prostituzione, CONSENTIRE CHE ESSA
VENGA ESERCITATA SECONDO MODALITÀ VARIE, tutte ammissibili e
tutte controllate, ATTE A NON URTARE LA SENSIBILITÀ di
quei cittadini:
- al chiuso in strutture imprenditoriali come Eros Center, Club, Sexy
Bar, ...
- in casa individualmente
- in casa in cooperative o altre associazioni di prostitute
- in strada in apposite zone appartate e prive di abitazioni, dove
non danno "fastidio" ai benpensanti (zone periferiche
industriali, certe aree fieristiche, ...), ovvero la "zonizzazione"
- in appositi "quartieri a luci rosse" analoghi a quelli
olandesi e tedeschi, con appartamenti-vetrina che danno sulla strada
(la cosa, nei fatti, coincide in gran parte con la "zonizzazione")
- nell'abitazione stessa del cliente (prestazione a domicilio)
ed eventualmente in qualche altra forma ugualmente accettabile ai
fini degli obiettivi indicati.
Questa molteplicità di opzioni consentirebbe alle prostitute di
operare nella forma che preferiscono, comunque controllata e
registrata. L'ammissione dell'esercizio della prostituzione al chiuso o in aree appartate
appositamente dedicate verrebbe incontro sia alle esigenze di
prostitute e clienti sia a quelle dei "benpensanti" che non
vogliono esplicitamente vedere il "mercato" della
prostituzione.
Fatta salva e rispettata questa esigenza di riservatezza, ogni altro
ostacolo posto all'esercizio della prostituzione dai suddetti
"benpensanti" dovrebbe essere considerato non accettabile
in sede legislativa in quanto espressione di pure convinzioni morali
personali, rispettabilissime ma che non possono influire sulla
legiferazione in uno Stato laico.
5) ABOLIZIONE DEI REATI DI FAVOREGGIAMENTO E INDUZIONE, E CONTEMPORANEA PRECISAZIONE E DELIMITAZIONE DEL REATO DI SFRUTTAMENTO:
ciò consentirebbe sia di aprire Eros Center, Sexy Bar e
simili da parte di un "imprenditore del sesso" e di farvi
lavorare prostitute consenzienti, sia di costituire cooperative o
altre forme autogestite tra prostitute.
Occorre chiarire definitivamente la distinzione tra schiavizzare
una prostituta e lucrare sul suo lavoro: se il lucro
è frutto di un libero accordo commerciale tra la
prostituta e chi le fornisce un servizio (tu mi dai la stanza, io
prostituta ti pago un affitto; tu mi fai lavorare nel tuo night, io
prostituta ti do il 25% di quanto incasso; ...) non vedo cosa ci
possa essere da eccepire.
Mentre non ho dubbi sulla necessità di abolire il reato di
favoreggiamento (incompatibile con qualsiasi attività
imprenditoriale in questo campo), anche il mantenimento del reato di
induzione mi apparirebbe come incongruo: che vuol dire indurre?
Convincere qualcuna a prostituirsi (magari offrendole un
posto di lavoro)? Se non cè costrizione, se la scelta
di prostituirsi è completamente libera ed autonoma e se si
considera la prostituzione come un lavoro, non vedo dove stia il
reato ...
Sul reato di SFRUTTAMENTO occorre fare una assolutamente necessaria precisazione: se per sfruttamento si intende l'ottenere lucro in qualche modo legato all'attività di una prostituta, ANCHE INDIRETTO, allora io sono per l'ABOLIZIONE di tale reato, perchè in quell'accezione sarebbe incompatibile anch'esso con qualsiasi attività imprenditoriale in questo campo, che invece è proprio l'obiettivo che mi propongo di legalizzare.
Se invece si intende per sfruttamento l'ottenere un lucro DIRETTO dal lavoro della prostituta (es.: il 25% dell'incasso), che sia stato preventivamente e LIBERAMENTE concordato tra imprenditore e prostituta, di nuovo io sono PER PRINCIPIO favorevole a non considerarlo un reato (proprio perchè è un libero accordo tra due parti) e ad abolirlo come tale.
Tuttavia, in considerazione sia del rischio di avere accordi non volontari mascherati come tali, sia per la comprensibile diffusa avversione che c'è per il termine "sfruttamento", sia soprattutto perchè per consentire le "imprese del sesso" non è necessario abolire tale reato, ma solo precisarlo, credo che lo si possa anche mantenere come reato. Solo, occorrerà precisare che l'imprenditore sarà LEGITTIMATO ad avere un guadagno INDIRETTO dall'attività della prostituta (per esempio attraverso l'affitto di una stanza o la vendita di preservativi alla prostituta) e gli sarà solo proibito di ottenere un lucro DIRETTO dalla transazione economica che si ha tra cliente e prostituta (in altre parole: non potrà trattenere una quota del pagamento fatto dal cliente). Questo accade già nei paesi che hanno regolamentato o depenalizzato, come Germania, Olanda o Spagna.
6) ABOLIZIONE DEL REATO DI ADESCAMENTO: è un reato
arcaico e, nei fatti, quasi mai perseguito. Ma va anch'esso abolito,
perchè contrasterebbe con il fondamentale riconoscimento della
legittimità della prostituzione, ovvero del proporre e offrire
prestazioni sessuali a pagamento.
Qualche mia ulteriore considerazione su due argomenti molto controversi:
la REGISTRAZIONE DELLE PROSTITUTE e i CONTROLLI SANITARI OBBLIGATORI.
LA REGISTRAZIONE DELLE PROSTITUTE:
anche quando si conoscono i dati che danno lo schiavismo come minoritario e
pure quando non si notano nella prostituta atteggiamenti che lo
lascino supporre, è comunque sgradevole restare con il dubbio
che la prostituta possa essere soggetta a qualche costrizione.
Sono convinto che una regolamentazione che, imponendo controlli e
registrazioni, combattesse efficacemente la TRATTA sarebbe la
benvenuta anche presso i clienti (oltre a togliere ogni alibi agli
abolizionisti).
Non vedo, francamente, come a questo fine sia possibile evitare una
qualche forma di REGISTRAZIONE delle prostitute, pur con tutte le
cautele per un massimo rispetto della privacy, così come per
altri soggetti coinvolti nell'esercizio (proprietari e gestori di
Eros Center).
La cosa è ancora più vera per la prostituzione esercitata
in appartamento, di per sè maggiormente esposta alla
clandestinità indotta dallo schiavismo.
I CONTROLLI SANITARI OBBLIGATORI:
non auspico controlli ad assurda frequenza bisettimanale come quelli, dimostratisi
controproducenti, istituiti in Grecia, ma vista la tipologia di
attività almeno un controllo trimestrale o semestrale, sulle
malattie a trasmissione sessuale, andrebbe fatto (e, anche per questo
motivo, una registrazione delle prostitute diventa indispensabile).
Pur con tutta la mia sostanziale disistima per l'On. Bossi e ribadendo
che i controlli non dovrebbero essere ossessivi (come invece vorrebbe
la proposta della Lega), credo che la sua argomentazione che se un
fruttivendolo deve avere un certificato medico lo stesso dovrebbe
valere per una prostituta, sia una argomentazione forte e sensata
(una delle pochissime argomentazioni forti e sensate che abbia
sentito da esponenti della Lega ...).
E a mio avviso non vale nè l'obiezione che il cliente non viene
però controllato (neppure il cliente del fruttivendolo viene
controllato ...) nè quella che ciò spingerebbe i
clienti a chiedere prestazioni non protette (perchè è
la prostituta che, con i controlli medici, avrebbe un fortissimo
motivo in più, la paura di perdere il lavoro, per rifiutare
tali rapporti).
Tantomeno vale l'obiezione che l'AIDS ha un periodo di latenza così
lungo da poter sfuggire inizialmente ai controlli: intanto sarebbe
comunque inaccettabile prolungare per anni una attività
rischiosa con la giustificazione che ci sono comunque alcuni mesi di
"buio" iniziale; inoltre ci sono molte altre malattie a
trasmissione sessuale che, pur curabili, hanno una infettività
molto maggiore di quella dell'AIDS e che andrebbero rilevate con
controlli sanitari e curate subito.
LA PETIZIONE 2007 PER LA DEPENALIZZAZIONE E REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE IN ITALIA.
Quanto scritto sopra rappresenta il mio concetto di "soluzione ideale" alla legalizzazione e regolamentazione della prostituzione.
Tuttavia so benissimo che essa contiene idee che per molta gente (che siano cittadini o prostitute), sono piuttosto "ostiche" (per esempio i controlli sanitari obbligatori o la registrazione delle prostitute).
Mi rendo quindi perfettamente conto che se si vuole lavorare per fare dei passi avanti in questo campo, è poco opportuno difendere rigidamente la propria presunta "soluzione perfetta", molto meglio cercare una soluzione più largamente condivisa, escludendo o lasciando aperti certi punti contestati.
Un tentativo in questo senso è rappresentato dal MANIFESTO-PETIZIONE on-line, creato nel maggio 2007 a seguito dell'ennesima recrudescenza del "problema prostituzione" e riportato in questa pagina del sito: Petizione per la legalizzazione degli Eros Center, la depenalizzazione e la regolamentazione della prostituzione organizzata in Italia.
Invito caldamente tutti coloro che sono d'accordo con tale proposta di regolamentazione, anche considerandola come una base per successive possibili evoluzioni, di firmarla on-line (se lo si preferisce, non c'è bisogno di fornire nome e cognome reali, basta una email valida).
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