La prostituzione in Italia - Osservatorio News

Osservatorio News:
osservatorio delle notizie sulla prostituzione.


In questa sezione del sito riporto le notizie (di cronaca, politiche, di costume, ecc.), relative all'argomento prostituzione, che più mi sembrano meritevoli di essere segnalate e commentate.
Non certo tutte le notizie che vengono a mia conoscenza, solo quelle che, per un motivo o per l'altro, ritengo più significative.
Le notizie sono riportate in ordine cronologico inverso.




14 novembre 2002

Altra notizia riportata in modo quantomeno discutibile.


LA NOTIZIA:


Il Messaggero, Cronaca di Roma, Giovedì 14 Novembre 2002

Vagoni a luci rosse nello scalo merci
Stazione Tuscolana, tre carrozze abbandonate usate come garçonnière
Gli immigrati li avevano trasformati in favela costringendo alcune romene a prostituirsi: 100 euro a prestazione

di MARCO DE RISI


Vagoni in disuso usati per prostituirsi. Uomini e donne, clandestini, che sfruttavano quei carri-merce per vivere e per avere incontri sessuali a pagamento. Alina, 20 anni, romena, è in mezzo a due donne poliziotto che hanno appena effettuato il blitz nell'area delle Ferrovie al Mandrione. Non ha più parole nè lacrime. Sorpresa dentro un vagone con un cliente. «Devo vivere», ripete come fosse una cantilena. Ora, la polizia sta verificando se la ragazza insieme ad altre era costretta a prostituirsi in quelle tre carrozze trasformate in catapecchie e dove vi vivevano almeno una decina di rumeni.

Un degrado nell'area delle Ferrovie adibita a riparazione dei treni. Si percorre un tratto di via del Mandrione, si passa un ponticello e si gira subito a destra: qui c'è l'ingresso allo scalo, a due passi dalla stazione Tuscolana. Fra i binari e gli uffici, a poca distanza da una cancellata, ci sono i vagoni trasformati sia in alcova che in casolari. Qualcuno dovrebbe sorvegliare quell’area diventata ormai terra di nessuno. A porre fine allo sfruttamento della prostituzione e al degrado sono stati gli agenti del commissariato San Giovanni, diretto da Mario Pietrantozzi.

Gli agenti sono entrati in azione alle 20. Le auto della polizia hanno sfilato per via del Mandrione e si sono fermate davanti a un muro che sembrerebbe invalicabile con la scritta "Area delle Ferrovie dello Stato". Ma basta fare pochi metri e si trova un viottolo che, nel buio totale, immette nello scalo. Si attraversano alcuni binari morti e si arriva ai vagoni trasformati in case a luci rosse. Alla vista delle torce della polizia gli stranieri hanno cercato di fuggire. Sono stati tutti raggruppati su un banchina, compresa Alina. E' da alcuni mesi che gli stranieri vivono in quella favela. Ci sono vestiti appena lavati attaccati alle pareti, materassi a due piazze e la radio che trasmette musica rock. Poco distante, in un'altra carrozza, si svolgevano gli incontri sessuali a pagamento. Romene incontravano immigrati e in alcuni casi anche romani: la tariffa era di 100 euro a prestazione. I poliziotti hanno trovato profilattici e soldi in contanti.

Un'area adibita alla riparazione dei treni nella quale poteva accadere di tutto. Gli stranieri all'interno liberi di fare quello che volevano considerando che la notte quella zona non ha controlli. Sotto un materasso, dentro un carro, un poliziotto ha trovato una bustina piena di hashish. La droga era chiusa in una confezione di nylon dove all'interno c’erano le dosi incartate nella stagnola pronte per essere spacciate. Poco distante dai vagoni c'era un casotto in muratura. Anche qui le ragazze erano costrette ad avere rapporti a pagamento. Gli stranieri che vivevano nei treni sono tutti clandestini. Indossavano tute da ginnastica mentre Alina portava un maglione e una gonna lunga. Un pulmino della Polizia li ha trasportati al commissariato: una notte d'interrogatori. Gli investigatori stanno ora cercando di scoprire chi sfruttava le donne. Alina ha deciso di collaborare e ha indicato agli agenti i suoi aguzzini.
Le tre carrozze sono state “bonificate" e sigillate e messe a disposizione della magistratura. La ragazza, invece, è stata accompagnata in un centro d'accoglienza segreto, proprio per non esporla alle vendette degli uomini del racket.


IL MIO COMMENTO:

Che dire? Il giornalista perde il pelo ma non il vizio ...
Si inizia affermando che "Gli immigrati li avevano trasformati in favela costringendo alcune romene a prostituirsi" e, solo poche righe più sotto: "Ora, la polizia sta verificando se la ragazza insieme ad altre era costretta a prostituirsi".
Capito? "SE".
Ma per il giornalista (o per il redattore) che ha fatto il titolo la cosa è già certa: le ragazze erano certamente costrette a prostituirsi.
Mi chiedo cosa la Polizia stia ad indagare, la risposta l'ha già il Messaggero ...
E alla faccia della coerenza tra titolo e testo dell'articolo!

A proposito: 100 euro per un rapporto in un degradato "vagone-favela" è un furto, è una cifra da prostituta italiana in un caldo e confortevole appartamento!
A maggior ragione se la clientela era prevalentemente composta da immigrati, presumibilmente non benestanti (se no mica andavano in un "vagone-favela" ...).
Ricordo che le tariffe "standard" per le prostitute straniere di razza bianca sono solitamente 30 euro in auto, 50 se dalla strada ci si sposta in appartamento.
Anche per questo sono scettico sull'attendibilità di questo articolo ...



12 novembre 2002

Vediamo come questa notizia viene riportata da diverse fonti di informazione on-line (siti web).
La riporto e la commento perchè mi pare un esempio significativo di come l'informazione spesso non viene data correttamente.

LA NOTIZIA:


Il Resto del Carlino, 12 novembre 2002
BLITZ A MODENA. "Schiave" comprate sul web: diciotto arresti


MODENA, 12 NOVEMBRE 2002 - Un'organizzazione formata da giovani rumeni tra i 25 e i 28 anni, il cui capo era soprannominato 'Mexican', sceglieva via Internet le giovani connazionali, molte minorenni, da avviare alla prostituzione in Italia, in particolare nelle zone adiacenti alla stazione ferroviaria di Modena sia lungo la via Emilia ovest, dove il controllo del giro è passato negli ultimi tempi dagli albanesi ai rumeni.

A scoprirla è stata la squadra mobile di Modena, in collaborazione con la Polizia municipale, che ha eseguito stamane 18 ordinanze di custodia cautelare. A finire in carcere sono stati 15 uomini e tre donne - 17 rumeni, tutti clandestini, e un fiancheggiatore italiano - per i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione con l'aggravante dello sfruttamento di minorenni, oltre al riciclaggio del denaro sporco.

Un'indagine quella della Polizia (che si è sviluppata anche grazie alle segnalazioni dei comitati dei cittadini modenesi) avviata già nel novembre 2001 e che si è estesa anche ad altre città (fra le ordinanze di custodia cautelare, tre sono state eseguite nel bolognese, due a Roma e una a Reggio Emilia) e ha permesso di scoprire una ramificazione che presumibilmente si estendeva anche ad altri Paesi europei, fra cui Olanda, Francia e Inghilterra.

Ai vertici dell' organizzazione c' erano quattro giovani rumeni, tutti fra i 25 e i 28 anni, il cui capo era soprannominato, appunto, 'Mexican'. Erano loro ad occuparsi del reclutamento in Romania delle giovani donne da avviare sulla strada: alcune venivano allettate con la promessa di un lavoro onesto e altre venivano vendute dalle loro stesse poverissime famiglie. Molto spesso minorenni fra i 16 e i 17 anni, le ragazze venivano fotografate in abbigliamento succinto e le loro immagini spedite via e mail.

A Modena una 'giurià di sfruttatori giudicava le fotografie e dal 'votò dipendeva anche il prezzo di acquisto delle 'schiavè, compreso fra i 2000 e i 5000 euro. Una volta comprate, venivano fatte entrare in Italia, per lo più clandestinamente o con un visto turistico. Appena arrivate a Modena le ragazze venivano affidate a tre donne rumene che le 'istruivanò e andavano insieme a loro a comprare gli 'strumentì del mestiere: abiti succinti, calze a rete e tacchi vertiginosi. In qualche caso, prima di essere mandate sulla strada, le ragazze cominciavano a lavorare come entraineuse in alcuni locali, ma non modenesi.

Ogni sfruttatore gestiva almeno 50 prostitute per un giro complessivo di circa 200 ragazze, di cui 48 sono state individuate. Ogni prostituta incassava circa 500 euro a sera, ma alle ragazze gli sfruttatori lasciavano solo una piccola percentuale dovendo pagare con i soldi guadagnati anche le spese sostenute per il loro 'acquistò, oltre a quelle del viaggio e di alloggio.

Le indagini avrebbero accertato anche spostamenti delle prostitute nei vari Paesi europei, mentre la banda predisponeva anche il rientro in Italia, con documenti contraffatti, delle giovani espulse durante le retate delle forze dell'ordine. I soldi ricavati dal loro sfruttamento venivano reinvestiti in Romania nell'acquisto di alberghi o in altre attività economiche.

La ricostruzione dell' attività dell' organizzazione e delle sue ramificazioni è stata molto complessa - come ha sottolineato il capo della Mobile modenese Amedeo Pezzanese - in particolare per intercettare i flussi telematici di dati via Internet.

L' operazione che ha portato agli arresti e a una quarantina di perquisizioni in appartamenti e casolari è scattata con l'ausilio di agenti dei reparti Prevenzione crimine della polizia, di unità cinofile e di un elicottero che è servito a bloccare tentativi di fuga. Sono inoltre stati sequestrati passaporti, telefoni cellulari, forti somme di denaro e le ricevute di spedizione dei soldi ricavati dalle attività illecite. Le indagini, coordinate dal Pm Andrea Claudiani, proseguono e si prevedono ulteriori sviluppi.


Il Corriere della Sera, 12 novembre 2002
Perquisizioni ancora in corso per l'operazione «Mexican». Compravano «schiave» sul web, in manette.


La polizia di Modena ha sgominato una banda che reclutava prostitute rumene via Internet. Diciotto gli ordini di arresto

ROMA - Donne, anche minorenni, «acquistate» via Internet in Romania e portate in Italia per farle prostituire. Un business organizzato da una banda italo-rumena con base a Modena e ramificata a Bologna, Reggio Emilia, e Roma. Il traffico è stato scoperto dalla Polizia di Modena che ha emesso 18 ordini di arresto, alcuni in fase di esecuzione, per reati che vanno dal favoreggiamento dell'immigrazione clandestina allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Numerose le perquisizioni ancora in corso per l'operazione denominata «Mexican».

LE INDAGINI - L' operazione, frutto di indagini che hanno impegnato gli investigatori modenesi per circa un anno, è stata complessa e articolata e portata avanti in collaborazione con le squadre mobili di Reggio Emilia, Parma, Roma e Bologna. Nel corso delle oltre quaranta perquisizioni la Polizia ha sequestrato passaporti, telefoni cellulari, ingenti somme di denaro e ricevute attestanti la spedizione delle somme provento delle illecite attività nel paese di origine, oltre alle caselle di posta elettronica usate dal gruppo.


KwNews, martedì 12 novembre 2002
Acquistavano schiave romene su Internet, 18 arresti


La polizia di Modena ha scoperto una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione di giovani donne, anche minorenni, provenienti dall'est europeo e portate a 'vendersi' sui marciapiedi di varie città dell'Emilia Romagna ma non solo. La banda, formata da italiani e romeni, agiva attraverso Internet per reclutare le ragazze soprattutto in Romania, dove il denaro proveniente dal 'giro' di prostituzione veniva poi investito in varie attività. Sono stati emessi 18 ordini di arresto in fase di esecuzione. (Red)


La Repubblica, 12 novembre 2002
Un'organizzazione criminale comprava donne dell'Est e le portava in Italia a prostituirsi. Sfruttate anche minorenni
Tratta delle schiave sul Web, diciotto arresti a Modena.


La banda era composta da italiani, eseguite perquisizioni in diverse regioni

MODENA - Donne comperate via Internet in Romania e portate in Italia a fare le prostitute. La polizia di Modena ha scoperto un'organizzazione criminale, composta da cittadini italiani e da extracomunitari, che aveva messo in piedi una tratta delle schiave. La banda è accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, riciclaggio di denaro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Molte delle donne sfruttate, anche minorenni, venivano scelte e comprate su Internet direttamente nel paese d'origine e portate in Italia per farle prostituire. La polizia ha arrestato 18 persone ed eseguito decine di perquisizioni e sequestri in diverse città.

L'organizzazione aveva base a Modena, e ramificazioni in altre centri italiani. L'operazione è frutto di indagini che hanno impegnato gli investigatori modenesi per circa un anno. Gli arresti sono stati eseguiti oltre che a Modena, a Reggio Emilia, Parma, Roma e Bologna.

Nel corso delle oltre quaranta perquisizioni la polizia ha sequestrato passaporti, telefoni cellulari, ingenti somme di denaro e ricevute della spedizione delle somme in Romania. Il denaro ricavato dal giro di prostitute, secondo gli investigatori, veniva reinvestito in molteplici attività regolari.



IL MIO COMMENTO:

Il Resto del Carlino riporta la notizia in modo ampio e, tutto sommato, apparentemente obiettivo.
Innanzitutto già nel titolo la parola "schiave" è, quantomeno, messa tra virgolette.
Infatti, per quello che si può capire, in questo caso le virgolette sono più che opportune:
  • è ben difficile pensare che quelle ragazze rumene fossero venute in Italia senza sapere cosa venivano a fare.
    Tant'è vero che avevano fatto "foto discinte" (come ha riportato anche la televisione, dando la notizia), quelle che servivano per la "selezione": c'è qualcuno che può credere che le ragazze che facevano quelle foto pensassero di venire nel nostro paese a fare le cameriere o qualcosa del genere?
  • i reati contestati, per quanto se ne sa, sono: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco.
    Non c'è il reato di riduzione in schiavitù (che è un reato ben preciso, Art.600 del Codice Penale). E ciò mi pare estremamente significativo.
    La cosa veramente grave, non c'è dubbio, è il coinvolgimento di minorenni.
    Però, per fortuna, non si parla nè di schiavizzazione nè di violenze e speriamo che sia effettivamente così.

    Il Corriere non calca troppo la mano su affermazioni ambigue, che pure ci sono: "Compravano «schiave» sul web", con le solite opportune virgolette. Ma il resto del breve articolo sembra asciuttamente corretto.

    Al contrario il titolo di KwNews, "Acquistavano schiave romene su Internet" è il solito modo di dare le notizie, assolutamente tipico e ... assolutamente tendenzioso!

    Sulla stessa falsariga di mistificazione e superficialità sta "La Repubblica", che parla di "tratta delle schiave" e di sfruttamento, con forme grammaticali di tale ambiguità ("scelte e comprate", "portate in Italia per farle prostituire") da far supporre al lettore un'avvenuta schiavizzazione, della quale invece non c'è notizia a supporto.
    Se poi il lettore è accorto e legge bene l'articolo de La Repubblica si accorgerà che si tratta invece di "sfruttamento della prostituzione", non di reati di violenza. Ma il modo di dare la notizia è fuorviante e inaccettabile.
    Del resto, la professionalità dell'articolista la si vede bene anche dal sottotitolo: "La banda era composta da italiani", quando in realtà c'è un solo fiancheggiatore italiano arrestato a fronte di 17 rumeni ...

    Nota finale:
    La notizia è analoga ad altre diffuse negli ultimi anni, con storie di "sfruttamento" (inteso come "far soldi con le prostitute") ma senza violenza o costrizione.
    Attività illegali, beninteso, per la legge italiana (a maggior ragione quando coinvolgono minorenni). Ma che comunque sono tutt'altra cosa dalla riduzione in schiavitù.
    Resta da chiedersi come ci sia ancora qualcuno che dubita che quelle ragazze siano venute volontariamente in Italia a prostituirsi (escludo dal discorso le minorenni, che quella è tutta un'altra questione).
    E che non vede quanto migliore sarebbe stata la situazione, per loro e per i cittadini italiani, se avessero trovato qui strutture come gli Eros Center e, soprattutto, avessero ottenuto il permesso di soggiorno per lavoro e avessero così potuto fare a meno di appoggiarsi ad organizzazioni delinquenziali per soggiornare ed esercitare in Italia.