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Petizione
per la legalizzazione degli Eros Center, la depenalizzazione e la
regolamentazione della prostituzione organizzata in Italia. |
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“C’è un passaggio in Sant’Agostino nel quale egli
si chiede cosa si dovrebbe fare per il problema della prostituzione. Ed egli
risponde che, data la natura umana, è meglio per il bene pubblico che la
prostituzione esista in forma regolata.” Card.
Joseph Ratzinger, dal suo libro “Salt of the Earth”, 1996 |
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Perché questa petizione.
Quando, oltre quattro anni
fa, ho creato questo sito l’ho fatto spinto sia da indignazione per una
diffusa, costante ed asfissiante mistificazione mediatica (la prostituzione
vista unicamente come tratta schiavistica), che sapevo essere palesemente falsa,
sia dalla preoccupazione di vedere il “problema” della prostituzione
approcciato in modo raffazzonato, strumentale, dilettantesco.
Approccio allora tentato
da un governo che aveva dichiarato l’obiettivo di “ripulire le strade” e
contemporaneamente proponeva una “soluzione”, la proposta di legge
Fini-Bossi-Prestigiacomo, di tale incoerenza e ipocrisia da fare subito
intravedere o una sua disastrosa approvazione ed attuazione o un suo rapido
cadere nel dimenticatoio. Per fortuna (e lo dico nonostante che quella legge
contenesse qualche spunto interessante) è accaduta la seconda alternativa.
Oggi, siamo da capo.
Dopo quattro anni, la mia
sensazione, assistendo ai dibattiti di inizio 2007 suscitati dal “caso Padova”,
è di un deprimente “deja vù”.
Sembra che non si sia
fatto un passo avanti.
Ascolto gli uomini
politici, ascolto i giornalisti, ascolto anche molti cittadini comuni e ritrovo
la stessa identica e micidiale combinazione di ignoranza, incompetenza,
arroganza, ipocrisia, intolleranza, soprusi e mistificazione.
Come cittadino considero
ormai intollerabile che una volta ogni due, tre, quattro anni il dibattito
riparta sempre dallo stesso punto, sempre sulla base di una visione della
prostituzione completamente slegata dalla realtà.
E che la cosa si areni poi
nel nulla di fatto, non essendo riusciti a trovare una soluzione razionale: gli
altri regolamentano, noi facciamo solo chiacchiere che producono il nulla e
senza neppure andare a vedere le esperienze altrui.
Nel 2003
Nella proposta si
rifiutavano, come oggi fanno quasi tutti i politici, a destra come a sinistra,
i quartieri a luci rosse e gli Eros Center.
Si proponeva, come oggi
fanno quasi tutti i politici, a destra come a sinistra, di proibire la
prostituzione di strada.
E si arrivava, dovendo
riconoscere la non fattibilità di una proibizione totale della prostituzione, a
trovare la “geniale” soluzione di consentire e quindi indirizzare la
prostituzione … nei normali condominii!
Qualcuno, al governo e tra
quegli uomini politici che in linea totalmente teorica dovrebbero avere la
testa sulle spalle, evidentemente non aveva considerato che spostare di colpo ventimila prostitute di strada nei condominii, a contatto con i cittadini,
non era proprio la migliore delle “pensate”.
Tanto che subito ci fu la
comprensibile opposizione dei cittadini-condomini. E allora che si fa? Niente
paura, il trio Fini-Bossi-Prestigiacomo trovò la soluzione: consentiamo alle
assemblee condominiali di vietare la prostituzione! E, a questo punto, le
ventimila prostitute dove vanno? Silenzio di tomba.
E quelle che già sono in appartamento? Quelle non si possono toccare, stante le
attuali leggi che richiedono l’unanimità dei condomini, prostitute comprese,
per cambiare i regolamenti condominiali. Ricordo perfettamente quando a “Porta
a Porta” il presidente dell’Associazione nazionale degli amministratori di
condominio lo disse ad una incredula Prestigiacomo, che proprio non si
raccapezzava più del “cul-de-sac” in cui era andata ad infognarsi. Fu allora
che io capii che molto probabilmente quella proposta di legge si sarebbe spenta
come una candela, lasciata morire dai suoi stessi proponenti.
Come, infatti, fu.
Ed oggi?
Oggi vedo sindaci che se
ne infischiano di sentenze della Cassazione che vietano di usare il codice
della strada per colpire la prostituzione (lo sapevate? No? sentenza
21432/2006, chiedete a quegli incompetenti dei giornalisti perché non ve lo
dicono …), vedo fogli di via abusivi dati a prostitute che non commettono alcun
reato, vedo assessori e politici di mezza tacca che sulle televisioni locali si
riempiono la bocca di luoghi comuni su “queste ragazze schiave da liberare”,
vedo riproporre la demonizzazione della prostituzione (e dei clienti) anche
mediante l’“allarme AIDS” (quando invece le prostitute non costituiscono
categoria a rischio AIDS, lo dicono le organizzazioni sanitarie internazionali,
non io, e casomai sarebbe bene ricordare più spesso le altre molto infettive
malattie a trasmissione sessuale), ecc. ecc. …
Proposte?
Per ora vedo circolare
alcune idee:
La prima idea non è
un’idea singola né consta di proposte più o meno formalizzate, è solo il
riproporsi di vecchie idee sostanzialmente regolamentatrici, non è ancora
chiaro quanto ri-meditate alla luce di avvenimenti recenti quali la conversione
dei cittadini rumeni e bulgari da extracomunitari a cittadini UE.
Staremo a vedere.
La seconda idea è più che
condivisibile, anche se personalmente la trovo troppo generica (è pur vero che
do per scontato che abbiano voluto lasciarla generica per puntare sugli
obiettivi di base, primo fra tutti l’abolizione della Legge Merlin). La
proposta non ha avuto finora molto riscontro sui media, mi auguro che se la
discussione si sviluppa questa possa essere almeno una buona base propositiva
in senso liberale, tollerante e razionale.
La terza idea credo (e
spero) che non abbia affatto la forza per imporsi: nonostante il supporto di
quella sciagura nonché nullità politica che è Giuliano Amato, il Dottor
Grossolano, le idee di Don Benzi mi sembrano oggi più deboli che non nel 2002,
quando già il governo di centrodestra le rifiutò. Non solo vedo sempre più
gente, perfino in televisione, che tratta Don Benzi come una persona dalla
credibilità azzerata come proponente di soluzioni sulla prostituzione, ma la
stessa esperienza svedese ha ormai dimostrato il suo fallimento (checchè ne
dicano Benzi e Amato …).
La quarta idea, invece,
ovvero il “ripuliamo le strade vietando la prostituzione all’aperto e poi
chissenefrega”, rischia di passare.
E, per inciso, anche lo stesso Giuliano Amato sembra spesso pendere per questa
proposta, la proibizione in strada, anche se poi nella sua abissale ignoranza
continua ad accumunarla alla Svezia (che invece proibisce solo l’acquisto del
cliente e non solo outdoor ma anche indoor). Ma commentare le dichiarazioni di
Amato vuol dire commentare la confusione mentale …
Questa sciagurata linea
rischia di passare perché si basa sull’idea che eternamente viene subito in
mente ai politici che usano la prostituzione per mettersi in mostra: proibire.
E’ un’idea seducente nella
sua semplicità, salvo il fatto che … non è affatto semplice!
Abbiamo già visto cosa è successo alla proposta Fini-Bossi-Prestigiacomo:
crollata per l’ipocrisia di opporsi agli Eros Center, lasciando solo i
condominii come sbocco alla prostituzione cacciata dalle strade.
Adesso, la cosa è ancora “peggiore”
che nel 2003! Perché le bulgare e, soprattutto, le rumene, che sono una
amplissima fetta delle prostitute in strada, sono cittadine comunitarie dal 1
gennaio 2007 e non le puoi più espellere: ne verranno sempre di più …
Chi si illudeva di “gestire” la prostituzione a colpi di espulsioni è servito:
come qui era stato previsto da tempo, l’Europa ha mandato in tilt le leggi tipo
Bossi-Fini usate per colpire le prostitute dell’Est. E sarà sempre più così,
man mano che l’Europa si allarga ad Est.
A questo punto ragione
vorrebbe che i nostri politici, invece di pensare solo a proibire, facessero
quello che dovrebbe essere il loro compito principale: governare i cambiamenti
sociali.
Ma noi abbiamo politici
che, dopo anni ed anni di chiacchiere a vuoto, non vanno neppure a vedere le
esperienze dei paesi vicini, dalla Germania all’Austria, dall’Olanda alla
Svizzera.
Il tutto mentre questi paesi regolamentano con successo un
tema che da noi, lasciato degradare senza governarlo, diventa “problema”.
Solo qualche recentissima
conferma:
- nel 2007 il governo
olandese ha rilasciato un ulteriore rapporto sulle conseguenze della
legalizzazione degli Eros Center (le moderne “case chiuse”), avvenuta in quel
paese nel 2000: mostra chiaramente che la situazione si sta del tutto
normalizzando, tutti i Comuni hanno messo a punto le procedure per la
concessione ed il controllo delle licenze degli Eros Center, la legalizzazione
sta funzionando, la percentuale di prostitute forzate appare essere
percentualmente irrilevante così come il numero delle minorenni è irrisorio, il
controllo stretto sulla prostituzione legale non sembra aver fatto sviluppare
quella illegale e il mercato della prostituzione stessa non si è comunque
allargato, anzi si è ridotto.
- nel 2007 una commissione
del Parlamento spagnolo ha concluso un lavoro triennale, volto ad esaminare la
possibilità di intervenire legislativamente sulla regolamentazione della
prostituzione, finora gestita nel senso di una depenalizzazione controllata, o
in senso criminalizzatore e repressivo oppure nel senso di una piena
legalizzazione. La commissione ha concluso che la cosa opportuna da fare per
Gli Eros Center, nel mondo, FUNZIONANO.
Solo, che i nostri politici
o non lo sanno (ignoranti) o lo sanno ma lo negano per opposizione ideologica
(mentitori).
Prendono posizione, il più
delle volte, sulla base di veri ma soprattutto presunti interessi elettorali,
pesando il voto dei cittadini che si lamentano della prostituzione di strada,
ma dimenticandosi dei voti dei clienti. Sono in larga parte dei concentrati di
ignoranza ed arroganza al massimo grado, indegni di occuparsi del problema.
E non ci si aspetti una
parola chiara da altri soggetti: ormai la
situazione è incancrenita e c’è un consolidato gioco delle parti basato su
un misto di interessi politici, interessi di business, interessi personali,
interessi ideologici, ignoranza, retorica di facciata, inerzia e atteggiamenti
“politically correct”.
I giornalisti? Se c’è qualcuno, incredibile a dirsi! mediamente
peggiore dei politici, sono i giornalisti, con poche eccezioni. Responsabili
primi di dieci anni di mistificazione mediatica, con il loro dare corda alle
menzogne sulla pervasività dello schiavismo, con l’ignorare i ricercatori seri,
con l’affrontare sempre il problema solo sotto l’aspetto drammatico ma
minoritario della prostituzione forzata. Un giornalismo che in Italia (non solo
su questo tema, purtroppo) ha quasi totalmente perso ogni capacità di analisi
critica, non parliamo poi della capacità di inchiesta.
I ricercatori? Totalmente ignorati da tutti, dai politici ai
giornalisti. Quanti conoscono Francesco Carchedi e il Parsec, una delle punte
più avanzate della ricerca sul tema, non solo in Italia? Mentre tutti conoscono
Don Benzi …
Le Forze dell’Ordine? I politici ignorano le loro conoscenze, le usano
quali meri esecutori di piani da loro preordinati, solitamente sulla base di
approcci ideologici. Quando dicono la verità sulla limitata entità della tratta
schiavistica, come fa il Prefetto Alessandro Pansa, vice-capo della Polizia e
coordinatore nazionale della lotta alla tratta, o quando dicono cose sensate e
informate sugli Eros Center, come il Prefetto di Roma Achille Serra, vengono
semplicemente ignorati. O, se proprio non è possibile ignorarli del tutto
perché qualche giornalista li ha intervistati a “Porta a Porta”, li si contesta
sbrigativamente e superficialmente e si passa subito ad altro argomento.
Le associazioni di assistenza alle prostitute? Ormai, al di là delle
lodevoli motivazioni umanitarie ancora presenti, è un tale business che non è raro
trovare associazioni che si oppongono agli Eros Center, per il semplice fatto
che levare le prostitute dalle strade e metterle in strutture legali (che
intrinsecamente possono fornire supporto e una certa assistenza) toglierebbe
loro lavoro. E parlo di associazioni laiche, che quelle confessionali hanno
anche l’opposizione data da una motivazione ideologica religiosa.
Le associazioni di difesa delle prostitute italiane? Eternamente
oscillanti tra la difesa di principi ideali e generali (le dignità delle
prostitute, ecc.) e la difesa corporativa di interessi particolari, che
solitamente le porta ad esprimersi contro gli Eros Center. E ciò per
comprensibili ma corporativissimi motivi: le prostitute italiane, tutte
autonome, tutte in appartamento, con tariffe alte, a volte un po’ avanti con
l’età, vedono una potenziale forte concorrenza da parte di strutture al chiuso
che raccoglierebbero, a tariffe molto più basse delle loro e con sex workers
spesso più giovani ed attraenti, buona parte dei clienti che oggi, diffidando
della prostituzione di strada, si rivolge a loro. Per non parlare del timore
che un domani a qualche politico possa venire in mente di vietare la
prostituzione in appartamento, esistendo gli Eros Center.
Le prostitute straniere? Costituiscono il cuore del problema, ma sui
giornali e in televisione fanno notizia solo in quanto “schiave” oppure quando,
con iniziativa di straordinaria intelligenza mediatica, scendono in piazza con
il “bollino dell’amore” a protestare contro patetiche ed illegittime iniziative
repressive di sindaci. Una cosa che le prostitute straniere faranno bene a non
far rimanere un caso isolato, prendendo in mano esse stesse la bandiera dei
propri diritti ed organizzandosi, visto che della piena solidarietà delle
prostitute italiane c’è da farci conto solo fino ad un certo punto.
I clienti? E chi li ha visti? I famosi “nove milioni” di clienti
italiani sono il fantasma che si aggira in questo mondo. Sono ancora meno
ascoltati delle prostitute straniere, pur essendo di gran lunga la categoria
più numerosa tra i soggetti interessati. Questo sito è una mosca bianca in
Italia: troverete sul web una miriade di siti di “escort”, dove si offrono, si
chiedono, si cercano, si commentano prestazioni a pagamento, ma di siti
dedicati al tema della regolamentazione della prostituzione ne troverete ben
pochi. I clienti, in gran parte, attendono passivamente che i politici facciano
le loro scelte, illudendosi o che tutto rimanga in eterno com’è (pur con i
problemi e i disagi evidenti) o che il Parlamento sia composto in maggioranza
da gente sufficientemente competente, illusione molto pericolosa. Molti
clienti, inoltre, sono particolarmente ignoranti sullo stato della
prostituzione stessa: in quanto cittadini bombardati da anni da una marea di mistificazioni,
molti di loro sono convinti che tutte le prostitute di strada siano schiave e
che per trovare delle volontarie sia necessario cercare negli appartamenti. C’è
un enorme lavoro da fare sui clienti, a livello di presa di coscienza.
Ma, in verità, i clienti
non sono altro che cittadini e infatti c’è un enorme lavoro da fare sui
cittadini tutti, che stante la situazione non stupisce che abbiano le idee
confuse.
Allo stato attuale mi
sembra quindi abbastanza concreto il pericolo che si vada verso soluzioni raffazzonate di puro
proibizionismo, vietando la prostituzione di strada senza consentirne (forse)
l’organizzazione in strutture al chiuso che non siano i normali appartamenti.
Soluzioni adottate sotto
la spinta di iniziative improvvide da parte di politici ignoranti e
incompetenti, poco contrastate da un’opinione pubblica da dieci anni bombardata
mediaticamente con retorica e menzogne.
Ho la speranza che alcuni
politici si ricordino della fine della Fini-Bossi-Prestigiacomo, e quindi si
rendano conto dell’assurdità di proibire la prostituzione in strada senza
dargli sbocchi organizzati al chiuso, inducendola così o a spostarsi in
clandestinità o a spostarsi nei normali condominii, a contatto di gomito con
quelli stessi cittadini che oggi si lamentano per le prostitute sul marciapiede
davanti a casa e che domani se le troverebbero nell’appartamento accanto, con
l’andirivieni continuo dei clienti.
Alcuni politici
probabilmente si rendono conto che nella Fini-Bossi-Prestigiacomo c’era un
elemento positivo, l’abolizione del reato di favoreggiamento per chi affitta a
prostitute, che se accompagnato da pochi altri elementi potrebbe aprire sbocchi
interessanti per evitare l’”invasione” delle case dei cittadini. Ma temo che di
politici così ce ne siano pochi.
Altri politici, temo
tanti, sicuramente non sono né accorti né competenti e agiscono e scelgono o su
basi ideologiche o su veri o presunti vantaggi elettorali (stando attenti ai
cittadini che si lamentano per le prostitute in strada e dimenticandosi, per
inciso, di milioni di cittadini-clienti).
Certo, dalla prostituzione “sul marciapiede di
casa” a quella “sul pianerottolo di casa”, sarebbe una soluzione davvero
geniale …
Che questi timori siano fondati
o meno, il discorso è ancora più generale: continuare a tacere, da parte dei
cittadini, confidando che i politici italiani siano in grado di affrontare la
questione in modo razionale è dare credito ad una categoria che in maggioranza
non da segno di meritarlo.
Ho deciso così, con il
contributo di idee di frequentatori del Forum di questo sito, di pubblicare una
petizione on-line sul sito più noto
per questo genere di strumenti, Petitiononline.
Tale petizione, aperta a tutti i cittadini,
richiede alle forze politiche italiane di depenalizzare e regolamentare la
prostituzione in Italia, seguendo l’esempio di tanti altri paesi europei,
opportunamente adattato alle esigenze della situazione italiana.
In pratica, viene richiesta la legalizzazione anche
in Italia degli Eros Center, ovvero della prostituzione organizzata al chiuso,
con tutta una serie di ulteriori precisazioni e raccomandazioni.
Il tutto continuando a perseguire come reati lo
sfruttamento e la tratta di esseri umani.
E’ una petizione che
non inventa nulla di nuovo, perché non ne ha bisogno: è ispirata a diversi esempi di regolamentazione
ben funzionante all’estero, più di tutti a quello della Spagna, un paese a noi
così vicino per carattere e cultura.
Non è una petizione che
chieda il riconoscimento della prostituzione come un lavoro: ciò si scontrerebbe sia con opposizioni
ideologiche sia con l’opposizione di parte delle prostitute stesse e
richiederebbe, anche se si trovasse un accordo, ampio e prolungato intervento
legislativo in molteplici campi. Mentre invece appare sempre più urgente
trovare una soluzione di rapida applicabilità, anche per contrastare le
ricorrenti ipotesi repressive.
Cosa altrettanto
importante, esperienze come quella depenalizzatrice spagnola dimostrano la
fattibilità di una soddisfacente regolamentazione pur considerando la
compravendita di prestazioni sessuali come fatto essenzialmente privato e non
come un lavoro.
E non è affatto, voglio
sottolinearlo, una petizione “dei clienti”: è una petizione che chiede l’adesione di ogni cittadino italiano,
uomo o donna, interessato o no alla compravendita di prestazioni sessuali, che
ritenga giusto ed opportuno che anche in Italia il grosso della prostituzione
debba spostarsi al chiuso, in strutture legali, organizzate e controllate, come
avviene con successo in tanti paesi.
Non è neppure una delle
solite “petizioni-lampo” (tipo:
“abolite i costi di ricarica telefonica”): regolamentare la prostituzione,
anche quando fatto in modo “leggero”, implica l’attenzione ad una serie di
aspetti che sono tutt’altro che di dettaglio (dai permessi di soggiorno alla
difesa preventiva contro eventuali boicottaggi della legge) e che è bene
esplicitare in una proposta.
Questo è il motivo per cui
http://jonathanx.altervista.org/petizione/manifesto.html
Spero che mi si perdonerà l'indubbia prolissità del tutto, ma ci sono così poche occasioni per mettere in fila tutte le questioni che ho ritenuto più opportuno dettagliare approfonditamente, soprattutto su un tema che normalmente viene trattato con tanta superficialità anche da politici navigati.
Chi comunque vuole conoscere il succo della proposta, lo troverà nei paragrafi "GLI OBIETTIVI DELLA PETIZIONE", "CHE COSA CHIEDE LA PETIZIONE" e "CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA", riportati nella petizione stessa.
Riportiamo qui di seguito il testo della PETIZIONE, che può essere firmata on-line alla pagina web:
http://www.petitiononline.com/legprost/petition.html
Invito caldamente tutti
coloro che sono sostanzialmente d'accordo con tale proposta di
regolamentazione, anche considerandola come una base per successive possibili
evoluzioni, a firmarla e a diffonderne la notizia, invitando altri a firmarla.
Nessuno, a cominciare dal
sottoscritto, si aspetta che una categoria in tanta parte impermeabile alle
spinte della realtà, come quella dei nostri politici, dia molto ascolto alle
petizioni. Non ascoltano neppure i sondaggi favorevoli alle “case chiuse”,
figuriamoci le petizioni …
Ciò nonostante, se si può
fare qualcosa, anche poco, secondo me vale la pena farlo.
Oltre alla firma, è
possibile lasciare un breve commento.
Note sulla firma della petizione:
vista la
delicatezza dell’argomento, ci può essere chi voglia aderire alla petizione
senza fornire nome e cognome. Ciò è possibile, per politica stessa del sito
Petitiononline.
Per
firmare non è quindi obbligatorio che il nome e cognome forniti siano quelli
reali, basta indicare una email valida, che può contenere anche solo il
nickname e non nome e cognome veri, es.: pippo75@hotmail.it,
e che volendo può essere creata per l’occasione su un sistema di posta
elettronica scelto a piacere dal firmatario, anche gratuito.
L’unica
cosa che Petitiononline richiede è che venga fornita una email valida ed
attiva. Il sistema automatico di Petitiononline invierà a tale email la
conferma dell’avvenuta firma, cosa peraltro immediatamente rilevabile anche sul
sito della petizione, all’indirizzo web sopra indicato.
L’indirizzo
di email NON verrà comunque reso visibile né al sottoscritto, autore della
petizione, né al pubblico (anche per motivi di anti-spam), verrà solo
archiviato dal sito di Petitiononline e solo per eventuale futura validazione
della univocità della firma (come dichiarato da Petitiononline nelle sue policy
e nelle FAQ).
Considerata
la reputazione di Petitiononline ritengo non ci debba assolutamente essere
alcuna preoccupazione di violazione della privacy, per chi avesse timori al
proposito. In ogni caso, un indirizzo email valido ma creato in forma anonima è
sufficiente a garantire pienamente la riservatezza e l’anonimato di chi firma.
Jonathan, maggio 2007
PETIZIONE PER LA
LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER, LA DEPENALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE
DELLA PROSTITUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA.
Questo documento, frutto delle idee di cittadini italiani raccolti attorno al
sito "La prostituzione in Italia" (http://jonathanx.altervista.org),
vuole proporre una soluzione, di non rilevante impatto legislativo ma
potenzialmente di grande impatto concreto, per la depenalizzazione e la
regolamentazione della prostituzione nel territorio della Repubblica Italiana.
L'obiettivo pratico principale della proposta è
Dal punto di vista dei principii, la proposta chiede che sia ribadito, e
tradotto in atti concreti, il riconoscimento della LEGITTIMITA' DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA TRA ADULTI
CONSENZIENTI e la non ammissibilità di un approccio etico-ideologico al
problema da parte dello Stato.
Dal punto di vista del riconoscimento della verità, la proposta chiede che sia
riconosciuto che quello della prostituzione non è un problema di criminalità,
di ordine pubblico o di moralità pubblica, ma che è un ASPETTO DELLA VITA SOCIALE BASATO SU LIBERE SCELTE INDIVIDUALI, da
regolamentare opportunamente anche per combatterne le infiltrazioni criminali.
La proposta non vuole coprire in modo conclusivo tutti gli aspetti della
legalizzazione e regolamentazione della prostituzione in Italia, ma può essere
una base per eventuali successive evoluzioni legislative.
Data la molteplicità di aspetti del problema, si è ritenuto opportuno associare
alla petizione una PRESENTAZIONE ed
un ampio MANIFESTO, reperibili alla
pagina web http://jonathanx.altervista.org/petizione/petizione.html, che
forniscono un inquadramento storico e giustificano le soluzioni delineate nella
proposta.
GLI OBIETTIVI DELLA PETIZIONE.
Questa PETIZIONE, partendo dal riconoscimento dell’attuale situazione italiana,
è volta a richiedere soluzioni legislative ispirate ai seguenti obiettivi:
- ribadire la piena LEGALITA' della
prostituzione liberamente scelta, per prostitute e clienti
- consentire la realizzazione di strutture edilizie ed imprese legalizzate
("EROS CENTER") per
permettere l'esercizio organizzato della prostituzione al chiuso, in condizioni
di sicurezza, legalità ed igiene
- favorire in tal modo la CONCENTRAZIONE
della gran parte della prostituzione (ora in strada) in ZONE LIMITATE e in APPOSITI
EDIFICI, in modo da ottenere maggiori opportunità di controllo sull'ordine
pubblico e sulla legalità ed eliminare il disagio causato ai cittadini da una
prostituzione non regolata e diffusa nelle strade oppure diffusa capillarmente
nei condominii privati
- consentire comunque anche l'esercizio individuale della prostituzione
volontaria in appartamento, che in
Italia si è storicamente determinato senza causare allarme sociale ed è diffuso
tra le prostitute italiane
Questa petizione non vuole essere una proposta "perfetta" e
definitiva: vuole essere una proposta realistica e praticabile, immediatamente
attuabile con provvedimenti legislativi relativamente semplici (in particolare
l'abolizione del reato di favoreggiamento) che però possono mettere in moto un
meccanismo "virtuoso" in grado di far fare in pochi anni un salto di
qualità al governo della prostituzione in Italia.
Su questa base, si potranno poi eventualmente innestare sviluppi di ancora più
avanzata legalizzazione.
CHE COSA CHIEDE LA PETIZIONE:
La proposta si ispira principalmente al modello depenalizzatore spagnolo,
ovvero di una regolamentazione
relativamente "leggera" che, soprattutto attraverso l'abolizione
del reato di favoreggiamento (ma con il mantenimento di quello di
sfruttamento, per quanto opportunamente precisato nei termini, e ovviamente di
quello di tratta delle persone), consenta la creazione di strutture gestite
privatamente che siano punto di incontro al chiuso per prostitute e clienti,
eventualmente associate ad attività collaterali (bar, spettacoli erotici, ecc.).
Nei fatti, SI RICHIEDE
Queste strutture, registrate come imprese e pubblicamente note, potranno essere
facilmente controllabili dalle autorità, costituendo al tempo stesso il luogo
privilegiato di incontro tra clienti e prostitute.
Il mantenimento del reato di sfruttamento, con il divieto di lucrare sul denaro
pagato dal cliente alla prostituta, e la totale autonomia delle prostitute
stesse negli Eros Center rendono questa proposta molto diversa dalla vecchie
"case chiuse".
Non si tratta, quindi, di "riaprire le case chiuse", si tratta di
adottare soluzioni moderne, dignitose e sicure.
Gli imprenditori non saranno "sfruttatori", in quanto si limiteranno
a fornire servizi a prostitute e clienti, i quali decideranno poi in totale
autonomia se, come, quando e a quali tariffe accordarsi per i rapporti a
pagamento.
Ci si augura che ciò possa anche far superare certe remore morali sul non voler
"riaprire le case chiuse": qui si tratta di altro, di andare avanti,
non di tornare indietro.
Strutture simili esistono già in molti paesi (in Germania si chiamano
"Eros Center", in Spagna "Clubes de alterne", ecc.), dove
hanno pienamente dimostrato di funzionare, circoscrivendo e controllando il
fenomeno in modo efficace e dignitoso.
Strutture nelle quali il guadagno dell'imprenditore o del gestore non possa
derivare dal lucro su parte del compenso che il cliente paga alla prostituta,
che deve rimanere accordo privato tra questi due ultimi soggetti sia per la
parte economica sia per quella delle prestazioni fornite, ma da altre fonti di
reddito collegate all'attività, quali l'affitto di stanze alle prostitute,
l'esercizio di un bar o ristorante interno o il biglietto legato a spettacoli.
Strutture nelle quali, a differenza delle vecchie "case chiuse"
abolite dalla Legge Merlin, le prostitute lavorino in totale autonomia di
orari, prestazioni e tariffe, essendo legate agli imprenditori solo da
contratti, liberamente concordati, relativi ai servizi forniti dall'impresa
(es.: affitto di stanze).
Strutture delle quali però si raccomanda una regolamentazione sufficiente a
controllarne gli aspetti di salubrità del posto di lavoro, l'accertamento della
mancanza di pendenze penali per gli imprenditori che vogliano costituirle e
l'applicazione da parte degli imprenditori stessi di tariffe sui servizi
offerti alle prostitute che siano compatibili con quelle di mercato (va
sottolineato che queste cose implicano un riconoscimento ufficiale della natura
di tali strutture quali "imprese").
CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA:
Questa soluzione non richiede il riconoscimento dell’attività delle
prostitute come lavoro vero e proprio, cosa che allo stato attuale sembra
difficile da ottenere in Italia (principalmente per diffuse remore
ideologiche).
Questo implica anche che la proposta non si esprime sulla tassazione diretta
dell'attività delle prostitute, considerando per principio non congruo
tassare direttamente un’attività che non è considerata un lavoro, come peraltro
espresso anche in recenti sentenze tributarie.
La proposta tiene anche presente il pericolo che una tassazione forzata,
soprattutto in mancanza di contropartite, induca le prostitute (specialmente le
straniere) a spostarsi in clandestinità, al chiuso, in situazione di potenziale
pericolo e in modo diffuso sul territorio, cosa che è l’esatto opposto dell’obiettivo
perseguito da questa petizione.
La questione delle tasse dirette o indirette alle prostitute (tema che forse è
ora prematuro affrontare) è aperta al dibattito, questa proposta auspica solo
che sia raggiunto un equilibrio basato sul "do ut des" e che a fronte
della tassazione ci sia un doveroso riconoscimento di diritti.
In ogni caso, secondo questa proposta ci sarà ovviamente la tassazione
sull'attività degli imprenditori proprietari degli Eros Center,
considerata, questa sì, come un lavoro ovvero come attività d’impresa a tutti
gli effetti.
Questa soluzione non vieta la prostituzione esercitata in appartamento, ma
promuovendo la legalizzazione di strutture dedicate al chiuso, come gli Eros
Center, vuole evitare che, in caso di divieto della prostituzione in luogo
aperto, a ventimila prostitute oggi in strada venga lasciata come alternativa
al chiuso solo l'attività in appartamento nei normali condominii. Ciò
vorrebbe dire spostare ventimila prostitute (e la fruizione da parte di milioni
di clienti) dalla strada alle normali abitazioni, a contatto con i cittadini,
con gli evidenti disagi del caso.
Questa soluzione quindi comporta anche l'ammissibilità dell'attività di
prostituzione esercitata (individualmente o da poche persone) in appartamento,
anche se raccomanda di incoraggiare la prostituzione verso la concentrazione
in strutture relativamente grandi, come gli Eros Center, per migliorare il
controllo del fenomeno e ridurre l'impatto sul territorio.
Questa soluzione non implica la creazione di interi "quartieri a luci
rosse" ma, piuttosto, facilita la creazione di "edifici a luci rosse",
ovvero stabili adibiti esclusivamente all'esercizio della prostituzione, non
necessariamente tutti localizzati in zone specifiche. La creazione di
specifiche aree a luci rosse, dentro e fuori delle città, piuttosto che
l'ammissibilità di Eros Center in tutte le zone delle città e della periferia,
è questione che potrebbe essere delegata alla decisione dei singoli Comuni.
Questa soluzione non proibisce in assoluto la prostituzione di strada ma
riconoscendola come aspetto problematico ne chiede la "zonizzazione",
ovvero il suo esercizio ammesso in apposite zone ritenute idonee al fine di non
arrecare disagio ai cittadini, su decisione delle autorità locali.
Questa soluzione chiede anche che in caso che si decida la proibizione
completa della prostituzione di strada, questa debba essere accompagnata dalla previa
esplicita legalizzazione di strutture come gli Eros Center e di un adeguato
periodo di tempo per consentire la costituzione di queste strutture (nel
frattempo, la zonizzazione potrebbe essere una soluzione temporanea). Ciò per
evitare, come già detto, di togliere le prostitute dalle strade senza offrire
loro un'alternativa organizzata e regolata, cosa che forzerebbe decine di
migliaia di prostitute a spostarsi individualmente nei condominii, a contatto
di gomito con i cittadini, con i disagi conseguenti.
Questa soluzione non impone controlli sanitari forzati sulle lavoratrici del
sesso (che le esperienze fatte in molti paesi dimostrano essere
controproducenti quando fatti contro il volere delle prostitute), ma favorendo
la creazione di grandi strutture dedicate cerca di facilitare il contatto tra
prostitute e personale sanitario e l'instaurarsi di regolari controlli
volontari.
Questa soluzione non chiede la "schedatura" delle prostitute,
considerando anche il fatto che la localizzazione del grosso della
prostituzione in strutture ben delimitate, note e facilmente controllabili
dalla Polizia, è già di per sè valido strumento per tenere sotto controllo il
fenomeno dal punto di vista dell'ordine pubblico.
Questa soluzione raccomanda fortemente,
ed è un punto assolutamente fondamentale, la concessione di regolari visti di ingresso (se non di permessi di
lavoro) alle straniere che vengono in Italia a prostituirsi.
Come minimo, deve essere esplicitamente riconosciuta l'ammissibilità
dell'attività di prostitute straniere maggiorenni, anche negli Eros Center, pur
se munite solo di visto di ingresso turistico e la non ammissibilità di
ostacoli posti in tal senso dalle autorità (preposte alla concessione di tali
visti o al controllo dell'attività lavorativa nelle strutture adibite alla
prostituzione).
Questo punto, come dimostra l'esperienza di altri paesi anche molto avanzati
sulla legalizzazione (vedi Olanda), è di importanza capitale per evitare il
parziale fallimento della riforma della prostituzione in Italia e lo
scivolamento di gran parte delle prostitute, che sono in maggioranza straniere,
in clandestinità.
Una regolamentazione specifica e dettagliata della questione è probabilmente
opportuna, in ogni caso il principio deve essere rispettato, pena la scarsa
efficacia non solo di questa ma di ogni riforma che venga proposta.
I firmatari della presente PETIZIONE
quindi
CHIEDONO ALLE FORZE POLITICHE ED ALLE
ISTITUZIONI:
1) che le forze politiche, di
qualsiasi orientamento, riconoscano che la compravendita di prestazioni
sessuali, liberamente scelta da adulti consenzienti, non è altro che un aspetto delle libere scelte personali
sulla sessualità, riguardanti la vita privata, garantite dalla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, dalla Costituzione Europea e
dalla Costituzione della Repubblica Italiana nel loro riconoscimento dei
diritti personali e ribadite in consessi internazionali come
2) che sia pertanto riconosciuta
alle prostitute (donne, uomini, transessuali) piena dignità come persone e piena parità
di diritti con gli altri cittadini, come peraltro garantito dalla
Costituzione delle Repubblica Italiana.
3) che parimenti cessi la criminalizzazione morale dei
clienti sostenuta da rappresentanti ed apparati dello Stato, che in quanto
Stato laico non deve prendere posizione su basi etiche, lasciando il dibattito
sull'accettabilità morale dell'acquisto di prestazioni sessuali al libero
confronto dialettico tra le idee diffuse nella società.
4) che si riconosca che, da quanto
sopra, sono da considerarsi illegittime
le ingerenze dello Stato per impedire tali libere scelte personali con
leggi, regolamenti, ordinanze e azioni di contrasto giustificate su basi etiche e ideologiche.
5) che l'esprimersi delle idee
contrarie alla prostituzione da parte di soggetti privati debba rimanere confinata alla legittima espressione delle
opinioni e al tentativo di proselitismo ideologico e non possa spingersi ad azioni (ronde, boicottaggi, violazioni della
privacy personale, intromissione nell’attività delle prostitute e della
prostituzione organizzata legale, ...) volte a contrastare nella pratica
l'esercizio della prostituzione liberamente scelta e regolata dalla legge.
6) che le forze politiche
riconoscano ciò che risulta da tutti i riscontri oggettivi e scientifici,
nonché dai risultati stessi delle azioni e delle indagini delle Forze
dell'Ordine, ovvero che esiste una
nettissima maggioranza di prostituzione volontaria in Italia, non solo tra
le prostitute italiane ma anche tra le straniere, e che l'aspetto criminale a
carattere schiavistico, pur nella sua gravità, è nettamente minoritario.
7) che da ciò traggano la
conseguenza che quello della
prostituzione non può e non deve essere trattato come un problema di
criminalità o di ordine pubblico (e neppure, con atteggiamento da
"Stato etico", di "moralità pubblica") ma come un aspetto
della vita sociale basato su libere scelte individuali.
Che si riconosca quindi che gli aspetti criminali esistenti nel mercato della
prostituzione non sono qualitativamente differenti da quelli che cercano di infiltrarsi
in qualunque altra attività umana, dai pubblici esercizi alla grande finanza, e
che da essi non può perciò scaturire alcuna criminalizzazione generalizzata del
fenomeno, né la giustificazione per richiedere l’eliminazione di tale attività.
8) che data l'ampiezza del fenomeno sia riconosciuta opportuna una sua
regolamentazione che aiuti grandemente a colpire le infiltrazioni criminali
e che agevoli la prostituzione volontaria, che controlli l'aspetto sanitario e
che rispetti le esigenze di non disturbo dei cittadini, sempre tenendo presente
i riconoscimenti di cui sopra. In quest'ottica deve essere riconosciuto che allo stato attuale il problema principale è
costituito dalla situazione delle prostitute straniere, che sono in
condizioni di molto maggiore precarietà rispetto alle italiane, e che pertanto
le soluzioni adottate devono essere volte principalmente a sanare gli aspetti
negativi che oggi coinvolgono le prostitute immigrate.
9) che sia riconosciuto che
l'aspetto criminale presente nel mercato della prostituzione, che è
schiavistico solo in minima parte, è alimentato
dallo stato di necessità delle
prostitute straniere, in stragrande maggioranza volontarie, che in mancanza
di legalizzazione e di strutture adatte sono costrette ad appoggiarsi ad
organizzazioni illegali di sfruttatori per essere "aiutate" nel loro
ingresso, nel soggiorno e negli spostamenti in Italia.
10) che si riconosca che al fine di
evitare lo scivolamento della prostituzione in clandestinità e quindi, con
grande probabilità, in mano alla criminalità è necessario adottare politiche
che siano guidate non da ideologia, pro o contro che sia, o da impostazioni
preconcette ma che siano effettivamente
rispondenti alle esigenze delle prostitute, in particolare delle straniere
che sono le più esposte a questo pericolo.
11) che nell'attuale situazione
italiana, in un fenomeno nei fatti non governato da decenni, sia inopportuno istituire di colpo una
regolamentazione troppo rigida, ma sia bensì opportuno regolamentare con
l'obiettivo primario di scindere definitivamente prostituzione e criminalità,
agevolando la prostituzione volontaria senza sottoporla a vincoli così rigidi
da spingerla alla clandestinità.
In questo senso è probabilmente prematuro considerare in Italia la prostituzione
come un lavoro parificato alle altre professioni, ma è più opportuno
considerarla come un fatto sostanzialmente privato, derivante da una libera e
legalissima scelta reciproca tra prostituta e cliente maggiorenni. Un fatto
privato e legale che però, per ampiezza del fenomeno, legame con i flussi
migratori ed impatto sociale, è conveniente regolamentare in alcuni aspetti.
Tenendo in questo sempre presente che l'intervento dello Stato deve essere
rivolto primariamente a contrastare l'aspetto di sfruttamento criminale e non
ad ostacolare moralisticamente la prostituzione liberamente scelta.
12) che per ottenere quanto sopra si proceda al superamento e
all'eliminazione delle normative che ostacolano la legalizzazione della
prostituzione organizzata, a partire dalla legge 75/1958 ("Legge
Merlin"), e si abolisca il reato di
favoreggiamento della prostituzione, con questo consentendo la creazione di
strutture legali per la prostituzione (senza discriminazione di sesso) al
chiuso, gestite da soggetti privati ma pubblicamente riconosciute (Eros Center,
"vetrine" in "quartieri a luci rosse", ecc.), sottoposte a
controlli amministrativi, di Polizia, di sicurezza del luogo di lavoro e
favorendo il supporto sanitario e di assistenza sociale alle persone che si prostituiscono.
13) che sia altresì abolito il reato di induzione alla prostituzione nei
confronti di adulti, da considerarsi come moralistico, contrastante con la
legalità dell'atto di prostituirsi e irrispettoso verso le capacità di libera
ed autonoma scelta delle donne che decidono di prostituirsi.
14) che sia altresì abolito il reato di adescamento, fatto salvo per i casi
di effettiva molestia, da considerarsi come contrastante con la legalità
dell'atto di prostituirsi e del corrispondente atto di acquistare prestazioni
sessuali, che per loro natura richiedono una fase preliminare di contatto tra
prostituta e cliente.
15) che la regolamentazione delle strutture legali di cui sopra ("Eros
Center" e simili) sia fatta su basi non ideologiche, bensì nell'ottica decriminalizzatrice di
consentire una libera e volontaria attività nel rispetto degli altri soggetti
sociali e allo stesso tempo di ottenere un maggior controllo sul fenomeno, al
fine di combatterne infltrazioni criminali e pericoli per la sicurezza e la
salute pubblica.
16) che non sia possibile, da parte di privati o rappresentanti delle
istituzioni, opporsi attivamente
alla costituzione di tali strutture od operare attivamente per ostacolarne l'attività o intromettersi nel loro funzionamento,
né colpevolizzare prostitute o
clienti, con motivazioni ideologiche, etiche o pretesti non supportati da
ragioni oggettive e legalmente valide.
17) che eventuali autonomie concesse alle amministrazioni locali per la
regolamentazione della prostituzione siano limitate
ad aspetti quali la localizzazione urbana delle strutture al chiuso e la
gestione della prostituzione all’aperto, che quote minime di numero e ampiezza
di strutture legali siano garantite e rispettate a livello locale, in rapporto
all’ampiezza e popolosità del territorio, e che non sia possibile, da parte delle amministrazioni locali, boicottare od
ostacolare in alcun modo l’applicazione di una legislazione a carattere
nazionale.
18) che non vengano poste limitazioni al numero di locali (stanze o
appartamenti) ammessi in tali strutture, per consentire anche la
costituzione di strutture di dimensioni sufficientemente grandi, dove possano
lavorare molte prostitute nello stesso stabile. Questo con l'obiettivo di
facilitare (senza obbligarla) la concentrazione dell'esercizio della
prostituzione in pochi punti geografici, piuttosto che in molti punti sparsi
sul territorio, in modo da minimizzare l'impatto verso i cittadini.
19) che sia esplicitamente consentita la pubblicità della prostituzione, sia
a livello di strutture organizzate (Eros Center) sia a livello personale
(annunci pubblicitari delle prostitute). Che sia inoltre consentita la
pubblicizzazione degli Eros Center consentendo l'apposizione di scritte
identificative sugli edifici stessi, adibiti completamente all'esercizio della
prostituzione, nel rispetto del decoro e delle leggi che lo regolamentano.
Questo anche al fine di aiutare i clienti a riconoscere le strutture legali e
controllate da quelle eventualmente clandestine.
20) che per evitare la clandestinità
e il ricorso ad organizzazioni criminali per soggiornare illegalmente in
Italia, alle prostitute straniere sia
riconosciuto un permesso di soggiorno per lo svolgimento di tale attività o
in alternativa sia loro ammesso di agire
in tali strutture legali semplicemente disponendo di visto di ingresso
turistico rinnovabile, in accordo con il concetto che la compravendita di
prestazioni sessuali in sé possa essere considerato un fatto privato
interpersonale e non necessariamente un lavoro a tutti gli effetti.
21) che sia dichiarata la non
ammissibilità e siano perseguiti
eventuali ostacoli pretestuosi posti dalle autorità preposte alla
concessione e al rinnovo di tali visti, come pure ostacoli in tal senso posti
durante il controllo dell'attività lavorativa nelle strutture adibite alla
prostituzione.
22) che l'aspetto economico della compravendita di prestazioni sessuali,
ovvero il compenso in denaro o in altra natura che la prostituta riceve dal
cliente a fronte della prestazione, e la tipologia della prestazione stessa
rimangano totalmente confinati, per entità e modalità, ad un libero accordo tra cliente e prostituta,
senza possibilità di intromissione o di beneficio economico diretto per terzi,
tantomeno per i proprietari o gestori delle strutture organizzate.
23) che le prostitute che lavorano
in tali strutture siano totalmente libere
anche nella determinazione dei propri orari e giorni di lavoro, oltre che
delle prestazioni offerte, e che
siano totalmente libere di accettare o
rifiutare di avere rapporti sessuali con i clienti, non rispondendo agli
imprenditori proprietari o gestori delle strutture di altro che del pagamento
dei servizi ricevuti (quali l'affitto delle stanze).
24) che in tali strutture sia
riconosciuto ai proprietari e ai gestori il diritto di ottenere introiti da attività non direttamente legate alla
transazione economica privata tra prostituta e cliente (esempi: l'affitto
alle prostitute di camere, appartamenti o altri luoghi di esercizio della
prostituzione; le prestazioni al pubblico quali vendita di bevande o altri
generi di conforto; la possibilità di chiedere un biglietto di ingresso o per
la fruizione di spettacoli all'interno del locale), senza che ciò sia imputabile di "sfruttamento della
prostituzione".
25) che le tariffe applicate dagli imprenditori alle prostitute per la fornitura
di servizi (es.:l'affitto delle stanze) siano sottoposte a tetti massimi in rapporto ai costi di
mercato, al tipo ed alla qualità del servizio offerto. Ciò per evitare
speculazioni eccessive a fini di lucro in un mercato nascente, con levitazione
dei prezzi, l'impossibilità per parte delle prostitute di sostenere tali spese,
conseguente riduzione del mercato associato alle strutture organizzate legali e
diffusione indotta della prostituzione nei condominii o suo spostamento in
situazioni precarie, illegali e clandestine. Per lo stesso motivo, si
raccomanda che le autorità sorveglino la concessione delle licenze commerciali
in questo settore in modo da evitare
situazioni di monopolio.
26) che la prostituzione di strada sia consentita
in apposite zone controllate ("zonizzazione"),
stabilite dalle amministrazioni locali.
Che anche la sua eventuale totale
proibizione possa essere decisa a livello di amministrazioni locali ma in
questo caso debba essere obbligatoriamente
preceduta dall’effettiva realizzazione sul territorio di strutture legali
al chiuso come quelle sopra descritte, di entità e localizzazione adeguate alle
dimensioni e popolosità del territorio in questione, e da un adeguato periodo
transitorio per consentire lo spostamento in esse della prostituzione prima
in strada.
27) che sia favorita anche l'autogestione delle prostitute,
straniere e italiane, consentendo la creazione di piccole strutture (anche
individuali), legalmente ammesse e gestite in proprio, anche in appartamento.
28) che gli aspetti della regolamentazione della prostituzione, attuali o
futuri, per esempio la completa parificazione della prostituzione ad ogni altro
tipo di lavoro, la gestione dei permessi di lavoro, l'eventuale istituzione di
un regime di tassazione, un eventuale trattamento previdenziale e assistenziale
o la regolamentazione di dettaglio degli Eros Center, siano studiati con il coinvolgimento di rappresentanti delle prostitute,
straniere e italiane, nell'ottica di rispettare i riconoscimenti e le linee
guida sopra indicate e la realtà delle esigenze dei soggetti coinvolti.
I Firmatari