Wall of Shame


Ignoranza, arroganza, incompetenza e varia umanità
tra i nostri politici e personaggi pubblici che si occupano di prostituzione.
 

Questi sono alcuni dei principali esponenti italiani delle correnti di pensiero repressive ed illiberali nei confronti della prostituzione liberamente scelta, atteggiamento solitamente accompagnato anche da contrarietà (o, nel migliore dei casi, da inerzia) verso la legalizzazione.

Come tali li ritengo tra i responsabili della mancata soluzione
del cosiddetto “problema prostituzione” in Italia.

Metterceli tutti o quasi tutti sarebbe impossibile, così come qui è possibile indicare solo piccolissima parte dello stuolo dei loro tristi seguaci, a cominciare da tanti sindaci-sceriffi.

Si spera che gli italiani, prima o poi, comincino a ricordarsi di certi comportamenti
anche quando si trovano in cabina elettorale ...


Questa iniziativa è intesa proprio a far conoscere ai cittadini i comportamenti di certe persone, in particolare i politici, che devono così prendersi chiaramente la responsabilità dei propri atti pubblici.

NON è assolutamente intesa a creare un clima di "odio" o di "disprezzo"  nei loro confronti delle loro persone, ma casomai a fornire razionali motivi di rifiuto nei confronti di certe ideologie repressive e degli atti conseguenti.


Abbiamo ancora l' "arma" del VOTO: usiamola!

 

 

 

 

 

 Silvio Berlusconi, Primo Ministro (PdL)

 

Padre-padrone del PdL, padrone nei fatti dell’intero centrodestra, di mezza Italia e di metà dei media italiani, piduista iscritto, pluri-inquisito, pluri-amnistiato e pluri-prescritto, impareggiabile gaffeur internazionale, ha trovato più volte il modo, nella sua carriera politica, di occuparsi di prostituzione.

 

La prima volta, in modo specifico, all’inizio del 2002. Nel pieno di una polemica su uno dei tanti interventi ad-personam sulla Giustizia fatti dal Premier, il nostro molto probabilmente usò l’argomento prostituzione per spostare l’attenzione da ciò che stava cercando di fare a proposito dei processi che lo coinvolgevano.

Con tono decisionista, annunciò l'intenzione di "togliere le prostitute dalla strada". A quell’annuncio, allora molto applaudito da quell’autentica sciagura nazionale che è stato il fu Don Benzi, seguirà poi la stagione delle campagne “Strade Pulite”, la prima sistematica azione di repressione a tappeto sulle strade italiane, ed il disegno di legge Fini-Bossi-Prestigiacomo, poi lasciato cadere, che andava nella stessa direzione repressiva e non affrontava i temi nodali della questione.

 

La seconda volta nel 2008, pochi mesi dopo la sua vittoria alle elezioni politiche. Nel momento di massimo trionfo, occupatissimo a mostrare il suo volto “decisionista” (anche per far dimenticare comportamenti scandalosi, che peseranno per anni sulla tasche degli italiani, come il caso Alitalia), il nostro penserà bene di “fare la faccia feroce” prendendosela con soggetti storicamente deboli: prostitute e clienti.

Per fare ciò, sguinzaglierà un personaggio che più improponibile ed incompetente non si può, sulla questione specifica e probabilmente su molte altre: Mara Carfagna.

Da qui, dalla volontà di Berlusconi, nasce il Disegno di Legge Carfagna-Alfano (il “Carfagnum”), il più repressivo (dichiaratamente repressivo!) tra i progetti di legge mai presentati da un esecutivo in Italia.

Un progetto che va in senso esattamente opposto ai risultati dell’”Osservatorio sulla Prostituzione” istituito dal governo Prodi nel 2007, la più ampia consultazione mai fatta in Italia tra i soggetti interessati alla questione.

 

Berlusconi non ha mai mostrato di essere, di per sé, un bigotto, un moralista. Si può essere praticamente certi che a lui della prostituzione non glie ne importa nulla e ne sa ancor meno.
Tutto ciò che fa in questo campo, come in altri (vedi la piaggeria verso la Chiesa Cattolica) lo fa per mero calcolo politico (azzeccato o meno che sia).

Moralista o no, i FATTI sono che su tre sue ascese al governo, nelle ultime due non sono passati che pochi mesi prima che attaccasse la prostituzione. Forse l’avrebbe fatto anche nel suo primo governo, se non fosse durato solo nove mesi …

Oggi Berlusconi rappresenta il vero e principale “motore maligno” dietro a tutti gli attacchi portati alla prostituzione ed alle libere scelte di sex workers e clienti.
E questa non è una considerazione “politica” di parte, ma una semplice constatazione oggettiva basata sui suoi comportamenti concreti.

 

Silvio Berlusconi rimarrà nella storia dell’Italia. In futuro gli storici si chiederanno (a dir la verità se lo chiedono già adesso …) come mai gli italiani, avendo già avuto in passato un ventennio di potere di un personaggio autoritario ed improponibile, molta apparenza e poca sostanza, ci siano ricaduti.

Il tempo dirà se tra i danni compiuti, se tra le macerie che lascerà ci sarà anche la (non) regolamentazione della prostituzione in Italia o, peggio ancora, una legislazione repressiva e criminogena.

 

 

Autoritario, incompetente e menefreghista: un’eccellente ricetta per il disastro. Anche sulla prostituzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Mara Carfagna, Ministro (PdL)

 

Catapultata da Berlusconi a vertici impensabili per una show-girl di mediocri qualità, nonché chiacchierata “calendarista”, esordisce in politica con un provvedimento “moralista” che meno adatto da affidare a lei non si potrebbe pensare.

 

Per qualche mese, nell’estate del 2008, si sentiranno voci sul suo “studiare” la questione prostituzione in vista di una proposta di legge.

Ed ovviamente tanti si chiedono come è possibile affidare tale questione ad un ministro esordiente (esordiente anche in politica, non solo come ministro!), di assoluta incompetenza nel campo e di non provata capacità.

Quando la proposta verrà presentata, si vedrà la portata del disastro.

 

E’ una proposta, il cosiddetto “Carfagnum”, che per la prima volta nella storia d’Italia criminalizza la prostituzione, nel suo rendersi visibile in luogo pubblico.

Una proposta di legge che da sola riporta il dibattito e le possibili soluzioni indietro di dieci anni.

E’ una proposta dichiaratamente repressiva, che non vuole affatto regolamentare ma solo reprimere, come la Carfagna metterà subito in chiaro.
Così come viene messo subito in chiaro che da parte del governo si rifiuta l’idea di regolamentare la prostituzione “riaprendo le case chiuse”.
Cosa che, dirà la Carfagna, in Italia non si può fare anche “perché è la patria della Cristianità” e la prostituzione è immorale. E le donne che “vendono il proprio corpo” le fanno “orrore”
Si sorvola qui per pudore su altre brillanti esternazioni della Carfagna, come quella legata alla presunta "maggior sicurezza" del lavoro di sex worker quando fatto nel chiuso degli appartamenti privati, e per mancanza di spazio si sorvola pure su cose come i dati taroccati da lei forniti sul numero dei permessi di soggiorno erogati ...
Un disastro su tutta la linea.

E’ ovvio (e ciò sarà chiaro subito, quando la Carfagna si presenterà a “Porta a Porta” recitando il compitino e mostrando palese incompetenza) che il Ministro questa cosa non può averla pensata da sola. Meno ancora che possa aver fatto autonomamente una scelta radicale come quella di sposare una linea puramente repressiva.
E considerando che nel governo la Lega si è sempre dimostrata invece favorevole alla riapertura delle “case chiuse”, c’è solo un possibile “motore” per questa improvvisa accelerazione forcaiola contro prostitute e clienti: “Lui”, il Boss, colui che nel centrodestra (e periodicamente in Italia) fa il bello ed il cattivo tempo. E che ha fortissimamente voluto nel Consiglio dei Ministri la Carfagna.
Silvio Berlusconi.

Il quale, nel momento di massima forza e compattezza della maggioranza, subito dopo il trionfo elettorale, vuole evidentemente “strafare” affrontando immediatamente l’annoso “problema prostituzione”. Quale trionfo sarebbe per lui se si potesse dire che “ha risolto anche questo”!
E dato che da un anno i sindaci-sceriffi chiedono a gran voce “più potere” anche contro la prostituzione, mentre regala loro uno sciagurato “Pacchetto Sicurezza” (che i sindaci applicheranno in modo addirittura peggiorativo) pensa bene di fare una legge nazionale per “risolvere” il problema.
Ovviamente a modo suo, ovvero molta apparenza e poca sostanza. Un provvedimento “ignorante” e criminogeno, che non si cura per nulla di andare a vedere la realtà delle cose. E se la cosa fa dei danni chissenefrega, visto che l’obiettivo è di occultare il “problema” e quindi anche i danni …

Qualche contrasto ci deve però essere nella maggioranza, perché Berlusconi dichiaratamente voleva un Decreto Legge (seguendo la sua nota linea, del tutto incostituzionale, dei decreti a tappeto), mentre alla fine si decide per un Disegno di Legge, con tutto il suo iter parlamentare.
Pare che la cosa sia stata fatta su pressioni della Lega, in particolare del Ministro dell’Interno Maroni.

Nel frattempo, il “Carfagnum” (al quale hanno aggiunto la firma anche il ministro Alfano e il ministro Maroni) suscita un coro di proteste quasi generalizzato, a cominciare dalla stragrandissima maggioranza degli addetti ai lavori.

A cosa porterà tutto questo, è ancora da vedere. Quello che è certo è che Mara Carfagna (si fa sempre fatica ad associarle il termine Ministro …) ha legato il suo nome alla peggiore proposta di legge sulla prostituzione mai sostenuta ufficialmente da un governo italiano.
Non certamente un motivo di vanto. Anche se la Carfagna probabilmente non è in grado di capirlo …

 

Incompetente, impreparata, recita la parte dell’ ”utile idiota” mandata avanti da Berlusconi. La recita efficacemente, non c’è che dire.

 

 Roberto Maroni, Ministro dell’Interno (Lega N.)

 

Esempio vivente delle incertezze della Lega Nord sul tema prostituzione, forza politica sempre oscillante tra becera repressione ed idee di legalizzazione (lodevoli, per quanto spesso confuse ed improvvisate).

Maroni si è espresso più volte a favore degli “Eros Center” e lo ha fatto perfino mentre metteva il suo nome accanto a quello della Carfagna nella proposta più repressiva e dichiaratamente NON legalizzatrice mai presentata in Italia da un governo.

Va probabilmente a suo merito il fatto che il Carfagnum non sia stato presentato come decreto legge ma come disegno di legge.
Ciò nonostante, la sua responsabilità oggettiva rimane.

 

Se a ciò aggiungiamo che Maroni è il padre del famigerato “Decreto Sicurezza”, che anche in mancanza di una legge nazionale sta consentendo ai sindaci-sceriffi di effettuare abusi quotidiani contro sex workers e clienti, portando solitamente oltre il lecito i poteri sciaguratamente conferiti loro, e che non sta facendo nulla per frenare tali abusi, è chiaro che Maroni porta gravi responsabilità sulla situazione che si sta vivendo.


Certamente tale situazione è molto diversa da quella che probabilmente si augurerebbe uno come Maroni che propugna gli Eros Center legali.
Il fatto è che Maroni è andato con lo zoppo e adesso sta palesemente zoppicando …
C’è da augurarsi che sappia riprendere, lui e la Lega, quell’azione di promozione della legalizzazione della prostituzione al chiuso che a parole rientra negli obiettivi di molti leghisti. Quello sì che sarebbe un “fiore all’occhiello” per una forza politica, un andare incontro ai desideri della maggior parte degli italiani.
Molte forze politiche non hanno il coraggio neppure di dichiararlo, mentre la Lega lo dichiara da tempo per bocca di suoi esponenti anche di primo piano.
Sapranno far seguire i fatti alle parole?

 

 

 

Incoerente e deludente. Se non bocciato, come minimo rimandato agli “esami di riparazione”.

 

 

  Gianni Alemanno, sindaco di Roma (PdL-AN)

 


Da bravo fascista non perde tempo e, probabilmente titillato dall’annuncio del Carfagnum, a settembre 2008 fa subito la sua bella ordinanza anti-prostituzione stradale. Un vero Ardito, subito in prima linea …

Grazie anche alla confusione mediatica tra gli effetti del Carfagnum (DDL e non Decreto Legge immediatamente esecutivo, ma non tutti lo sapevano) e ad una forte repressione poliziesca (come testimoniato da servizi giornalistici di quei giorni, in uno su Radio24 si sentirà un esponente delle Forze dell’Ordine intimare ad una prostituta appena fermata su una strada romana "NON SCAPPARE O TI SPACCO LA TESTA"), l’ordinanza immediatamente farà calare le sex workers sulle strade.

Poi, come solitamente accade, c’è stata una ripresa (anche se ovviamente in Comune parlano di “fenomeno residuale” …) e pure le cronache testimoniano che la prostituzione di strada a Roma è tutt’altro che morta.

 

L’ordinanza è “sopravvissuta” ad una sentenza (per lei favorevole, ma comunque del tutto assurda nella formulazione) del Tar del Lazio, dopo un esposto presentato (forse non nei termini più efficaci) dal Comitato per la difesa dei Diritti Civili delle prostitute (lo stesso Comitato presenterà un esposto simile al Tar del Veneto, contro l’ordinanza veronese di Tosi, questa volta vincendo chiaramente e vedendo quella ordinanza invalidata).

 

Dopo la sua ordinanza, intervistato su La7, alla domanda sul perchè si era rifiutato di incontrare associazioni di prostitute Alemanno ha risposto dicendo che sarebbe stato come mettersi al tavolo con degli spacciatori. Alle obiezioni dei presenti il sindaco ha risposto dicendo che le prostitute sono soggetti socialmente pericolosi.

 

Alemanno, fermamente contrario ad ogni ipotesi di "quartieri a luci rosse", ha più volte espresso il suo disprezzo sia per le prostitute che per i clienti, ritenuti portatori di comportamenti indegni.

Da uno arrestato più volte quale picchiatore fascista (sebbene mai condannato, cosa che in effetti suscita domande sulla giustizia in Italia a quei tempi …), credo che né le sex workers né i clienti si sentano in dovere di accettare da lui alcuna lezione di moralità …

 

 

Fascista e coerente.

 

 

 

  Flavio Zanonato, sindaco di Padova (PD)

 

Tipico “sindaco-sceriffo di sinistra”, lo Zanonato emana già nel 2007 una classica ordinanza contro la prostituzione di strada, pur in mancanza di sostanziali appigli legislativi (il Decreto Sicurezza arriverà solo l’anno seguente, con il Governo Berlusconi).

Una delle tante ordinanze sindacali abusive, come ce ne erano ormai da oltre dieci anni, che si sostengono solo sulla ritrosia dei clienti di fare ricorso contro le multe?
Si e no.

 

Perché da una parte ciò scatena l’ira delle prostitute (che scendono in piazza a Padova e la notizia ha rilievo nazionale), dall’altra lo Zanonato si propone da quel momento come uno dei più “chiassosi” esponenti di quel movimento di “sindaci-sceriffi” che chiede a gran voce “più poteri” nell’ordine pubblico (vero o presunto tale).

Saranno accontentati un’anno dopo, da Berlusconi, e cominceranno subito a fare danni, anche di immagine dell’Italia all’estero, con una pletora di ordinanze ridicole, “anti-gelato”, “anti-zoccoli”, “anti-fumatori-all’aperto”, ecc., oltre a quelle classiche ed odiose anti-lavavetri ed anti-accattoni. Per finire ovviamente con quelle (solitamente illecite nonostante il Decreto Sicurezza, perché generalizzate ed indiscriminate) anti-prostituzione stradale.

Peggio ancora (in questo paese non c’è mai fine al peggio …), lo Zanonato diventa il tipico rappresentante di quei sindaci-sceriffi “di sinistra” (come il fiorentino Domenici e il bolognese Cofferati) che si metteranno a scimmiottare la Destra rincorrendola sui suoi temi, sposteranno il PD a destra e saranno concausa della sconfitta di quest’ultimo alle politiche del 2008.

Non a caso, farà notizia la concordanza di posizioni tra Zanonato ed il sindaco leghista veronese Tosi.

 

Lo Zanonato gode perfino di un momento di “celebrità” mediatica quando, invitato a “Porta a Porta”, rifiuta l’idea di “quartieri a luci rosse” con l’aurea frase (che verrà ritenuta una dimostrazione di “genio” da tanti commentatori!) “I quartieri a luci rosse non si possono fare da noi, perché non si possono trasformare i quartieri delle nostre città in zone del sesso! Ad Amsterdam, ad Amburgo lo hanno potuto fare solo perché lì quei quartieri erano così già da secoli!”. Nessuno, né in studio né poi sui media, gli farà presente che in Spagna le zone a luci rosse sono quasi tutte costituite da Eros Center nuovi, edificati da pochi decenni alla periferia delle città. Idem per diverse zone in Germania.

Ignoranti, né più né meno che Zanonato.

 

Uno degli effetti (prevedibilissimi) dell’ordinanza Zanonato (come di tante simili) sarà lo spostamento della prostituzione stradale padovana dai marciapiedi (di zone spesso lontano dalle case) al chiuso dei condominii ed a contatto con i cittadini. Il caso di Via Manara diverrà emblematico: dopo aver abbattuto il “Muro” di Via Anelli, a Padova saranno costretti a mettere dei cancelli in Via Manara (anti-prostituzione ma anche anti-spaccio), che pare siano spesso aperti e quindi inefficaci. Adesso ci provano con le ronde …

Nel frattempo, il disagio in Via Manara è aumentato con l’arrivo delle sex-workers al chiuso e, cosa grave, il mercato del sesso è stato costretto a diventare fisicamente contiguo con il del tutto diverso e molto più grave mercato degli stupefacenti.

In compenso, difficilmente sentirete Zanonato parlare di Via Manara quando parla della sua “bella” ordinanza. E in fondo, visto che i soliti giornalisti non glie lo chiedono, perché dovrebbe tirarsi la zappa sui piedi da solo?

 

Di Zanonato si ricorda anche un’intervista a Radio24 dove, in appoggio al DDL Carfagna-Maroni ed esortando a rendere reato la prostituzione di strada per sex workers e clienti, all’intervistatrice che faceva presente i gravi problemi, anche di sicurezza, che questa cacciata criminalizzatrice avrebbe comportato per le prostitute rispondeva testualmente con l’espressione “E chissenefrega!”.

 

Più recentemente ha fatto dichiarazioni più “moderate”, tipo “La prostituzione è un fenomeno che va regolamentato da una legge quadro nazionale. Non certo dall’ordinanza di un sindaco, che è provvedimento che ha carattere d’urgenza” ed esprimendo perplessità sull’ordinanza Tosi contro la prostituzione in casa.
Peccato che non abbia mai fatto nulla per risolvere davvero il “problema” in modo intelligente, sarebbe bastato ad andare a vedere la ben funzionante zonizzazione della vicinissima Mestre …

 

 

Arrogante ed incompetente e, come se ciò non bastasse, anche uno degli iniziatori e dei primi responsabili della stagione più demenziale dei “sindaci-sceriffi”.

 

 

   Flavio Tosi, sindaco di Verona (Lega Nord)

 

Tipico “sindaco-sceriffo” leghista, il Tosi emana nel 2008 una classica ordinanza contro la prostituzione di strada, utilizzando rozzamente e con illecita generalizzazione il famigerato Decreto Sicurezza del governo Berlusconi.

 

Tale ordinanza viene cassata a gennaio 2009 dal TAR del Veneto, con sentenza di cristallina chiarezza (che indica chiaramente la violazione del Decreto Sicurezza stesso!).

Incredibilmente, con enorme arroganza il Tosi la ripropone dopo pochissimi giorni pressoché identica, contando probabilmente sul fatto di prendere per stanchezza i clienti e le sex workers, restii ad andare di nuovo da un Giudice di Pace, e contando sulla “mano libera” che vergognosamente viene lasciata in questo paese ai “sindaci sceriffi”, ormai violatori quotidiani del Diritto.

 

Doppiamente non contento, non passa un’altra settimana che si inventa anche un’”ordinanza antiprostituzione in casa”, in realtà un’ordinanza anti-schiamazzi nei condominii (cosa non prevista dal famigerato Decreto Sicurezza e che si occupa di un “reato” già previsto dal Codice Civile).

Un altro modo per mostrarsi “sceriffo” agli occhi dei cittadini e contemporaneamente, se capita, di fare qualche ulteriore soldino con le multe, a beneficio delle casse comunali …

 

Ha dichiarato di essere “favorevole alle zone a luci rosse”, ma i fatti lo sbugiardano. Non ha neppure approfittato della sentenza del Tar del Veneto per sperimentare una zonizzazione che la sentenza stessa implicitamente suggeriva.

 

 

Arrogante, inaffidabile e recidivo.

 

 

 Associazione Papa Giovanni XXIII, quella di Don Benzi

 

Fondata e presieduta da Don Oreste Benzi dal 1973 fino alla sua morte (novembre 2007), la comunità si distingue per numerose opere di assistenza a bisognosi ma anche, purtroppo, per una continua, incessante, capillare, spudorata e mediaticamente supportata opera di mistificazione e spargimento di menzogne sul tema della prostituzione.

Nonché nella continua opera di pressione sulla classe politica per l’adozione di misure repressive contro i clienti e contro le sex workers (tranne quelle che si “redimono” ed accettano l’”assistenza” di ispirazione confessionale che l’Associazione “offre” loro).

 

Don Benzi e la sua Associazione, che paradossalmente utilizza il nome di uno dei papi culturalmente e mentalmente più aperti ed avanzati della Storia, sono tra i principali responsabili del mantenimento della prostituzione nello stato deprecabile in cui si trova in Italia: non regolata ed in gran parte in mano agli sfruttatori.

Ogni proposta avanzata dall’Associazione va immancabilmente in quel senso: repressione, criminalizzazione e proibizionismo, atteggiamenti che portano alla sommersione del fenomeno ed al suo consegnarsi in mano allo sfruttamento.

 

Forse ancora peggio, l’Associazione (e Don Benzi in prima persona) è responsabile del pesantissimo inquinamento del dibattito sulla prostituzione in Italia, da oltre dieci anni a questa parte.
A colpi di menzogne spudorate, smentite da ogni studio fatto sull’argomento, l’Associazione di Don Benzi è riuscita per anni a far passare il messaggio che la prostituzione è tutta in mano non solo allo sfruttamento (il che è in gran parte vero) ma al vero e proprio schiavismo e che “non esistono donne che si prostituiscono per scelta”.

Un falso mediatico (complice la quasi totalità del giornalismo italiano) che ha avuto l’effetto di stoppare ogni serio dibattito sull’opportunità di superare la Legge Merlin e legalizzare la prostituzione al chiuso, occultando tutta la mole di dati e di esperienze a supporto di quest’ultima soluzione.

 

Un’associazione confessionale di mentitori incalliti, uno degli esempi peggiori di integralismo cattolico basato sulla menzogna.

Ma hanno spinto la cosa tanto in là che negli anni, fortunatamente, hanno palesemente perso di credibilità, venendo contestati da tutte le altre associazioni di “assistenza alle prostitute”, comprese quelle di ispirazione cattolica, e perdendo appoggi perfino nei media.
L’isolamento completo in cui si è trovata l’associazione sulle conclusioni dell’”Osservatorio sulla Prostituzione” ne è esempio lampante.

 

Nonostante godano di evidentissimi appoggi nel centrodestra (ma non mancano anche nel centrosinistra), c’è da augurarsi che tale declino di credibilità prosegua, a maggior ragione visto il grigiore e la mancanza di carisma (quando non l’impresentabilità) dei personaggi che ora guidano l’Associazione.

 

 

Integralisti e fanatici, bugiardi matricolati, responsabili primi (assieme ai giornalisti che danno loro corda) del livello penoso e mistificato del dibattito italiano sulla prostituzione.

 

 

 

 Antonio Di Pietro (IdV)

 

Del tutto inaffidabile sul tema prostituzione, costituisce esempio tipico di politico opportunista.

Anzi, purtroppo dire inaffidabile è dire poco. Perchè se è vero che negli interventi degli ultimi anni lo si può accusare soprattutto di essere "ondivago" (subito “apre” al Carfagnum, poi si allinea con il PD per dire “No”), se andiamo a vedere il passato troviamo un Di Pietro nettamente schierato a colpire sia i clienti che la prostituzione stradale.

Il suo schierarsi nettamente con Giuliano Amato (al punto da presentare nel 1999 un disegno di legge che colpisce i clienti, mica solo chiacchiere!) rivela nel modo più inequivocabile la sua mentalità su questo argomento.
E siccome su certe questioni (come su quasi tutte, peraltro) uno non cambia più idea dopo una certa età e siccome nel 1999 era già abbastanza grandicello da non farci ritenere probabile che poi abbia cambiato idea, possiamo legittimamente ritenere che Di Pietro sia uno che ce l'ha con i clienti. E che parla di prostituzione come se fosse un mondo TOTALMENTE dominato dalla criminalità.

Tale e quale ad Amato e non molto meglio di Don Benzi.

Non ci sono equivoci, non ci sono incertezze, è tutto nelle dichiarazioni e nelle azioni pubbliche dell'On. Antonio di Pietro.

 

 

Moralista e conservatore, ha mostrato nei fatti il suo opportunismo e la sua ipocrisia.

Si può essere d’accordo con lui su tanti temi ma è totalmente inaffidabile sul tema prostituzione, dove è certamente un “nemico dei clienti”, come dimostrato dal suo progetto di legge repressivo presentato nel 1999.
Carta canta.

 

 Giuliano Amato, politico (PD)

 

Personaggio "storico" della criminalizzazione dei clienti e dell'opposizione alla prostituzione come libera scelta, ha costituito per molti anni un costante pungolo alla classe politica affinchè venisse adottato in Italia il "modello svedese", in questo in piena sintonia con il suo grande amicone Don Benzi.

Esempio tipico, questo, della sua abissale ignoranza in merito, sia in generale sulla prostituzione sia in particolare sul fallimento di quel modello e sulla sua inapplicabilità ad un mercato venti volte più vasto.

Per non parlare, ovviamente, degli aspetti legati al Diritto, concetto che evidentemente ad Amato, falso democratico e vero illiberale, è sempre stato ostico.


Amato ha goduto per anni di una immeritatissima fama di persona colta, intelligente, mite e democratica. Fino a quando qualcuno, che lo conosceva bene, non ce la fece più e vuotò il sacco.

Su Amato si ricorda infatti una sferzante ed impietosa descrizione che ne fece il suo ex collega di partito, Rino Formica:

Cosa è Amato? I suoi meriti: vestire con arte avvocatesca le volontà altrui; piegare la logica comune all’opportunità politica di parte; ingannare con la parola la verità dei fatti; coprire i propri desiderata con l’illusione del bene comune; far apparire sottile ciò che è grossolano.

I suoi limiti: essere noto perché sa fare benissimo il secondo. La sua storia
politica è accettabile quando ha saputo eseguire; è da rigetto quando ha dovuto decidere da solo.

È un re Mida rovesciato: trasforma l’oro in friabile argilla. Non è adatto a compiti direttivi irresponsabili.
È sottile se è al servizio, è sfuggente se si mette in proprio.

...

 

Per chi ricorda bene l'Amato rabbioso ed ignorante che si scagliava contro i clienti, "prendendo consiglio" da Don Benzi, leggere frasi come "ingannare con la parola la verità dei fatti; coprire i propri desiderata con l’illusione del bene comune; far apparire sottile ciò che è grossolano" appaiono come una descrizione straordinariamente azzeccata del personaggio.

Unico merito di Amato, forse, l'aver istituito nel 2007 un Osservatorio sulla Prostituzione, che vista la genesi partiva sulla carta con premesse atrocemente sospettabili di faziosità moralistica e forcaiola e che invece alla prova dei fatti si dimostrerà una delle poche cose tutto sommato positive venute fuori da un organismo politico sulla prostituzione.

Le conclusioni sostanzialmente "liberali" dell'Osservatorio lasceranno sorpresi sia i difensori della prostituzione liberamente scelta sia, all'opposto, i talebani forcaioli come Don Benzi. Il quale, infatti, non farà mistero di considerare quell'esito come un "tradimento" delle aspettative che riponeva in Amato.

Probabilmente neppure il bigotto Amato avrà trovato il coraggio (e la faccia) per ribaltare d'ufficio le conclusioni tratte dall'attività di una commissione che comprendeva tutti i più importanti addetti ai lavori sull'argomento.




Bigotto ed ignorante, il Dottor Grossolano ha rischiato per anni di fare danni sul tema in Italia. Ora si spera che, spostato il suo campo d'azione in Europa, non vada a fare danni su scala continentale.

 


    Letizia Moratti, sindaco di Milano (PdL), e Riccardo De Corato, vicesindaco (PdL-AN)

Segnalare qui solo il sindaco sarebbe poco, vista l'incessante "dedizione" di De Corato alla repressione della prostituzione milanese!

Anche Milano, ovviamente, a fine 2008 ha la sua bella ordinanza nuova di zecca (le multe, in realtà, c'erano da anni anche lì), dichiaratamente emessa quale "anticipazione" di una auspicata (auspicata da questi bravi Torquemada della morale, ovviamente) Legge Carfagna.
Un'ordinanza che, come si sono premurati di precisare nel testo, vale non solo per gli automobilisti ma anche se ci si "intrattiene" a piedi con "persone dedite alla prostituzione".

La risposta delle sex workers alla specifica "norma antiadescamento" contenuta nell'ordinanza è venuta da Pia Covre:
“Ci vestiremo da suore, così i poliziotti arresteranno le ragazze discinte davanti alle discoteche o multeranno qualche moglie dall’audace décolleté“.

Come se non bastasse, il Comune di Milano ha anche stretto accordi con 
l'associazione di don Benzi "per il recupero delle ragazze sfruttate".
Pochi mesi dal Decreto Sicurezza e via, anche a Milano riparte il business: multe e "assistenza" (al fu Don Oreste probabilmente il "business dell'assistenza" importava molto meno che non le sue fisime sessuofobe e repressive, ma sui suoi successori non metterei certo la mano sul fuoco che disprezzino il vil denaro ...)

Nel frattempo, al Comune rifiutavano con sdegno l'idea di Vittorio Sgarbi di creare una zona a luci rosse alla Bicocca.
Beh, certo, se si regolarizza come si fa poi a "fare cassa" con le multe ai clienti?
E come farebbero i donbenziani a fare il business, quando tutto fosse regolare, legale e palesemente fatto su base volontaria?






Moralismo da strapazzo e business della repressione: nulla di nuovo dalla presunta "capitale morale" d'Italia.





  

 Alberto Ravaioli, sindaco di Rimini (PD)

 

Rimini ha da sempre avuto la sfortuna di essere il terreno di caccia preferito dal suo cittadino Don Oreste Benzi.
La piaggeria dei politici locali, di destra come di sinistra, verso le gerarchie vaticane ed in particolare per quello specifico esponente, mediaticamente pompato come un "benefattore" tout-court nonostante le montagne di critiche che gli si possono rivolgere, hanno fatto sì che a Rimini la prostituzione di strada non ha mai avuto vita facile.

Nel 2008 il questore di Rimini, Antonio Pezzano, aveva avuto addirittura l'idea di espellere le prostitute in quanto "soggetti pericolosi", tesi sconfessata da più di una sentenza della Magistratura.
Tale vergognosa iniziativa era stata subito approvata, tra gli altri, dal sindaco Ravaioli.


Nonostante questi attacchi e l'immancabile menzogna di Don Benzi, che ha sempre descritto Rimini come una città "bonificata" dalla prostituzione (grazie a lui, ovviamente ...), il mercato del sesso stradale non è mai sparito, come provano le ordinanze e le conseguenti multe.

Ordinanze e multe antiprostituzione che il Ravaioli, da bravo sindaco-sceriffo, naturalmente non si è fatto mancare, così come le ronde per l'"ordine pubblico" (particolarmente orientate, pare, a stroncare il terribile fenomeno dei venditori ambulanti ...).


Una persona molto "di sinistra", questo Ravaioli ...

 

 

L'ennesimo sindaco-sceriffo del PD, con l'aggravante di una storica "relazione pericolosa" con Don Benzi: una miscela ovviamente esplosiva.

 

 

 

 

 Giorgio Pighi, sindaco di Modena (PD)

 

Sindaco di una tipica città “rossa” di provincia, dopo qualche mese dall’emanazione del “Decreto Sicurezza” decide di giocare anche lui “duro” ed emette un’ordinanza contro le “prestazioni sessuali a pagamento” acquistate in strada.

Ordinanza “vecchio stampo”, ovvero particolarmente basata su ipotetiche “turbative alla circolazione stradale”, che probabilmente fa poco di più che riprendere vecchie analoghe ordinanze in vigore nel capoluogo emiliano.


Un’ordinanza particolarmente “stupida”, quindi, perché pretende di contrastare la prostituzione in strada sostituendosi al Codice Stradale! Cosa già ritenuta inammissibile dalla Cassazione e facilmente impugnabile da un cliente che venga multato.

 

Il sindaco Pighi, meglio per lui avrebbe fatto a lasciare ancor maggiore genericità nella sua ordinanza e a non tirare in ballo la circolazione stradale, anche se proprio tale genericità, non ammessa neppure dal “Decreto Sicurezza”, è ciò che condanna comunque l’ordinanza stessa.

Ordinanza che quindi, come praticamente tutte quelle analoghe, si regge molto più sulla ritrosia dei clienti ad “esporsi” ulteriormente nel fare ricorso che non su fondati motivi giuridici.

 

Altro tipico sindaco-sceriffo del PD, alla rincorsa beota delle parole d’ordine della Destra, Pighi fa parte di quella categoria di politici di cui non si sente alcun bisogno in Italia. Soprattutto a Sinistra …

 

Ed essendo sindaco di una città “rossa”, dove la Lega è quasi inesistente ed ininfluente ed il centrodestra in generale è debole, non ha neppure la “scusa” di dover affrontare una pesante concorrenza cittadina sulla “sicurezza”, in un contesto urbano dove anche la prostituzione comunque non ha mai suscitato allarmi eccessivi.

Questo mentre i "vicini di regione" bolognesi hanno una giunta di centrosinistra che mantiene, senza che ciò provochi particolari polemiche, un profilo basso sul tema prostituzione e non emette ordinanze repressive.

Il Pighi, invece, si sente in dovere di fare il "primo della classe", allineandosi agli altri colleghi "sceriffi". Anche se in realtà arriva dopo molti altri.

 

 

Copione, scioccamente alla rincorsa delle idee della Destra, in mancanza di idee proprie. Esempio tipico delle ragioni del declino del PD.


  

 Calogero Santangelo, sindaco di Aprilia.


Ha emesso un'ordinanza antiprostituzione così piena di "anomalie" da essere subito cassata dal Prefetto!

 

 


 Ettore Severi, sindaco di Montecatini.


Ordinanza contro la prostituzione stradale.

  

 Roberto Zucchetti, sindaco di Rho


Ordinanza contro la prostituzione stradale.

 

 

 
 Pietro Bisinella, sindaco di Leno (BS).


Ordinanza contro la prostituzione stradale.

  

 Roberto Zoffoli, sindaco di Cervia


Ordinanza contro la prostituzione stradale.

 

 
 Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna.

Non solo ha fatto un'ordinanza contro la prostituzione stradale, ma ha addirittura iniziato a far fotografare di nascosto i viados con i loro clienti, nella zona di prostituzione sul litorale.
Alle proteste di Vladimir Luxuria, che ha invocato il Garante della Privacy, commentando "Siamo tornati allo Stato etico dove non interessa regolare dei fenomeni ma semplicemente criminalizzarli", il sindaco ha ineffabilmente risposto che le fotografie "costituiscono materiale strettamente privato che non uscirà dai cassetti dei miei collaboratori e serviranno da deterrente"!



Più indecente addirittura della media dei sindaci-sceriffi.

 

  


... e, purtroppo, molti altri!