Petizione per la legalizzazione degli Eros Center, la depenalizzazione e la regolamentazione della prostituzione organizzata in Italia.

 

 

 

“C’è un passaggio in Sant’Agostino nel quale egli si chiede cosa si dovrebbe fare per il problema della prostituzione. Ed egli risponde che, data la natura umana, è meglio per il bene pubblico che la prostituzione esista in forma regolata.”

 

Card. Joseph Ratzinger, dal suo libro “Salt of the Earth”, 1996

 

 

 

 

 

Perché questa petizione.

 

Quando, oltre quattro anni fa, ho creato questo sito l’ho fatto spinto sia da indignazione per una diffusa, costante ed asfissiante mistificazione mediatica (la prostituzione vista unicamente come tratta schiavistica), che sapevo essere palesemente falsa, sia dalla preoccupazione di vedere il “problema” della prostituzione approcciato in modo raffazzonato, strumentale, dilettantesco.

Approccio allora tentato da un governo che aveva dichiarato l’obiettivo di “ripulire le strade” e contemporaneamente proponeva una “soluzione”, la proposta di legge Fini-Bossi-Prestigiacomo, di tale incoerenza e ipocrisia da fare subito intravedere o una sua disastrosa approvazione ed attuazione o un suo rapido cadere nel dimenticatoio. Per fortuna (e lo dico nonostante che quella legge contenesse qualche spunto interessante) è accaduta la seconda alternativa.

 

Oggi, siamo da capo.

 

Dopo quattro anni, la mia sensazione, assistendo ai dibattiti di inizio 2007 suscitati dal “caso Padova”, è di un deprimente “deja vù”.

Sembra che non si sia fatto un passo avanti.

Ascolto gli uomini politici, ascolto i giornalisti, ascolto anche molti cittadini comuni e ritrovo la stessa identica e micidiale combinazione di ignoranza, incompetenza, arroganza, ipocrisia, intolleranza, soprusi e mistificazione.

 

Come cittadino considero ormai intollerabile che una volta ogni due, tre, quattro anni il dibattito riparta sempre dallo stesso punto, sempre sulla base di una visione della prostituzione completamente slegata dalla realtà.

E che la cosa si areni poi nel nulla di fatto, non essendo riusciti a trovare una soluzione razionale: gli altri regolamentano, noi facciamo solo chiacchiere che producono il nulla e senza neppure andare a vedere le esperienze altrui.

 

Nel 2003 la Fini-Bossi-Prestigiacomo crollò sotto il peso della sua stessa ipocrisia, dopo aver resistito per pochi mesi sospesa in un precario equilibrio tra le opposte spinte della Lega e dell’UDC, con le altre componenti della CdL a tentare di mediare e la sinistra ad opporvisi in molti casi più per opposizione al governo Berlusconi, ahimè, che non per aver meditato seriamente sulla questione.

Nella proposta si rifiutavano, come oggi fanno quasi tutti i politici, a destra come a sinistra, i quartieri a luci rosse e gli Eros Center.

Si proponeva, come oggi fanno quasi tutti i politici, a destra come a sinistra, di proibire la prostituzione di strada.

E si arrivava, dovendo riconoscere la non fattibilità di una proibizione totale della prostituzione, a trovare la “geniale” soluzione di consentire e quindi indirizzare la prostituzione … nei normali condominii!

Qualcuno, al governo e tra quegli uomini politici che in linea totalmente teorica dovrebbero avere la testa sulle spalle, evidentemente non aveva considerato che spostare di colpo ventimila prostitute di strada nei condominii, a contatto con i cittadini, non era proprio la migliore delle “pensate”.

Tanto che subito ci fu la comprensibile opposizione dei cittadini-condomini. E allora che si fa? Niente paura, il trio Fini-Bossi-Prestigiacomo trovò la soluzione: consentiamo alle assemblee condominiali di vietare la prostituzione! E, a questo punto, le ventimila prostitute dove vanno? Silenzio di tomba.
E quelle che già sono in appartamento? Quelle non si possono toccare, stante le attuali leggi che richiedono l’unanimità dei condomini, prostitute comprese, per cambiare i regolamenti condominiali. Ricordo perfettamente quando a “Porta a Porta” il presidente dell’Associazione nazionale degli amministratori di condominio lo disse ad una incredula Prestigiacomo, che proprio non si raccapezzava più del “cul-de-sac” in cui era andata ad infognarsi. Fu allora che io capii che molto probabilmente quella proposta di legge si sarebbe spenta come una candela, lasciata morire dai suoi stessi proponenti.
Come, infatti, fu.

 

Ed oggi?

 

Oggi vedo sindaci che se ne infischiano di sentenze della Cassazione che vietano di usare il codice della strada per colpire la prostituzione (lo sapevate? No? sentenza 21432/2006, chiedete a quegli incompetenti dei giornalisti perché non ve lo dicono …), vedo fogli di via abusivi dati a prostitute che non commettono alcun reato, vedo assessori e politici di mezza tacca che sulle televisioni locali si riempiono la bocca di luoghi comuni su “queste ragazze schiave da liberare”, vedo riproporre la demonizzazione della prostituzione (e dei clienti) anche mediante l’“allarme AIDS” (quando invece le prostitute non costituiscono categoria a rischio AIDS, lo dicono le organizzazioni sanitarie internazionali, non io, e casomai sarebbe bene ricordare più spesso le altre molto infettive malattie a trasmissione sessuale), ecc. ecc. …

 

Proposte?

Per ora vedo circolare alcune idee:

 

La prima idea non è un’idea singola né consta di proposte più o meno formalizzate, è solo il riproporsi di vecchie idee sostanzialmente regolamentatrici, non è ancora chiaro quanto ri-meditate alla luce di avvenimenti recenti quali la conversione dei cittadini rumeni e bulgari da extracomunitari a cittadini UE.

Staremo a vedere.

 

La seconda idea è più che condivisibile, anche se personalmente la trovo troppo generica (è pur vero che do per scontato che abbiano voluto lasciarla generica per puntare sugli obiettivi di base, primo fra tutti l’abolizione della Legge Merlin). La proposta non ha avuto finora molto riscontro sui media, mi auguro che se la discussione si sviluppa questa possa essere almeno una buona base propositiva in senso liberale, tollerante e razionale.

 

La terza idea credo (e spero) che non abbia affatto la forza per imporsi: nonostante il supporto di quella sciagura nonché nullità politica che è Giuliano Amato, il Dottor Grossolano, le idee di Don Benzi mi sembrano oggi più deboli che non nel 2002, quando già il governo di centrodestra le rifiutò. Non solo vedo sempre più gente, perfino in televisione, che tratta Don Benzi come una persona dalla credibilità azzerata come proponente di soluzioni sulla prostituzione, ma la stessa esperienza svedese ha ormai dimostrato il suo fallimento (checchè ne dicano Benzi e Amato …).

 

La quarta idea, invece, ovvero il “ripuliamo le strade vietando la prostituzione all’aperto e poi chissenefrega”, rischia di passare.
E, per inciso, anche lo stesso Giuliano Amato sembra spesso pendere per questa proposta, la proibizione in strada, anche se poi nella sua abissale ignoranza continua ad accumunarla alla Svezia (che invece proibisce solo l’acquisto del cliente e non solo outdoor ma anche indoor). Ma commentare le dichiarazioni di Amato vuol dire commentare la confusione mentale …

 

Questa sciagurata linea rischia di passare perché si basa sull’idea che eternamente viene subito in mente ai politici che usano la prostituzione per mettersi in mostra: proibire.

E’ un’idea seducente nella sua semplicità, salvo il fatto che … non è affatto semplice!
Abbiamo già visto cosa è successo alla proposta Fini-Bossi-Prestigiacomo: crollata per l’ipocrisia di opporsi agli Eros Center, lasciando solo i condominii come sbocco alla prostituzione cacciata dalle strade.

Adesso, la cosa è ancora “peggiore” che nel 2003! Perché le bulgare e, soprattutto, le rumene, che sono una amplissima fetta delle prostitute in strada, sono cittadine comunitarie dal 1 gennaio 2007 e non le puoi più espellere: ne verranno sempre di più …
Chi si illudeva di “gestire” la prostituzione a colpi di espulsioni è servito: come qui era stato previsto da tempo, l’Europa ha mandato in tilt le leggi tipo Bossi-Fini usate per colpire le prostitute dell’Est. E sarà sempre più così, man mano che l’Europa si allarga ad Est.

 

A questo punto ragione vorrebbe che i nostri politici, invece di pensare solo a proibire, facessero quello che dovrebbe essere il loro compito principale: governare i cambiamenti sociali.

Ma noi abbiamo politici che, dopo anni ed anni di chiacchiere a vuoto, non vanno neppure a vedere le esperienze dei paesi vicini, dalla Germania all’Austria, dall’Olanda alla Svizzera.

 

Il tutto mentre questi paesi regolamentano con successo un tema che da noi, lasciato degradare senza governarlo, diventa “problema”.

 

Solo qualche recentissima conferma:

 

- nel 2007 il governo olandese ha rilasciato un ulteriore rapporto sulle conseguenze della legalizzazione degli Eros Center (le moderne “case chiuse”), avvenuta in quel paese nel 2000: mostra chiaramente che la situazione si sta del tutto normalizzando, tutti i Comuni hanno messo a punto le procedure per la concessione ed il controllo delle licenze degli Eros Center, la legalizzazione sta funzionando, la percentuale di prostitute forzate appare essere percentualmente irrilevante così come il numero delle minorenni è irrisorio, il controllo stretto sulla prostituzione legale non sembra aver fatto sviluppare quella illegale e il mercato della prostituzione stessa non si è comunque allargato, anzi si è ridotto.

 

- nel 2007 una commissione del Parlamento spagnolo ha concluso un lavoro triennale, volto ad esaminare la possibilità di intervenire legislativamente sulla regolamentazione della prostituzione, finora gestita nel senso di una depenalizzazione controllata, o in senso criminalizzatore e repressivo oppure nel senso di una piena legalizzazione. La commissione ha concluso che la cosa opportuna da fare per la Spagna sia mantenere l’attuale depenalizzazione, che consente l’attività al chiuso negli Eros Center, continuando ovviamente a combattere tratta e sfruttamento.

 

Gli Eros Center, nel mondo, FUNZIONANO.

 

Solo, che i nostri politici o non lo sanno (ignoranti) o lo sanno ma lo negano per opposizione ideologica (mentitori).

Prendono posizione, il più delle volte, sulla base di veri ma soprattutto presunti interessi elettorali, pesando il voto dei cittadini che si lamentano della prostituzione di strada, ma dimenticandosi dei voti dei clienti. Sono in larga parte dei concentrati di ignoranza ed arroganza al massimo grado, indegni di occuparsi del problema.

 

E non ci si aspetti una parola chiara da altri soggetti: ormai la situazione è incancrenita e c’è un consolidato gioco delle parti basato su un misto di interessi politici, interessi di business, interessi personali, interessi ideologici, ignoranza, retorica di facciata, inerzia e atteggiamenti “politically correct”.

I giornalisti? Se c’è qualcuno, incredibile a dirsi! mediamente peggiore dei politici, sono i giornalisti, con poche eccezioni. Responsabili primi di dieci anni di mistificazione mediatica, con il loro dare corda alle menzogne sulla pervasività dello schiavismo, con l’ignorare i ricercatori seri, con l’affrontare sempre il problema solo sotto l’aspetto drammatico ma minoritario della prostituzione forzata. Un giornalismo che in Italia (non solo su questo tema, purtroppo) ha quasi totalmente perso ogni capacità di analisi critica, non parliamo poi della capacità di inchiesta.
I ricercatori? Totalmente ignorati da tutti, dai politici ai giornalisti. Quanti conoscono Francesco Carchedi e il Parsec, una delle punte più avanzate della ricerca sul tema, non solo in Italia? Mentre tutti conoscono Don Benzi …
Le Forze dell’Ordine? I politici ignorano le loro conoscenze, le usano quali meri esecutori di piani da loro preordinati, solitamente sulla base di approcci ideologici. Quando dicono la verità sulla limitata entità della tratta schiavistica, come fa il Prefetto Alessandro Pansa, vice-capo della Polizia e coordinatore nazionale della lotta alla tratta, o quando dicono cose sensate e informate sugli Eros Center, come il Prefetto di Roma Achille Serra, vengono semplicemente ignorati. O, se proprio non è possibile ignorarli del tutto perché qualche giornalista li ha intervistati a “Porta a Porta”, li si contesta sbrigativamente e superficialmente e si passa subito ad altro argomento.
Le associazioni di assistenza alle prostitute? Ormai, al di là delle lodevoli motivazioni umanitarie ancora presenti, è un tale business che non è raro trovare associazioni che si oppongono agli Eros Center, per il semplice fatto che levare le prostitute dalle strade e metterle in strutture legali (che intrinsecamente possono fornire supporto e una certa assistenza) toglierebbe loro lavoro. E parlo di associazioni laiche, che quelle confessionali hanno anche l’opposizione data da una motivazione ideologica religiosa.
Le associazioni di difesa delle prostitute italiane? Eternamente oscillanti tra la difesa di principi ideali e generali (le dignità delle prostitute, ecc.) e la difesa corporativa di interessi particolari, che solitamente le porta ad esprimersi contro gli Eros Center. E ciò per comprensibili ma corporativissimi motivi: le prostitute italiane, tutte autonome, tutte in appartamento, con tariffe alte, a volte un po’ avanti con l’età, vedono una potenziale forte concorrenza da parte di strutture al chiuso che raccoglierebbero, a tariffe molto più basse delle loro e con sex workers spesso più giovani ed attraenti, buona parte dei clienti che oggi, diffidando della prostituzione di strada, si rivolge a loro. Per non parlare del timore che un domani a qualche politico possa venire in mente di vietare la prostituzione in appartamento, esistendo gli Eros Center.
Le prostitute straniere? Costituiscono il cuore del problema, ma sui giornali e in televisione fanno notizia solo in quanto “schiave” oppure quando, con iniziativa di straordinaria intelligenza mediatica, scendono in piazza con il “bollino dell’amore” a protestare contro patetiche ed illegittime iniziative repressive di sindaci. Una cosa che le prostitute straniere faranno bene a non far rimanere un caso isolato, prendendo in mano esse stesse la bandiera dei propri diritti ed organizzandosi, visto che della piena solidarietà delle prostitute italiane c’è da farci conto solo fino ad un certo punto.
I clienti? E chi li ha visti? I famosi “nove milioni” di clienti italiani sono il fantasma che si aggira in questo mondo. Sono ancora meno ascoltati delle prostitute straniere, pur essendo di gran lunga la categoria più numerosa tra i soggetti interessati. Questo sito è una mosca bianca in Italia: troverete sul web una miriade di siti di “escort”, dove si offrono, si chiedono, si cercano, si commentano prestazioni a pagamento, ma di siti dedicati al tema della regolamentazione della prostituzione ne troverete ben pochi. I clienti, in gran parte, attendono passivamente che i politici facciano le loro scelte, illudendosi o che tutto rimanga in eterno com’è (pur con i problemi e i disagi evidenti) o che il Parlamento sia composto in maggioranza da gente sufficientemente competente, illusione molto pericolosa. Molti clienti, inoltre, sono particolarmente ignoranti sullo stato della prostituzione stessa: in quanto cittadini bombardati da anni da una marea di mistificazioni, molti di loro sono convinti che tutte le prostitute di strada siano schiave e che per trovare delle volontarie sia necessario cercare negli appartamenti. C’è un enorme lavoro da fare sui clienti, a livello di presa di coscienza.

Ma, in verità, i clienti non sono altro che cittadini e infatti c’è un enorme lavoro da fare sui cittadini tutti, che stante la situazione non stupisce che abbiano le idee confuse.

 

Allo stato attuale mi sembra quindi abbastanza concreto il pericolo che si vada verso soluzioni raffazzonate di puro proibizionismo, vietando la prostituzione di strada senza consentirne (forse) l’organizzazione in strutture al chiuso che non siano i normali appartamenti.

 

Soluzioni adottate sotto la spinta di iniziative improvvide da parte di politici ignoranti e incompetenti, poco contrastate da un’opinione pubblica da dieci anni bombardata mediaticamente con retorica e menzogne.

Ho la speranza che alcuni politici si ricordino della fine della Fini-Bossi-Prestigiacomo, e quindi si rendano conto dell’assurdità di proibire la prostituzione in strada senza dargli sbocchi organizzati al chiuso, inducendola così o a spostarsi in clandestinità o a spostarsi nei normali condominii, a contatto di gomito con quelli stessi cittadini che oggi si lamentano per le prostitute sul marciapiede davanti a casa e che domani se le troverebbero nell’appartamento accanto, con l’andirivieni continuo dei clienti.

Alcuni politici probabilmente si rendono conto che nella Fini-Bossi-Prestigiacomo c’era un elemento positivo, l’abolizione del reato di favoreggiamento per chi affitta a prostitute, che se accompagnato da pochi altri elementi potrebbe aprire sbocchi interessanti per evitare l’”invasione” delle case dei cittadini. Ma temo che di politici così ce ne siano pochi.

Altri politici, temo tanti, sicuramente non sono né accorti né competenti e agiscono e scelgono o su basi ideologiche o su veri o presunti vantaggi elettorali (stando attenti ai cittadini che si lamentano per le prostitute in strada e dimenticandosi, per inciso, di milioni di cittadini-clienti).

Certo, dalla prostituzione “sul marciapiede di casa” a quella “sul pianerottolo di casa”, sarebbe una soluzione davvero geniale …

 

Che questi timori siano fondati o meno, il discorso è ancora più generale: continuare a tacere, da parte dei cittadini, confidando che i politici italiani siano in grado di affrontare la questione in modo razionale è dare credito ad una categoria che in maggioranza non da segno di meritarlo.

 

Ho deciso così, con il contributo di idee di frequentatori del Forum di questo sito, di pubblicare una petizione on-line sul sito più noto per questo genere di strumenti, Petitiononline.

 

Tale petizione, aperta a tutti i cittadini, richiede alle forze politiche italiane di depenalizzare e regolamentare la prostituzione in Italia, seguendo l’esempio di tanti altri paesi europei, opportunamente adattato alle esigenze della situazione italiana.

 

In pratica, viene richiesta la legalizzazione anche in Italia degli Eros Center, ovvero della prostituzione organizzata al chiuso, con tutta una serie di ulteriori precisazioni e raccomandazioni.

 

Il tutto continuando a perseguire come reati lo sfruttamento e la tratta di esseri umani.

 

E’ una petizione che non inventa nulla di nuovo, perché non ne ha bisogno: è ispirata a diversi esempi di regolamentazione ben funzionante all’estero, più di tutti a quello della Spagna, un paese a noi così vicino per carattere e cultura.

 

Non è una petizione che chieda il riconoscimento della prostituzione come un lavoro: ciò si scontrerebbe sia con opposizioni ideologiche sia con l’opposizione di parte delle prostitute stesse e richiederebbe, anche se si trovasse un accordo, ampio e prolungato intervento legislativo in molteplici campi. Mentre invece appare sempre più urgente trovare una soluzione di rapida applicabilità, anche per contrastare le ricorrenti ipotesi repressive.

Cosa altrettanto importante, esperienze come quella depenalizzatrice spagnola dimostrano la fattibilità di una soddisfacente regolamentazione pur considerando la compravendita di prestazioni sessuali come fatto essenzialmente privato e non come un lavoro.

 

E non è affatto, voglio sottolinearlo, una petizione “dei clienti”: è una petizione che chiede l’adesione di ogni cittadino italiano, uomo o donna, interessato o no alla compravendita di prestazioni sessuali, che ritenga giusto ed opportuno che anche in Italia il grosso della prostituzione debba spostarsi al chiuso, in strutture legali, organizzate e controllate, come avviene con successo in tanti paesi.

 

Non è neppure una delle solite “petizioni-lampo” (tipo: “abolite i costi di ricarica telefonica”): regolamentare la prostituzione, anche quando fatto in modo “leggero”, implica l’attenzione ad una serie di aspetti che sono tutt’altro che di dettaglio (dai permessi di soggiorno alla difesa preventiva contro eventuali boicottaggi della legge) e che è bene esplicitare in una proposta.
Questo è il motivo per cui la Petizione è dettagliata in più punti specifici ed è accompagnata da un ampio MANIFESTO esplicativo, che si può leggere alla pagina

 

http://jonathanx.altervista.org/petizione/manifesto.html

 


Spero che mi si perdonerà l'indubbia prolissità del tutto, ma ci sono così poche occasioni per mettere in fila tutte le questioni che ho ritenuto più opportuno dettagliare approfonditamente, soprattutto su un tema che normalmente viene trattato con tanta superficialità anche da politici navigati.
Chi comunque vuole conoscere il succo della proposta, lo troverà nei paragrafi "GLI OBIETTIVI DELLA PETIZIONE", "CHE COSA CHIEDE LA PETIZIONE" e "CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA", riportati nella petizione stessa.


 

 

Riportiamo qui di seguito il testo della PETIZIONE, che può essere firmata on-line alla pagina web:

 

http://www.petitiononline.com/legprost/petition.html

 

 

 

Invito caldamente tutti coloro che sono sostanzialmente d'accordo con tale proposta di regolamentazione, anche considerandola come una base per successive possibili evoluzioni, a firmarla e a diffonderne la notizia, invitando altri a firmarla.

 

Nessuno, a cominciare dal sottoscritto, si aspetta che una categoria in tanta parte impermeabile alle spinte della realtà, come quella dei nostri politici, dia molto ascolto alle petizioni. Non ascoltano neppure i sondaggi favorevoli alle “case chiuse”, figuriamoci le petizioni …

Ciò nonostante, se si può fare qualcosa, anche poco, secondo me vale la pena farlo.

 

Oltre alla firma, è possibile lasciare un breve commento.

 

 

Note sulla firma della petizione:

vista la delicatezza dell’argomento, ci può essere chi voglia aderire alla petizione senza fornire nome e cognome. Ciò è possibile, per politica stessa del sito Petitiononline.

Per firmare non è quindi obbligatorio che il nome e cognome forniti siano quelli reali, basta indicare una email valida, che può contenere anche solo il nickname e non nome e cognome veri, es.: pippo75@hotmail.it, e che volendo può essere creata per l’occasione su un sistema di posta elettronica scelto a piacere dal firmatario, anche gratuito.

L’unica cosa che Petitiononline richiede è che venga fornita una email valida ed attiva. Il sistema automatico di Petitiononline invierà a tale email la conferma dell’avvenuta firma, cosa peraltro immediatamente rilevabile anche sul sito della petizione, all’indirizzo web sopra indicato.

L’indirizzo di email NON verrà comunque reso visibile né al sottoscritto, autore della petizione, né al pubblico (anche per motivi di anti-spam), verrà solo archiviato dal sito di Petitiononline e solo per eventuale futura validazione della univocità della firma (come dichiarato da Petitiononline nelle sue policy e nelle FAQ).

Considerata la reputazione di Petitiononline ritengo non ci debba assolutamente essere alcuna preoccupazione di violazione della privacy, per chi avesse timori al proposito. In ogni caso, un indirizzo email valido ma creato in forma anonima è sufficiente a garantire pienamente la riservatezza e l’anonimato di chi firma.

 

 

 

Jonathan, maggio 2007

 

 

 

 

 

LA PETIZIONE.    

 

 

PETIZIONE PER LA LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER, LA DEPENALIZZAZIONE E LA REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA.


Questo documento, frutto delle idee di cittadini italiani raccolti attorno al sito "La prostituzione in Italia" (http://jonathanx.altervista.org), vuole proporre una soluzione, di non rilevante impatto legislativo ma potenzialmente di grande impatto concreto, per la depenalizzazione e la regolamentazione della prostituzione nel territorio della Repubblica Italiana.

L'obiettivo pratico principale della proposta è la LEGALIZZAZIONE DEGLI EROS CENTER (ovvero moderne "case chiuse"), considerati come i migliori strumenti per combattere la criminalità, ridurre drasticamente la prostituzione di strada, non causare disagio ai cittadini e consentire un migliore controllo di Polizia e sanitario.

Dal punto di vista dei principii, la proposta chiede che sia ribadito, e tradotto in atti concreti, il riconoscimento della LEGITTIMITA' DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA TRA ADULTI CONSENZIENTI e la non ammissibilità di un approccio etico-ideologico al problema da parte dello Stato.

Dal punto di vista del riconoscimento della verità, la proposta chiede che sia riconosciuto che quello della prostituzione non è un problema di criminalità, di ordine pubblico o di moralità pubblica, ma che è un ASPETTO DELLA VITA SOCIALE BASATO SU LIBERE SCELTE INDIVIDUALI, da regolamentare opportunamente anche per combatterne le infiltrazioni criminali.

La proposta non vuole coprire in modo conclusivo tutti gli aspetti della legalizzazione e regolamentazione della prostituzione in Italia, ma può essere una base per eventuali successive evoluzioni legislative.

Data la molteplicità di aspetti del problema, si è ritenuto opportuno associare alla petizione una PRESENTAZIONE ed un ampio MANIFESTO, reperibili alla pagina web http://jonathanx.altervista.org/petizione/petizione.html, che forniscono un inquadramento storico e giustificano le soluzioni delineate nella proposta.


GLI OBIETTIVI DELLA PETIZIONE.

Questa PETIZIONE, partendo dal riconoscimento dell’attuale situazione italiana, è volta a richiedere soluzioni legislative ispirate ai seguenti obiettivi:

- ribadire la piena LEGALITA' della prostituzione liberamente scelta, per prostitute e clienti

- consentire la realizzazione di strutture edilizie ed imprese legalizzate ("EROS CENTER") per permettere l'esercizio organizzato della prostituzione al chiuso, in condizioni di sicurezza, legalità ed igiene

- favorire in tal modo la CONCENTRAZIONE della gran parte della prostituzione (ora in strada) in ZONE LIMITATE e in APPOSITI EDIFICI, in modo da ottenere maggiori opportunità di controllo sull'ordine pubblico e sulla legalità ed eliminare il disagio causato ai cittadini da una prostituzione non regolata e diffusa nelle strade oppure diffusa capillarmente nei condominii privati

- consentire comunque anche l'esercizio individuale della prostituzione volontaria in appartamento, che in Italia si è storicamente determinato senza causare allarme sociale ed è diffuso tra le prostitute italiane


Questa petizione non vuole essere una proposta "perfetta" e definitiva: vuole essere una proposta realistica e praticabile, immediatamente attuabile con provvedimenti legislativi relativamente semplici (in particolare l'abolizione del reato di favoreggiamento) che però possono mettere in moto un meccanismo "virtuoso" in grado di far fare in pochi anni un salto di qualità al governo della prostituzione in Italia.

Su questa base, si potranno poi eventualmente innestare sviluppi di ancora più avanzata legalizzazione.


CHE COSA CHIEDE LA PETIZIONE:

La proposta si ispira principalmente al modello depenalizzatore spagnolo, ovvero di una regolamentazione relativamente "leggera" che, soprattutto attraverso l'abolizione del reato di favoreggiamento (ma con il mantenimento di quello di sfruttamento, per quanto opportunamente precisato nei termini, e ovviamente di quello di tratta delle persone), consenta la creazione di strutture gestite privatamente che siano punto di incontro al chiuso per prostitute e clienti, eventualmente associate ad attività collaterali (bar, spettacoli erotici, ecc.).

Nei fatti, SI RICHIEDE LA LEGALIZZAZIONE DI STRUTTURE AL CHIUSO SIMILI AD ALBERGHI O AGLI ATTUALI NIGHT CLUB NEI QUALI SIA PERÒ CONSENTITO ANCHE, IN APPOSITE STANZE O APPARTAMENTI, L'ESERCIZIO DELLA PROSTITUZIONE LIBERAMENTE SCELTA.

Queste strutture, registrate come imprese e pubblicamente note, potranno essere facilmente controllabili dalle autorità, costituendo al tempo stesso il luogo privilegiato di incontro tra clienti e prostitute.


Il mantenimento del reato di sfruttamento, con il divieto di lucrare sul denaro pagato dal cliente alla prostituta, e la totale autonomia delle prostitute stesse negli Eros Center rendono questa proposta molto diversa dalla vecchie "case chiuse".
Non si tratta, quindi, di "riaprire le case chiuse", si tratta di adottare soluzioni moderne, dignitose e sicure.
Gli imprenditori non saranno "sfruttatori", in quanto si limiteranno a fornire servizi a prostitute e clienti, i quali decideranno poi in totale autonomia se, come, quando e a quali tariffe accordarsi per i rapporti a pagamento.
Ci si augura che ciò possa anche far superare certe remore morali sul non voler "riaprire le case chiuse": qui si tratta di altro, di andare avanti, non di tornare indietro.


Strutture simili esistono già in molti paesi (in Germania si chiamano "Eros Center", in Spagna "Clubes de alterne", ecc.), dove hanno pienamente dimostrato di funzionare, circoscrivendo e controllando il fenomeno in modo efficace e dignitoso.

Strutture nelle quali il guadagno dell'imprenditore o del gestore non possa derivare dal lucro su parte del compenso che il cliente paga alla prostituta, che deve rimanere accordo privato tra questi due ultimi soggetti sia per la parte economica sia per quella delle prestazioni fornite, ma da altre fonti di reddito collegate all'attività, quali l'affitto di stanze alle prostitute, l'esercizio di un bar o ristorante interno o il biglietto legato a spettacoli.

Strutture nelle quali, a differenza delle vecchie "case chiuse" abolite dalla Legge Merlin, le prostitute lavorino in totale autonomia di orari, prestazioni e tariffe, essendo legate agli imprenditori solo da contratti, liberamente concordati, relativi ai servizi forniti dall'impresa (es.: affitto di stanze).

Strutture delle quali però si raccomanda una regolamentazione sufficiente a controllarne gli aspetti di salubrità del posto di lavoro, l'accertamento della mancanza di pendenze penali per gli imprenditori che vogliano costituirle e l'applicazione da parte degli imprenditori stessi di tariffe sui servizi offerti alle prostitute che siano compatibili con quelle di mercato (va sottolineato che queste cose implicano un riconoscimento ufficiale della natura di tali strutture quali "imprese").


CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA:

Questa soluzione non richiede il riconoscimento dell’attività delle prostitute come lavoro vero e proprio, cosa che allo stato attuale sembra difficile da ottenere in Italia (principalmente per diffuse remore ideologiche).

Questo implica anche che la proposta non si esprime sulla tassazione diretta dell'attività delle prostitute, considerando per principio non congruo tassare direttamente un’attività che non è considerata un lavoro, come peraltro espresso anche in recenti sentenze tributarie.
La proposta tiene anche presente il pericolo che una tassazione forzata, soprattutto in mancanza di contropartite, induca le prostitute (specialmente le straniere) a spostarsi in clandestinità, al chiuso, in situazione di potenziale pericolo e in modo diffuso sul territorio, cosa che è l’esatto opposto dell’obiettivo perseguito da questa petizione.
La questione delle tasse dirette o indirette alle prostitute (tema che forse è ora prematuro affrontare) è aperta al dibattito, questa proposta auspica solo che sia raggiunto un equilibrio basato sul "do ut des" e che a fronte della tassazione ci sia un doveroso riconoscimento di diritti.

In ogni caso, secondo questa proposta ci sarà ovviamente la tassazione sull'attività degli imprenditori proprietari degli Eros Center, considerata, questa sì, come un lavoro ovvero come attività d’impresa a tutti gli effetti.

Questa soluzione non vieta la prostituzione esercitata in appartamento, ma promuovendo la legalizzazione di strutture dedicate al chiuso, come gli Eros Center, vuole evitare che, in caso di divieto della prostituzione in luogo aperto, a ventimila prostitute oggi in strada venga lasciata come alternativa al chiuso solo l'attività in appartamento nei normali condominii. Ciò vorrebbe dire spostare ventimila prostitute (e la fruizione da parte di milioni di clienti) dalla strada alle normali abitazioni, a contatto con i cittadini, con gli evidenti disagi del caso.

Questa soluzione quindi comporta anche l'ammissibilità dell'attività di prostituzione esercitata (individualmente o da poche persone) in appartamento, anche se raccomanda di incoraggiare la prostituzione verso la concentrazione in strutture relativamente grandi, come gli Eros Center, per migliorare il controllo del fenomeno e ridurre l'impatto sul territorio.

Questa soluzione non implica la creazione di interi "quartieri a luci rosse" ma, piuttosto, facilita la creazione di "edifici a luci rosse", ovvero stabili adibiti esclusivamente all'esercizio della prostituzione, non necessariamente tutti localizzati in zone specifiche. La creazione di specifiche aree a luci rosse, dentro e fuori delle città, piuttosto che l'ammissibilità di Eros Center in tutte le zone delle città e della periferia, è questione che potrebbe essere delegata alla decisione dei singoli Comuni.

Questa soluzione non proibisce in assoluto la prostituzione di strada ma riconoscendola come aspetto problematico ne chiede la "zonizzazione", ovvero il suo esercizio ammesso in apposite zone ritenute idonee al fine di non arrecare disagio ai cittadini, su decisione delle autorità locali.

Questa soluzione chiede anche che in caso che si decida la proibizione completa della prostituzione di strada, questa debba essere accompagnata dalla previa esplicita legalizzazione di strutture come gli Eros Center e di un adeguato periodo di tempo per consentire la costituzione di queste strutture (nel frattempo, la zonizzazione potrebbe essere una soluzione temporanea). Ciò per evitare, come già detto, di togliere le prostitute dalle strade senza offrire loro un'alternativa organizzata e regolata, cosa che forzerebbe decine di migliaia di prostitute a spostarsi individualmente nei condominii, a contatto di gomito con i cittadini, con i disagi conseguenti.

Questa soluzione non impone controlli sanitari forzati sulle lavoratrici del sesso (che le esperienze fatte in molti paesi dimostrano essere controproducenti quando fatti contro il volere delle prostitute), ma favorendo la creazione di grandi strutture dedicate cerca di facilitare il contatto tra prostitute e personale sanitario e l'instaurarsi di regolari controlli volontari.

Questa soluzione non chiede la "schedatura" delle prostitute, considerando anche il fatto che la localizzazione del grosso della prostituzione in strutture ben delimitate, note e facilmente controllabili dalla Polizia, è già di per sè valido strumento per tenere sotto controllo il fenomeno dal punto di vista dell'ordine pubblico.

Questa soluzione raccomanda fortemente, ed è un punto assolutamente fondamentale, la concessione di regolari visti di ingresso (se non di permessi di lavoro) alle straniere che vengono in Italia a prostituirsi.
Come minimo, deve essere esplicitamente riconosciuta l'ammissibilità dell'attività di prostitute straniere maggiorenni, anche negli Eros Center, pur se munite solo di visto di ingresso turistico e la non ammissibilità di ostacoli posti in tal senso dalle autorità (preposte alla concessione di tali visti o al controllo dell'attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione).
Questo punto, come dimostra l'esperienza di altri paesi anche molto avanzati sulla legalizzazione (vedi Olanda), è di importanza capitale per evitare il parziale fallimento della riforma della prostituzione in Italia e lo scivolamento di gran parte delle prostitute, che sono in maggioranza straniere, in clandestinità.
Una regolamentazione specifica e dettagliata della questione è probabilmente opportuna, in ogni caso il principio deve essere rispettato, pena la scarsa efficacia non solo di questa ma di ogni riforma che venga proposta.



I firmatari della presente PETIZIONE quindi

CHIEDONO ALLE FORZE POLITICHE ED ALLE ISTITUZIONI:



1) che le forze politiche, di qualsiasi orientamento, riconoscano che la compravendita di prestazioni sessuali, liberamente scelta da adulti consenzienti, non è altro che un aspetto delle libere scelte personali sulla sessualità, riguardanti la vita privata, garantite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, dalla Costituzione Europea e dalla Costituzione della Repubblica Italiana nel loro riconoscimento dei diritti personali e ribadite in consessi internazionali come la Conferenza ONU di Pechino del 1995.

2) che sia pertanto riconosciuta alle prostitute (donne, uomini, transessuali) piena dignità come persone e piena parità di diritti con gli altri cittadini, come peraltro garantito dalla Costituzione delle Repubblica Italiana.

3) che parimenti cessi la criminalizzazione morale dei clienti sostenuta da rappresentanti ed apparati dello Stato, che in quanto Stato laico non deve prendere posizione su basi etiche, lasciando il dibattito sull'accettabilità morale dell'acquisto di prestazioni sessuali al libero confronto dialettico tra le idee diffuse nella società.

4) che si riconosca che, da quanto sopra, sono da considerarsi illegittime le ingerenze dello Stato per impedire tali libere scelte personali con leggi, regolamenti, ordinanze e azioni di contrasto giustificate su basi etiche e ideologiche.

5) che l'esprimersi delle idee contrarie alla prostituzione da parte di soggetti privati debba rimanere confinata alla legittima espressione delle opinioni e al tentativo di proselitismo ideologico e non possa spingersi ad azioni (ronde, boicottaggi, violazioni della privacy personale, intromissione nell’attività delle prostitute e della prostituzione organizzata legale, ...) volte a contrastare nella pratica l'esercizio della prostituzione liberamente scelta e regolata dalla legge.

6) che le forze politiche riconoscano ciò che risulta da tutti i riscontri oggettivi e scientifici, nonché dai risultati stessi delle azioni e delle indagini delle Forze dell'Ordine, ovvero che esiste una nettissima maggioranza di prostituzione volontaria in Italia, non solo tra le prostitute italiane ma anche tra le straniere, e che l'aspetto criminale a carattere schiavistico, pur nella sua gravità, è nettamente minoritario.

7) che da ciò traggano la conseguenza che quello della prostituzione non può e non deve essere trattato come un problema di criminalità o di ordine pubblico (e neppure, con atteggiamento da "Stato etico", di "moralità pubblica") ma come un aspetto della vita sociale basato su libere scelte individuali.
Che si riconosca quindi che gli aspetti criminali esistenti nel mercato della prostituzione non sono qualitativamente differenti da quelli che cercano di infiltrarsi in qualunque altra attività umana, dai pubblici esercizi alla grande finanza, e che da essi non può perciò scaturire alcuna criminalizzazione generalizzata del fenomeno, né la giustificazione per richiedere l’eliminazione di tale attività.

8) che data l'ampiezza del fenomeno sia riconosciuta opportuna una sua regolamentazione che aiuti grandemente a colpire le infiltrazioni criminali e che agevoli la prostituzione volontaria, che controlli l'aspetto sanitario e che rispetti le esigenze di non disturbo dei cittadini, sempre tenendo presente i riconoscimenti di cui sopra. In quest'ottica deve essere riconosciuto che allo stato attuale il problema principale è costituito dalla situazione delle prostitute straniere, che sono in condizioni di molto maggiore precarietà rispetto alle italiane, e che pertanto le soluzioni adottate devono essere volte principalmente a sanare gli aspetti negativi che oggi coinvolgono le prostitute immigrate.

9) che sia riconosciuto che l'aspetto criminale presente nel mercato della prostituzione, che è schiavistico solo in minima parte, è alimentato dallo stato di necessità delle prostitute straniere, in stragrande maggioranza volontarie, che in mancanza di legalizzazione e di strutture adatte sono costrette ad appoggiarsi ad organizzazioni illegali di sfruttatori per essere "aiutate" nel loro ingresso, nel soggiorno e negli spostamenti in Italia.

10) che si riconosca che al fine di evitare lo scivolamento della prostituzione in clandestinità e quindi, con grande probabilità, in mano alla criminalità è necessario adottare politiche che siano guidate non da ideologia, pro o contro che sia, o da impostazioni preconcette ma che siano effettivamente rispondenti alle esigenze delle prostitute, in particolare delle straniere che sono le più esposte a questo pericolo.

11) che nell'attuale situazione italiana, in un fenomeno nei fatti non governato da decenni, sia inopportuno istituire di colpo una regolamentazione troppo rigida, ma sia bensì opportuno regolamentare con l'obiettivo primario di scindere definitivamente prostituzione e criminalità, agevolando la prostituzione volontaria senza sottoporla a vincoli così rigidi da spingerla alla clandestinità.
In questo senso è probabilmente prematuro considerare in Italia la prostituzione come un lavoro parificato alle altre professioni, ma è più opportuno considerarla come un fatto sostanzialmente privato, derivante da una libera e legalissima scelta reciproca tra prostituta e cliente maggiorenni. Un fatto privato e legale che però, per ampiezza del fenomeno, legame con i flussi migratori ed impatto sociale, è conveniente regolamentare in alcuni aspetti.
Tenendo in questo sempre presente che l'intervento dello Stato deve essere rivolto primariamente a contrastare l'aspetto di sfruttamento criminale e non ad ostacolare moralisticamente la prostituzione liberamente scelta.

12) che per ottenere quanto sopra si proceda al superamento e all'eliminazione delle normative che ostacolano la legalizzazione della prostituzione organizzata, a partire dalla legge 75/1958 ("Legge Merlin"), e si abolisca il reato di favoreggiamento della prostituzione, con questo consentendo la creazione di strutture legali per la prostituzione (senza discriminazione di sesso) al chiuso, gestite da soggetti privati ma pubblicamente riconosciute (Eros Center, "vetrine" in "quartieri a luci rosse", ecc.), sottoposte a controlli amministrativi, di Polizia, di sicurezza del luogo di lavoro e favorendo il supporto sanitario e di assistenza sociale alle persone che si prostituiscono.

13) che sia altresì abolito il reato di induzione alla prostituzione nei confronti di adulti, da considerarsi come moralistico, contrastante con la legalità dell'atto di prostituirsi e irrispettoso verso le capacità di libera ed autonoma scelta delle donne che decidono di prostituirsi.

14) che sia altresì abolito il reato di adescamento, fatto salvo per i casi di effettiva molestia, da considerarsi come contrastante con la legalità dell'atto di prostituirsi e del corrispondente atto di acquistare prestazioni sessuali, che per loro natura richiedono una fase preliminare di contatto tra prostituta e cliente.

15) che la regolamentazione delle strutture legali di cui sopra ("Eros Center" e simili) sia fatta su basi non ideologiche, bensì nell'ottica decriminalizzatrice di consentire una libera e volontaria attività nel rispetto degli altri soggetti sociali e allo stesso tempo di ottenere un maggior controllo sul fenomeno, al fine di combatterne infltrazioni criminali e pericoli per la sicurezza e la salute pubblica.

16) che non sia possibile, da parte di privati o rappresentanti delle istituzioni, opporsi attivamente alla costituzione di tali strutture od operare attivamente per ostacolarne l'attività o intromettersi nel loro funzionamento, né colpevolizzare prostitute o clienti, con motivazioni ideologiche, etiche o pretesti non supportati da ragioni oggettive e legalmente valide.

17) che eventuali autonomie concesse alle amministrazioni locali per la regolamentazione della prostituzione siano limitate ad aspetti quali la localizzazione urbana delle strutture al chiuso e la gestione della prostituzione all’aperto, che quote minime di numero e ampiezza di strutture legali siano garantite e rispettate a livello locale, in rapporto all’ampiezza e popolosità del territorio, e che non sia possibile, da parte delle amministrazioni locali, boicottare od ostacolare in alcun modo l’applicazione di una legislazione a carattere nazionale.

18) che non vengano poste limitazioni al numero di locali (stanze o appartamenti) ammessi in tali strutture, per consentire anche la costituzione di strutture di dimensioni sufficientemente grandi, dove possano lavorare molte prostitute nello stesso stabile. Questo con l'obiettivo di facilitare (senza obbligarla) la concentrazione dell'esercizio della prostituzione in pochi punti geografici, piuttosto che in molti punti sparsi sul territorio, in modo da minimizzare l'impatto verso i cittadini.

19) che sia esplicitamente consentita la pubblicità della prostituzione, sia a livello di strutture organizzate (Eros Center) sia a livello personale (annunci pubblicitari delle prostitute). Che sia inoltre consentita la pubblicizzazione degli Eros Center consentendo l'apposizione di scritte identificative sugli edifici stessi, adibiti completamente all'esercizio della prostituzione, nel rispetto del decoro e delle leggi che lo regolamentano. Questo anche al fine di aiutare i clienti a riconoscere le strutture legali e controllate da quelle eventualmente clandestine.

20) che per evitare la clandestinità e il ricorso ad organizzazioni criminali per soggiornare illegalmente in Italia, alle prostitute straniere sia riconosciuto un permesso di soggiorno per lo svolgimento di tale attività o in alternativa sia loro ammesso di agire in tali strutture legali semplicemente disponendo di visto di ingresso turistico rinnovabile, in accordo con il concetto che la compravendita di prestazioni sessuali in sé possa essere considerato un fatto privato interpersonale e non necessariamente un lavoro a tutti gli effetti.

21) che sia dichiarata la non ammissibilità e siano perseguiti eventuali ostacoli pretestuosi posti dalle autorità preposte alla concessione e al rinnovo di tali visti, come pure ostacoli in tal senso posti durante il controllo dell'attività lavorativa nelle strutture adibite alla prostituzione.

22) che l'aspetto economico della compravendita di prestazioni sessuali, ovvero il compenso in denaro o in altra natura che la prostituta riceve dal cliente a fronte della prestazione, e la tipologia della prestazione stessa rimangano totalmente confinati, per entità e modalità, ad un libero accordo tra cliente e prostituta, senza possibilità di intromissione o di beneficio economico diretto per terzi, tantomeno per i proprietari o gestori delle strutture organizzate.

23) che le prostitute che lavorano in tali strutture siano totalmente libere anche nella determinazione dei propri orari e giorni di lavoro, oltre che delle prestazioni offerte, e che siano totalmente libere di accettare o rifiutare di avere rapporti sessuali con i clienti, non rispondendo agli imprenditori proprietari o gestori delle strutture di altro che del pagamento dei servizi ricevuti (quali l'affitto delle stanze).

24) che in tali strutture sia riconosciuto ai proprietari e ai gestori il diritto di ottenere introiti da attività non direttamente legate alla transazione economica privata tra prostituta e cliente (esempi: l'affitto alle prostitute di camere, appartamenti o altri luoghi di esercizio della prostituzione; le prestazioni al pubblico quali vendita di bevande o altri generi di conforto; la possibilità di chiedere un biglietto di ingresso o per la fruizione di spettacoli all'interno del locale), senza che ciò sia imputabile di "sfruttamento della prostituzione".

25) che le tariffe applicate dagli imprenditori alle prostitute per la fornitura di servizi (es.:l'affitto delle stanze) siano sottoposte a tetti massimi in rapporto ai costi di mercato, al tipo ed alla qualità del servizio offerto. Ciò per evitare speculazioni eccessive a fini di lucro in un mercato nascente, con levitazione dei prezzi, l'impossibilità per parte delle prostitute di sostenere tali spese, conseguente riduzione del mercato associato alle strutture organizzate legali e diffusione indotta della prostituzione nei condominii o suo spostamento in situazioni precarie, illegali e clandestine. Per lo stesso motivo, si raccomanda che le autorità sorveglino la concessione delle licenze commerciali in questo settore in modo da evitare situazioni di monopolio.

26) che la prostituzione di strada sia consentita in apposite zone controllate ("zonizzazione"), stabilite dalle amministrazioni locali.
Che anche la sua eventuale totale proibizione possa essere decisa a livello di amministrazioni locali ma in questo caso debba essere obbligatoriamente preceduta dall’effettiva realizzazione sul territorio di strutture legali al chiuso come quelle sopra descritte, di entità e localizzazione adeguate alle dimensioni e popolosità del territorio in questione, e da un adeguato periodo transitorio per consentire lo spostamento in esse della prostituzione prima in strada.

27) che sia favorita anche l'autogestione delle prostitute, straniere e italiane, consentendo la creazione di piccole strutture (anche individuali), legalmente ammesse e gestite in proprio, anche in appartamento.

28) che gli aspetti della regolamentazione della prostituzione, attuali o futuri, per esempio la completa parificazione della prostituzione ad ogni altro tipo di lavoro, la gestione dei permessi di lavoro, l'eventuale istituzione di un regime di tassazione, un eventuale trattamento previdenziale e assistenziale o la regolamentazione di dettaglio degli Eros Center, siano studiati con il coinvolgimento di rappresentanti delle prostitute, straniere e italiane, nell'ottica di rispettare i riconoscimenti e le linee guida sopra indicate e la realtà delle esigenze dei soggetti coinvolti.


I Firmatari